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Una psichiatria spirituale

Articoli di Jean Marc Mantel tradotti da Isabella di Soragna

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- Una psichiatria spirituale: sfida o eresia?
- La de-pressione

- La morte - morte di che cosa?

- Biografia del dr. Jean Marc Mantel

 

La  de-pressione

Testo destinato alla rivista "Recto Verseau", novembre 2007

 

Come indica il suo nome la de-pressione è una caduta di pressione. Contrariamente alle apparenze, la pressione non è il risultato di circostanze esteriori, ma il riflesso di un atteggiamento mentale. Questo atteggiamento è composto da proiezione e anticipazione.
La proiezione è il potere della mente che crea forme che in seguito sono confuse con la realtà.
L’anticipazione è l’abitudine di proiettare un futuro inesistente e di viverlo come se fosse reale.
Tutti questi sotterfugi inventati dall’io servono a mantenere la sua esistenza e ad allontanare lo spettro del momento presente, apertura non limitata nella quale l’io perde la sua consistenza per dissolversi nella coscienza silenziosa. Una pressione può abbassarsi bruscamente solo se è alta. Provate a saltare dalla finestra del pianterreno e capirete che la differenza di livello provoca lo choc, mentre l’assenza di differenza non produce uno choc.
L’attesa è una pressione inventata dall’io. Consiste a fissare la mente su un traguardo. Quando questo traguardo è raggiunto, l’io si rallegra. Se il traguardo non è raggiunto, l’io è deluso. La delusione può essere intensa e condurre alla decisione - ancora inventata dall’io - di distruggere questo corpo che ne sembra responsabile. Il suicidio diventa così un oggetto di desiderio come un altro, un nuovo sotterfugio destinato a fuggire l’inafferrabile presente.
L’io, in effetti non sopporta di non avere cibo da mettersi sotto i denti. Il passato ed il futuro sono i suoi alimenti. Essi lo mantengono e lo fanno fiorire, come la buona terra lo fa con i fiori. Entrambi sono suoi figli. Immaginate un futuro senza un io a cui riferirsi. Non sarebbe come una caramella vuota e senza zucchero?
L’io è dunque il personaggio centrale all’origine delle attese, delle delusioni e delle de-pressioni che ne seguono.
Come curare la de-pressione senza occuparsi di questo io che ne costituisce l’asse? Sarebbe come operare un ventre per guarire di un’emicrania.
Quindi per curare una de-pressione bisogna considerare l’io che l’ha creata.
Questo io è un personaggio volatile. Quando si vuole acchiapparlo svanisce. È inconsistente come una nuvola in cielo. Per la buona ragione che è solo un pensiero. Un pensiero non sembra un gran che, ma un pensiero che ritorna senza tregua è un’ossessione. L’io è dunque un’ossessione. Tutti i pensieri si snodano intorno ad esso. È come un re onnipotente che rende schiavi i suoi sudditi senza occuparsi della loro sorte.
Il solo nemico dell’io è lo sguardo. Come fa una cosa così impalpabile come lo sguardo a spaventare questo re? Per una buona ragione, che quando un pensiero viene osservato, esso sparisce. Provatelo una volta e lo saprete per sempre. L’osservazione del pensiero ”io” conduce alla sua scomparsa.
Direte: - Non è forse l’io che osserva il pensiero “io”? -
Lo sguardo è la coscienza che non è una persona o un pensiero, poiché osserva solo ed è libera dalla persona, è impersonale.
Per guarire dalla depressione bisogna liberarsi dal potere dell’io.
Una via verso la liberazione è l’accoglienza. L’accogliere delle percezioni, delle sensazioni, dei pensieri. L’accogliere non appartiene alla persona. La persona stessa, in quanto a percezione è contenuto in esso. Ciò che contiene non può essere contenuto. Come una bottiglia di coca-cola è libera dal suo contenuto. Se versate il contenuto, la bottiglia non ne è coinvolta.
Il contrario è il rifiuto. Costui è il magistrato a servizio del re. Con il rifiuto il re conferma la sua autorità. Un re che dice sempre si non sarebbe un re. L’io e il rifiuto sono due alleati del re, che li maneggia con destrezza per trasformare ogni situazione in un problema.
Il dispiacere e la tristezza sono artifici dell’io per evitare la sua sparizione: si riferiscono al passato ed al futuro: senza passato e futuro cosa resta dei due compari?
La de-pressione è così curata dalla scomparsa, non quella del corpo, come credono gli amanti delle sensazioni forti, ma del pensiero “io”. E questa scomparsa non avviene con un colpo di bacchetta magica. È per invitarla che l’eremita si ritira 40 anni in una grotta. L’agitazione non è propizia alla sua scomparsa. Il raccoglimento e la tranquillità sono i sedimenti che preparano la sua fine. Una mente tranquilla diventa trasparente, il senso dell’io si attenua, come l’ago della bussola che trova un punto di stabilità. Prolungando questo silenzio senza pensieri, il senso dell’io finisce col perdere la sua superiorità. Il mondo può allora esser visto com’è, senza il filtro deformante delle interpretazioni personali. Un mondo com’è non è né bello né brutto, né gradevole né sgradevole. È solo una percezione che emerge nello sguardo che lo contiene. Il mondo è consistente quanto l’immagine dell’uccello che si riflette nella finestra aperta. L’inconsistenza del mondo contrasta con la consistenza dello sguardo che lo percepisce. Lo sguardo è esso stesso la consistenza, la densità, che dà vita allo spettacolo percepito. Senza sguardo non c’è spettacolo.
Ora arriviamo alla fine di questa passeggiata che da lontano ci ha portato vicino. Che cosa c’è di più vicino dello sguardo stesso? Anche gli occhiali sono per lui un oggetto di osservazione. La guarigione della pressione e della de-pressione si può fare solo attraverso la comprensione che libera dall’abitudine di prendere per reale ciò che non lo è e che rischiara il mondo opaco delle proiezioni mentali e delle conseguenze che ne derivano.
Rendiamo dunque un omaggio alla gioia che si cela dietro al dispiacere e che s’irradia non appena quest’ultimo si spegne, come il sole che brilla non appena le nuvole si dileguano.

 

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