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La Spiritualità e le Spiritualità

La Spiritualità e le Spiritualità

di Angelo Cannata Indice articoli

 

Spiritualità della parola

Novembre 2017

 

Con l’articolo scorso di presentazione ho cercato di orientare verso una base pratica di partenza per chi voglia percorrere un cammino di spiritualità che sia serio, critico, in dialogo con il meglio della cultura che ci riesce di conoscere: origine primaria della spiritualità sono le persone e il silenzio. Con questo intendo rispecchiare anche quanto è possibile riscontrare nelle più grandi spiritualità particolari diffuse nel mondo: sia una qualsiasi spiritualità di credenti che una di atei mostrano di avere in comune questo: un’attenzione fondamentale verso la persona umana e il silenzio.

Una successiva attenzione pratica che possiamo riscontrare nelle spiritualità è quella verso la parola: essa non è semplicemente uno strumento per comunicare, ma anche un formidabile veicolo di vita interiore, umanità, arte, storia, emozioni. Possiamo riscontrare questo non solo in tre grandi religioni che, tra l’altro, sono religioni della Parola, mi riferisco all’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam, ma anche in tutta la storia della cultura umana; basti pensare che distinguiamo tra storia e preistoria proprio in riferimento alla possibilità archeologica di rintracciare parole, testi scritti.

La parola, considerata nel contesto della spiritualità che ho delineato nell’articolo di Presentazione, viene ad essere come un contenitore vivo, in grado di ri-suscitare dei modi di presenza: quando leggo una lettera, è come se l’autore venisse magicamente evocato accanto a me a parlarmi; in questo senso è possibile avere un contatto emozionale anche con persone che non ci sono più da secoli o millenni. La questione diventa particolarmente intrigante se cominciamo a pensare che quella persona, lontana nei secoli e nei chilometri, che ci fa entrare nel cuore le sue emozioni più intime attraverso la sua lettera che ci è pervenuta, possiamo essere noi stessi. In altri termini, la parola non solo ha il potere di mettere in comunicazione due persone anche lontanissime tra loro nel tempo e nello spazio, ma si dimostra anche rivelatrice, è uno scrigno che può far scoprire esperienze inaspettate: attraverso una mia stessa parola, scritta nel mio diario, una volta che io sia tornato a rifletterci, può anche accadere che mi accorga di quanto lontano sono da me stesso, quante emozioni ci sono in me di cui io stesso non mi accorgo, ma che una lettura attenta delle mie stesse parole è in grado di rivelarmi.

Ora, non tutti abbiamo le stesse capacità di tirar fuori da una parola l’universo che essa contiene, anzi, proprio nessuno ha queste capacità in maniera adeguata: ogni specialista è in grado di evidenziare in una parola aspetti che completano e arricchiscono ciò che altri specialisti sono riusciti a scoprire. Noi qui, da un punto di vista di attenzione al pratico, cercheremo di osservare soltanto uno specifico aspetto. Si tratta del fatto che la parola è in grado di portare con sé anche il suo opposto, cioè silenzio. Affinché però questo riesca ad emergere, sarà necessaria un’operazione simile a quella descritta nell’articolo precedente: così come avevo detto che, dopo essere stati con qualcuno, sarà il caso di aggiungere un secondo momento di solitudine e silenzio, allo stesso modo, affinché da una parola sia possibile trarre non solo i contenuti espliciti, ma anche il silenzio che essa veicola e può farci sperimentare, sarà necessario anche in questo caso appartarsi ed ascoltare quella parola durante un momento che sia di silenzio. Si capisce che in questo modo ho lasciato intendere un altro esercizio pratico che chiunque può provare a sperimentare da sé: scegliere un qualsiasi testo breve, adatto, e provare a meditarlo con queste consapevolezze.

In conclusione faccio notare che la nostra epoca si dimostra alquanto nemica di questo tipo di attenzione alla parola, specialmente come portatrice di silenzio: se pensiamo ai social network, gli smartphone che ormai vedo usare anche mentre si va in bicicletta, le mode che cercano di far apparire figo chi parla con ritmo veloce, incalzante, e quindi senza aver concesso tempi di riflessione né a sé stesso, né a chi ascolta, la caduta delle ideologie che è stata sfruttata per propagandare modi di comunicare impoveriti e a singhiozzo, fatti di tweet ed sms, quindi senza il filo di un discorso prolungato, armonico e calmo, in grado di far gustare delle profondità, bisogna proprio prendere atto che oggi un complotto contro la profondità, la grandezza e la silenziosità della parola, se anche non è consapevolmente voluto, è comunque posto in essere. La conseguenza è che oggi chi intenda intraprendere un cammino serio di spiritualità dovrà farlo sapendo di percorrere una strada che, almeno in partenza, gli potrà risultare in salita, arida, perfino irta di spine. Non bisogna però scoraggiarsi: nella storia dell’umanità tante sensibilità hanno dimostrato di riuscire a farsi strada nelle condizioni più avverse ed è possibile assaporare l’orgoglio di aver portato avanti cammini che aiutano alla crescita di tutti.

Clicca qui per il video di approfondimento di quest’articolo.

 

   Angelo Cannata

 

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