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Angeli, zanzare e castelli

Di Riccardo Geminiani - Maggio 2013

Da: Angeli, zanzare e castelli. Domande spiazzanti e pensieri illuminanti di un bambino sindaco di Riccardo Geminiani, Edizioni Il Punto d'Incontro, 2013

 

Angeli, zanzare e castelli Di Riccardo Geminiani

 

"Fedor è un Mago della Vita. Finché sul pianeta Terra esistono creature del genere, esiste speranza!".
    Gianluca Magi

 

"Leggendo i pensieri illuminanti di Fedor mi è tornata subito alla mente la frase di Bertrand Russell: 'Gli innocenti non sapevano che la cosa era impossibile. Per questo la fecero'. Auguro a tutti i Fedor del mondo un futuro pieno di cose impossibili".

    Massimo Gramellini

 

 

 

 

Prefazione di Igor Sibaldi
Poco c’è da aggiungere alle idee di Fedor Delyagin, così leggere e profonde, e all’attenzione con cui Riccardo le ha raccolte e redatte. Le une e l’altra si presentano magnificamente da sé. Forse, può essere utile notare che un concetto adatto per definire l’attività filosofica di Fedor è «giocare», ma tanto non nella sua forma italiana; bensì play, igràt’ (in russo), spielen, jouer, che significano anche «suonare», «rivestire», «rappresentare». Fedor plays, igràet la sua mente geniale con la tranquilla serietà e l’immediato piacere con cui un musicista suona uno strumento: c’è solo da restare ad ascoltare, fino a che fa una pausa - e poi meravigliarsi che sia realmente avvenuto. Fedor non ha timore di spielen, jouer, dar voce ai grandi pensieri che avverte in sé: quanti di voi, da bambini, non hanno osato? Un’amica mi raccontava, qualche settimana fa, che da piccola pregava spesso la Madonna di non apparirle, per non metterla in imbarazzo davanti a parenti e amici; aveva sentito dire, infatti, che questa Entità cristiana si manifesta talvolta alle bambine – e non ne vengono che complicazioni, soprattutto, per le dirette interessate. Fedor invece fa apparire, con naturalezza, la sapienza che coglie tanto spesso.
Crede evidentemente, e in tal modo fa credere anche a noi, che il mondo abbia imparato a reggere a queste meraviglie. Questi sono i suoi plays, e come non applaudirli? E per lui è un gioco.
Bambino indaco? Bah, è un luogo comune, e preferisco non prenderlo sul serio. Dietro a questa definizione di moda (che fa pensare a un’evoluzione della specie, da nulla confermata) c’è, a mio parere, tutt’un’altra storia: i bambini sono sempre stati geniali, splendenti di tutti i colori dell’arcobaleno, ma gli adulti no. Gli adulti hanno sempre avuto paura di accorgersi di quanto i bambini fossero intellettualmente più vasti di loro. Oggi, qua e là, finalmente comincia a sorgere qualche adulto dalla visuale un po’ meno ristretta e timorosa; e vede, ascolta, e gioisce. Riccardo Geminiani è, sì, un adulto indaco. Confido che sia uno dei primi, ovvero che molti altri ne seguano – convinti non che i bambini ultimamente siano migliori, ma che gli adulti abbiano ancora qualche possibilità di smettere di essere peggiori. Sarà un’evoluzione?
Non nel senso stretto della parola. Non un progresso.
Sarà un ritorno a certe antiche promesse dei Testi Sacri e delle fiabe, che da tanto tempo sono rimaste irrealizzate. Non era un bambino, Aladino, quattro o cinque secoli fa, in una fiaba che girava al Cairo? E il mago, da vero mago, sapeva bene che solo un bambino avrebbe potuto guidarlo fino alla lampada (alla luce) del genio. Ma quanti hanno afferrato l’idea giustissima di quel mago? Riccardo sì: ed ecco che in queste conversazioni con Fedor fa perfettamente l’allievo - raccomandandoci di fare altrettanto, non appena se ne presenti l’occasione, non appena, cioè, qualche bambino abbia un po’ di tempo da dedicarci. Anche il bambino che dorme, generalmente deluso, in ognuno di noi, e che non vedrebbe l’ora di essere invitato a giocare, da Fedor.

 

Introduzione
Non so se Will Bowen sarebbe fiero di lui.
Will Bowen è un pastore americano che ha scritto un libro molto simpatico e istruttivo (più istruttivo che simpatico, in realtà). Si intitola “Io non mi lamento”. Il libro viene venduto abbinato a un braccialetto viola. Secondo le istruzioni dell’autore, il braccialetto va cambiato di polso ogni qualvolta ci si lamenta per qualcosa. È un utile esercizio di consapevolezza e trasformazione. L’obiettivoè quello di arrivare a 21 giorni senza mai lamentarsi.
Ne regalai uno a Fedor. Lui lo prese in mano, lo osservò attentamente e: “Ma come, c’è solo di questo colore? Non ce ne sono altri? Peccato, avrei preferito verde, o anche blu, ma proprio viola uff…”. Dopo qualche istante sollevò la testa, sorrise, allargò le braccia e con aria beatamente sconsolata: “Ops. Ho capito, non dire niente”. E mosse il braccialetto sull’altro polso. “Mi sono lamentato ancor prima di infilarlo. Questo è sicuramente un record, scrivi al tipo del libro per dirglielo”. Fedor è così. Istintivo, intuitivo e ironico. Ma Fedor è anche molto di più.

 

Prologo
Seduti sul dondolo in terrazzo, sguardi persi nell’orizzonte.
Fedor osserva me e sua madre in rapida successione, poi…
“Ho una domanda pensierosa”.
“Avanti, chiedi”.
“A cosa servono i genitori?”.
Segue breve silenzio. Poi lui:
“Non era forse una domanda simpatica?”.
E io: “Sì, ma in effetti era anche un po’ pensierosa… visto che noi siamo i genitori e il tuo è, in sostanza, un invito a riflettere sulla nostra utilità…”.
“Dai non fare così, era solo una domanda. La metteremo sul libro solo per fare simpatia. Contento?”.
Sì, contento. Di Fedor non si può che essere contenti.
A sei anni, qualche mese dopo il suo arrivo dalla Russia, quando il suo italiano si stava ancora stabilizzando, mi sussurrò:
“Anch’io non sono venuto a portare la pace”.
E io: “Cosa?”.
E lui amplificò il concetto. “Non sono venuto in Italia per portare la pace… ma per guadagnare soldi e comprarmi giochi, dolci e belle pupe”.
Era una sorta di biglietto di presentazione. E compresi, solo poi, che in parte era proprio vero. Perlomeno la prima parte. La seconda, suppongo, la aggiunse solo per non destar troppi sospetti sulla sua “missione”.
Quelli che seguono sono immagini e momenti della nostra vita insieme.
Le sue frasi, i suoi pensieri, le sue storie. Questo è Fedor. Luminoso e luminare bambino russo. Divertente ma più spesso illuminante, in un modo a tratti spiazzante per uno della sua età.
Ecco a voi gli istanti raccolti durante i primi due anni trascorsi insieme.

 

 

ANGELI, ZANZARE E CASTELLI

 

Rivelazioni
“Sono un bambino preciso, direi un po’ sindaco. Io non farei mai l’imperatore, il re o il presidente: loro non hanno mai il tempo di guardare la tv. Il sindaco invece sì. Per cui ho deciso: sarò un bambino sindaco”.
E continuando: “Quando mi devo svegliare che c’è scuola, voglio dormire. Quando posso dormire che è festa, mi sveglio. Sono anche un bambino al contrario. Oltre che sindaco.
Avrei anche un altro segreto da confessarvi… Sono il fratello minore di Gesù. Ma molto minore”.

Reminiscenze
Di fronte a un quadro con immagini sacre.
“Non ricordavo che Dio avesse così tanta barba. Davvero, non ricordavo proprio”.

Nel parco
Disquisendo su pianeta, astri e bellezza.
Io: “Guarda che cielo stellato, che luna, che maestosità. Viene voglia di gettarcisi in quel cielo”. E lui: “Non c’è bisogno di gettarsi nel cielo, ci si può stupire delle cose anche in terra. Noi siamo già in cielo”.

Filosofia esistenziale
In risposta a una bambina che si lamentava del proprio aspetto.
“Non importa se sei bella o brutta. L’importante è che ci sei”.

Filosofia esistenziale, parte seconda
In ludoteca dopo aver visto due bambini litigare sulla scelta delle auto con cui gareggiare (entrambi volevano la gialla).
Lui: “Se li rivedo, la prossima volta dirò a loro: ‘Ehi bambini, non importa che colore è, importa che c’è. Capite?’ ”.

Teoria dell ’eterno godimento
All’aeroporto in partenza per la Russia.
“A me piace anche quando agli aeroporti fanno i controlli, è come un massaggio gratis. Bisogna sempre godersi la vita, ovunque”.

Consiglio risvegliante
Dopo dieci minuti che cercavo le chiavi dell’auto, lui mi guarda e con tono consolatorio.
“Bisogna aprire gli occhi, perché se cerchi e hai gli occhi chiusi è impossibile trovare”.

Sul potere delle parole e del pensiero positivo
Dopo l’apertura di una scatola di lego Star Wars e alla vista di un mastodontico libretto di istruzioni.
“Questa costruzione sarà molto difficile. Mmmm… Ma io non devo dire così, altrimenti sarà veramente molto difficile. Diciamo allora che sarà troppo facile”.

 

Riccardo Geminiani

 

Indice
Prefazione di Igor Sibaldi 9
Introduzione 13
Prologo 17
Angeli, zanzare e castelli 19
Epilogo 93
Carteggio con Massimo Gramellini 95
Appendice 99
I draghi zen di Fedor 101
Nota su Fedor 122
Nota su Riccardo 123

 

Riccardo Geminiani

Dopo un passato da giornalista, Riccardo Geminiani ora si dedica a tempo pieno alla scrittura. Ama creare storie per bambini, e più specificatamente per il bambino che è in ognuno di noi. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo. Insieme a illustratori e attori teatrali conduce laboratori creativi presso scuole, librerie e biblioteche. Negli ultimi anni la sua ricerca si è focalizzata su temi che abbracciano spiritualità, esoterismo e crescita personale.

 

 

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