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La mia Pranoterapia

Di Carlo Renzi - Maggio 2016
Da: La mia pranoterapia - Un cammino verso la luce, Giochidimagia Editore, Cervia, 2016.

 

 

La mia pranoterapiaPREFAZIONE

Mi presento: Mi chiamo Carlo Renzi, pratico la pranoterapia da più di trenta anni e la insegno da circa venti. Ritengo che non ci sia altro da dire, per ora, su di me.

Chi sono lo capirete leggendo il libro se sarò capace di trasmettervi realmente il mio pensiero e la mia esperienza.

Ciò che leggerete nei capitoli che seguono è, infatti, frutto soprattutto della mia esperienza, sia di terapeuta che di insegnante, e del confronto con le allieve e gli allievi della mia scuola.

Non è mia intenzione proporre tecniche terapeutiche, bensì i concetti e i principi fondamentali che regolano il mondo delle energie sottili.

Lo scopo che mi prefiggo è quello di invitarvi ad osservare il mondo che ci circonda dal punto di vista dell’interpretazione energetica, invogliarvi a soffermarvi su percezioni, intuizioni, sensazioni, che di solito vengono trascurate, banalizzate, o, nella migliore delle ipotesi, osservate senza riuscire a dare ad esse un significato.

Vi guiderò ad usare voi stessi come un laboratorio di ricerca nel mondo dell’energia. Per introdurvi alla comprensione della materia sottile prenderò spunto da semplici esperienze quotidiane.

Mi riterrò soddisfatto se con questo libro sarò riuscito a trasmettervi delle conoscenze che potranno esservi utili per vivere più serenamente, conservare la salute o, nei limiti del possibile, recuperarla più rapidamente.

Parte degli scritti riguardanti la pranoterapia ed altro potete trovarli sul mio sito: www.energiainmovimento.it

Lavoro come insegnante e terapeuta a Capena in provincia di Roma. La mia email personale è carlorenzi47@gmail.com

 

 

CAPITOLO 1

COSA NON È LA PRANOTERAPIA - Dicerie e luoghi comuni

 

Quando un aspirante allievo, durante il colloquio preliminare, mi dice di non conoscere niente della Pranoterapia, la mia risposta, di solito, è: ”Questo è un ottimo punto di partenza”. Non è una battuta, è così che la penso.
Non dovremo, il mio allievo e io, perdere tempo ad eliminare tutti quei luoghi comuni, dicerie, falsità, che ruotano intorno alla Pranoterapia.
La Pranoterapia non è una pratica terapeutica codificata. Pratiche terapeutiche codificate, che fanno, cioè riferimento a norme raggruppate secondo un determinato ordine, sono, ad esempio, le varie medicine: Allopatica, Omeopatica, Ajurvedica, Tibetana ecc. Sono codificate lo Shiatsu, l’Agopuntura, la Riflessologia plantare, la Craniosacrale ecc...
Queste pratiche vengono trasmesse, pur con diversità di vedute fra le varie scuole, mantenendo inalterati i principi fondamentali.
Per la Pranoterapia non è così, si può affermare tutto e il contrario di tutto senza trasgredire alcun codice.
Nei miei oltre trenta anni di pratica terapeutica e quasi venti di insegnamento, ne ho sentite veramente tante.
Devo confessare che ad alcune di queste affermazioni ho creduto anche io e le ho fatte credere ai miei allievi.
L’esperienza personale e il confronto con il gruppo mi hanno aiutato a fare chiarezza.
In questo primo capitolo riporto le più diffuse seguite da una breve considerazione. Alcuni di questi argomenti saranno trattati diffusamente nei prossimi capitoli.
   
 - Essere Pranoterapeuti è un dono riservato a pochi. In realtà è vero che essere Pranoterapeuti è un dono, come è un dono la vita, ma come lo è la vita, è un dono che, in misura diversa, abbiamo tutti.

 

- Il Pranoterapeuta deve avere le mani calde.
Questa affermazione è contraddetta dalla mia esperienza e da quella di tutto il mio gruppo. Esistono degli ottimi Pranoterapeuti che, normalmente, hanno le mani gelate. È vero, altresì, che in alcune fasi della terapia possono diventare caldissime.

 

- Il Pranoterapeuta, durante la terapia, si scarica.
Io dico ai miei allievi: “Se, dopo la terapia, vi sentite stanchi, avete sbagliato qualcosa”. In realtà, dopo la terapia, non solo non ci sentiamo stanchi, ma stiamo meglio, questo perché, canalizzando l’energia, ci siamo rinnovati energeticamente anche noi.

 

- Il Pranoterapeuta rischia di assorbire il male del paziente.
Il rischio della contaminazione energetica non è superiore a quello al quale si è esposti in qualsiasi situazione quotidiana quando stiamo in contatto con gli altri. Il vantaggio che ha il pranoterapeuta è che, nel momento della terapia, sta in uno stato di centratura energetica che lo mette al riparo da contaminazioni.

 

- I tessuti scuri o sintetici bloccano il prana.
- Stare con braccia e gambe incrociate blocca il prana.
- Bracciali, collane, anelli, orologi ecc. alterano lo scorrere dell’energia.
Il prana è l’energia vitale, è l’energia che ha dato origine all’universo, come potrebbe arrestarsi di fronte al colore o la qualità di un tessuto, alla postura del corpo, o farsi influenzare da un qualsiasi monile?

 

- Il paziente deve stare con la testa, o lo sguardo, rivolti a nord.
Esperienze fatte con il paziente rivolto verso tutti i punti cardinali ci hanno dimostrato che non è vero.

 

- Il Pranoterapeuta deve stare a piedi nudi o con scarpe con suola non sintetica, onde scaricare a terra.
Secondo la mia esperienza e quella del gruppo fare terapia scalzi, o con suola di cuoio o sintetica, non fa differenza.

 

- È bene scaricare l’energia assorbita dalle mani del terapeuta verso una bacinella con acqua e sale o verso la fiamma di una candela.
Questa operazione non è assolutamente necessaria, è vero che, in certi momenti della terapia si possa avvertire una sensazione fastidiosa sulle mani, in questo caso è sufficiente scuoterle, ma non occorrono bacinelle o candele. Dopo la terapia, se si ha la sensazione di pesantezza sulle mani è bene sciacquarle sotto l’acqua corrente.

 

- Riuscire a mummificare, o essiccare, con l’energia delle mani, un pezzo di carne, è prova di capacità pranoterapeutiche.
Il nesso fra le due cose è soltanto teorico. Tempo fa misi un piccolo pezzo di carne su un piattino e lo posi in frigorifero, dopo tre giorni era mummificato, o essiccato, ma non ho pensato che il mio frigorifero avesse capacità pranoterapeutiche. In realtà è vero che chi riesce a mummificare ha capacità pranoterapeutiche, ma solo perché come ho scritto al primo punto, in misura diversa, queste capacità le abbiamo tutti.

 

Come premesso queste, sono soltanto alcune delle falsità che girano intorno alla pranoterapia. Ho voluto iniziare così questo percorso assieme a voi che leggete, affinché chi si avvicini ora alla pranoterapia possa farlo nella maniera più semplice possibile, sfrondando questa disciplina da tutto ciò che la complica e la rende distante dalla vita reale. Anche se non avete le mani calde, se non riuscite a mummificare la carne, potete comunque diventare degli ottimi Pranoterapeuti.
Altro scopo è quello di dare una possibilità, a chi già pratica, di liberarsi da false congetture e poter praticare questa meravigliosa arte terapeutica nel modo più libero e spontaneo possibile.

 

 

CAPITOLO 10

L’ENERGIA DELLA NATURA - Minerali, piante, animali

 

Nel considerare il creato siamo soliti fare una fondamentale distinzione fra ciò che ha vita e ciò che non ha vita.
Ciò che ha vita nasce, cresce, si riproduce e muore, ciò che non ha vita non ha queste caratteristiche.
Da questo punto di vista una pianta o un animale hanno vita, un sasso non ha vita. Si può interagire con un cane, si può comprendere l’esigenza di una pianta di essere annaffiata, ma con un sasso non si può interagire.
Questo è il punto di vista delle scienze tradizionali, non è il punto di vista di chi, come me, lavora con l’energia.
Come ho già detto noi interagiamo con i nostri simili non solo tramite i cinque sensi, ma anche tramite percezioni dell’energia che prescindono dai cinque sensi. Certo, se faccio una domanda a un mio simile posso avere una risposta, se mi rivolgo al mio cane lui mi manifesta le sue emozioni e i suoi sentimenti, ma se parlo con un sasso e mi aspetto che lui mi comunichi qualcosa posso essere preso per matto. Allora prendetemi per matto perché io parlo con i sassi, con la terra, con la montagna, con il lago, con il fiume, con tutta la natura, percependone l’essenza, ed il bello è che loro mi parlano.
Ritengo di non essere matto e di non avere capacità percettive particolari, soltanto che, ad un certo punto della mia esperienza, ho iniziato a modificare il mio punto di vista e a considerare nel concetto di “vita” un’infinità di espressioni del creato, non solo quelle alle quali le varie scienze attribuiscono tale denominazione.
Partendo dall’idea che l’energia, il prana, è ciò che fa vivere l’universo e che quest’energia è ovunque, anche in un sasso, se posso rapportarmi con questo tipo di energia, posso entrare in comunicazione con un sasso.
Quando passeggiamo in un bosco possiamo percepire una infinità di sensazioni che sommate ci fanno dire che quello è un luogo in cui stiamo bene.
Può capitare che se siamo afflitti da un male fisico la passeggiata nel bosco possa farlo attenuare o scomparire, se stiamo in uno stato di tensione può rilassarci, può accadere di iniziare a vedere una preoccupazione da un altro punto di vista.
Cerco di fare riferimento ad esperienze che tutti possiamo aver vissuto. Certo, camminare rilassa, respirare aria pulita fa bene, ma non è solo questo, quello che percepiamo è tutto ciò che ci viene comunicato a livello sottile da ogni pianta, da ogni sasso, dal ruscello, da tutti i piccoli o meno piccoli abitanti del bosco, la somma di tutto questo si traduce in una sensazione di benessere.
Potrà apparire strano e, per molti, incredibile, ma anche i sassi hanno una memoria, hanno emozioni, la loro storia, come la nostra, è scritta nel campo energetico.
Ritengo che questo sia un motivo in più per rispettare la vita in ogni sua forma, dal sasso all’essere umano.
Nel momento in cui rispettiamo ogni forma di vita come la più elevata espressione del creato, di conseguenza rispettiamo noi stessi e gli altri esseri umani come la più alta espressione del creato. In realtà quell’essenza che chiamiamo prana è comune a tutti, anche se si esprime in forme diverse.
Più conosciamo la nostra vera essenza, più la riconosciamo in ogni forma che essa assume.
Questa consapevolezza ci fa vivere un rapporto sempre più vero e completo con noi stessi e ciò che è, nella sua forma materiale, apparentemente fuori da noi. La realtà, a questo punto, assume un significato diverso, guadagnando un’estensione molto più ampia di quella limitata e limitante dei cinque sensi.
La sempre maggiore consapevolezza di noi stessi come essenza energetica ci consentirà di entrare sempre più in contatto con l’essenza energetica del creato. Così diventa possibile, anzi, naturale, distinguere le varie forme di linguaggio di ciò che ci circonda.
Tornando alla passeggiata nel bosco, sarete in grado di distinguere il linguaggio dell’albero da quello del ruscello o del sasso. Se pensate che queste siano mie fantasie vi posso capire, d’altra parte non ho nessun modo per dimostrarvi quello che affermo, vi posso solo invitare a sperimentare, solo voi potete convincere voi stessi.
Per fare esperienze di questo tipo è necessario prepararsi. Per qualcuno potrebbero essere necessari dei piccoli atti di fede iniziali, che saranno rapidamente sostituiti dall’esperienza. Fate un passo e, eventualmente, un piccolo atto di fede alla volta. Inutile fare il passo successivo se non siete convinti del precedente.
Primo passo: Considerare che interagiamo con i nostri simili non solo tramite i cinque sensi.
Secondo passo: Considerare che le nostre sensazioni sono nella quasi totalità da attribuire all’emanazione del campo energetico dell’altro.
Terzo passo: Tutte le espressioni del creato esistono, oltre che materialmente, anche energeticamente.
Quarto passo: Dal punto di vista dell’energia non esiste la distinzione animato-inanimato.
Quinto passo: Possiamo entrare in contatto con tutte le vibrazioni dell’energia e riceverne delle sensazioni.
Sesto passo: Possiamo dialogare con ogni espressione del creato.
A questo punto prendete fra le mani un sasso e state in ascolto senza aspettative. Cominciate, così, a fare esperienza.
L’apparentemente inanimato, sassi, oggetti in genere, comunica la sua storia esprimendosi con immagini che ci vengono comunicate con un meccanismo che, per semplicità di comprensione, potrebbe essere definito telepatico, in realtà è il linguaggio dell’energia.
Improvvisamente si formano delle immagini in una regione che si trova fra la fontanella cranica e la fronte.
In quell’area è come se venisse posto uno schermo cinematografico sul quale vengono proiettate delle immagini.
In questo momento sto riportando la mia sensazione del meccanismo di trasmissione delle immagini desunta dalla mia esperienza.
Ciò non esclude che in voi possa avvenire in maniera diversa.
Il segreto, nel fare questo tipo di esperienze, sta nel cogliere la prima immagine che arriva, quelle successive, spesso, sono trasformate dalla razionalità che vorrebbe spiegare tutto, anche l’inspiegabile.
Accogliete le immagini senza giudicarle, solo godendo le sensazioni che vi comunicano.
La bellezza di questi momenti è nella consapevolezza interiore di riunirsi con un universo dal quale ogni istante la nostra razionalità, schiava degli schemi, tenta di separarci. Questo non vuol dire che la razionalità sia deprecabile, ma che non dobbiamo permetterle di occuparsi di cose per le quali non è abilitata. La razionalità mi è necessaria per scrivere questo libro e a voi per leggerlo, ma non sa niente di sensazioni.
La razionalità non è in grado di far comprendere il gusto della cioccolata a chi non l’ha mai assaggiata, può solo invitare ad assaggiarla, ma non è in grado di far capire la sensazione del gustare la cioccolata.
Queste semplici esperienze potrebbero farvi comprendere che esistono tante parti di voi, imprigionate in schemi, che non aspettano altro che di essere liberate per permettervi una vita più piena ed appagante.

 

 

Sommario

 

Prefazione
Capitolo 1: Cosa non è la pranoterapia
Capitolo 2: Cos’è la pranoterapia
Capitolo 3: L’energia nel quotidiano
Capitolo 4: La comunicazione attraverso l'energia
Capitolo 5: Cosa ci da e cosa ci sottrae energia
Capitolo 6: Come si canalizza l’energia
Capitolo 7: I Chakra
Capitolo 8: Il meccanismo d’autoguarigione
Capitolo 9: I Corpi Sottili
Capitolo 10: L’energia della natura 
Capitolo 11: La struttura energetica degli animali domestici
Capitolo 12: Il potere della visualizzazione
Capitolo 13: La terapia come occasione di evoluzione
Capitolo 14: L’influenza del mondo esterno sul nostro campo energetico
Capitolo 15: Il visibile e l’invisibile
Capitolo 16: Rapporto uomo-natura
Capitolo 17: Pranoterapia utilizzando l’energia della natura
Capitolo 18: Fare terapia con l’energia dei luoghi
Capitolo 19: Scegliere gli alimenti ascoltando l’energia
Capitolo 20: Forme Pensiero
Conclusione
Biografia

 

www.giochidimagia.net/la-mia-pranoterapia/

 

 

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