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TESTI per riflettere   Indice

 

Da: "Coscienza e realtà"

di Riccardo Manzotti e Vincenzo Tagliasco
Ed. Il Mulino - Bologna.


Sulla libertà


Sulla natura della coscienza

ciò che esiste rappresenta,
ciò che rappresenta è in relazione-con,
ciò che è in relazione-con esiste
.


Indice Testi per Riflettere

[1] Per noi il problema della libertà coincide con il problema del libero arbitrio, ovvero il problema della possibilità che i soggetti d’azione determinino se stessi. Altri aspetti etico-morali della libertà non saranno trattati.
[2]
E’ significativo il fatto che qualunque modello del mentale che lo scomponga in una serie di parti tra loro interagenti finirà con il privare i soggetti della propria libertà. Tra gli esempi si potrebbero citare molti modelli della mente di stampo psicologico, molti modelli funzionalistici, la totalità dei modelli cognitivi.
[3]
In questo esempio i termini senso e contenuto sono usati facendo appello al loro uso comune.
[4]
Tale visione della realtà, che non è la nostra, deriva dalla scissura cartesiana responsabile della creazione di un mondo meccanicista privo di unità, di contenuto e della capacità di rappresentare.
[5]
Etimologicamente, on-fen-e è il composto delle abbreviazioni delle radici di ontologia, fenomenologia ed epistemologia. In italiano il nome non ha plurale ed è femminile. In inglese il termine si traduce con onphene e fa il plurale normalmente (onphenes).
[6]
Il termine ‘intenzionalità’ ha una lunga storia e ha assunto significati tra loro molto diversi. Da un lato vi è chi, come Fodor, nega che l’intenzionalità costituisca uno dei componenti originari della realtà. Per Fodor «presto o tardi i fisici completeranno il catalogo che stanno compilando delle cose ultime e irriducibili delle cose. Quando l’avranno fatto, concetti come spin, charm, carica e simili appariranno forse nel loro elenco; l’aboutness [intenzionalità], però, certamente no; e l’intenzionalità semplicemente non arriva a questa profondità» (Fodor 1990, p. 157) . Non potrebbe essere più diversa la posizione di Searle per il quale «Qualunque progetto che miri a naturalizzare i contenuti intenzionali è destinato al fallimento, perché pretende di ridurre l’intenzionalità a qualcosa di non mentale significa privarsi della possibilità di renderne conto in maniera adeguata. L’aboutness (cioè l’intenzionalità) è reale» (Searle 1992 p. 66, trad. it.) . Infine è doveroso un riferimento a Dennett (Dennett 1987) per il quale l'intenzionalità non è altro che un atteggiamento, uno schema interpretativo di alcuni fenomeni (il comportamento degli individui). Per una storia dettagliata dell'evoluzione del termine si veda (Gozzano 1997) .
[7]
Vi è un altro esempio famoso che si può prendere a prestito dal mondo fisico. Le particelle elementari classiche (protoni e neutroni e gli adroni in genere) si pensa siano costituite da particelle ancora più elementari (i quark) che per motivi vari sono inosservabili singolarmente. Tuttavia la scienza ne accetta l’esistenza in quanto tale ipotesi consente di unificare una serie di fenomeni altrimenti distinti.

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