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di Patrizia Moschin Calvi  - indice articoli

 

Come l'occultismo influì sul progresso

Di Edoardo Bratina

Luglio 2011

 

Si tratta di un articolo tratto dalla Rivista Italiana di Teosofia di settembre 1984 in cui vengono analizzati eventi nei quali l'influsso di stati alterati di coscienza ha portato a scoperte o intuizioni che sono andate a beneficio di tutto il genere umano. Per estensione si potrebbe anzi affermare che ogni autentico progresso innovatore in qualsiasi campo dello scibile è stato fatto dagli individui sensitivi o intuitivi.
L’autore, prof. Edoardo Bratina (1913-1999), già Segretario Generale della Società Teosofica Italiana dal 1971 al 1995, è stato attivo promotore della Teosofia in Italia con scritti, conferenze, pubblicazioni.

 

   Patrizia Moschin Calvi

 

 

Come l’occultismo influì sul progresso
Di Edoardo Bratina

 

Ci poniamo il quesito: “In che misura l’occultismo influì sul progresso dell’uomo?”

La domanda è difficile perché non sappiamo esattamente cosa sia l’occultismo. L’Enciclopedia Filosofica Italiana afferma che: “… l’occultismo è l’insieme delle conoscenze (sic) e delle pratiche che hanno per oggetto tutto ciò che rimane nascosto alla capacità conoscitiva normale dell’uomo e non afferrabile con i mezzi della Scienza ufficiale. Alcune delle così dette scienze occulte, come l’astrologia e l’alchimia, sono state in realtà alla base delle moderne scienze sperimentali, altre invece, nonostante vari tentativi, non sono mai entrate nell’ambito della ricerca fisica controllata e riconosciuta …” (1).

Si precisa cioè che l’occultismo è quello che non è accessibile alla “capacità conoscitiva normale”, ma questa definizione è piuttosto vaga in quanto non conosciamo i limiti della percezione sensoriale e in che cosa consista tale percezione. Generalmente si ritiene che i nostri cinque sensi (tatto, gusto, olfatto, udito, vista) ci diano la nozione di tutta la realtà oggettiva, ma in realtà non è così. I buddisti aggiungono ai cinque sensi anche il sentimento ed il pensiero, considerandoli come organi di percezione, i limiti dei quali sono ancora indefinibili.

Il mondo fenomenico si rivela a noi soltanto mediante “vibrazioni” percepite dai sensi fisici, ma la “nozione” sorge nella psiche mediante una complessa integrazione ancora poco nota. La psichiatria insegna che anche con un sistema sensorio fisicamente integro possiamo avere delle turbe sensoriali, le quali vanno dalla deformazione delle immagini fino alla cecità, sordità, anosmia, ageusia, insensibilità o viceversa, percezioni sensoriali abnormi di origini psicogena o cinestesica.

Ciò è possibile perché tra gli organi del senso e l’integrazione psichica delle percezioni s’interpone un coefficiente soggettivo difficilmente classificabile. Alcuni individui, privilegiati o ammalati, secondo il punto di vista, possono avere tali anomalie temporaneamente od anche in permanenza, genericamente classificabili come “extrasensoriali”.

Giustamente il sommo matematico francese H. Poincarè osservò che “non vi è scienza se non del misurabile”, ma evidentemente ciò si applica alle scienze fisiche per le quali abbiamo dei parametri convenzionali, non alle scienze descrittive, non meno importanti, nelle quali il coefficiente soggettivo è spesso determinante, come del resto H. Poincarè stesso ammise, affermando d’aver trovato alcune soluzioni matematiche di grande importanza… sognando. È più giusta perciò l’osservazione di Laplace quando dice: “Siamo così lontani dal conoscere tutte le forze della natura e le loro molteplici modalità d’azione, che sarebbe poco filosofico negare l’esistenza di certi fenomeni, soltanto perché non possono essere spiegati allo stato attuale delle nostre conoscenze”.

Comunque l’uomo non può essere scisso in due parti: una fisico-meccanica (misurabile) e l’altra psichica e soggettiva, perciò non sono, sempre e a tutti i fenomeni, applicabili i criteri suggeriti dal Congresso di Utrecht del 1953 con l’adozione del termine “parapsicologia” con l’ipotesi di applicare i parametri quantitativi fisici ai fenomeni che non sono fisici se non nell’aspetto formale. Più esatta sembra la definizione di Ch. Richet di “metapsichica” anche perché richiama la “metafisica” di aristotelica memoria, con tutte le implicazioni sottintese nel titolo programmatico.

I fattori soggettivi furono sempre determinanti, nel destino dell’uomo e dei popoli, intendendo con il termine soggettivo “tutto ciò che fa parte dell’attività pensante dell’uomo, tutto ciò che l’uomo prova e soprattutto sente in sé …” (2). In altri termini, ogni essere vivente è un ricettore di impulsi subconsci, individuali, collettivi e cosmici e se non è sempre presente a se stesso, viene trascinato all’azione. Ciò spiega i grandi rivolgimenti storici, le epidemie psicogene, il sorgere e declinare delle civiltà.

Giambattista Vico (1670-1744), autore quasi dimenticato della “Scienza Nuova” dei cicli alterni degli eventi, fu uno dei più vigorosi intelletti napoletani, fondatore della filosofia della storia. Nella sua opera fondamentale, meditata per trenta anni, descrisse il graduale evolversi delle istituzioni con l’immissione di Idee nuove, nelle quali si manifesta l’energia del pensiero umano in cicli alterni di corsi e ricorsi, passando per traguardi i quali si ripetono sempre nello stesso ordine come un bioritmo storico. Le idee sono forze spirituali le quali si impossessano, per così dire, delle masse, quasi in modo ossessivo e le spingono all’azione (3).

La filosofia della storia, pur evidenziando i due fatti determinanti, cioè l’Idea agente e la Ricettività dell’uomo, non approfondisce l’aspetto metafisico degli eventi, il quale resta ancora un problema aperto e d’importanza capitale. Gustavo Le Bon nella sua opera La Psicologia delle Folle ha posto in evidenza alcuni fatti che meritano una profonda riflessione (4).

La ciclicità degli eventi cosmici e storici presuppone l’esistenza di particolari ritmi o bioritmi ai quali l’uomo e tutti gli organismi sono sensibili o ricettivi in modo innato a livello subcosciente. L’esistenza dei bioritmi di varia periodicità è ormai un fatto acquisito dalla Scienza, anche per usi pratici, e dato che i bioritmi sono quantificabili, forse offriranno un’altra tessera al complesso mosaico del paranormale.

È noto ormai che il bioritmo individuale viene preso in considerazione in diversi paesi per accertare la validità delle giustificazioni delle indisposizioni, incidenti, scarso rendimento, ecc. e per la programmazione dei periodi più propizi per l’attività, interventi operatori, competizioni, ecc. Alcune case farmaceutiche prescrivono, nella posologia dei medicinali, dosi differenziate secondo l’ora del giorno più indicata per ottenere il migliore effetto con una dose minore. Ogni individuo ha un bioritmo personale fisico, psichico e mentale a partire dalla nascita, e quindi certi “giorni fausti o infausti”, tanto noti al folklore. Per inciso ricordiamo che il numero “13” da tempo immemorabile considerato da alcune persone come “infausto” in realtà rappresenta il punto mediano del bioritmo fisico-psichico (23/28) accertato come critico, non del giorno del mese, bensì del proprio bioritmo, a meno che non siano coincidenti.

Il bioritmo personale viene ormai seguito da milioni di persone in tutte le parti del mondo: scienziati e uomini d’affari programmano la loro attività in base ai “giorni fausti o infausti” come il popolo che conserva ancora una volta una notevole sensibilità agli impulsi subconsci e detiene una saggezza che sembrava scomparsa (5).

Queste considerazioni ci riportano all’astrologia, considerata dall’Enciclopedia Filosofica come una “scienza occulta”. Indubbiamente l’astrologia ha avuto in tutti i tempi un ruolo importante nella storia dell’umanità, malgrado il prevalente numero di ciarlatani. Gli antichi assiri, babilonesi, egizi, greci, romani, non meno dei moderni, affidavano le loro decisioni, non solo personali, ma anche politiche e religiose, al responso degli oracoli e, in forma più razionale, agli astrologi.

Da un sondaggio effettuato recentemente dall’ISTAT, è risultato che almeno il 35% degli italiani legge i pronostici dei giornali, i quali notoriamente hanno scarso valore, e che il 28% si è fatto fare un oroscopo personale: ciò significa che molti milioni di persone, tra le quali personalità di rilievo nella politica, industria e finanza, credono nell’astrologia.

Negli Stati Uniti d’America l’interesse per l’astrologia è forse ancora maggiore. A questo fatto si deve l’azione dell’astronomo Bart Back con il suo manifesto, firmato da altri 186 scienziati, tra i quali 18 Nobel, nel quale si accusa “la deplorevole influenza dell’astrologia sulla società moderna”, ma molti altri scienziati, altrettanto famosi, si rifiutarono di firmare questo manifesto, mentre il noto psichiatra svizzero C.G. Jung affermò che “l’astrologia non è mai stata così diffusa e generalmente accettata come nell’età presente” e ciò non sarebbe possibile se non avesse qualche base effettiva.

Molte ricerche relativamente recenti hanno dimostrato la validità dell’astrologia, almeno parzialmente. Empiricamente a tutti sono noti gli effetti della luna, specialmente al plenilunio o novilunio, con le crisi emotive, turbe psichiche e spesso funzionali, con gli effetti sulle epidemie e sulla vegetazione. Infatti l’Istituto Americano di Climatologia Medica ha raccolto numerosi dati relativi alle osservazioni degli effetti lunari sul comportamento dell’uomo, accertando statisticamente la maggiore incidenza dei delitti di origine psicotica durante il plenilunio. Le astanterie degli ospedali, le questure, i manicomi, lo sapevano per esperienza, tanto che in Inghilterra fino al XVII secolo vi era l’uso di picchiare i “lunatici” alla vigilia del plenilunio, a scopo preventivo, per diminuire la loro reattività nei giorni successivi. È noto che la luna influisce non solo sulle maree, ma anche sul ph del sangue, sul flusso sanguigno, sulle emorragie, sulla gravidanza, ecc. Chi nasce alla sizigia avrà già in partenza un quoziente più elevato di fattori lunari. Infatti il neuropsichiatra Leonard Ravitz, con osservazioni protratte per anni, riscontrò che alla sizigia il potenziale elettrico tra la testa ed il tronco aumenta notevolmente, specialmente nelle persone mentalmente labili (6).

Del resto è noto l’influsso solare e particolarmente delle macchie solari e relative tempeste magnetiche. Le recenti osservazioni di un biologo sovietico dimostrarono che le macchie solari eccitano una serie di “punti cinesi” dell’agopuntura relativi alle funzioni organiche e quindi possono provocare vere e proprie malattie. Quindi l’antica credenza che le epidemie erano dovute agli influssi cosmici non è per nulla esagerata. D’altro canto a tutti è nota la “reazione Takata”, la quale misura la quantità di albumina nel sangue, dipendente dalle macchie solari. L’astrologia ha sempre sostenuto che vi è un rapporto tra il sole e il cuore (segno del Leone) ed infatti i due cardiologi francesi Poumaillax e Viart scoprirono che le radiazioni solari favoriscono la formazione di coaguli nel sangue e il blocco dell’aorta.

Dato che tutte le funzioni nervose sono dipendenti da impulsi elettrici, è probabile che le variazioni del magnetismo terrestre possano provocare turbe funzionali, come del resto si evidenzia dai confronti statistici, ma gli antichi non disponevano di apparecchiature tanto sofisticate come disponiamo noi, tuttavia tramandarono una Scienza empirica che quella razionale tarda ancora a verificare.

Passiamo ad un altro aspetto della nostra tesi di come l’occultismo influì sul progresso.

Generalmente si attribuiscono gli isolati fenomeni di ossessioni o di possessione ai cosiddetti “spiriti” disincarnati e attaccati alla terra, oppure ai cosiddetti, “elementali” o “gusci” o resti in decomposizione delle spoglie dei trapassati che si attaccherebbero ai viventi per qualche occasionale affinità da parte del soggetto. Estendendo il concetto, anche le forme-pensiero della teoria teosofica sono forze analoghe, le quali possono insinuarsi nella mente individuale o collettiva, agendo poi sotto l’impulso di tale forza subconscia. Le forme-pensiero possono essere generate da qualche possente entità od anche dal pensiero collettivo di gruppi umani. Il fanatismo religioso, politico, sportivo, segue le stesse leggi, come gli impulsi positivi del progresso civile. Certuni giustamente osservano che “non si sa dove incomincia e dove finisca la medianità” la quale, intesa nel più ampio significato del termine, si identificherebbe nella sensibilità degli organismi.

Il contagio psichico, l’esaltazione collettiva, l’epidemia medianica, come nel caso delle convulsionarie di Cevennes, sono tutte definizioni diverse per significare l’ossessione collettiva da parte di forme-pensiero od anche di entità disincarnate che giuocano una parte talvolta determinante nel destino dei popoli. Citeremo alcuni casi rilevanti per la storia.

Ricordiamo che Costantino, detto il Grande (280-337) fu acclamato imperatore nel 306 e in lotta vittoriosa con Massenzio prima e Licinio poi, rimase l’unico padrone dell’impero romano. La vittoria fu attribuita ad una “visione” che egli ebbe: vide in cielo una croce luminosa attorniata dalle parole “In hoc signo vinces” che fece dipingere sui labari delle legioni che sconfissero i suoi nemici. Questa “visione”, vera o politica che sia, e la conseguente vittoria, determinarono l’Editto di Milano del 313 con il quale venne concessa la libertà religiosa ai cristiani e il cristianesimo divenne la religione dello stato e questo modificò il corso della storia europea. Questo stesso imperatore convocò il famoso Concilio di Nicea nel 325, anche se non era ancora cristiano, perché si fece battezzare soltanto in punto di morte nel 337 dall’eretico Eusebio di Nicomedia.

Un caso analogo e meglio documentato troviamo nelle gesta di Giovanna d’Arco (1412-31). La storia narra che Carlo VII di Francia, il quale visse nel periodo più critico della Guerra dei Cent’anni (1339-1459), perdette le sue terre nella battaglia contro gli inglesi alleati dei duchi di Borgogna. Probabilmente la storia della Francia, dell’Europa e della stessa Inghilterra avrebbe avuto un corso diverso se la “Pulzella d’Orleans” non avesse udito le “voci celesti” che l’ispirarono ad animare le truppe ormai demoralizzate di Carlo VII e portarle a togliere l’assedio d’Orleans, dove ebbe luogo l’incoronazione del re di Francia (17 luglio 1429). Fatta prigioniera, fu arsa viva a Rouen il 30 maggio del 1431 per stregoneria. Il processo fu riveduto dopo 25 anni e dopo altri 490 anni fu dichiarata santa e protettrice della Francia. La salvezza della Francia era dipesa dalle “voci” udite da una sconosciuta pastorella della Lorena. Dapprima le “voci” furono ritenute diaboliche, poi divennero “celesti”, frattanto Giovanna d’Arco perì sul rogo.

Per arrivare a tempi meno lontani ricordiamo che a Napoleone Bonaparte (1769-1821) si attribuiscono qualità prodigiose, tra le quali, oltre alla telepatia, preveggenza e l’ubiquità che facilitarono il successo nelle sue battaglie, il fatto narrato dal maresciallo Bertrand, che si trovava a discutere con Napoleone all’isola d’Elba alle ore 11 del 13 marzo 1814, quando Napoleone incominciò a piangere disperato. In seguito pervenne la notizia che in quello stesso momento moriva la sua prima moglie Giuseppina Beauharnais a Malmaison. Ma più interessante è il caso forse meno noto e descritto nelle sue “Memorie” del ministro Ch. Taillerand (1754-1838), principe di Benevento. Egli scrive: “In una famosa udienza di prelati della Chiesa il giorno 11 giugno 1811, Napoleone insisté affermando … voi vedete in me Carlo Magno … io sono Carlo Magno ... io sono Carlo Magno ... ” (7). Anche qui non sappiamo se si trattasse di un’affermazione di carattere politico oppure di una vera reminescenza di una incarnazione passata, che non si può escludere, date le note qualità extrasensoriali di Napoleone. È sintomatico però il fatto che Carlo Magno fondò il Sacro Romano Impero e che Napoleone lo disfece dopo mille anni ed adottò gli stessi criteri nell’ordinamento politico, nella conduzione delle battaglie, come pure si fece incoronare dal Papa, paludato a guisa di Carlo Magno, e tanto Carlo Magno quanto Napoleone ebbero un solo figlio e il loro impero si sfaldò dopo la loro morte.

È difficile stabilire in quale misura la percezione extrasensoriale genericamente intesa, influisca sull’orientamento del pensiero e sulle scoperte scientifiche che caratterizzano la civiltà moderna, per non parlare di quella antica. Molte scoperte e invenzioni che sembrano essere dovute a circostanze fortuite o sforzi intellettuali, in realtà furono dovute a percezioni extrasensoriali e in qualche caso gli scopritori stessi hanno descritto come sono pervenuti alle loro scoperte, le quali hanno avuto od avranno ancora un ruolo fondamentale nel progresso della civiltà.

Uno dei casi più singolari è quello del chimico tedesco Federico Augusto Kekulè (1829-1836) il quale nel 1859 ebbe la “visione” della tetravalenza del carbonio, che permise l’ulteriore sviluppo dei composti del carbonio. Ma la sua fama è dovuta specialmente alla scoperta della struttura dell’anello aromatico degli idrocarburi. Secondo Kekulè i sei atomi di benzene, idrocarburo insaturo, sarebbero legati tra di loro da legami alternativamente semplici e doppi. Kekulè stesso descrisse come è pervenuto alla scoperta della struttura ciclica del benzene. Egli scrisse testualmente: “Vedevo (!) gli atomi (!) oscillare davanti ai miei occhi. L’occhio del mio spirito (!) reso più acuto da ripetute visioni (!) di questo genere, riuscì a distinguere immagini ingrandite (!) di forme diverse e molteplici: lunghe file riunite insieme con maggiore o minore densità; tutto ciò si muoveva come si muovono i serpenti, strisciando ed avvinghiandosi gli uni agli altri. D’un tratto, uno di questi serpenti afferrò la propria coda e l’immagine volteggiò davanti ai miei occhi ... mi risvegliai come colpito da una folgore …” (8).

Questa visione di Kekulè, la quale diede origine allo sviluppo dell’enorme numero dei composti aromatici, fu qualificata “la più brillante predizione nel campo della chimica organica” e valse al suo scopritore il titolo nobiliare conferitogli dal Kaiser nel 1890, nel 25esimo anniversario della scoperta. Allora Kekulè assunse il predicato di “von Stradonovitz”.

Dalla sua descrizione risulterebbe che egli ebbe la facoltà di “vedere” gli atomi enormemente ingranditi e la struttura dei relativi composti. Ma il suo caso non è isolato. È noto che Niels Bohr (1885-1962), Nobel per la fisica in seguito ad un “sogno lucido”, vide la struttura dell’atomo in base alla teoria dei “quanti”, spiegando in questo modo le proprietà spettroscopiche dell’atomo in contrasto con il modello atomico di Rutherford. Al “sogno” di Niels Bohr è dovuto l’attuale orientamento metodologico della fisica dell’atomo, con tutte le sue enormi conseguenze per la civiltà.

Qualcosa di analogo abbiamo pure nella così detta Chimica Occulta di Besant e Leadbeater. I due ben noti chiaroveggenti teosofici nel 1896 pubblicarono una breve relazione sulla struttura degli atomi di Idrogeno, Ossigeno e Azoto come essi stessi la “vedevano” mediante la chiaroveggenza. Successivamente estesero le ricerche ad altri 65 elementi chimici e formularono una teoria d’insieme molto coerente. Le relative ricerche furono pubblicate in vari periodici nella prima decade di questo secolo. Queste scoperte dapprima suscitarono un certo interesse ma, successivamente, con lo sviluppo della fisica nucleare, caddero in oblio. Recentemente però il prof. Stephen Philips, noto fisico e matematico britannico che lavora negli Istituti di Ricerche nucleari negli Stati Uniti, in Inghilterra e nel Sud Africa, approfondendo gli studi sulla struttura del nucleo atomico scrive testualmente: “... la descrizione chiaroveggente della materia, effettuata da Besant e Leadbeater, sembra molto vicina all’ipotesi basilare della materia, consistente nei ‘quarks’ e soprattutto che i corpuscoli ultimi della materia furono ‘veduti’ mediante la chiaroveggenza e descritti ben 69 anni prima che gli scienziati avessero supposto la loro esistenza …” (9). I “quarks” sarebbero sub particelle di protoni e neutroni del nucleo atomico. Il modello atomico dei “quarks” corrisponde infatti alle esigenze teoriche, benché non siano stati ancora rilevati con mezzi fisici noti. Questa scoperta “chiaroveggente” costituisce indubbiamente un contributo della massima importanza alla conoscenza della struttura della materia e indubbiamente avrà incalcolabili conseguenze per i futuri sviluppi della fisica nucleare.

Forse non vi è vero scienziato o artista che non sia stato “ispirato" in qualche modo per pervenire a quelle formulazioni che diedero il volto alla civiltà contemporanea e tra gli altri fatti non meno notevoli è quello dell’americano Elias Howe il quale fu il primo a ideare la moderna macchina per cucire, al problema della quale si dedicò lungamente, ma non riuscì a trovare la soluzione. Finalmente una notte ebbe la “visione” di un “chiodo” con un foro attraverso il quale poter infilare uno spago. Questa fu la geniale scoperta.

Un altro caso ben noto è quello di Sir Frederic Grant Banting (1891-1941), Nobel per la medicina per aver scoperto come sintetizzare l’insulina, ma il procedimento, poi attuato con McLeod, lo vide in un sogno lucido. Come noto l’insulina, ormone antidiabetico secreto dalle “isole di Langerhans” del pancreas, per la carenza del quale morirono milioni di persone per coma diabetico, oggi è alla portata degli ammalati, i quali possono continuare a vivere con l’uso dell’insulina di sintesi.

Nel campo artistico è noto che Wagner sognò uno scroscio di acque di un fiume impetuoso che egli riprodusse nel famoso preludio dell’Oro del Reno.

Tartini sognò d’aver sentito il diavolo in persona suonare il brano che egli intitolò e riprodusse, noto come Trillo del Diavolo.

Molti altri artisti dichiararono d’aver sentito in sogno composizioni musicali che poi riprodussero nelle loro opere.

Nel campo della letteratura Boccaccio narra nella Laude di Dante che l’unico manoscritto degli ultimi tredici canti della Divina Commedia che era andato smarrito e venne cercato per anni, fu rinvenuto in seguito ad un “sogno lucido” di suo figlio, Jacopo Alighieri. Senza questo sogno forse non avremmo mai avuto integralmente il Poema dantesco, che costituisce un capolavoro mondiale al quale si sono ispirate generazioni di letterati.

Gli archeologi hanno effettuato spesso le loro scoperte in virtù di un infallibile intuito o senso psicometrico e altre volte con “sogni lucidi”, come fu il caso di Heinrich Schliemann (1822-1890) che scoprì le rovine di Troia.

Così pure il prof. Hermann V. Hilprecht, dell’università della Pennsylvania, narra che egli poté interpretare il significato di alcuni frammenti provenienti dalle rovine dell’antica Nippur perché nel “sogno” un sacerdote babilonese gliene spiegò il senso. Lo stesso archeologo poté in seguito effettuare molte scoperte delle tavolette con caratteri cuneiformi di cui egli avviò gli studi per la loro interpretazione (10).

Invece, tra i fenomeni propriamente detti parapsicologici, merita una particolare menzione il caso di Lady Nona, perché contribuì a far conoscere meglio la lingua e la civiltà dell’antico Egitto. Una certa medium Rosemary di Londra manifestava la personalità di una sedicente principessa babilonese che andò sposa al faraone Amenothes III (1408-1372 a.C.), fatta annegare dai sacerdoti ostili alle sue idee religiose, alle quali sembra avesse convertito pure il faraone. Ma importante è il fatto che questo “spirito” si esprimeva nella lingua egizia antica e sosteneva conversazioni con il prof. A.J. Howard Hulme, docente di Egittologia dell’Università di Londra, dando delle spiegazioni sulla pronuncia, la sintassi e il lessico dell’egizio. Queste manifestazioni durarono circa dieci anni e furono registrate al magnetofono. Il prof. Hulme afferma d’aver impiegato 20 ore per comporre dodici domande in egizio alle quali “Lady Nona” rispose speditamente in ½ ora con 66 frasi di circa sei volte il suo testo. Le spiegazioni sulla pronuncia ed il significato dei termini dati dallo “spirito” contribuirono notevolmente al progresso nella conoscenza della civiltà egiziana antica (11).

Con gli esami più precisi delle condizioni psichiche dei sensitivi nell’atto dell’esercizio delle loro facoltà, si è constatato che questo è accompagnato sempre con le onde cerebrali “alfa”, ma questo stato di coscienza viene realizzato da chiunque si sia allenato nella meditazione e pertanto lo stato meditativo di coscienza è caratteristico della percezione extrasensoriali. In altri termini, nel campo della percezione extrasensoriale si possono includere tutti coloro che si dedicano sistematicamente alla “meditazione”, sia che questa abbia per oggetto una ricerca filosofica, religiosa, artistica o scientifica. Si riscontra pertanto che la percezione extrasensoriale non è esclusiva di alcune persone particolarmente dotate, le quali forse inconsapevolmente esercitano una facoltà innata in tutti, bensì vanno inclusi tutti i veri mistici di ogni religione, i quali hanno dato il volto alla civiltà. Anzi, per estensione si potrebbe dire che ogni autentico progresso innovatore in qualsiasi campo dello scibile è stato fatto dagli individui sensitivi o intuitivi. L’influsso degli stati alterati di coscienza sul progresso umano è quindi di vasta portata.

È noto altresì che le variazioni dello stato di coscienza determinano nello stesso tempo anche una variazione della resistenza elettrica della cute. Già nel 1906 lo psichiatra svizzero C.G. Jung pubblicò una monografia sulla Analisi delle Parole mediante un galvanometro rilevatore della variazione della resistenza elettrica quando ad una parola si collega un particolare stato d’animo. Il prof. Giuseppe Calligaris di Udine, partendo dalle stesse premesse, evidenziò le zone cutanee iperestesiche specifiche per ogni tipo di attività psichica, compilando una ventina di opere, purtroppo poco note in Italia e maggiormente apprezzate, come sembra, nell’Unione Sovietica.

È inutile citare il grande numero dei così detti “guaritori” o “pranoterapisti” i quali stanno assumendo una dimensione mondiale con notevole impatto sociale e che si basano ancora sempre sulla vasta gamma della fenomenologia occulta.

In conclusione si potrebbe dire che non vi è alcuna impresa creativa dell’uomo che non affondi le sue radici nel superconscio che non possa essere raggiunto mediante la meditazione e gli stati che ne derivano.

Vorrei concludere con le parole dell’insigne biologo americano prof. Lyall Watson il quale nella prefazione del suo libro Supernature afferma: “Pochi aspetti del comportamento umano sono così persistenti come il nostro bisogno di credere in cose invisibili – e come biologo non riesco ad accettare che questo fatto sia veramente casuale. La credenza o le strane cose a cui questa credenza è così testardamente attaccata, devono avere un alto valore dal punto di vista della sopravvivenza e penso che ci stiamo avvicinando rapidamente ad una situazione in cui questo valore diventerà evidente, poiché l’uomo sta consumando le risorse del mondo dovrà contare maggiormente sulle proprie. Molte sono ancora nascoste nell’occulto – parola che semplicemente significa ‘conoscenza segreta’ ed è una definizioni ottima per qualcosa che abbiamo sempre conosciuto, ma che abbiamo sempre voluto nascondere a noi stessi” (12).

 

Edoardo Bratina

Articolo tratto dalla Rivista Italiana di Teosofia, settembre 1984.

Note bibliografiche:
1. Enciclopedia Filosofica, Edizioni Sansoni, Firenze; sub. voce.
2. E. Morselli, Dizionario Filosofico, Edizioni Signorelli, Milano.
3. De Sanctis, Storia della Letteratura Italiana, cap. XVIII.
4. G. Le Bon, Psicologia delle Folle, Edizioni Antonioli, Milano.
5. P. Fraisse, Psicologia del Ritmo, Edizioni Armando, Roma.
6. D. Huff, Cycles in Your Life, Edizioni Gollancz, Londra.
7. C. Talleyrand, Memoires.
8. F. Kekulè von Stradonovitz, Biographisce Briefe.
9. Stephen M. Phillips, The Chiral Quark Theoretical Basis of the Occult Chemistry, vol. XXII, 4 2,1978 Londra.
10. Leo Talamonti, Universo Proibito, Edizioni Sugar, Milano.
11. F. Wood, This Egyptian Miracle, Edizioni Gollancz, Londra.
12. Lyall Watson, Supernature, Edizioni Gollancz, London.


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