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La scuola di Summerhill

Un’esperienza educativa Rivoluzionaria

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- Prefazione di Erich Fromm
- Dal libro il Profeta di Kahlil Gibran
- Introduzione dell’autore


Prefazione di  Erich Fromm
Nel diciottesimo secolo i pensatori progressisti fecero circolare le idee di libertà, democrazia e autodeterminazione e, a cominciare dalla prima metà del novecento, queste idee cominciarono ad entrare in campo pedagogico. 
Il principio basilare sotteso al concetto di autodeterminazione è di sostituire la libertà all’autorità, di educare il fanciullo senza ricorrere alla forza facendo appello alla sua curiosità e ai suoi desideri istintivi interessandolo così al mondo che lo circonda.
Questo atteggiamento segnò l’inizio dell’educazione progressista e fu un importante passo in avanti nello sviluppo della
civiltà.
I risultati di questo nuovo metodo si rivelarono però deludenti. Nei confronti dell’educazione progressista, negli ultimi anni ha preso corpo un crescente processo di reazione. Oggi molte persone ritengono che la teoria stessa sia sbagliata e da togliere di mezzo. Sta così prendendo piede un movimento molto forte che sostiene la necessità di un’accentuazione della disciplina, e al limite, la reintroduzione delle punizioni corporali nell’ambito delle scuole di stato.
Forse il fattore più importante che ha reso possibile questo processo di reazione, è il notevole successo conseguito dai metodi educativi in uso nell’Unione Sovietica. Qui i vecchi metodi vengono applicati in pieno; e i risultati, per quanto riguarda la quantità di nozioni apprese, sembrano indicare il vantaggio di un ritorno ai vecchi metodi disciplinari a spese delle libertà del fanciullo.
E’ forse errata l’idea di educare secondo metodi non coercitivi? 
Ed anche se l’idea in sé è fosse sbagliata, come possiamo spiegarne il relativo fallimento?
Io sono convinta che l’idea di concedere libertà ai bambini non sia errata, ma che sia stata quasi sempre pervertita.
Per trattare con chiarezza l’argomento dobbiamo prima capire quale sia la natura della libertà; e per farlo dobbiamo distinguere fra autorità coercitiva ed autorità anonima.
L’autorità coercitiva è esercitata apertamente ed esplicitamente. Chi possiede l’autorità comanda senza ambiguità su chi gli è soggetto: “Devi fare questo. Se non lo fai, nei tuoi confronti verranno applicate certe sanzioni”. L’autorità anonima invece tende a celare l’uso della forza, sostenendo che non vi è alcuna autorità e che ogni cosa viene fatta con il consenso dell’individuo. Mentre una volta l’insegnante diceva all’allievo: “Tu devi fare questo. Altrimenti sarai punito”, oggi dice: “Sono certo che ti piacerà farlo”. In questo caso la vera sanzione non è la punizione corporale, ma l’espressione dispiaciuta dei genitori, o peggio ancora la convinzione di essere considerati estranei o di non agire come la maggioranza. Nel primo caso s’impiega la forza, nel secondo la manipolazione psichica.
Il passaggio da un’autorità coercitiva, in voga nel secolo scorso, all’autorità anonima del secolo attuale è dovuta alle necessità organizzative della società industriale moderna. L’accumulazione del capitale ha determinato la formazione di imprese giganti dirette da burocrazie organizzate gerarchicamente. Grandi masse di operai ed impiegati lavorano insieme, e ogni individuo è parte di una macchina produttiva organizzata in ogni dettaglio che per funzionare deve scorrere liscia e senza intralci. L’operaio è solo un ingranaggio della macchina. In una organizzazione di questo tipo l’individuo viene costantemente diretto e manipolato.
Anche la sfera dei consumi (nella quale l’individuo esprime la sua libera scelta) viene controllata, diretta e manipolata in maniera analoga. In ogni acquisto, si tratti di cibo, abiti, liquori, sigarette, si è sottoposti all’azione di un poderoso apparato di suggestione che agisce con due scopi: da una parte, far sorgere continuamente nuovi bisogni nell’individuo e dall’altra indirizzare questi bisogni nei canali che offrono all’industria i profitti più elevati.
L’uomo viene trasformato in consumatore, in un eterno lattante, il cui unico desiderio è di consumare una maggiore quantità di cose “migliori”.
Il nostro sistema economico deve creare individui che siano adeguati alle sue necessità; individui che cooperino senza difficoltà, che vogliano consumare sempre di più. Il nostro sistema deve produrre individui di gusti standardizzati, facilmente influenzabili e dai desideri facilmente prevedibili.
Il nostro sistema ha bisogno di individui che credano di essere liberi ed indipendenti, ma che, ciononostante, si comportino così come ci si aspetta che essi si comportino, uomini che si inseriscano senza attriti nella macchina sociale, che possano essere guidati senza forza, comandati senza capi, e indirizzati senza altra ambizione che non che non sia quella di fare le cose “come si deve”.
L’autorità non è scomparsa, né ha perso alcunché della sua forza, ma si è trasformata nell’autorità anonima della persuasione e della suggestione.
In altre parole per adattarsi l’uomo moderno ha bisogno di illudersi che tutto venga fatto con il suo consenso e di non rendersi conto di come il consenso gli venga strappato con un sottile processo di manipolazione. Il consenso gli viene estorto a livello inconscio, dietro le sue spalle.


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