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Arte e Salute

Da "La cura della salute" di Rossella Semplici - Paoline Editoriale Libri, 2008
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La musica tra arte, religione, scienza e vita quotidiana

La musicoterapia

Arte e Salute

 

L’arte ha un ruolo di primo piano nella cura della salute, come ha avuto modo di esprimere il filosofo Maritain che ne ha individuato la missione: “È il potere di guarigione e l’agente di spiritualizzazione più naturale di cui abbia bisogno la comunità umana” (1).
Le arti vengono considerate generalmente realtà troppo nobili e alte per entrare e plasmare la vita di persone comuni, ma nella realtà spesso accade il contrario; le testimonianze riportate nella IV parte del libro ne sono una dimostrazione.
Le implicazioni dell’arte, come della bellezza, delle forme della vita spirituale e degli altri valori umani appaiono più evidenti quando sono del tutto assenti dalla vita quotidiana oppure presenti in modo marginale; è ciò che accade quando l’essere umano è asservito all’utile, è incapace di provare piaceri in sé, di riposare ed oziare col corpo e con l’anima, di contemplare, di sottrarsi o combattere i fenomeni di disumanizzazione che sempre più frequentemente compromettono la qualità dei rapporti e nuocciono ai vari ambienti (non solamente quello sanitario). Così si esprimeva Kepes già nel 1944: “Nel centro focale dell’eclissi di una sana esistenza umana sta l’individuo, lacerato dai minuti frammenti del suo mondo informe” (2).
L’arte può aiutare l’uomo a fermarsi per osservare, riflettere e contemplare, per arrestare quindi il fluire e refluire delle azioni e delle passioni, per immobilizzare la vita spirituale e guardarla (3). In questa condizione è possibile capirsi più profondamente e giungere ad un piena consapevolezza di sé, fermarsi per cogliere il significato della realtà, per fare scelte consapevoli e progettare la propria vita. Ma al contempo la stessa opera d’arte è il riflesso di modi pensare, vivere, sentire dell’artista che continuamente corregge, sostituisce, rifà.
L’arte può essere vista anche come educazione alla libertà, come scriveva Cassirer: “L’arte è una via alla libertà, è parte di quel processo di liberazione dello spirito umano che è il fine autentico ed ultimo di ogni educazione” (4). Pertanto si dovrebbe dare la possibilità al bambino fin dai primi anni di vita di indicare il suo linguaggio privilegiato per esprimersi e la forma d’arte che più gli piace. Quando il bambino prima e il ragazzo poi avranno fatto propria una forma d’arte, essa potrà accompagnare la loro esistenza e diventare risorsa inesauribile per la salute e non solo: “Sulle strade e sulle piazze, nei templi, nei palazzi, sulle acropoli e sui sepolcri, l’arte non ha mai cessato di proporsi come un bene immortale di tutti e per tutti e insieme postulare, come proprio imprescindibile correlato, una comunità libera e comunicante a tutti i livelli, una società ritmata e soddisfatta in tutti i suoi ordini” (5).
In sintesi, si può dire che l’arte fa l’uomo più uomo.
Questa parte del libro è dedicata in particolare all’influenza che la musica ha esercitato ed esercita tutt’ora sullo sviluppo dell’umanità e del singolo essere umano. Attraverso studi, ricerche e testimonianze si è cercato di evidenziare gli aspetti più importanti, con l’auspicio che venga utilizzata maggiormente in tutte le fasi della vita, siano esse segnate dalle difficoltà o dalla serenità, dalla malattia o dalla salute.

 

La musica tra arte, religione, scienza e vita quotidiana

 

Cos’è la musica?

 

“La musica è una cosa misteriosa. Quando l’ascoltiamo essa ci suggestiona, ci eleva, ci anima, ci culla, ci rattrista, ci turba. Rende più importanti noi e il mondo in cui risuona, sia esso il mondo di ogni giorno o quello fantastico di un film o di una pièce teatrale. Illumina particolari oggetti, avvenimenti, espressioni o gesti di per sé irrilevanti dando loro un nuovo significato” (6). In questa prospettiva la musica ha il potere di valorizzare anche gli aspetti più semplici e minuscoli della vita, di evidenziare i moti emotivi e affettivi più intimi, di rendere più familiare e umano il mondo esterno, così che niente vada disperso e tutto sia asservito all’essere umano.
La musica è trascendimento, seppur momentaneo e incompleto, della finitezza umana. Secondo Dahlhaus “la musica coglie [l’assoluto] senza mediazioni, ma allo stesso tempo esso si oscura, così come una luce troppo forte abbaglia e l’occhio non può vedere quel che è interamente visibile” (7). Pertanto la musica ci permette di oltrepassare almeno per un po’ il confine del nostro essere e cogliere l’Altro e l’Assoluto, conservando però il mistero e la consapevolezza dei nostri limiti.
La musica giunge là dove la parola non arriva, in quelle regioni dove il verbo tace e lascia il posto all’inesprimibile, all’indicibile. Debussy diceva che la musica “esprime l’inesprimibile all’infinito” (8).
La musica può portarci lontano, nell’immensità delle sensazioni, delle emozioni, degli affetti; con lei possiamo immergerci nei misteri che avvolgono e sono parte dell’essere umano, senza però poterli svelare completamente: dall’inesprimibile mistero di Dio, all’inesauribile mistero dell’amore, all’incanto del mistero della vita.
La musica porta al divino, perché ha in sé tracce della trascendenza come afferma Plutarco definendola “invenzione divina” (9) o come scrive Addison nella composizione Una canzone per il giorno di Santa Cecilia: “Musica, il più grande bene che i mortali conoscano. E tutto ciò che del paradiso noi abbiamo quaggiù” (10).
La musica porta al principio della vita, l’amore. Col potere evocativo di melodie e ritmi ci ricorda che amiamo non solamente con il corpo e la mente, ma con tutto il nostro essere; è nell’interezza la profondità e l’autenticità dell’amore. Si nasce da un atto d’amore, si vive ricercando l’amore e si muore nella speranza di ricongiungerci all’Amore Assoluto.
Comunque sia, grazie alla musica possiamo viaggiare nell’infinito e nell’eterno e ritornando nella piccolezza del nostro essere ci sorprendiamo rinnovati, rinvigoriti e affinati, scopriamo che di qualche frammento di mistero siamo riusciti a cogliere la pienezza di senso.
La musica non esprime significati precisi, non spiega parola per parola, punto per punto, ma piuttosto suggerisce “cioè crea delle forze immaginative che provocano e orientano le associazioni verbali; o, se si vuole, delle direzioni semantiche, che sotto forma di impressioni vaghe e fluttuanti si manifestano alla coscienza del soggetto che le cristallizza con delle parole in significati precisi” (11).
La musica inoltre ha un forte potere evocativo e, anche indipendentemente dalla nostra volontà, fa riemergere ricordi, abbozza riflessioni, sussurra idee, bisbiglia nomi, tratteggia luoghi, grida la rabbia, urla il dolore, esalta la gioia e noi sussultiamo, ansimiamo, gioiamo, ricordiamo, creiamo, amiamo… viviamo!
È possibile anche il processo inverso, quindi idee, immagini o eventi extramusicali possono ispirare e influire sulla creazione di una musica, senza però che diventino oggetto di una vera e propria descrizione. È ciò che è successo a Schumann nella composizione di Kinderszenen (Scene infantili). In una lettera alla fidanzata, la giovane pianista Clara Wiech, a proposito della sua composizione così si esprime: “Era come un’eco delle tue parole, allorché mi scrivesti che a volte ti sembro come un bambino – in breve, mi sembrava di essere proprio un bambino e composi allora circa trenta brevi e graziosi pezzi, ne ho poi selezionato una dozzina e li ho chiamati Scene infantili […]”. Schumann a seguito di una recensione di Rellstab, poco gradita, precisa: “Quello pensa di certo che io abbia preso a modello un bambino che strillava e che abbia poi cercato le note. È vero invece il contrario. Eppure non posso negare che durante la composizione mi son passate per la mente alcune figure infantili” (12).
Quindi l’essere cullato, sognare, addormentarsi, giocare, la delicatezza di un’effusione affettiva, l’esplosione di gioia lasciano in ogni essere umano una traccia ritrovabile o esprimibile in un brano musicale di qualsiasi genere.
La musica “classica, colta, leggera, commerciale” quando di qualità si muove in noi e spazia dalla mente al corpo e all’anima, permettendoci di sentire l’unità integrale del nostro essere e, indipendentemente dalla competenza musicali, di cogliere un pensiero non pensato prima, di commuoverci, di intensificare l’esperienza del dolore, della confusione, della gioia, dell’estasi.
La musica è specchio della cultura di un popolo, di un’epoca quando riesce ad accomunare chi l’ascolta nella condivisione di qualcosa: emozione, affetto, pensiero, ricordo… e nell’ascolto tutti si sentono uniti e diventano uno. È lo stesso incanto del coro: tante voci differenti che diventano una sola voce, quella appunto del coro, unificate proprio dalla musica.
La musica è l’impalpabile coincidenza degli opposti, in cui elementi antitetici perdono la loro inconciliabilità e divengono polarità che si compenetrano, cioè gli opposti trovano l’armonica sintesi. È simile a ciò che sente la persona innamorata a cui è donato vivere il possibile e l’impossibile; l’immaginabile e l’inimmaginabile, l’individuale e l’universale. Questo aspetto, peraltro comune ad altre espressioni artistiche e alla spiritualità, nell’esperienza musicale si concretizza attraverso l’intreccio tra: “sensibile e soprasensibile […] rigore e sogno, moralità e magia, ragione e sentimento, giorno e notte (13).
La musica è stata riconosciuta come valido strumento educativo; stimola ed affina ad esempio l’espressione, l’immaginazione, la rappresentazione e le abilità nello stabilire e mantenere le relazioni sociali. Lutero così si esprimeva in una lettera inviata al musicista Senfl nel 1530: “La musica è un po’ come una disciplina che rende gli uomini più pazienti e più docili, più modesti e più ragionevoli. [...] Grazie alla musica si dimentica la collera e tutti gli altri vizi. [...] Chiunque è portato per quest’arte non può non essere un uomo di buon carattere, pronto a tutto” (14).
La musica può inoltre liberare dai pesanti attacchi della quotidianità, accendere la creatività, placare il dolore, rafforzare il coraggio, raffinare il gusto, stimolare l’intelletto, proteggere gli affetti, rinvigorire la salute, ecc. Pertanto la musica per la sua presenza in tutte le culture di tutti i tempi e per la potente influenza nei diversi aspetti della persona, da quello fisico a quello sociale, ma in particolare nel funzionamento psichico, nell’elaborazione dell’identità individuale e di gruppo, può essere una risorsa elettiva per lo sviluppo dell’essere umano e la cura della salute in ogni fase della vita, dal concepimento alla morte. Ne era certo Mandel, per il quale “la musica è una forza potente per il benessere e per una buona salute” (15).

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NOTE

1) Bausola A., Prolusione, in L’uomo di fronte all’arte. Valori estetici e valori etico-religiosi, Vita e pensiero Pubblicazioni dell’Università Cattolica, Milano 1986, p. 16.

2) Kepes G., Il linguaggio della visione, Dedalo Libri, Bari 1971, III ed., p. 15.

3) Cfr. Pareyson L., Teoria dell’arte. Saggi di estetica, Marzorati, Milano 1965, p. 26.

4) Cassirer E., Simbolo, mito e cultura, Laterza, Bari-Roma, 1985, p. 219.

5) Formaggio D, La <<Morte dell’arte>> e l’Estetica, Il Mulino, Bologna 1983, p. 265.

6) Maróthy J., Musica e uomo, Ricordi Unicopli, Milano 1987, p. 11.

7) Dahlhaus C., L’idea di musica assoluta, La Nuova Italia, Firenze, 1988, p. 124.

8) Siohan R., Possibilités et limites de l’abstraction musicale in <<Journal de Psychologie>> 1959, p. 258.

9) Pseudo Plutarco, De Musica, 15, (trad. sul testo stabilito da F. Lasserre), Graf Verlag Olten, Lausanne 1954.

10) Addison J., Parole per chi ama la musica, EdiCart, Legnano 1993.

11) Michel Imberty, Suoni Emozioni Significati, Clueb, Bologna 1986, p. 56.

12) Struck M., Libretto di accompagnamento di<< Martha Argerich Collection>>, Deutsche Grammophon, Hamburg, 1994.

13) Mann T., Doctor Faustus, Mondandori, Milano 1969, p. 175.

14) Fubini E., L’estetica musicale dall’antichità al Settecento, Einaudi, Torino 1976, p. 140.

15) Mandel S. E., Music for wellness: music therapy for stress management in a rehabilitation program, in <<Music Therapy Perspectives>>, 1996, n. 14, p. 42.

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