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di Patrizia Moschin Calvi  - indice articoli

 

Meditazione e problematiche psicologiche  

Di Diego Fayenz

Novembre 2011

 

Diego Fayenz, psichiatra e psicoterapeuta, presiede il Gruppo Teosofico di Trieste. Nell’ambito dei lavoro del 97° Congresso Nazionale della Società Teosofica Italiana ha affrontato l’importante e delicato tema della meditazione in rapporto alle problematiche psicologiche.

 

L’argomento che tratterrò non è rivolto direttamente ai singoli teosofi, ma piuttosto al rapporto che singolarmente ciascuno di noi può avere con il mondo che ci circonda, con altre persone con le quali veniamo in contatto nella vita di ogni giorno.
Che la meditazione sia indispensabile per chi intraprende la strada della propria evoluzione spirituale è un dato di fatto, risaputo in Teosofia. I Teosofi sono però anche a conoscenza che la strada è difficile, che non vi sono scorciatoie che permettano di evitare le indicazioni della Raja Yoga di Patanjali, per cui la meditazione è il settimo di otto punti di cui l’ultimo è la contemplazione. Prima vengono altre necessità importanti: dall’autocontrollo alla disciplina, dal controllo dei sensi alla concentrazione. Sperare che la ripetizione di un mantra o di una frase qualsiasi, seduti in una particolare posizione ti porti in breve tempo ad uno sviluppo spirituale, e tantomeno alla soluzione di problemi contingenti nella vita di ogni giorno è una presunzione che può procurare spesso danni a noi ed ad altri. Il che non vuol dire che dobbiamo essere perfetti prima di cominciare a meditare, ma semplicemente che dobbiamo aver coscienza del livello di controllo delle nostre emozioni dei nostri impulsi e prestare molta attenzione a ciò che la meditazione può liberare in modo da “dosare “ tempo e modo nel dedicarci a questo passo indispensabile dell’evoluzione spirituale.

Il mio breve intervento di oggi è rivolto solo a dare alcune indicazioni che sono frutto della mia esperienza e non pretendono sicuramente di essere una verità assoluta.

Ciascuno di noi si è trovato in situazioni dove problemi personali, familiari o di lavoro hanno creato momenti di malessere esistenziale talora anche pesante. In tali situazioni molte persone sono portate ad accettare qualsiasi aiuto per uscire prima possibile da quel malessere. Su queste situazioni campano molti pseudo terapeuti, con proposte diverse che spaziano da farmaci nuovi ad interventi collegati a tecniche spesso inserite in un contesto di filosofie orientali, parlando con superficialità ed incompetenza di Chakras, Mantras, meditazioni di ogni tipo, mescolando il diavolo con l’acqua santa.

Persone con disturbi psicologici lievi o importanti, magari sapendo che siamo teosofi o semplicemente sentendoci parlare con una certa convinzione di karma e reincarnazione, possono chiederci consigli specifici sulla meditazione e sulle diverse tecniche praticate in questo campo. Sappiamo bene che il teosofo più che con consigli personali può aiutare chi ha bisogno spingendolo a trovare dentro di sé la propria strada in coerenza con le proprie convinzioni personali, filosofiche o religiose. Anche un piccolo consiglio, od un semplice indirizzo ha bisogno però, quando siamo in presenza di problematiche psicologiche, di una conoscenza, seppur semplice e parziale dei problemi che la persona può presentare in tale situazione.

E’ questo che cercherò di spiegare in poche parole e concetti il più possibile semplificati, sperando di non cascare nel semplicistico.

I disturbi psicosomatici, non a caso possono essere chiamati “I dolori del corpo e dello spirito”. Prima di parlare di meditazione e di rispondere a chiunque su tale argomento, dobbiamo avere almeno alcune idee chiare: quali sono i disturbi psicologici? come possiamo inquadrarli? quando la meditazione può essere utile, quando dannosa od almeno sconsigliabile? Prima di elencare in modo sintetico tali disturbi, bisogna fare un’ovvia sottolineatura. Non si può considerare nessun disturbo come psicologico o psicosomatico se prima un medico con le dovute indagini non ha escluso al di là di ogni dubbio, cause organiche. Due esempi: la “debolezza” può essere dovuta, tra l’altro, ad anemia o ipotensione; fenomeni simil depressivi sono presenti nell’ipotiroidismo.

 

Elenchiamo adesso in modo sintetico i cosiddetti:
DISTURBI PSICOSOMATICI

Disturbi di tipo MOTORIO: debolezze, crampi, tic, tremori, rigidità, qualche difficoltà differentemente descritta nel camminare e talvolta anche nel parlare.

Disturbi di tipo SENSITIVO: sensazione di caldo, freddo, dolore in diverse parti del corpo, maggiore o minore sensibilità della pelle.

Disturbi DIGESTIVI: difficoltà ad inghiottire, bolo esofageo (qualcosa che va su e giù nel collo), senso di peso allo stomaco, nausea, vomito, diarrea talvolta alternata a stipsi, turbe dell’alimentazione lievi sino alle più gravi: bulimia ed anoressia.

Disturbi RESPIRATORI: mancanza d’aria, respiro ansimante (fino all’iperventilazione che può causare vertigini o senso di svenimento), tosse, sbadigli.

Disturbi CARDIACI: palpitazioni, tachicardie, bradicardie, extrasistolie con sensazione di tuffo al cuore.

Disturbi della SFERA SESSUALE: maschili con maggiore o minore sensibilità d’organo, eiaculazione precoce, impotenza. Femminili: con cistiti, vulvovaginiti, candidosi, dolore penetrativo, anorgasmia.

Disturbi EPIDERMICI: pallore, rossore, eritemi, fenomeni di tipo allergico fino alla psoriasi.

Disturbi della COSCIENZA: crisi di sonno, piccole amnesie, fatica e debolezza mentale, turbe del ritmo sonno-veglia.

Disturbi PSICHICI: sintomi depressivi, stati d’ansia, fobie di ogni tipo, crisi di panico.

 

I disturbi sopracitati si trovano riuniti, ma a grandi linee, in due gruppi nei quali possono essere presenti solo uno o due sintomi, talora più numerosi.

 

STRESS: sono situazioni temporanee i conflitti personali, di lavoro, di famiglia. Si manifestano con alcuni dei sintomi sopracitati che risultano essere esattamente quello che noi vediamo, sentiamo o percepiamo. Lo staccarsi dalla causa stressante (in famiglia, sul lavoro, nelle relazioni sociali e di coppia) fa sparire il sintomo : bastano pochi giorni di riposo, di vacanza, di distrazione. Se per necessità contingenti i tempi si allungano, il problema si fa più complesso, vi è bisogno di un aiuto interno od esterno a noi.

 

CONFLITTI TRA RAGIONE ED INCONSCIO: le NEVROSI

In questo caso i sintomi si percepiscono e si soffrono per quello che sono, rappresentano però, invece, una copertura, una maschera, nel tentativo di convertire il conflitto dell’inconscio con la ragione in una costante sofferenza per noi e per gli altri. Ce li portiamo dietro e non spariscono (se non per breve tempo) anche allontanandoci da quelle situazioni di fastidio o di frustrazione che possono esistere contemporaneamente sul lavoro, in famiglia o nelle relazioni i sociali o di coppia.

Sono stati scritti centinaia di libri sulle nevrosi. E’ praticamente impossibile valutare una nevrosi “a colpo d’occhio”. Ci sarebbe sempre il pericolo di giudizi soggettivi, personali, influenzati da simpatie ed antipatie. Pertanto è possibile solo dare alcune indicazioni generiche che ci aiutino ad essere sempre prudenti prima di rispondere a domande specifiche che qualcuno può porci su qualsiasi campo, ma soprattutto sulla meditazione.

L’inconscio si chiama così perché non lo conosciamo “direttamente”. Possiamo cercare di riconoscerlo solo in modo indiretto, con le reazioni esagerate e con l’interpretazione dei sogni. Nel parlare con altre persone, senza essere addetti ai lavori, rimangono solo le reazioni esagerate. E’ vero che il sogno è una “comunicazione” che l’inconscio fa alla ragione, è un film che ha come regista il nostro inconscio e per chiave di lettura il mondo dei segni, dei simboli e degli archetipi, ma l’interpretazione dei sogni è difficile perché è il risultato di un vissuto soggettivo, dove pesano situazioni passate, presenti, struttura di carattere, emozioni e realtà emozionali.

La valutazione delle reazioni esagerate è più facile, anche se rimane sempre il pericolo di cadere nel semplicistico.

Le reazioni esagerate che noi possiamo vedere, anche se banali, nascondono quasi sempre un conflitto razionale inconscio, nascondono il desiderio non recepito dalla nostra ragione di desiderare inconsciamente qualcosa che è contrario alla nostra volontà, qualcosa che può creare piccoli o grandi meccanismi sadomasochisti, situazioni cioè dove, senza volere, possiamo creare un danno a noi o ad altri, avvicinandoci a persone sbagliate o non “vedendo” quelle più adatte per un nostro benessere. Facciamo qualche esempio. Sulla strada vi sono tre macchine in coda, arriva il solito prepotente che sorpassa tutte e tre. Il guidatore della prima non si scompone, quello della seconda fa un gestaccio, quello della terza lo rincorre per bastonarlo. Qual è la reazione normale? La seconda: il gestaccio: normale non vuol dire giusto, ma semplicemente ciò che viene fatto dalla maggioranza delle persone. Uscire dalla media nasconde un conflitto, spesso una nevrosi, a meno che uno non sia un genio, un vero genio, un artista, un vero artista od un mistico, un vero mistico. Cosa nasconde la reazione esagerata del terzo autista che lo rincorre? A livello inconscio questa persona vorrebbe fare il prepotente, prevaricare gli altri. Fa fatica a trattenere i propri impulsi di prepotenza, quando li sfoga? Quando incontra un prepotente. In ogni “giustiziere” vi è una grossa carica di aggressività mascherata, che può finire in un piccolo litigio od in una tragedia. Simili sado masochisti si possono individuare anche in situazioni più banali, collegate spesso anche alle abitudini dell’ambiente in cui viviamo. Nel Veneto, nel Friuli Venezia Giulia se un uomo entra in un’osteria e dice che il vino fa male ha una nevrosi: poteva andare in un bar a bersi un bicchiere di latte. Una donna è sposata da molti anni con un rappresentante di commercio che arriva a casa senza orari precisi. Ad un certo punto questa donna, quando il marito ritarda anche di sola mezz’ora, telefona ad ospedali e polizia per sapere se c’è stato un incidente. Cosa nasconde questa reazione esagerata? A livello inconscio, la signora è stanca della situazione, vorrebbe cambiare partner od almeno vivere in pace. Se al marito dovesse succedere qualcosa, si sentirebbe in colpa come se gliel’avesse augurato, per questo telefona.

L’uomo ha un corpo, prova delle emozioni, è capace di pensare, ma un conflitto con l’inconscio, una nevrosi, creano un’autolimitazione, non vive più come un “essere completo”, ma si identifica prevalentemente con il proprio corpo, creando disturbi psicosomatici, con le proprie emozioni, creando crisi d’ansia, con il proprio pensiero, creando fobie ed ossessioni.

 

Spero di essere riuscito a dare una vaga idea di quali sono i disturbi psicologici più frequenti, cioè stress e nevrosi.

Dobbiamo aggiungere altri due gruppi:

BISOGNO SPIRITUALE: Roberto Assagioli è stato il primo psichiatra ad individuare questa categoria. Alcune persone possono presentare uno o più sintomi sopradescritti, ma le cause sono diverse: dentro a queste persone si è verificata una prima necessità di ricerca spirituale, ma vivono in un ambiente socio-culturale che rifiuta tali necessità; se la esprimono diventano oggetto di ironia quando non di vera e propria derisione. Queste persone si chiudono in se stesse e sviluppano disturbi psicologici che spariranno sen saranno aiutate e messe nella condizione di poter realizzare il proprio bisogno spirituale senza peraltro uscire dalla loro vita relazionale.

PSICOSI: schizofrenia e sindrome bipolare. Questi disturbi psichici gravi devono essere sempre affrontati sotto controllo medico.

 

Valutare l’uso della meditazione in tutte queste situazioni non è facile. Vi esporrò la mia opinione, frutto della mia esperienza, senza pretendere, lo ripeto, che sia verità assoluta.

La prima necessità è quella di valutare se la meditazione è iniziata prima della comparsa dei sintomi e quale livello specifico aveva raggiunto. Non dobbiamo mai dimenticare che la meditazione non è una cura, ma una strada per l’evoluzione spirituale. Per tutti c’è il pericolo di sopravalutare i risultati (la magia nera nelle forme iniziali più subdole è sempre in agguato), ma con la ragione, magari con l’aiuto di chi ha più esperienza, si può riportare tutto nei giusti limiti e continuare con indispensabile pazienza ed il dovuto impegno.

Quando problematiche psicologiche alterano la sensibilità e la percezione del mondo circostante, bisogna essere molto attenti, valutando, come ho detto, subito se la meditazione era iniziata prima o dopo la comparsa dei disturbi. Nello stress, chi meditava prima può continuare tranquillamente a farlo. In tale situazione di stress una persona può anche approfittare del malessere temporaneo per iniziare a meditare, avendo però chiara coscienza che, anche se il primo risultato in questo caso può essere quello di staccare dal momento stressante, questo distacco deve comunque essere un modo cosciente per avvicinarsi ad una scelta di ricerca spirituale, con lo scopo primario di uscire dal proprio egoismo, senza diventare Madre Teresa di Calcutta, ma semplicemente imparando a vivere senza far del male a se stessi né ad altri. Se nella persona stressata non c’è un minimo di bisogno spirituale, meglio lasciar perdere la meditazione e fare sport, attività motorie, tecniche di rilassamento e qualsiasi altra cosa per distrarsi, che fa bene a chiunque e non crea nuovi problemi.

In presenza di conflitti tra ragione ed inconscio, cioè nell’ambito delle nevrosi, la prudenza per iniziare o continuare la meditazione non è mai troppa. In queste situazioni l’inconscio inganna la ragione ricercando, senza che la persona se ne renda conto, sofferenza per se stessa e per gli altri, è portata a trovare le persone sbagliate e così via.

E’ facile, molto facile che anche la meditazione in questi casi acquisti una connotazione nevrotica, venga vissuta come la soluzione di tutti i problemi, assuma un atteggiamento ossessivo che distacca dalla realtà del lavoro, degli affetti, dell’amicizia, mantenendo solo quelle con cui si condivide l’ossessione, come gli adolescenti che spinellano e si trovano sempre in un piccolissimo gruppo di poche persone isolandosi e disinteressandosi a tutto. Tutto questo in presenza magari di un apparente beneficio soggettivo e di una grande energia che aiuta a distruggere invece che a migliorare.

La meditazione è invece utilissima nel gruppo di coloro che hanno sviluppato disturbi psicologici per un bisogno di ricerca spirituale svilita e derisa nell’ambiente in cui vivono. In queste persone la meditazione può offrire strade nuove con conoscenze ed amicizie in ambienti diversi che completano la propria realtà esistenziale. Devono solo stare attente a non inserirsi in quei gruppi sbagliati di cui abbiamo parlato prima che possono portare a chiusure o a sopravalutazioni.

Nelle psicosi, a mio avviso, la meditazione è sempre pericolosissima e sconsigliata per una serie di motivi da valutare in ogni singolo caso. Quando una persona esce dalla realtà e vive in un mondo irreale la meditazione può inserirsi nel delirio e scatenare reazioni emotive sempre più gravi con pericolo per se stessi e per le persone vicine.

Con questo ho concluso il mio piccolo contributo sull’argomento “meditazione e disturbi psicologici” ne ringrazio per l’attenzione.

 

Diego Fayenz

 


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