Piccola proposta di una nuova teologia

Aperto da Luther Blissett, 24 Ottobre 2025, 02:00:00 AM

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iano

#240
Insomma, possiamo temere l'eternità o il suo contrario, ma solo perchè abbiamo posto fede in una teoria e/o teologia che le affermi, o anche solo perchè ponendo fede in ciò che ci appare, non possiamo non constare che la vita individuale ha una fine.
Basta togliere però alla vita il carattere di individualità, perchè la prova di una sua fine venga  a mancare.
E' poi paradossale constatare come questa potenziale eternità della vita si basi  sulla diversificazione che le individualità gli garantiscono.
Se questa diversificazione non fosse necessaria, basterebbe, per dirsi che vi è vita, che vi sia un solo individuo che si senta vivo, e il candidato sembra essere il nostro dio minore, che poi sente però la necessità di riprodurre questa diversità in modo surrogato.
La tua teologia sembra voler essere una difesa della individualità, costi quel che costi, anche una eterna noia, alla quale ci suggerisce poi come fare a fuggire.

Però a me pare che l'antidoto ad ogni paura resti la consapevolezza di non sapere,  almeno nella misura i cui da questo sapere possiamo derivare le nostre paure.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Luther Blissett

Quando in questi ultimi anni mi è venuta l'esigenza di elaborare una teologia razionale, di primo acchito a balenarmi in mente non è stato un germe di quel che ha poi finito per chiamarsi teolismo. 
Ma alla mia mente si ripresentò il ricordo vivido delle intense esperienze meditative che avevo provato tanti anni prima con alcuni esercizi superiori del training autogeno, esperienze che dovetti bruscamente interrompere per il rischio di incorrere in nuovi arresti cardiaci.  Grazie al ricordo forte di quelle esperienze , per un po' mi misi  a riconsiderarle alla luce della mia nuova disposizione d'animo.
La possibile nuova teologia che poteva nascere da quel ricordo esperienziale l'avrei definita appartenente alla categoria delle "teologie delle Città Celesti".  Quelle intensissime esperienze non  potrei  mai sottovalutarle, e se ho poi deciso di non ritornarci su per provare a elaborarci sopra un mio costrutto teologico, è stato perché  mi son  dovuto rendere conto che sviluppare una teologia appartenente a quella categoria si sarebbe rivelato del tutto inattuale.
Detto in altri termini, tale tipo di teologie presuppone che negli universi materiali possano evolvere specie viventi formanti civiltà superiori in grado nel loro estremo sviluppo di proiettare se stesse al di fuori degli universi materiali, riuscendo quindi a sganciarsi dai limiti imposti dalle leggi di Natura.  In altre parole, l'ipotesi che esistano civiltà di tale tipo, consentirebbe di definirle, come già si è detto, "fabbriche degli Déi".
Ma perché non mi son sentito di portare troppo avanti questo discorso? La mia intenzione era di costruire una teologia non soltanto razionale ma anche in grado, almeno in teoria, di proporre qualche piccola prova sperimentale di riscontro.  La mia decisione di provare a sviluppare l'idea che poi si è concretizzata nell'ipotesi teolistica è che quest'ultima poteva in qualche modo offrire degli spunti sperimentali, come appunto ad esempio il test che ho chiamato di Escher –Abbott, reperibile nel post #195  a pag.14 di questo thread.
Il fatto che ho poi voluto portare avanti specificamente il discorso del teolismo non vuole escludere affatto che si possano concepire altre vie concorrenti ma insieme anche convergenti verso uno scopo analogo a quello teolistico.
Il presupposto razionale che permette questa pluralità di percorsi, ovvero da una parte l'ipotesi teolistica , e dall'altra  l'ipotesi delle "Città  Celesti"è che "per  conseguire il risultato di  divenire entità dalle prerogative divine  è necessario e sufficiente riuscire a tirarsi fuori dal mondo materiale".
Per mondo materiale si intende ovviamente quel che il teolismo ha stabilito di chiamare Esso.
Il lessico teolistico arriva a dare un altro nome anche alle Scienze, nel loro insieme le chiama "essologia", nome che può sembrare avere un intento scherzoso, ma mica tanto. Più volte si era  detto che di Esso non dovremmo troppo angustiarci, ma  poi di continuo Esso viene citato in ballo fin troppo. Qualcuno può interpretare ciò come contraddittorio, ma invece non è così, poiché le teologie razionali (quali  appunto sono sia l'ipotesi  teolistica che quella delle Città Celesti) individuano proprio nelle Scienze il metodo prioritario e privilegiato per  procedere.
Queste teologie, per potersi attuare in effettiva pratica futura, non richiedono "preghiere", riti penitenziali o altre routine irrazionali, ma richiedono il tentare nei limiti del possibile  di adottare metodi scientifici.    I sogni e le meditazioni possono dare spunti interessanti, ma deve prevalere alla fine un discorso che tenga conto di ciò che ci dicono le Scienze, ovvero appunto l'essologia, per cui, se veramente vogliamo emanciparci dalle crudeli leggi della Natura, Esso dobbiamo sviscerarlo per studiarlo fino in fondo ai suoi abissi.
 
Data la mia inclinazione alla prolissità, per fluidificare il mio dire mi avvalgo di una citazione che mi torna utile in questo snodo del discorso. Non citerò un prestigioso testo accademico, ma semplicemente una paginetta, scientificamente perfetta e anche dal sapore profetico,  dedicata agli studentelli di scuola media, tratta dal "Libro dei Perché".
Noterete quanto sapere essologico può avvertirsi in questa paginetta:
"Perché la stazione eretta ha avvantaggiato l'uomo rispetto agli altri animali?
Mentre il funzionamento degli organi come polmoni, cuore, fegato è simile in tutti gli animali superiori, l'associazione del sistema osseo  e di quello muscolare riservata all'uomo è assolutamente peculiare; circa otto milioni di anni fa, gli permise di assumere la stazione eretta e di svilupparsi fino a diventare il dominatore del pianeta.
Un primo vantaggio di tale conquista fu dato dal fatto che a differenza di un quadrupede, costretto a tenere la testa quasi a livello del suolo e quindi a guardare prevalentemente in basso, il bipede teneva la testa alta e il suo sguardo poteva abbracciare l'orizzonte.
Ciò gli consentì una visione più ampia e la possibilità di valutare e classificare le immagini. 
Un altro vantaggio fu che le membra superiori, non essendo più impiegate per appoggiarsi sul suolo, rimanevano libere.  Le mani non solo potevano servire per toccare altri individui a scopo di socializzazione, ma si dimostrarono adatte ad afferrare e a trasportare gli oggetti, in particolare quelle riserve di cibo che costituivano la sopravvivenza dei gruppi familiari.
Diventarono strumenti per tastare, per ottenere una conoscenza tattile delle cose e quindi per riprodurle: un'attività che, valendosi della collaborazione dell'occhio, stimolò le funzioni cerebrali, contribuendo allo sviluppo dell'intelligenza dell'uomo."
 
Ecco, Esso, qui si fa notare,  ha consentito di "liberare le mani all'Uomo",rendendolo "faber", capace di modificare l'assetto delle cose del mondo, capace di porre i fondamenti di una futura civiltà.
Lo sguardo verso l'alto  reso possibile dall'acquisizione del bipedismo, unito alla facoltà di manipolare il mondo, sono i remoti presupposti del formarsi futuro di una coscienza cosmica.
Una futura civiltà che, se saprà sopravvivere a infinite avversità, potrà arrivare perfino a realizzare ciò che auspicano le teologie delle Città Celesti.
Probabilmente, quelle civiltà così fortunate non le avranno nemmeno mai chiamate teologie, eppure potranno  trovarsi a realizzarle sul serio.
Alle teologie delle Città Celesti ho dedicato una minore attenzione  (ne parlo maggiormente nel thread dedicato alla scala di Kardashëv) per l'ovvia ragione che noi umani del nostro tempo su tale argomento non possiamo farci niente.  Possiamo solo limitarci a sperare che esistano effettivamente, e nel caso improbabile che esistesse davvero soltanto  la nostra civiltà, possiamo sperare che nel remoto futuro sia proprio la nostra civiltà a divenire superiore e quindi a realizzare l'intento di quelle teologie.
Per farsi un'idea di quanta sfacciata fortuna occorrerà  ai nostri pronipoti, è sufficiente pensare  che ad esempio basterebbe a fermarli l'esplosione sempre possibile di  una stella supernova non tanto distante da noi.
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