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Guarire il mondo con l’anima

Di William Bloom

Da: Guarire il mondo con l’anima - Il manifesto della nuova spiritualità olistica - Macro Edizioni 2008

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L’olismo è superficiale e immorale?
Ovviamente questa nuova spiritualità ha suscitato molti dubbi, e diversi scrittori l’hanno attaccata, definendola superficiale e destinata a svanire rapidamente. Essendo un fenomeno che interessa soprattutto la borghesia post-industriale, l’olismo è stato considerato più una moda passeggera che una filosofia di vita utile e significativa. L’olismo è eterogeneo e include molti diversi approcci, ed è proprio per tale motivo che è stato criticato e considerato frivolo, una sorta di supermercato del benessere fai-da-te modellato sui canoni del consumismo moderno. Chi lo attacca sostiene che, trattandosi di un riflesso delle condizioni attuali, l’olismo non fa che rispecchiare il nostro consumismo ossessivo e il nostro continuo bisogno di un’auto-gratificazione istantanea. Ci staremmo comprando forme di spiritualità usa e getta che non hanno alcuna comprensione della realtà globale, sociale o psicologica. L’olista sarebbe una sorta di turista che passa da un approccio spirituale, psicologico o filosofico all’altro, ed evita la profondità che deriva dallo studio e dalla pratica assidua di una sola tradizione. In sostanza, la spiritualità olistica sarebbe inconsistente.
Si tratta di critiche indubbiamente salutari, ma infondate, e nel prosieguo di questo libro farò del mio meglio per confutarle. Ci sono in particolare due punti ai quali voglio rispondere immediatamente, anche se me ne occuperò in dettaglio nei capitoli successivi.

  1. La spiritualità olistica non è profonda

In realtà, è vero il contrario: la nuova spiritualità riconosce e approfondisce l’essenza di tutte le tradizioni religiose, cogliendone gli aspetti migliori e più utili. Nell’olismo intendiamo rendere omaggio alla peculiare forma culturale assunta dalle diverse fedi, ma siamo interessati soprattutto alle qualità e ai precetti fondamentali, che risultano essere anche universali. Concentriamo la nostra attenzione sui principi cardinali e sui punti di contatto con le altre tradizioni. Grazie allo studio dell’universalità che costituisce il nocciolo di tutte le fedi, possiamo giungere a intuizioni significative e opportune. Se, per esempio, prendiamo in esame le pratiche religiose e le qualità spirituali ritenute fondamentali, possiamo distinguere quelle che rappresentano un patrimonio comune e che l’olismo stesso sviluppa e incoraggia. Tra queste qualità e precetti comuni a tutte le fedi, abbiamo:

  • Sapersi fermare e ricentrare.

  • Saper osservare se stessi e la vita con compassione e distacco.

  • Saper entrare in contatto, sperimentare ed esplorare la meraviglia, la bellezza e il mistero della vita.

  • Riuscire a compiere un’onesta auto-analisi.

  • Riconoscere il valore e lasciarsi ispirare dalle storie e dall’esempio degli altri.

  • Gestire in modo accorto la propria educazione e il proprio sviluppo spirituale.

  • Sostenere gli altri nel loro sviluppo e nella loro crescita.

  • Rispondere con compassione alla sofferenza.

  • Avere il coraggio di abbandonare l’agiatezza e la routine per andare in aiuto del prossimo.

  • Essere determinati a cambiare.

Nell’olismo crediamo che sia più importante approfondire tali punti fondamentali che preoccuparsi della teologia, delle cerimonie e degli aspetti culturali. Analizzare il modo in cui le diverse tradizioni trattano questi precetti fondamentali è esattamente l’opposto che curiosare a casaccio in una sorta di supermercato spirituale. Si tratta semplicemente di servirsi in modo adeguato di quanto ci viene offerto, riconoscendo chiaramente che le diverse tradizioni spirituali non sono mete finali, ma le porte che conducono verso qualcosa di più profondo e universale.

Nel valutare le diverse opzioni che ci vengono offerte a livello olistico, facciamo in modo di non lasciarci fuorviare dalla varietà e dal relativismo. Al contrario, riusciamo a cogliere l’essenza che non è più occultata dalle forme culturali parrocchiali. La diversità non genera confusione. La diversità ci permette di riconoscere il comune denominatore e gli aspetti fondamentali. L’olismo sottolinea l’essenza e,fortunatamente,rinuncia alle forme competitive.

  1. Nell’olismo non c’è etica

Tra le critiche mosse alla nuova spiritualità, la seconda in ordine d’importanza, pronunciata soprattutto dai membri delle comunità di fede tradizionali, è che l’olismo è talmente inclusivo e relativistico che finisce per non disporre affatto di una moralità chiara e netta; vale a dire che di fronte alla sofferenza, all’ingiustizia sociale e alle questioni etiche non offrirebbe alcuna guida, dimostrandosi talmente incapace di prendere posizione da finire per colludere con la violenza e l’ingiustizia. Inoltre, nell’olismo, si darebbe più importanza al narcisismo e allo sviluppo personale che alla compassione o alla generosità, il che equivale a dire che l’olismo si dimostrerebbe amorale. Si tratta di un giudizio severo ma comprensibile. Per sua stessa natura, chi è legato a una certa tradizione si trova a disagio al cospetto di un cambiamento troppo rapido. In effetti, molte delle forme sociali che sembravano garantire una qualche stabilità morale sono state spazzate via. L’età non è più considerata un indicatore irrinunciabile di saggezza e autorità, e i più anziani non sono automaticamente i più rispettati. Portare un’uniforme (come nel caso dei militari, dei preti, dei sacerdoti e dei rappresentanti delle istituzioni o della cultura) non conferisce più alcun prestigio. L’idea che il sesso debba essere praticato soltanto all’interno del matrimonio si è dissolta e il matrimonio stesso non è più considerato l’unico contesto possibile per la procreazione. Le forme d’arte hanno travalicato ogni confine andando oltre le forme e i colori delle proporzioni classiche, fino a essere oscene, frammentarie, discontinue e caotiche. Ma tutto ciò è cultura, non morale. La morale non ha gusto o stile. Ha a che vedere con l’essenza. Riguarda l’anima. In realtà la spiritualità olistica ha profonde radici etiche. La sua morale emerge dai principi etici condivisi dalle grandi tradizioni spirituali del mondo, e li rispetta. È questa una delle grandi qualità della spiritualità moderna. Raggiunge il cuore delle vecchie tradizioni, apparentemente in conflitto, superando le diverse sfaccettature con cui si presentano e trovando le reciproche somiglianze. Potranno esserci diversi tabù in relazione al cibo, al vestiario e ad altri aspetti culturali superficiali, ma in definitiva il messaggio fondamentale sul come vivere nel quotidiano è identico:

  • Non danneggiare le forme di vita.

  • Essere compassionevoli.

  • Sviluppare una generosità di spirito.

  • Amare.

La spiritualità olistica non annacqua la morale ma la rinforza. Nel relativismo non si perde nulla, e con l’universalità si ottiene tutto. Le diverse strutture si combinano in modo da acquisire un significato più profondo. La nuova spiritualità trae la sua morale anche da altre fonti. Per esempio, è ispirata dall’etica dell’ambientalismo. L’olismo è assolutamente consapevole della natura e dell’universo, riconosce la sua armonia e la sua bellezza, e anche il bisogno di un’etica ecologica. Considera altresì il modo in cui i sistemi naturali emergono e interagiscono, e ricerca qualsiasi cosa permetta e nutra una crescita sana. Ciò ci fornisce una guida pratica ed etica per meglio creare società e persone sane. Anche la psicologia moderna, specialmente nel suo approccio evolutivo e nello studio della gerarchia dei bisogni umani, indica chiaramente l’etica sulla quale deve poggiare il comportamento umano al fine di promuovere lo sviluppo di persone e comunità sane. L’olismo rafforza l’etica attingendo al meglio delle tradizioni spirituali e accogliendo il nuovo. In tal modo si impegna nelle sfide etiche della modernità con un linguaggio adeguato e contemporaneo. Descrive e mostra chiaramente la natura di relazioni e connessioni, la sinergia e le dinamiche che ci conducono a un’etica attuale e pertinente.

 

Se il XXI secolo non sarà spirituale, non ci sarà affatto. - André Malraux

 

 

Un riepilogo ottimista
Questo libro è quindi indirizzato sia a chi incontra l’olismo per la prima volta, sia a chi ne fa già pienamente parte. Le sue principali rivendicazioni, che saranno descritte nei dettagli nei capitoli successivi, sono le seguenti:

 

1. Nel corso dei prossimi anni, l’olismo, comunque si voglia definirlo, diventerà la forma prevalente di spiritualità al mondo.
2. È precisamente questa nuova spiritualità che può conferire un senso alla crisi della società moderna, affrontandola nella sua integrità.

 

Si tratta di dichiarazioni roboanti, forse vanagloriose. Ma bisogna considerare che l’essere umano è una specie che sopravvive affrontando e sfidando le diverse epoche. In realtà, l’intera crisi della modernità potrebbe rappresentare qualcosa di diverso dalla fatale indifferenza dell’auto-gratificazione più sfrenata, potrebbero essere gli straordinari spasmi del parto di un nuovo mondo, qualcosa di meglio di quanto si sia mai visto prima d’ora. Proviamo a immaginarlo! Una comunità globale di sei miliardi di anime che vive in piena armonia ecologica, sociale e spirituale. È questa la visione e la speranza dell’approccio olistico: possiamo realmente creare una comunità mondiale di questo tipo. Come minimo, un’aspirazione del genere merita di essere onorata, e questo è uno degli scopi di questo libro.


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