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Il lato oscuro

Aperto da Alberto Knox, 01 Gennaio 2026, 12:52:19 PM

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Alberto Knox

Celebre è la storiella del lupo bianco e del lupo nero qui presenta da poco dal topic di Aspirantefilosofo58.

Allora mi sono sorte due domande :
Come si fa a domare un lupo se non lo si conosce? 
esiste veramente un lato oscuro e uno bianco nell animo umano?( evvero esiste  davvero questo dualismo?)

Gran parte della cultura occidentale vive in una specie di schizzofrenia che tende a separare ciò che è bello, giusto , positivo da ciò che è considerato immorale, riprovevole , negativo. Dio e il diavolo sono due realtà speculari ma separate. In Oriente, al contrario, il buio e la luce  (lupo nero/lupo bianco) sono complementari, si fondono ongnono contenente una piccola parte dell altro. Il male esiste come indispensabile parte del bene.
Al dualismo occidentale si contrappone la dialettica orientale. E bisogna dire che l 'immagine dell uomo affermatasi in oriente è più corrispondente alla realtà . 
Gli psicoanalisti sondano il nostro inconscio scoperendo mostri che si credevano esistinti nonostante tutti  gli sforzi atti a  reprimerli.
la neurochirurgia rivela che possediamo tre distinti cervelli e che , in sostanza, i nostri antenati rettili continuano a coabitare dentro di noi , la moderna etologia riafferma il valore degli istinti aggressivi e la loro funzione determinante per l equilibrio psichico e per quello sociale. Il lato oscuro dunque esiste ed è in ognuno di noi in perenne agguato.
La risposta occidentale a tale constatazione è consona a tutta la sua cultura; l aggressicvità, la violenza , la pulsione verso la morte vanno represse , negate , esorcizzate. Ma in questo modo l uomo finisce col convivere con un altro se stesso che non conosce e che , di conseguenza, non sa e non può dominare. il fatto è che non c'è nessun lupo nero che muore di fame lasciando in vita solo quello bianco. Quando il lato oscuro decide di emergere, a dispetto di tutto e di tutti , lo fa. 
E lo fa , quindi , in modo indomabile. Ciò che la cronaca nera chiama "raptus omicida" , improvvisa ed inspiegabile crisi di pazzia , è spesso il fuminio manifestarsi della nostra parte nera. Ma la causa di questo è propio il modo di pensare che vede il bianco nettamente separato dal nero , che facilita il completo abbandono , repentino, al lato oscuro. è dalla grande devozione al bene assoluto che nascono gli orrori e i sadismi dell inquisizione. Sono questi cittadini integerrimi che si trasformano in giustizieri della notte . è la mancanza di capacità d essere semplicemente uomini, con le propie nobiltà d animo e le propie bassezze che crea i fanatici di ogni tipo. Dal mistico assassino di prostitute al tifoso di calcio violento. 
Un tempo le arti marziali servivano prima di tutto a questo , essere un praticante di arti marziali significava, in primo luogo, sondare ogni aspetto della propia piu intima essenza , misurare i limiti delle propie capacità, scandagliare la profondità delle propie paure , lasciando emergere dall inconscio tutta la nobiltà di cui si era capaci e tutta la violenza che vi stava sepolta. Scoprendo a poco a poco i propri aspetti più oscuri e meno accettabili si apprendeva a non averna paura e nel contempo a non subirne il fascino . In questo modo il praticante di arti marziali può , in un certo senso, guardare la Tigre negli occhi. E sorriderle. 
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Noli foras ire , in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Alberto Knox

#1
Sì ma mi rendo perfettamente conto che quel che detto fin qui non basta. Come bisgona agire dunque nelle varie situazione e nelle innumerevoli circostanze più diverse? a tal proposito tenterò di discutere riguardo a tre domande:

_esiste un pudore naturale?
_esiste un etica naturale e universale a cui fare riferimento?
_il vero sapere porta al giusto agire?

Con pudore , si intende il senso umano della vergogna, ad esempio, nel mostrarsi nudi. Ma è davvero naturale vergognarsi? affermare che qualcosa sia naturale equivale a dire che vale per tutti gli esseri umani. Però in alcune parti del mondo era perfettamente naturale girare nudi. é quindi la società a stabilire cosa è permesso e ciò che non lo è?
Per rispondere a tale dilemma è necessario tornare indietro fino ai sofisti di Atene ed è necessario spendere qualche parola su di loro.

A partire dal 450 a.C, Atene divenne il centro culturale del mondo Greco. E anche la filosofia prese una nuova direzione ; mentre i presocratici erano interessati sopratutto alla natura (per questo occupano un posto importante anche nella storia della scienza) ,ad Atene l attenzione si spostò sull essere umano e sul posto nella società. Infatti fu propio in quel periodo che il governo della città assunse un chiaro indirizzo democratico(con assemblee pubbliche e tribunali) il quale si fondava sul presupposto che il popolo ricevesse l istruzione necessaria per poter partecipare alla vita politica. Per gli Ateniesi ciò voleva dire prima di tutto "parlare bene" , padroneggiare l arte del parlare: la retorica.
Dalle colonie Greche giunsero allora ad Atene un gruppo di filosofi che , dietro compenso, si offrirono come educatori e maestri di sapienza. Si definivano sofisti che deriva dal termine " sofizesthai" che signifca "operare o parlare con abilità.
I sofisti erano contro a tutte quelle speculazioni filosofiche che giudicavano sterili o inutili. In altri termini a loro non interessava indagare sulla possibilità di una rispost certa agli enigmi della natura e dell universo perchè , dicevano, era impossibile che gli esseri umani potessero giungere ad una spiegazione soddisfacente. In filosofia un punto di vista di questo genere viene chiamato "scietticismo". Abbandonando dunque quelli che per loro erano vani tentativi di risolvere i misteri naturali, i sofisti scelsero di occuparsi dell uomo e al suo posto nella società, guidati dall assunto che gli esseri umani devono imparare a vivere insieme. "L uomo è misura di tutte le cose" disse il sofista Protagora. Con questo intendeva dire che bisogna sempre valutare in rapporto alle esigenze dell essere umano ciò che è giusto o sbagliato, ciò che è bene e ciò che è male.
I sofisti avevano viaggiato molto e quindi erano venuti a conoscenza di varie forme di governo e anche di profonde differenze fra gli usi, i costumi e addirittura le leggi delle diverse città-stato. Partendo da queste differenze i sofisti diedero vita ad un dibattito ad Atene su che cosa fosse stabilito dalla natura e che cosa fosse invece imposto dalla società. in questo modo posero le basi per una critica sociale nella città-stato di Atene.
Per esempio evidenziarono il fatto che un espressione quale "pudore naturale" non regge perchè se il pudore fosse "naturale" dovrebbe essere innato. Mentre invece è semplice giungere alla conclusione che il pudore o la mancanza di pudore è legato anzitutto agli usi e ai costumi di una società. Questo fu l inizio di accesi dibattiti nella società ateniese , secondo loro non esistevano norme assolute che stabiliscono ciò che è giusto e ciò che è sbagliato . Al contrario Socrate cercò di dimostrare che ci sono norme assolute e universali...


il vero sapere porta al giusto agire?

Si dice che Fenerate, la madre di Socrate, fosse una levatrice, e Socrate paragonò la sua attività all "arte dell ostetrica"
Non è la levatrice che partorisce il bambino , lei è solo presente e aiuta la madre. Analogamente Socrate capì che il suo compito era quello di aiutare gli esseri umani a "partorire" il giusto sapere. E, dato che la vera conoscienza viene da dentro , lui si assumeva l incarico di portare alla luce le conoscienze che si formavano all interno della mente dei suoi interlocutori.
Voglio precisare una cosa: la capacità di mettere al mondo un bambino è una qualità naturale. Analogamente tutti gli esseri umani sono in grado di riconoscere le verità filosofiche semplicemente usando la ragione. Quando un uomo fa ricorso alla ragione prende qualcosa da se stesso.

Tornando alla domanda in questione è risaputo che Socrate riteneva di avere dentro di sè una voce , uno "spirito divino e demoniaco" e che questa "coscienza" gli diceva che cosa fosse giusto. Chi sa ciò che è bene farà anche il bene, affermava. Secondo lui il vero sapere porta al giusto agire. E solo chi agisce in modo giusto diventa un uomo giusto. Quando ci comportiamo in modo sbagliato , è perchè non sappiamo. Per questo è importante accrescere la propia conoscienza. Socrate era occupato a trovare definizione chiare e universali su ciò che è giusto e su ciò che è sbagliato.
Al contrario dei sofisti riteneva infatti che la capacità di distinguere tra quello che è giusto e quello che è sbagliato si trovi nella ragione e non nella società.
Forse il lettore giunto fin qui starà pensando che quest'ultima parte non è molto facile da mandare giù.
Riproviamo: Per Socrate è impossibile essere felici se si agisce contro le propie convinzioni. E chi sa come diventare un uomo felice cerca anche di diventarlo . Per questo chi sa che cosa è giusto agisce anche in modo giusto, nessun essere umano desidera essere infelice . Ci sono molte persone che continuano a rubare, a mentire , a parlar male degli altri anche se sanno che non è giusto , o perlomeno che è scorretto. Bisogna chidersi se questo sapere che non è giusto li renda felici nonostante i guadagni o benefici personali che possono trarre dalle loro azioni. Socrate , di certo non ci credeva.

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Noli foras ire , in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas.