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Neuropsicologia dell'esperienza religiosa

Di Franco Fabbro - Gennaio 2012

Da: Neuropsicologia dell'esperienza religiosa, Casa Editrice Astolabio-Ubaldini Editore, 2010

Il libro, che indaga sulle basi neuropsicologiche del misticismo, ha il pregio unico di presentare in modo comprensibile a tutti dati perfettamente aggiornati alle più recenti ricerche scientifiche.

Ma cos’è la neuropsicologia e cosa ha a che fare con la religione? La neuropsicologia indaga tutti i fenomeni psichici dell’uomo al livello del sistema nervoso, descrivendo quindi in modo molto approfondito le connessioni tra corpo e psiche. Lo studio evolutivo del cervello e i meccanismi neurochimici che sottendono le emozioni, i sentimenti e i diversi stati di coscienza (veglia, sonno, sogno e trance) sono tra gli argomenti trattati in questo volume.

È da circa dieci anni che l’autore, nell’ambito di tale disciplina, ha concentrato la sua attenzione sulla sfera del sacro e in particolare sui fenomeni di estasi e beatitudine su cui si imperniano le tradizioni spirituali, esaminando con rigore metodologico alcune delle principali ipotesi per spiegare l’esistenza, negli esseri umani, di circuiti cerebrali coinvolti nell’esperienza religiosa.

Come siano possibili tali picchi nello stato mentale, il loro senso evolutivo e i collegamenti con le funzioni ‘ordinarie’ del cervello dell’homo sapiens sapiens (ovvero le sue facoltà cognitive, affettive, sociali), tutto questo Fabbro lo penetra con lo sguardo acuto e preciso dello scienziato, unito alla passione del ricercatore che si interroga e vuole rispondere a domande pressanti sulle effettive potenzialità dell’uomo, e sulle cause che lo hanno spinto in passato e lo spingono tuttora a riservare una sfera del suo vivere individuale e collettivo al rapporto col cosmo.

Il libro illustra le tecniche mistiche nello sciamanesimo, nell’induismo, buddhismo, islamismo, ebraismo, cristianesimo e numerose religioni antiche (greca, egizia, ma anche lo zoroastrismo), ed evidenzia alcuni tratti comuni, tra cui il frequente uso di alimenti sacri per indurre l’estasi e la trance; ma affronta anche i problemi connessi, come i complessi rapporti fra epilessia e religiosità (in particolare il caso Dostoevskij), e tra malattia, guarigione e spiritualità.

 

PREFAZIONE di Carlo Sgorlon


Quando incontrai Franco Fabbro per la prima volta mi accorsi quasi subito che il nostro modo di sentire il mondo aveva notevoli affinità. Egli è medico, specialista del cervello, di cui sa tutto ciò che oggi è dato conoscere sull’argomento. Di più; a questo ha dato un suo contributo, documentato da decine di saggi pubblicati su riviste di mezzo mondo. È uno scienziato modernissimo e informatissimo. Ciò che costituisce la sua peculiarità e lo distingue dagli altri è il “valore aggiunto” della sua visione spiritualistica e religiosa del Reale. Egli non separa quel valore dalla scienza ufficiale, ma lo presenta come frutto di realtà sempre esistite, e frequenti anche oggi, pur essendo la nostra un’epoca di scienza totalizzante, che tende a svalutare tutto ciò che non sia passato attraverso il vaglio della sperimentazione più accurata.

Direi che uno dei modi più costanti di vedere il mondo, nella contemporaneità, è grandemente negativo. L’universo è sentito come qualcosa privo di senso, lontanissimo dalle esigenze etiche, metafisiche, filosofiche dell’uomo razionale. Si pensi al sentimento dell’assurdo che domina l’opera di Camus, al senso di nausea e di rifiuto di fronte al reale che troviamo in Sartre, o al “male di vivere” di Montale, e alla legione di scrittori, filosofi e sociologi che nuotano in acque molto simili. Forse ciò che maggiormente distingue la cultura contemporanea da quella di epoche dissolte è proprio l’atteggiamento degli uomini pensosi di fronte all’Universo. Un tempo essi si sentivano in armonia col Cosmo. In alcune epoche in modi particolari, ad esempio nell’Umanesimo e nel Rinascimento. Filosofi come Marsilio Ficino, Pico della Mirandola e altri vedevano l’uomo come un microcosmo inserito nel macrocosmo.

Nella visione di Fabbro questo sentimento è implicito, sostenuto dai cento modi descritti di manifestarsi della religiosità. Il grande impegno dell’autore è quello di rivalutare quei modi. Poiché tutte le manifestazioni della psiche sono fatti reali, sia quelle ordinarie che quelle dei mistici, per Fabbro non ha senso privilegiare le prime piuttosto che quelle di santi, sciamani, profeti, e via discorrendo. Anzi secondo l’autore non v’è persona che, sia pure raramente e in modi scarsamente accentuati, non abbia avuto qualche manifestazione tipica della fenomenologia religiosa.

Il libro dello scienziato friulano è una summa in cui tutto ciò che si conosce della mente umana si connette con le più varie esperienze religiose. Non saprei trovare un termine più adatto di questo per alludere alla straordinaria completezza e abbondanza di particolari, riferimenti e rimandi culturali, che si evidenziano in questo saggio. Fabbro possiede anche larghissime cognizioni di fisica, di filosofia, di letteratura, di psicologia, di religioni e di testi sacri; perciò egli può concedersi il lusso dei riferimenti più singolari e delle citazioni più insolite, e di introdurre nella sua summa gli argomenti più vari, e per lui più appassionanti.

La prima parte del saggio è dedicata al cervello e alla sua, diciamo così, complicatissima topografia. Credo che pochi come Franco Fabbro conoscano lo strumento della nostra conoscenza, di cui ognuno è convinto essere l’organo più perfetto e misterioso di cui il miracolo della vita ci ha dotati. Se la vita, la natura, anzi tutto l’Universo, con i suoi miliardi di galassie, sono misteriosi da tutti i versanti, il cervello dell’homo sapienssSapiens è il mistero dei misteri. Le nozioni che Fabbro ci fornisce su di esso e sulle sue parti (la corteccia, il corpo calloso, l’ippocampo, il lobo occipitale, quello frontale, quelli temporali) sono una fonte di meraviglia senza fine.

Come si apprendono le lingue, da bambini e da adulti, in quale lato del cervello esse mettano radici, le funzioni diverse dei due emisferi del cervello, dove in esso si localizzino i ricordi più vari (di musica, di scienze, di matematica, e così via), per Fabbro non ci sono segreti. La mappatura del cervello è disegnata con ingente abbondanza di particolari, anche perché l’autore non ama parlare delle cose in superficie, ma scendere in profondità, riferendo ogni particolare conosciuto. Così nel suo saggio trovano spazio le descrizioni dei fondamentali tipi psicologici, che quando superano certi confini diventano patologici, come le psicosi, l’autismo, le cento forme di nevrosi, l’aggressività, la sete di potere, e via discorrendo. Fabbro ne definisce nove, avendo in mente non solo la psicologia moderna ma anche testi religiosi antichi, a volte singolarmente ricchi in questo territorio.

Noi conosciamo il Reale attraverso lo strumento del cervello; ce ne facciamo un’idea così personale che, in definitiva, si può dire quasi che siamo noi a crearlo. Qui Fabbro si avvicina alle filosofie 'idealistiche’ di Fichte e di Gentile. Ma non è né un romantico né uno storicista, anzi. Appartiene non alle culture dominanti, come il materialismo e lo storicismo, ma a quelle alternative, spiritualistiche, religiose, sciamaniche. A proposito vorrei far notare che 'sciamanesimo’ è un termine che i progressisti e i materialisti applicano volentieri alla cultura alternativa per svalutarla. È quello che fece abbastanza recentemente Alberto Asor Rosa, per definire scrittori come Citati o Ceronetti, che non appartengono alla metafisica materialista.

La dettagliata topografia del cervello serve a Fabbro come base di partenza per la sua vastissima ricognizione del fenomeno religioso. È questo l’aspetto dell’attività cerebrale che gli interessa di più. Non soltanto quando essa è provocata da sostanze endogene al corpo umano, come le endorfine o gli endocannabinoidi, ma anche quando è causata dall’assunzione di sostanze psicoattive, come la coca, l’oppio, la mescalina, la psilocibina, eccetera. Proprio perché possono provocare allucinazioni visive, uditive, olfattive di natura religiosa, Fabbro analizza in maniera approfondita il ruolo di quelle sostanze psicoattive, cui già erano legati fenomeni religiosi dell’antichità. Le Pizie, le Sibille, i Sacerdoti e gli Sciamani delle religioni greche, del Medio Oriente e del Nord Africa, le religioni dei Misteri, ne assumevano, per cadere in trance e per provocare visioni e situazioni spirituali di tipo profetico in se stessi.

Anche dei fenomeni religiosi più arcaici e lontani dalle culture europee si occupa Fabbro, sia per ragioni di completezza storica, sia anche per il suo gusto dell’arcaico. Così il suo saggio diventa anche un trattato su religioni, magie, mentalità arcaiche, che per certi versi ci riportano a climi ed emozioni contenuti nei testi di Lucien Lévy-Bruhl, di James Frazer, di Mircea Eliade e di tanti altri. Ma Fabbro si distingue per l’originalità dei giudizi e per non seguire itinerari già percorsi.

Delle antiche religioni egli ci descrive le ritualità, le gerarchie, i luoghi sacri, i templi, i miti, ma ne svela anche l’essenza, i lati più notevoli e singolari, sia dal punto di vista etico che metafisico. Così notevole spazio è dedicato ad esempio ad Akenaton, il faraone che tentò senza successo di creare nell’antico Egitto un monoteismo, proclamando il sole come riferimento dell’unico Dio. Ed è sottolineato anche il rapporto segreto tra la religione egiziana e quella ebraica, il che comporta una versione nuova, molto diversa da quella ufficiale, della schiavitù egiziana degli ebrei. Affascinanti anche le pagine dedicate a Zoroastro, alle religioni gnostiche e al profeta Mani, fondatore del manicheismo; difatti sia Zoroastro che Mani sono solitamente più citati che conosciuti.

Nella vasta rassegna e caratterizzazione delle varie religioni si avverte che le maggiori simpatie dell’autore si dirigono verso Siddhartha Gotama, detto il Buddha, ossia l’Illuminato. Per Fabbro, appunto, Siddhartha è il genio religioso per eccellenza, perché indica con sicurezza qual è la via per raggiungere le vette della religiosità, ma ha pure formidabili intuizioni di natura etica: la meditazione, la rinuncia all’io e agli scopi individuali, l’ascesi mistica, la perfezione morale, l’amore per tutti gli altri umani e per tutto ciò che vive, il modo di diffondere tra i discepoli le proprie convinzioni. Persino la metafisica del Buddha, la convinzione che la realtà c’è e non c’è, che il Nirvana, allo stesso modo, esiste e non esiste, ha delle strane coincidenze con la fisica moderna, che ha dimostrato la materia essere quasi vuota e inconsistente, mentre, con grande probabilità, all’inizio dell’Universo, prima del Big Bang, era vertiginosamente concentrata. Secondo Fabbro persino Gesù di Nazareth in qualche modo conobbe le convinzioni buddiste sull’amore e la compassione.

Ma l’etica e il comportamento sono soltanto uno degli aspetti della religione. Sono il versante pratico. Ma vi sono poi le esperienze interiori, le sensazioni e le visioni mistiche, i sentimenti inenarrabili di coloro che avvertirono, magari raramente e per pochi attimi, le straordinarie armonie del Creato e la natura misteriosa di Dio. Tutti i grandi fondatori di religioni ebbero siffatte esperienze; molti santi, molti medium in stato di trance, molti malati di epilessia, che già Ippocrate chiamava il “male sacro”, proprio perché a volte suscitava stati d’animo d’ineffabile misticismo. Durante gli attacchi epilettici si verificano nel cervello umano fenomeni elettrici molto più forti di quanto solitamente non avvenga, e questi possono essere all’origine di sentimenti estatici, di esperienze di indicibile suggestione, così come può succedere anche assumendo certe sostanze psicoattive. Perciò Fabbro si sofferma a descrivere forme certe o probabili di epilessia: quella di san Paolo, di Flaubert, di Van Gogh, e soprattutto di Dostoevskij. Allo scrittore russo, che in più libri racconta la propria epilessia, e in particolare nell’Idiota, Fabbro dedica un capitolo intero, perché Dostoevskij lo affascina, e lo aveva affascinato anche in scritti precedenti.

Il nostro autore descrive in modi incisivi anche le tecniche per raggiungere l’estasi. Sono molte: il digiuno, la meditazione, la solitudine, la rinunzia alle passioni dell’io, certe danze o musiche incessanti, la preghiera, lo yoga nelle sue varie versioni. È singolare che vi sia uno scienziato informatissimo e geniale come Franco Fabbro che dedica tanta attenzione anche a forme di cultura primitiva. V’è qualche spiegazione? Ne azzardo una. Pur accettando la scienza moderna, l’evoluzionismo, la psicologia del profondo, Freud e Jung, Fabbro è affascinato dal lato misterioso del Mondo. Ma non si limita a prenderne atto, come accade, ad esempio, a me. Cerca invece di oltrepassarne i confini, per tentare di sapere qualcosa di ciò che sta al di là del velo dell’enigma, perché vi sono infiniti fenomeni che la scienza non riesce a spiegare.

Certe scienze, anzi, come la fisica, ossia quella che oggi ha maggiori punti di contatto con la metafisica, sono arrivate, per così dire, al Finis Terrae. Ormai la fisica si nutre e avanza soltanto attraverso ipotesi di lavoro, che a volte paiono quasi scherzose, fatte per gioco. Fabbro è convinto che si possa andare più in là mediante le esperienze che appartengono ai territori della religione. Le sue conoscenze gli dicono che ogni religione, specie nella sua fase aurorale, possiede valori analoghi. E così egli, pur occupandosi del cervello, della mente umana, della psiche del profondo, in modi assai più vicini a quelli di Jung che a quelli di Freud, non si allontana mai troppo dai molteplici fenomeni religiosi, e spera nell’inconscio che in tal modo il Finis Terrae si trasformi nel Capo di Buona Speranza.

In questa sua struttura mentale, e quindi anche nella sua opera rientrano tanti altri temi. Per esempio quello della malattia. Fabbro si avvicina alla concezione della malattia elaborata dalle religioni e dalle filosofie orientali, il buddhismo, il taoismo, lo sciamanesimo in generale. La malattia cioè è vista sempre come un fatto spirituale, o quantomeno che ha origini e motivazione nella psiche. Ciò è evidentissimo, ovviamente nelle cento forme della nevrosi, perché in questi casi è la mente stessa che si autodistrugge. Ma Fabbro sembra accettare anche la tesi che collega le malattie del corpo alle degenerazioni dell’anima. Quando l’uomo abbandona le vie etiche indicate dalle religioni; quando è preda delle passioni esasperate dell’io; quando si vive, come oggi accade di frequente, soltanto per il denaro, il potere, il consumo, il sesso, il successo, l’io perde di vista quella che è la vera sostanza della vita. Costoro, senza saperlo sono responsabili del loro fallimento, che finisce per assumere il volto della malattia.

È possibile che le cose assumano anche la direzione opposta, ossia che la malattia venga sconfitta ricorrendo con decisione alle risorse spirituali. Un po’ tutto il saggio dello scienziato friulano è illuminato da frequenti flash che ribadiscono il primato dello spirito sulla realtà. Lo spiritualismo e la religiosità di Fabbro sono universali, ma anche friulani. Questa è la ragione per cui l’autore si concede una sorta di 'lunga vacanza’ per parlare di Aquileia, della sua antichissima basilica cristiana e della notissima pavimentazione a mosaico, rimasta intatta perché è stata seppellita per secoli. Un mosaico celebre anche per la presenza di simboli figurativi come il gallo e la tartaruga, o il paniere di funghi e chiocciole. Se i funghi sono del genere psicoattivo, come l’Amanita Muscaria, allora anche i mosaici di Aquileia rientrano nel tema, e la vacanza friulana di Fabbro è tale solo in apparenza.

 

Carlo Sgorlon

 

Neuropsicologia dell'esperienza religiosa di Franco FabbroNeuropsicologia dell’esperienza religiosa di Franco Fabbro, Casa Editrice Astolabio – Ubaldini Editore, 2010

 

Un libro straordinario su ciò che avviene al nostro organismo durante le esperienze mistiche: neuroscienze, storia delle religioni, rapporto tra malattia e spiritualità, per descrivere i fenomeni di estasi e trance a partire dalle ricerche sul cervello e sul sistema nervoso.

 

 

INDICE

 

Prefazione di Carlo Sgorlon

 

Prima parte
Il cervello religioso

1.  Introduzione
2.  L’istinto del sacro
3.  Il cervello umano
4.  La neuropsicologia
5.  L’evoluzione del cervello
6.  I neurotrasmettitori
7.  Le emozioni e i sentimenti
8.  La veglia, il sonno e il sogno
9.  Il corpo, l’anima e il mondo
10. Neuropsicologia dello sciamanesimo
11. La mistica e le sue tecniche
12. Le piante sacre
13. Il cervello religioso

 

Seconda parte
Neurosentieri verso il sacro

 

14. Il morbo sacro
15. L’epilessia estatica di Dostoevskij
16. Nel labirinto del linguaggio
17. Il dolore del cambiamento
18. Destra e sinistra in ambito religioso
19. Alimenti sacri e cristianesimo primitivo
20. San Paolo e il dono delle lingue spirituali
21. Malattia, spiritualità e guarigione
22. Conclusioni

 

Ringraziamenti
Bibliografia

 

Prefazione di Carlo Sgorlon  -  Introduzione  -  Brani

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