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Non occorre fare nulla di U.G. Krishnamurti

- Dialoghi in Amsterdam tra U.G. e alcuni amici.

Da Il coraggio di essere se stessi (versione per internet) traduzione di Pierluigi Piazza.
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Altrimenti che valore ha questa conoscenza per voi? Volete maggiore conoscenza di cose che realmente non conoscete. 

Noi stiamo sempre parlando del pensiero e dell'atto di pensare. Cos'è il pensiero? Avete mai guardato i vostri pensieri? Lasciate perdere il controllare il pensiero,il manipolare il pensiero, lasciate perdere l'uso del pensiero per raggiungere qualche cosa di materiale o altro. Voi non potete guardare i vostri pensieri, perché non potete separarvi da essi. Non esiste pensiero a parte la conoscenza che voi avete del pensiero stesso, a parte la vostra definizione del pensiero. Se qualcuno vi chiede "Cos'è il pensiero?" potete solo rispondere enunciando il concetto che avete imparato riguardo al pensiero; potete solo usare una risposta che gli altri hanno già dato. 

L'unica possibilità che avete di enunciare un pensiero che sia vostro è attraverso la manipolazione dei pensieri che esistono già. Esattamente come quando, mescolando colori differenti, create migliaia di altri colori, ma in pratica quelle migliaia di colori possono essere riportati ai sette colori principali presenti in natura. Quindi i pensieri che voi reputate essere vostri non sono altro che una rielaborazione dei pensieri esistenti, proprio come i colori. Quello è ciò che chiamate pensiero. 
Io dico che non c'e' pensiero altro che ciò che conoscete riguardo al pensiero. Se capite questo, l'insignificante tentativo di guardare i vostri pensieri finisce. Tutto quello che c'è è solo la vostra conoscenza, che a sua volta non è altro che l'insieme delle definizioni date dagli altri. Ed è da queste definizioni che eventualmente, se siete abbastanza intelligenti, create le vostre idee, le vostre definizioni. 

Quando guardate un oggetto non vedete quello, bensì vedete la conoscenza che avete dell'oggetto stesso. C'è l'illusione che il pensiero sia qualche cosa di diverso dall'oggetto, ma siete voi che create l'oggetto. L'oggetto può essere realmente là, ma ciò che percepite voi è solo la conoscenza che avete riguardo all'oggetto. Oltre quella conoscenza, indipendentemente da quella, voi non avete modo di conoscere nulla. Non avete possibilità di fare un' esperienza diretta di nulla. 
Usando la parola "diretta", non voglio dire che ci siano altri modi di avere esperienza delle cose oltre il modo nel quale le state sperimentando. Esiste solo la conoscenza delle cose, e quello è tutto quanto potete sperimentare. Realmente non sapete cosa sia. 

E' lo stesso procedimento quando volete sapere qualche cosa o sperimentare qualche cosa riguardo al pensiero. Non esiste dentro o fuori. Quello che esiste è solo il riflusso di quella conoscenza. E' chiaro che non potete separarvi dal pensiero e guardarlo. 

Quando insorgono in voi queste domande, dovrebbe sorgere anche la comprensione che non esistono risposte sensate, perché tutto è acquisito dall'esterno. Così quel movimento, quella domanda, si fermano. Non c'è più necessità di rispondere alla domanda, non più necessità di conoscere nulla riguardo ad essa. Tutto il conosciuto finisce, non ha più spazio, ed in voi albeggia la comprensione che è senza significato provare a rispondere a domande per le quali non esistono risposte. Ci sono le risposte date dagli altri. Voi non dovete dire nulla sul pensiero, perché tutto quello che potete dire è ciò che avete raccolto da altre fonti. Non potete avere risposte vostre proprie. 

D: Possiamo comunque avere sempre una conversazione. 

U.G.: Sì certo. 

D: Oltre le domande...... 

U.G.: Sì va bene. 

D: Ci sono comunque cose concrete attorno a noi, e quello che sappiamo e conosciamo riguardo a queste. 

U.G.: Ma le cose concrete come le conoscete sono irreali. Voi non conoscete nulla circa le persone o le cose, eccetto le vostre idee proiettate sugli oggetti o sulle persone. La vostra conoscenza deriva dall'esperienza e continua sempre allo stesso modo, sempre la stessa, all'infinito. Non avete modo di sperimentare la realtà. 

D: Ciò che ho compreso è questo. Quando noi parliamo della realtà noi possiamo solo parlare della nostra conoscenza e chiamare questa conoscenza realtà. 

U.G.: Allora tutto ciò diventa una discussione accademica, o un dibattito, dove ognuno cerca di dimostrare che sa o conosce più degli altri. A cosa vi porta ciò? Ognuno cerca di avere ragione e di convincere gli altri del suo punto di vista.

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