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Sul vivere e sul morire

Di Jiddu Krishnamurti

Da  "Sul vivere e sul morire"  - Casa Editrice Astrolabio

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- Madras, 9 dicembre 1959
È possibile vivere con un senso di armonia, di bellezza e di soddisfazione interminabile? Forse "soddisfazione" non è il termine adatto, perché la soddisfazione comporta sempre frustrazione; forse è meglio formularlo in questi termini: è possibile mantenere continuamente un modo di essere e di agire in cui non ci sia né sofferenza, né pentimento né motivo di rimorso?
Se una condizione del genere esiste , come possiamo raggiungerla?
Ovviamente non è possibile coltivarla. Non possiamo imporci di essere armoniosi, non avrebbe alcun senso. Supporre che si debba controllare se stessi al fine di raggiungere una condizione di armonia corrisponde a un modo di ragionare immaturo. Lo stato di completa integrazione, di azione totale, può essere realizzato soltanto quando non lo si cerca, quando la mente non si sta sforzando di seguire un determinato schema di vita.
Generalmente non ci pensiamo a sufficienza. In ogni attività quotidiana la cosa che più ci preoccupa è il tempo, perché è il tempo che ci permette di dimenticare. E il tempo che rimargina le nostre ferite, almeno temporaneamente, ed è il tempo che dissipa l'angoscia e le frustrazioni. Intrappolati nel processo del tempo, come potremo mai raggiungere quella condizione straordinaria in cui non c'è contraddizione, in cui ogni singolo movimento della vita è azione integrata, in cui la vita quotidiana è realtà?
Se ci ponessimo seriamente tale problema, penso che potremo davvero mantenerci in comunione reciproca mentre cerchiamo di chiarire il quesito; tuttavia , se ci limitiamo ad ascoltare le parole, non riusciremo a stabilire un contatto veramente profondo.
Siamo in comunione reciproca solo se si tratta di un problema che tocca entrambi.
A quel punto non è più soltanto un mio problema che io cerco di imporre a voi o che voi state cercando di interpretare in base al vostro credo e alle vostre idiosincrasie .
É un problema umano, un problema universale, e se ciò sarà assolutamente chiaro per ognuno di noi, sarà proprio ciò che stiamo dicendo e che stiamo pensando e sentendo che ci permetterà di giungere a una condizione di comunione , ed insieme potremo andare molto a fondo.
Qual è dunque il problema? Ovviamente il problema è che dobbiamo produrre un cambiamento incredibile, non solo a livello superficiale, nelle nostre attività esteriori, ma anche internamente , nel profondo.
Dobbiamo dar vita a una rivoluzione interiore tale da trasformare il nostro modo di pensare sino a generare uno stile di vita che sia di per se stesso azione totale.
Perché non riusciamo a promuovere una rivoluzione del genere?
Per come la vedo io è questo il nocciolo della questione.
Cerchiamo dunque di penetrare profondamente in noi stessi in modo da giungere alla radice del problema.
Mi pare che la radice sia proprio la paura.
Vi invito a osservare i vostri sentimenti evitando di considerarmi semplicemente un oratore che si rivolge al pubblico.
Voglio affrontare la questione con voi perché, se la esploriamo insieme e riusciamo a comprendere una parte della verità, da tale comprensione si produrrà un'azione che non sarà né mia né vostra, e le opinioni, che rappresentano il nostro eterno campo di battaglia, cesseranno di esistere.
Credo che ci sia una paura fondamentale che deve essere scoperta, una paura assai più profonda di quella di perdere il proprio lavoro, o della paura di sbagliare, oppure della paura dovuta a un'insicurezza interiore o esteriore.
Tuttavia, per poter raggiungere il cuore del problema, dobbiamo partire dalle paure che già conosciamo, le paure di cui tutti noi siamo ben coscienti.
Non c'è bisogno che vi dica di cosa si tratta, perché ognuno di noi può osservarle in sé: la paura dell'opinione pubblica; la paura di perdere il figlio, la moglie o il marito per via di quella triste esperienza che chiamiamo
morte; la paura della malattia e della solitudine; la paura dell'insuccesso o di non potersi realizzare; la paura di non riuscire ad ottenere la conoscenza della verità, di dio, del paradiso, eccetera.
L' uomo selvaggio deve affrontare poche e semplici paure, mentre noi siamo vittime di innumerevoli paure la cui complessità aumenta man mano che diventiamo sempre più "civilizzati".
Ora, cos'è la paura? L'avete mai sperimentata realmente?
Potremmo perdere il lavoro, non avere successo, oppure il nostro vicino potrebbe dire qualcosa di spiacevole su di noi ; inoltre la morte è sempre in agguato dietro l'angolo.
Tutto ciò genera paura, alla quale cerchiamo di sfuggire tramite lo yoga, tramite la lettura, credendo in dio, divertendoci in vari modi, e via dicendo.


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