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Relazioni tra legge di causa-effetto e legge della Provvidenza

Estratto dal volume "Il codice delle leggi morali - approccio olistico al cambiamento!" di Bruno E.G. Fuoco - 2011

 

Testo:  Relazioni tra legge di causa-effetto e legge della Provvidenza

 

NOTE

1) Cfr. Idem,  Pensieri Quotidiani, 2002. In merito al “come pagare”, cioè alla tipologia di risorse (fisiche, affettive e mentali) con le quali occorre pagare i propri debiti, secondo la filosofia spirituale, vige la libertà implicita della scelta: un essere che conduce una vita altruistica, accumula ricchezze interiori sul piano mentale e del sentimento, possiede cioè un capitale a cui attingere per esercitare, implicitamente, questa facoltà di scelta. Le energie prodotte dalla vita spirituale non sono metaforiche, ma reali. Aïvanhov illustra questo concetto con un esempio concreto (cfr., La libertà vittoria dello spirito, pp. 47 - 52): un essere evoluto deve pagare un debito, ma in luogo di pagarlo sul piano fisico, può saldare lo stesso debito sul piano mentale o del cuore. Cioè, grazie al suo lavoro interiore, la malattia fisica che dovrà arrivare, potrà essere meno impeditiva di come avrebbe dovuto essere. Ciò può accadere grazie alle energie donate per portare luce e amore nel mondo, tramite la preghiera, la meditazione ecc. In parole semplici, la persona con la sua generosità affettiva e mentale ha riequilibrato, in termini complessivi, il suo bilancio del dare/avere con la Vita.

2) G. L. Schroeder, op. cit., pp. 57 - 58.

3) W. Heisenberg, Indeterminazione e realtà, Guida, 1991, p. 128.

4) O. M. Aïvanhov, Pensieri Quotidiani, 2009.

5) Idem, Le Leggi della Morale Cosmica cit., p. 161.

6) Idem, Pensieri Quotidiani 2006

7) Ibidem.

8) Conferenza 20 marzo 1929, Sofia. Deunov aggiunge che si tratta di casi eccezionali e cioè di esseri che da molto tempo servono Ideali superiori e con grande ardore.

9) Come avremo modo di approfondire in tema di legge di registrazione, per superare la catena costituita da comportamenti errati seguiti da sterili rimorsi, occorre procedere a nuove registrazioni: "Una cattiva abitudine … Una volta impressa, si riproduce all’infinito. Anche se in seguito ci si pente del proprio errore, questo non serve a gran che: si torna a ripetere l'errore … e poi ci si pente di nuovo! È una catena senza fine di sbagli e rimorsi. Perché anche il rimorso ha registrato la sua impronta: ecco perché ritorna ogni volta dopo lo sbaglio, ma non aiuta a correggerlo. Cosa bisogna fare allora? Sostituire l'impronta, ossia sostituire le cattive abitudini sforzandosi, a poco a poco e coscientemente, di avere altri pensieri, altri sentimenti e soprattutto compiere altri gesti. Queste saranno altrettante nuove registrazioni, saranno le nuove impronte che riusciranno a neutralizzare quelle di prima. Non le cancelleranno, perché in natura niente si cancella, ma si sovrapporranno alle precedenti e saranno queste ultime impronte ad agire." Così O. M. Aïvanhov, Pensieri Quotidiani, 2011.

10) O.M. Aïvanhov, Camminate finché avete la luce cit., cap. XIV. Sulle analogie tra la penitenza, la teshuvah ebraica e la parabola del figliol prodigo, cfr. Ibidem. In ebraico, il pentimento è indicato con il termine teshuva che vuol dire ritorno. Nella cultura cristiana si impiega talora la parola greca metànoia (cambiare modo di pensare); questa parola, precisa Ananda C. Coomaraswamy, ”racchiude un significato che va ben al di là di quello semplicemente morale di rammarico per un errore commesso. L'uomo che si é veramente «convertito», che si é cioé «girato» non avrà tempo da perdere nel punirsi, e se si impone una dura disciplina, essa non sarà una sorta di penitenza”, Review of Religion, 1942. Nella cultura musulmana, si impiega la parola tawba (tornare indietro). Tawba è “l’abbandono delle azioni scorrette, rappresenta il principio del processo di trasformazione dell’io. La fase intermedia è volgersi dalle cattive qualità alle buone. La fine è distaccarsi dalla creazione per essere assorbiti nella visione del Reale” così Shaykh Abd al - Qadir As - Sufi, Cento Passi.

11) O. M. Aïvanhov, Pensieri Quotidiani, 2011.

12)  O. M. Aïvanhov, cap. “Lo Spirito umano è al di sopra della fatalità”, in I Frutti dell’Albero della Vita cit.  Per riflessioni in termini di scienza kabbalistica, cfr. ivi, cap. “Binah, regione della stabilità”.

13) Come constateremo in seguito, le energie impiegate a fini egocentrici comportano anche un’assunzione di responsabilità secondo la legge di affinità. 

14) Cfr. su questo aspetto molto importante, O. M. Aïvanhov, Le plan astral et le Karma, conference 28 mars 1958 e La morte e la vita nell’aldilà, Prosveta. In quest’ultima pubblicazione, Aïvanhov afferma: ”Il corpo fisico è come una fortezza, ma quando lo si abbandona, nel momento della morte, se si sono trasgredite le leggi dell’amore, della saggezza e della verità, si sarà obbligati a pagare nel piano astrale tutte le trasgressioni commesse. Non sono invenzioni: l’hanno sempre detto tutti i più grandi Maestri dell’umanità, e grandi artisti, pittori e poeti hanno rappresentato quel mondo nelle loro opere; e per di più, persone clinicamente morte da tre o quattro giorni sono ritornate in vita e hanno raccontato ciò che avevano visto nel piano astrale. Di tanto in tanto il Cielo permette a qualche persona di fare quell’esperienza per incitare gli uomini alla saggezza, ricordando certe verità ... Non si deve credere che l’Intelligenza cosmica voglia vendicarsi o punirli: essa vuole soltanto che l’uomo divenga perfettamente cosciente di tutto ciò che ha fatto sulla terra, perché spesso ha fatto soffrire degli esseri senza nemmeno rendersene conto e questo stato di ignoranza è inaccettabile, perché impedisce di evolvere. L’Intelligenza cosmica ci fa quindi passare attraverso quelle sofferenze che abbiamo inflitto agli altri, per farci conoscere bene ciò che abbiamo commesso, affinché ci si possa correggere. Il tempo che vi trascorriamo dipende dalla gravità dei nostri errori. Coloro che non hanno commesso dei grandi crimini superano rapidamente quella tappa, mentre gli altri rimangono per anni nelle sofferenze. Quando l’uomo ha pagato completamente i suoi debiti, entra nel primo livello dell’astrale superiore, dove vive nella gioia e nello stupore, grazie alla felicità che ha dato agli altri sulla terra. Tutto ciò che ha fatto di buono per loro aiutandoli, incoraggiandoli, dando loro speranza, risvegliando in loro la fede o l’amore  lo deve vivere anche nel piano astrale, amplificato all’infinito”.

15) Ibn al Arabi, Il Giardino della Conoscenza.

16) O.M. Aïvanhov, cfr. cap. “Alternanza e opposizione: la legge dei contrari”, in La Bilancia Cosmica cit.

17) Così E. Cheli, www.enciclopediaolistica.com.

18) O. M. Aïvanhov, La Bilancia cosmica cit.

19) P. Davies, Dio e la nuova scienza cit.,  pp. 312 - 313.

20) O. M.  Aïvanhov, Pensieri Quotidiani, 2009; Idem, L’albero della conoscenza del bene e del male, Prosveta.

21) Idem, Pensieri Quotidiani, 2006. “C'è sempre qualcosa di nuovo da imparare, e ci sono sempre degli sforzi da fare: è a questa condizione che si resta giovani e vivi. In questa nostra epoca, malgrado gli immensi progressi della medicina, malattie un tempo ignorate compaiono nei paesi industrializzati e prosperi. Perché? E perché tante persone soffrono di depressione, d'angoscia e di disturbi nervosi? Perché, anche se lavorano, gli esseri umani hanno sempre come ideale una vita ricca di agiatezza, di comodità e di piaceri. Ecco però che in natura, il programma di una vita facile non sta scritto da nessuna parte. L'agiatezza, le comodità e la ricerca dei piaceri introducono nell'uomo i germi della malattia e annientano la vita stessa: le cellule diventano pigre, non eliminano più le impurità e si lasciano avvelenare, e l'organismo perde le sue capacità di resistenza. Diffidate delle comodità, degli agi e dei piaceri, e scacciate dalla vostra mente questo ideale, che in realtà è portatore di morte”, cfr. Idem, Pensieri Quotidiani, 2008.

22) K. Murakami, Il Codice Divino  della Vita cit.,  p. 82.

23) Yogananda, Perché la vita è così piena di prove?

24) ”Le  sofferenze vissute da colui che percorre il cammino della crescita spirituale lo fanno avanzare nell’amore e nella luce. Tali sofferenze sono paragonabili a quelle della madre che mette al mondo un figlio. Quel figlio è il frutto di una lunga maturazione, e il suo arrivo in questo mondo avviene spesso nel dolore; ma che gioia, quando finalmente il bambino nasce! È a questa esperienza che si ispira il cristianesimo, quando insegna che lo scopo della vita spirituale è quello di far nascere il Cristo in ogni essere”. Invece, le altre sofferenze “non sono previste dalla legge dell’evoluzione, e non è Dio ad inviarle agli esseri umani; sono essi stessi, nella loro ignoranza, a crearle e a moltiplicarle ripetendo i propri errori” così O. M. Aïvanhov, cap. “Il pungolo della sofferenza”, in Alle Sorgenti inalterabili della gioia cit.

25) In questi termini, Swami Sivananda, La Potenza del Pensiero cit.

 

Testo:  Relazioni tra legge di causa-effetto e legge della Provvidenza

 

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