Il dialetto: che cos'è secondo voi?

Aperto da Aspirante Filosofo58, 24 Novembre 2025, 10:52:48 AM

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Alexander

Io sono di madre lingua dialettale. A scuola ho imparato l'italiano. Mi è molto piacevole parlare ancora in dialetto quando trovo qualcuno che lo parla come me. C'è qualcosa di liberatorio quasi. Ci sono vocaboli che esistono solo in quel dialetto e che non hanno vera corrispondenza in italiano. C'è quindi una possibilità di comunicare più naturale e profonda, quasi più "istintiva", direi. 
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Aspirante Filosofo58

Citazione di: Claudia K il Oggi alle 00:25:26 AMMi hai fatto riflettere che non ho mai riflettuto sulla questione; probabilmente perchè non ho mai parlato alcun dialetto e non posso dire di conoscerne davvero neanche uno (ciò non per snobismo ma sol perchè già i miei nonni, sia materni che paterni, venivano da Regioni italiane talmente diverse e distanti che non avrebbero comunicato neanche all'interno dlele rispettive coppie, se non si fossero espressi in italiano).
Infatti mi è abbastanza agevole parlare di "accenti dialettali" , piuttosto che di dialetti.
E questo mi fa dire, scherzosamente e  con un pizzico di invidia che...<parli bene tu, che conosci un dialetto che ha il suo garbo e la sua musicalità> (a me piace moltissimo l'accento Lombardo come quello Emiliano Romagnolo), ma - in tutta franchezza e omettendo esempi antipatici - trovo personalmente che ci siano alcuni dialetti italiani in cui il tono e l'accento mi risultano devastantemente anti-fonetici. 
Senza scomodare, indegnamente da parte mia, la poetica carmelobeneana, è un fatto che voce e suono e tono abbiano uno spessore che vive di vita propria e creatrice, anche a prescindere dal contenuto linguistico che veicolano.
E in qualche dialetto...trovo che il risultato finale sia...diciamo cacofonico.

Tornando al dialetto in senso proprio e alla tua domanda: io credo non sia da dimenticare che i dialetti sono stati storicamente "superati"  per l'esigenza concreta di permettere alla popolazione italiana dalle mille etnìe di poter comunicare. E trovo stupendo che questo sia avvenuto sotto l'egida della bella e complessa Lingua Italiana.
Pensa che disastro se...da Pirandello a Manzoni o da Leopardi a Pascoli...ciascuno avesse scritto nel proprio dialetto-lingua. Pensa quanta ricchezza comune non sarebbe tale!
E neanche mi sembra che i dialetti siano minacciati dalle immigrazioni ; in realtà e fino a prova contraria, e ad eccezione (forse) dei cosiddetti  "mediatori culturali", nessun italiano mi risulta impegnato nel decodificare il linguaggio dell'immigrato, ed è da questi che ci si attende che comprenda l'italiano. Che poi...a seconda della "mediazione culturale" che hanno incrociato e della loro conquistata stanzialità in Italia...non di rado accade che l'immigrato acquisisca  l'accento e addirittura la sintassi del dialetto tipico della zona in cui si è stanzializzato. 

E infine, almeno a titolo personale, non sono una nostalgica "a priori" di quel che fu.
Penso abbia gran senso conservare gelosamente quel che ha un valore e in ogni caso conservare la sua memoria storica, ma che abbia altrettanto gran senso liberarsi di ciò che ne ha meno, fermo restando l'ovvio valore culturale...quando c'è.
Applicato ai dialetti : mi inchino incondizionatamente al conservare la memoria della loro esistenza.  Ma quanto al praticarli per tenerli vivi...sarà un limite mio...ma non è solo che non ne senta l'esigenza (nè potrei sentirla per quanto già detto), bensì è proprio che in chiave social-relazionale ne percepisco solo il disvalore, che è lo stesso  di tutto ciò che è divisivo.
Secondo me, in natura tutto è neutro e ogni realtà diventa inclusiva o divisiva a seconda dell'uso che ne fa l'individuo. Saper parlare un dialetto non significa affatto dimenticarsi della lingua italiana, ma, semmai, poter utilizzare l'espressione più adatta al momento, al luogo, alle persone con cui si interagisce. Ho già scritto che io sono nato e  vivo in Brianza, ma le mie origini sono polesane? Nella seconda metà degli  anni '50 del secolo scorso, uno  dei fratelli di mio papà si trasferì dal Polesine, dove abitava con i suoi genitori, le sorelle e i fratelli non ancora sposati, in Brianza. Il risultato espressivo (che mi divertiva all'epoca) fu un misto di italiano/dialetto polesano/dialetto brianzolo. Per me non era difficile capire che cosa stesse dicendo mio zio. 
Quindi, in tal senso non credo che il dialetto sia divisivo.

Altro punto: io considero la lingua italiana, la migliore del mondo e temo che internet e la globalizzazione,  la stiano uccidendo. In pratica: la globalizzazione sta distruggendo sia i dialetti che la nostra lingua! Durante il periodo scolastico, mi piaceva cercare dei sinonimi per evitare le ripetizioni di vocaboli triti e ritriti, perché per me saper parlare e scrivere in italiano è sempre stato molto importante. Tuttavia, considero il sapere parlare in questo o quel dialetto, un qualcosa in più, se ciò può mettere a proprio agio l'interlocutore.

Infine, per curiosità ho provato a chiedere un parere all'Intelligenza artificiale. Ecco la domanda e la risposta: La globalizzazione linguistica può uccidere la lingua italiana e i dialetti?
La globalizzazione linguistica rappresenta una sfida complessa per molte lingue e varietà linguistiche, incluso l'italiano e i suoi dialetti. Tuttavia, parlare di una "morte" definitiva della lingua italiana o dei dialetti richiede una riflessione più sfumata.
Ecco alcuni punti chiave per comprendere il fenomeno:
1. Globalizzazione e diffusione dell'inglese
  • L'inglese è diventato una sorta di lingua franca globale, soprattutto nei settori della scienza, tecnologia, economia e cultura popolare.
  • Questo porta a una maggiore esposizione all'inglese, soprattutto tra i giovani, che possono preferirlo per motivi pratici o sociali.
  • In alcuni contesti, questo può ridurre l'uso quotidiano dell'italiano, specialmente in ambiti professionali o accademici.
2. L'italiano come lingua nazionale e culturale
  • L'italiano è la lingua ufficiale e veicolare in Italia, con una forte presenza nelle istituzioni, media, scuola e letteratura.
  • La globalizzazione può influenzare certi aspetti dell'italiano (prestiti linguistici, neologismi), ma difficilmente ne compromette la sopravvivenza come lingua nazionale.
  • La lingua italiana si evolve, integrando elementi stranieri senza perdere la sua identità fondamentale.
3. I dialetti e la loro fragilità
  • I dialetti italiani, che rappresentano una ricchezza culturale e storica, sono più vulnerabili rispetto all'italiano standard.
  • La globalizzazione, unita all'urbanizzazione e all'istruzione in italiano, ha portato a un progressivo abbandono dei dialetti, soprattutto tra le nuove generazioni.
  • Questo fenomeno è accentuato dalla percezione sociale dei dialetti come "lingue meno prestigiose" o "arcaiche".
  • Tuttavia, in molte comunità c'è un rinnovato interesse per la tutela e la valorizzazione dei dialetti, anche come strumento di identità locale e patrimonio culturale.
4. Tecnologia e media come doppio filo
  • Internet, social media e piattaforme digitali possono favorire la diffusione dell'inglese, ma anche la valorizzazione delle lingue locali.
  • Esistono iniziative digitali per promuovere e conservare dialetti e lingue minoritarie, creando comunità virtuali e contenuti culturali.
5. Possibili scenari futuri
  • L'italiano continuerà probabilmente a coesistere con l'inglese, adattandosi e arricchendosi.
  • I dialetti rischiano di ridursi come uso quotidiano, ma potrebbero sopravvivere come elementi culturali e identitari, anche grazie a politiche di tutela e sensibilizzazione.
  • La globalizzazione può essere vista come un'opportunità per rafforzare il valore delle lingue locali, se accompagnata da consapevolezza e azioni concrete.
In sintesi:
La globalizzazione linguistica non ucciderà l'italiano, ma lo trasformerà. I dialetti, invece, sono più a rischio, ma non necessariamente destinati a sparire del tutto. La chiave sta nella valorizzazione consapevole e nella promozione attiva delle lingue come patrimonio vivo e dinamico.
 
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La teoria della reincarnazione mi ha dato e mi dà risposte che altre teorie, fedi o religioni non possono, non sanno o non vogliono darmi. Grazie alle risposte ottenute dalla reincarnazione oggi sono sereno e sono sulla mia strada che porterà a casa mia!

Claudia K

Citazione di: Aspirante Filosofo58 il Oggi alle 10:41:26 AMnon credo che il dialetto sia divisivo
Intendevo dire che il dialetto, proprio perchè lingua comune ai membri di una data comunità ristretta, inevitabilmente "divide" rispetto alle comunità che hanno altra lingua.
Senza volere ne ho già portato l'esempio quando parlavo dei miei nonni: nella coppia dei nonni paterni, lei era dell'ultimo miglio di Valle Spluga e lui era salernitano. Se ciascuno avesse parlato soltanto il proprio dialetto...sarebbe stata impossibile qualunque relazione tra loro (incidentalmente: io sono tornata varie volte in Valle Spluga e benchè normalmente riesca ad orientarmi benino nella decodifica dei vari dialetti...garantisco che sentir parlare due locandiere (madre e figlia)  nel dialetto stretto di Campodolcino mi è risultato totalmente intraducibile, esattamente come se udissi una conversazione tra svedesi). 

Per converso è chiaro che, per le stesse ragioni, il dialetto appaghi un potente senso di appartenenza identitaria. 
Il che vale anche per la lingua nazionale, tant'è che andando all'estero ci scalda il cuore sentir parlare un italiano che non abbiamo mai visto prima. 

Altri aspetti che non mi inducono a tentazioni nostalgiche nei confronti dei dialetti: 
1) come tutte le lingue, anche i dialetti sono frutto di commistioni e contaminazioni determinatesi nel tempo per l'incontro o lo scontro/dominazione  di popoli e tribù. Per cui trovo un po' illusorio considerare i dialetti come patrimonio che si  è fedelmente preservato nel tempo così come lo conosciamo oggi; e soprattutto (non da poco)
2) essendo le lingue (e i dialetti) figli del loro tempo, va da sè che i dialetti (in spontaneo disuso a far data dalla ultracentenaria scolarizzazione di massa) addirittura manchino di tanti vocaboli. Esempino vero : giovane donna dell'entroterra del Centro Italia, lavoratrice dipendente da almeno 15 anni, e avvezza molto più al suo dialetto che alla lingua italiana, mi chiede un parere professionale circa il suo percorso lavorativo per nulla lineare; chiedo "quando sei stata inserita in organico?" ...e nel 2025... mi guarda smarrita e poi mi chiede "ma che è l'organico?"... 
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Daniela Moscardini

Per me è molto difficile usare il forum. Detto ciò, trovo che il dialetto, il mio è mescolato piemontese e lombardo, sia un'ulteriore lingua da imparare e da parlare. Non penso che la globalizzazione sia importante. La lingua, come la vita, si evolve e, secondo me, ognuno può imparare sia italiano sia dialetto. Mantenere pura la parlata è impossibile visto che, a distanza - a volte - di pochi chilometri, cambiano i significati.. Mi piacerebbe avere la padronanza di un dialetto ma, a me, non è concesso per mille ragioni non ultima il venire da genitori misti, così mi accontento facendo confronti tra i linguaggi e lasciando libero ognuno di fare le proprie scelte...linguistiche! Saluti a tutti!
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