Conoscenza tradizionale e scienza moderna

Aperto da Anello Verde, Oggi alle 10:05:38 AM

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Anello Verde

Giovanni Ponte nel 1961 scriveva (il testo completo dell'articolo è disponibile al link: Conoscenza tradizionale e scienza moderna ):
 
"Chi attraverso la scienza moderna cerca di ottenere una conoscenza reale delle cose viene ... a trovarsi inevitabilmente di fronte a questa alternativa: o una ricerca che si risolve in "volontà di credere" in determinate ipotesi "immaginate" e mai dimostrabili (il caso più favorevole è che non si dimostri il contrario, ma non si dimentichi che fatti identici potrebbero sempre concordare con ipotesi molteplici e diversissime tra di loro), ovvero una scienza ridotta a constatare e a catalogare le concomitanze tra le sue constatazioni, senza mai spiegare veramente nulla...
La credenza nel ... valore conoscitivo [della scienza moderna] persiste appoggiandosi ad un prestigio diventato piuttosto un "mito", alimentato da secoli e consolidato dallo spettacolo delle applicazioni esteriori: eppure tale spettacolo non solleva affatto il velo della nostra ignoranza, e, ben lungi dal riportarci ad un ordine di realtà dove si trovi la ragion d'essere dei fenomeni, agisce semplicemente come un polo di attrazione dell'attenzione degli uomini, distogliendoli così dalla ricerca di qualche cosa di più importante per loro e di più serio ...
In definitiva, alla riconosciuta impotenza della scienza moderna di dare all'uomo una conoscenza effettiva della ragion d'essere delle cose e di se stesso, è corrisposto un addormentamento generale delle aspirazioni a tale conoscenza...
Il "metodo scientifico" conosciuto oggi dagli Occidentali non è affatto l'unico possibile per costruire una scienza, ed è abbastanza facile vedere che esso implica anzi delle auto-limitazioni che sono scambiate frettolosamente per dei limiti delle stesse facoltà conoscitive e che precludono delle conoscenze le quali, di per sé, non sarebbero affatto inaccessibili all'uomo, purché egli riprendesse il pieno possesso delle sue facoltà. In effetti, è del tutto naturale che il "metodo scientifico", sorto da una pretesa autonomia assoluta delle scienze applicate ai fenomeni sensibili (la res extensa di Cartesio), sia necessariamente incapace di uscire dal piano in cui questi si svolgono, o, per meglio dire, può uscirne soltanto per discendere al di sotto di esso, con le sue semplificazioni abusive che tendono verso la quantità pura, ovvero (come succede nei recenti tentativi di psicanalisi, metapsichica, parapsicologia) con il volgersi a dei contenuti psichici che rappresentano dei fattori di disintegrazione delle psiche ordinaria piuttosto che dei veri principi ordinatori.
Ora, è proprio sulla conoscenza di questi principi ordinatori che si sono sempre fondate tutte le scienze, ad esclusione appunto della scienza moderna. Tale è ad esempio la natura delle scienze cosmologiche antiche ed orientali, ed anche quella dell'aritmetica e della geometria pitagorica, la cui assimilazione comportava infatti una "trasmutazione" psichica ed intellettuale che dava accesso agli insegnamenti ed alla realizzazione propriamente metafisica...
In questo senso, più in generale, la "fisica" (cioè l'insieme delle scienze della "physis" o natura) era la preparazione alla "metafisica", permettendo di passare, in virtù di una corrispondenza simbolica che offriva una apertura illimitata, dalla conoscenza e dalla "realizzazione" dei principi ordinatori relativi a quella del Principio supremo. Ovviamente, non può essere questo il caso delle scienze fisiche e psichiche conosciute oggi in Occidente: e pertanto, per chi aspiri effettivamente ad una conoscenza nel senso pieno della parola – che abbracci cioè la ragion d'essere delle cose e di sé – il presupposto di un lavoro serio consiste nel ripulire la propria mentalità dall'incredibile carico di pregiudizi che ha reso praticamente inaccessibile ogni tipo di scienza diverso da quello moderno...
Teniamo ad ogni modo a notare subito che sarebbe quasi impossibile evitare di perdersi in labirinti quasi incomprensibili ed anche pericolosi senza un filo d'Arianna che serva di guida. E questo filo d'Arianna, nella fase che potremmo dire di chiarificazione teorica, non può essere rappresentato che da una chiara dottrina "metafisica", non nel senso abituale che la riduce ad un ramo della filosofia, ma nel senso suaccennato di enunciazione della conoscenza del Principio. La ragione di questa opportunità di cominciare la chiarificazione teorica dalla "metafisica", da tenere particolarmente presente a motivo della confusione attuale, è facile da capire se si considera che la "metafisica", pur venendo "dopo la fisica" nell'ordine della realizzazione, viene però necessariamente prima della "fisica", e prima di qualsiasi altra cosa, nell'ordine logico, contenendo la ragion d'essere di tutti i "principi ordinatori" relativi e, quindi, di tutte le scienze".
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Jacopus

Per coerenza, Anello, non dovresti scrivere in questo forum, perché la tecnologia che lo permette discende direttamente dal metodo scientifico galileiano/cartesiano. Che poi esso produca delle formidabili storture, anche questo è vero ma non possiamo buttare il bambino con l'acqua sporca.
Polarizzare la scienza moderna come una roba totalmente negativa é sostanzialmente errato. Certo la scienza non da risposte ultimative ed è parzialmente responsabile del fatto di vivere, da questo punto di vista, in un mondo senza fondamenti indiscutibili. Però anche qui sta il bello. Quando ci sono fondamenti indiscutibili di solito scorre parecchio sangue innocente. Non a caso dove il modello scientifico é più forte, i livelli di violenza sono più bassi (vabbè lo so anch'io che non è un nesso semplice, però sicuramente il modello scientifico è un metodo che non si pronuncia sui valori ultimi e permette pertanto a questi di manifestarsi senza bisogno di imporsi sugli altri).
Bisognerebbe indagare anche sull'avvento sincronico del metodo scientifico moderno e la pace di Westfalia, come momento di accettazione del pluralismo religioso in Occidente.
Vorrei far notare che senza metodo scientifico, staremo ancora a credere che ad Adamo é stata tolta una costola per creare la donna. Direi quindi che pur con tanti punti di domanda ed autocritiche la scienza galileiana è una delle più grandi conquiste del pensiero umano. Punti di domanda e autocritiche che sono sostanzialmente assenti quando ci si riferisce a metafisiche, sia esse siano religiose o politiche (anche il comunismo é una metafisica, come il nazionalsocialismo, pur in presenza di grandi differenze fra queste metafisiche - le metafisiche non sono tutte uguali).
Quindi l'intervento che hai citato mi trova in completo disaccordo. Lo salvo solo dal punto di vista del significante: é scritto in modo molto chiaro, testimonianza di un periodo in cui scrivere bene significava comunque pensare bene.
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Homo sum, Humani nihil a me alienum puto.

niko

Citazione di: Jacopus il Oggi alle 16:13:55 PMPunti di domanda e autocritiche che sono sostanzialmente assenti quando ci si riferisce a metafisiche, sia esse siano religiose o politiche (anche il comunismo é una metafisica, come il nazionalsocialismo, pur in presenza di grandi differenze fra queste metafisiche - le metafisiche non sono tutte uguali).
Quindi l'intervento che hai citato mi trova in completo disaccordo. Lo salvo solo dal punto di vista del significante: é scritto in modo molto chiaro, testimonianza di un periodo in cui scrivere bene significava comunque pensare bene.


E naturalmente, anche l'ideologia politica del capitalismo (in quanto inseguimento e ri aggiornamento continuo dell'utopia, sempre trascendente, capitalista) e' una metafisica, stato ipnotico retromondistico del posapiano benpensante medio.

Basti considerare quanta poca sofferenza psichica cosciente appia apportato ad esso il passaggio epocale, da (neo) liberismo a (neo) protezionismo, tutta somatizzata ed esteriorizzata nel concetto che Trump, che mette i dazi e prova a fare, verso l'Europa, un uso genitorialmente pedagigico dell'esperienza (controllata) dell'abbandono, sia (eticamente) cattivo.

La condizione ideale, per essere all'altezza delle sfide della modernita', e, in generale, del senso dell'irreversibile conseguente alla morte di Dio, sarebbe appunto quella di avere e mantenere, in quanto uomini, un punto di vista materialmente e posizionalmente condizionato [l'inevitabile] pero' sapendo, e tenendo sempre presente, di averlo [la via complessa, per la liberazione]. Questo, e solo questo, permetterebbe l'autocritica. Che e' assunzione, responsabile, di una posizione. Senza aspettare, appunto, il capitalismo (che fu, e) che verra'.
Invece la scala decrescente della pericolosita' sociale degli individui, piu' o meno "singoli", e piu' o meno fluidamente "vaganti" in un mondo e in un contesto moderno e', appunto:

- Portatori (insani) di un punto di vista condizionato ma che non sanno di esserlo, abitanti eterni della soleggiata "seconda" natura, direttamente derivata dall'oblio rescissivo, in loro, della componente artificiale, e dunque in linea di principio modificabile, propria dei principali rapporti umani (tecnocrati, burocrati, falsi intellettuali, falsi scienziati).

- Fanatici (terroristi, isolazionisti, integralisti, rapitori di bambini eccetera).

- Tutti gli altri.

Pensare che i secondi, sulla scala siano i primi, e' appunto, il caposaldo ideologico dei primi. Ma chi ha una ideologia senza sapere di averla, depensa mediamente molto di piu' di un fanatico, a si autocritica, molto di meno. Cantano il relativismo relativo di tutto, tranne, che di cio', che effettualmente li produce. Spada, sempre piu' simbolica, e sempre piu' arrugginita in mano, non possono tagliare, il ramo dell'albero su cui stanno.



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Ci hanno detto che potevamo scegliere tra la pace e il climatizzatore, non abbiamo ottenuto nessuno dei due.

iano

#3
Citazione di: Anello Verde il Oggi alle 10:05:38 AMGiovanni Ponte nel 1961 scriveva (il testo completo dell'articolo è disponibile al link: Conoscenza tradizionale e scienza moderna ):
"Chi attraverso la scienza moderna cerca di ottenere una conoscenza reale delle cose viene ... a trovarsi inevitabilmente di fronte a questa alternativa: o una ricerca che si risolve in "volontà di credere" in determinate ipotesi "immaginate" e mai dimostrabili (il caso più favorevole è che non si dimostri il contrario, ma non si dimentichi che fatti identici potrebbero sempre concordare con ipotesi molteplici e diversissime tra di loro), ovvero una scienza ridotta a constatare e a catalogare le concomitanze tra le sue constatazioni, senza mai spiegare veramente nulla...
Se questa conoscenza reale non l'abbiamo mia avuta, sembrerebbe ragionevole smettere di cercarla, senza doversene dolere.
Se però a questa ricerca si vuol dare nuovo vigore, bisognerebbe meglio chiare i termini della questione.
Certo, si può  parlare di conoscenza reale continuando a fidare sul fatto che tutti sappiamo cosa si intenda, e sul fatto che questo sia vero io non ho dubbi, ma la cosa finora non ha funzionato.
Sarebbe meglio quindi cercare da ora in poi ciò che con chiarezza si possa dichiarare.
Se non si riesce a dirlo a parole, siccome la conoscenza reale dovrebbe essere espressa appunto a parole, si dichiari allora l'inadeguatezza del mezzo.
Se invece non è a parole che la si vuol trovare, allora non abbiamo altro da dire.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

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