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La Spiritualitą e le Spiritualitą

La Spiritualità e le Spiritualità

di Angelo Cannata Indice articoli

 

Spiritualitą della musica

Marzo 2018

 

Nell’articolo n. 2, Spiritualità della parola, ho indicato il testo e le parole come luogo importante, oltre alle persone, in cui vivere esperienze di spiritualità. Ho anche lasciato intendere che, comunque, la parola non è essa stessa, tale e quale, spiritualità: la spiritualità, la nostra interiorità, è comunque oltre la parola, possiamo anche dire oltre tutto ciò che riusciamo a pensare con troppa chiarezza. Ora, nei confronti della parola, il suono, la musica, ha il vantaggio di distrarre di meno la mente verso il pensare definito, verso il ragionare, il riflettere. D’altra parte, da sempre gli esseri umani di tutti i luoghi e tutti i tempi hanno mostrato apprezzamento per la musica come luogo privilegiato di esperienza spirituale: ogni religione, ad esempio, ha le proprie tradizioni musicali, ma anche il fatto che un cantante rock venga considerato oggetto pressoché di culto ci dice molto sulla capacità della musica di muovere le corde più intime del nostro cuore e della nostra mente.
Come lasciavo intendere, la musica ha il vantaggio di non impelagarsi in discussioni filosofiche, critiche, sulla coerenza o meno delle dottrine religiose; un brano musicale può trascinarci alla spiritualità con maggiore potenza di un intero sistema di pensiero. Questo permette alla musica di essere uno strumento di spiritualità trasversale, cioè di scambio delle sensibilità anche attraverso spiritualità e religioni che invece, riguardo alle dottrine e alle filosofie, cadrebbero facilmente in dibattiti e polemiche: anche un ateo può apprezzare senza difficoltà un Messa di Mozart o un canto musulmano, così come un credente di qualsiasi religione può trovarsi in sintonia con uno scettico a proposito, ad esempio, della passione per il blues o il per il jazz.
Fin qui però stiamo soltanto prendendo atto di ciò che la musica in sé è capace di essere. Per chi voglia seguire con impegno un cammino di crescita nella spiritualità, la musica è più di sé stessa, è altro ancora, perché viene confrontata con il senso da dare alla propria vita. È possibile evidenziare una differenza tra chi ascolta o suona un brano solo per passione verso la musica e chi invece lo fa all’interno di un camminare spirituale. Nel secondo caso, l’esperienza di ascolto o interpretazione di quel brano viene vissuta come parte di un cammino di crescita spirituale consapevolmente progettato. Infatti, sebbene tutto possa essere spiritualità, in questa rubrica io intendo mettere in evidenza la spiritualità vissuta come progettazione consapevole, fatta anche a tavolino con carta e penna, oltre ad avere anche i suoi spazi di spontaneità.
In conseguenza di questa visione, si apre per il camminante nello spirito la possibilità di progettarsi degli itinerari di crescita musicale. Lo scopo non sarà diventare musicisti, sebbene non sia escluso, ma, all’interno di un orizzonte specificamente dedicato alla spiritualità, sarà piuttosto quello di crescere nel meglio di ciò che l’umanità ha saputo creare e una componente essenziale di questo meglio è senz’altro la musica.
Andando più al concreto, ciò significa che chi voglia percorrere un cammino di crescita spirituale farà bene a mettersi a tavolino, prendere carta e penna e progettare i propri ascolti musicali. I criteri per questo progetto potrebbero essere tanti: anche la scuola tenta di darci una formazione musicale; un criterio che io consiglio è quello di provare a individuare il meglio della musica mondiale e cercare di conoscerlo. Esistono liste dei migliori capolavori mondiali, una ho provato a stenderla io stesso combinando criteri diversi e adoperando diverse fonti; sono liste senz’altro discutibili, ma hanno una loro validità per lo sforzo che rappresentano: sono un invito a percorrere dei cammini di ascolti musicali, piuttosto che sprecare tempo della nostra vita in ascolti passivi che non ci formano, non ci danno crescite.
Credo che vivremmo in un mondo migliore se nell’umanità fosse più diffusa una cultura musicale ben curata, fatta anche di critica musicale, ma soprattutto di godimento della musica vissuto come gestione di un desiderio di crescere attraverso il meglio di essa che l’umanità è riuscita a creare; autoeducazione all’ascolto, nello specifico ascolto di un microuniverso che ci dà esperienza dell’infinito.

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   Angelo Cannata

 

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