Tentativi vani di scoprire l'origine. Sisifo e la scimmia.

Aperto da PhyroSphera, Oggi alle 00:56:17 AM

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PhyroSphera

A fronte della impossibilità di conciliare teoria genetica e dell'evoluzione, in aiuto ai biologi provarono a venire gli antropologi. Ma mentre questi ultimi tentano l'ipotesi, secondo descrizione dell'uomo quale essere capace di modificare il proprio ambiente, di una formazione umana per via di particolarissima combinazione genetica e tramite trasformazione genetica del feto ad opera dell'ambiente, ecco che cade sull'ipotesi stessa un altro veto, quello degli zoologi che constatano l'impossibilità sia di combinazione genetica particolarissima sia di una gravidanza possibile in presenza di forti modificazioni del feto. Del resto, l'antropologo per proprio statuto non potrebbe mai descrivere la realtà prima dell'uomo, ma solo l'umanità allo stato nascente.
Volendo dare il massimo senso possibile all'intervento antropologico, si deve supporre una umanità che si forma a partire da tutt'altra vita, dato che l'ambiente non è vita esso stesso e dalla non-vita non può nascere la vita... Ma quest'ultima affermazione e già il limite della scienza biologica. I biologi indagano il confine tra vita e non-vita, ma quest'ultima realtà non è vero oggetto della loro ricerca e la loro indagine resta sempre senza esito. Difatti la supposizione di tutt'altra vita conduce al pensiero teologico, cioè a valutare una realtà non determinabile scientificamente, sorta di sfondo vitale concepibile filosoficamente e, data la sua evanescenza per l'intelletto, asseverabile solo per via di fede, passando dalla individuazione metafisica alla identificazione mistica.

Al tipico critico contemporaneo ciò pare degno di un cartone animato, ma è la curiosità degli evoluzionisti per l'origine dell'uomo ad essere pseudoscientifica, mentre l'autentico interesse filosofico sull'argomento interseca spontaneamente le dottrine teologiche sulla formazione dell'universo e delle sue cose. Semmai la paura di trovarsi in una riflessione degna di una semplice fantasia può stemperarsi, se proprio di misticismo non ne si vuol considerare, nella immaginazione mitica di Sisifo, le cui fatiche proverbialmente vane. Sisifo è figurato quale un uomo che sposta e risposta lungo un'erta un masso destinato poco prima della fine del pendio a rotolare di nuovo giù.
Ma l'ostinazione scientista non scientifica a decifrare i segni della nostra origine al posto di filosofi e teologi non ha carattere tragico. Essa è un capriccio, invece il Mito di Sisifo non dice di figura capricciosa ma ambiziosa e astuta, in rotta quindi con un destino in ogni caso difficile ma non impossibile da interpretare. Al contrario il credo evoluzionista non è per niente astuto e non vi si trova l'ambizione del metafisico inavveduto di ottenere nel solo pensiero il Dio degli altri che invece credono. Tale credo è un abbaglio, degno della beffa di una scimmia.


MAURO PASTORE
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iano

Citazione di: PhyroSphera il Oggi alle 00:56:17 AMVolendo dare il massimo senso possibile all'intervento antropologico, si deve supporre una umanità che si forma a partire da tutt'altra vita, dato che l'ambiente non è vita esso stesso e dalla non-vita non può nascere la vita... Ma quest'ultima affermazione e già il limite della scienza biologica. I biologi indagano il confine tra vita e non-vita, ma quest'ultima realtà non è vero oggetto della loro ricerca e la loro indagine resta sempre senza esito.
Il biologo è certamente più umile del filosofo , sentendo il bisogno di dare una definizione di vita per delimitare il suo campo di studio, mentre Mauro Pastore cosa sia la vita già lo sa, e crede che pure noi lo sappiamo, e che si intenda tutti la stessa cosa, anche se non sapremmo tutti noi dire di cosa si tratti veramente e su ciò dunque poniamo evidentemente fede se pur ne discutiamo.
Il risultato è che sappiamo cosa stia studiando il biologo, mentre non possiamo esser certi di cosa stiamo discutendo noi.
Ora, affermare che possa esser superiore l'opinione di chi non sa dire di cosa stia parlando, rispetto a chi invece lo dice, dandone una definizione, mi sembra eccessiva presunzione.
Il biologo nel tentare una definizione di vita, non ci dice in effetti cosa sia la vita, veramente, e neanche lo pretende nella sua umiltà, ma ci dice di fatto su cosa insistano i suoi studi, e nel progredire dei suoi studi infatti quella definizione può mutare.
Non è comunque vietato al filosofo , senza temere di dover così apparire di secondo ordine, dare una definizione di vita.
Tu, dunque, cosa intendi  per vita, Mauro Pastore, se ce lo puoi dire?

Pur non sapendo cosa sia la vita, concordo con te che la vita può nascere solo dalla vita, e l'evoluzione di Darwin non indaga l'origine prima della vita, ma l'evoluzione delle specie, del come cioè nascano le specie una dall'altra.
Però non è da prendere alla lettera che le specie esistano davvero.
Davvero esistono solo gli esseri viventi, che per amor di descrizione possiamo raggruppare secondo vari criteri in classi che diremo specie o in altro modo, e questo è il motivo per cui non esistono anelli di congiunzione fra una specie e l'altra, perchè le specie non esistono se non come espediente descrittivo.
Tu nella specie uomo invece ci credi e ne fai una religione, e io ti rispetto.
Ma tu perchè manchi continuamente di rispetto a quei poveri diavoli di ''chiunque non si dichiari filosofo'' pur svolgendo il suo onesto lavoro che sia scientifico o meno?

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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

iano

Citazione di: PhyroSphera il Oggi alle 00:56:17 AMA fronte della impossibilità di conciliare teoria genetica e dell'evoluzione, in aiuto ai biologi provarono a venire gli antropologi. Ma mentre questi ultimi tentano l'ipotesi, secondo descrizione dell'uomo quale essere capace di modificare il proprio ambiente, di una formazione umana per via di particolarissima combinazione genetica e tramite trasformazione genetica del feto ad opera dell'ambiente, ecco che cade sull'ipotesi stessa un altro veto, quello degli zoologi che constatano l'impossibilità sia di combinazione genetica particolarissima sia di una gravidanza possibile in presenza di forti modificazioni del feto. Del resto, l'antropologo per proprio statuto non potrebbe mai descrivere la realtà prima dell'uomo, ma solo l'umanità allo stato nascente.
Volendo dare il massimo senso possibile all'intervento antropologico, si deve supporre una umanità che si forma a partire da tutt'altra vita, dato che l'ambiente non è vita esso stesso e dalla non-vita non può nascere la vita... Ma quest'ultima affermazione e già il limite della scienza biologica. I biologi indagano il confine tra vita e non-vita, ma quest'ultima realtà non è vero oggetto della loro ricerca e la loro indagine resta sempre senza esito. Difatti la supposizione di tutt'altra vita conduce al pensiero teologico, cioè a valutare una realtà non determinabile scientificamente, sorta di sfondo vitale concepibile filosoficamente e, data la sua evanescenza per l'intelletto, asseverabile solo per via di fede, passando dalla individuazione metafisica alla identificazione mistica.

Al tipico critico contemporaneo ciò pare degno di un cartone animato, ma è la curiosità degli evoluzionisti per l'origine dell'uomo ad essere pseudoscientifica, mentre l'autentico interesse filosofico sull'argomento interseca spontaneamente le dottrine teologiche sulla formazione dell'universo e delle sue cose. Semmai la paura di trovarsi in una riflessione degna di una semplice fantasia può stemperarsi, se proprio di misticismo non ne si vuol considerare, nella immaginazione mitica di Sisifo, le cui fatiche proverbialmente vane. Sisifo è figurato quale un uomo che sposta e risposta lungo un'erta un masso destinato poco prima della fine del pendio a rotolare di nuovo giù.
Ma l'ostinazione scientista non scientifica a decifrare i segni della nostra origine al posto di filosofi e teologi non ha carattere tragico. Essa è un capriccio, invece il Mito di Sisifo non dice di figura capricciosa ma ambiziosa e astuta, in rotta quindi con un destino in ogni caso difficile ma non impossibile da interpretare. Al contrario il credo evoluzionista non è per niente astuto e non vi si trova l'ambizione del metafisico inavveduto di ottenere nel solo pensiero il Dio degli altri che invece credono. Tale credo è un abbaglio, degno della beffa di una scimmia.


MAURO PASTORE
Tentativi vani di scoprire l'origine.
Di cosa?
Significativo il non aver esposto l'oggetto, lasciandolo solo intendere, ad uso voluto di fraintendimento.
Se si tratta di scoprire l'origine della vita la teoria di Darwin non se ne interessa.
L'origine delle specie è il suo campo.
Non sono la stessa cosa.
Si tratta di due questioni del tutto differenti. Da un lato si tratta dell'origine della vita, del come la vita nasca dalla non vita, e dell'altro l'origine delle specie, del  come la vita nasca dalla  vita.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Jacopus

Caro Mauro Pastore. Libero di pensarla come vuoi, fatto sta che, come indicato da Iano, la scienza si occupa solo di cose dimostrabili attraverso prove che di solito sono "sperimentali" (lancio di un masso per dimostrare la forza di gravità) o strumentali (elettrocardiogramma per valutare lo stato del cuore) e che devono passare attraverso una peer rewiew. La ripetibilità degli esperimenti con lo stesso risultato attestano un accettabile livello di verità "ristretto" al modello scientifico di quel momento. La scienza infatti è sempre verità relativa, alla ricerca di una verità sempre leggermente più vera.  Ed in questo senso é estremamente filosofica.
Sul discorso "antropologi", "zoologi", "evoluzionisti", mi sembra che ci siano idee molto confuse. Che l'ambiente influisca sulla genetica è inevitabile. La disciplina che studia questa interazione si chiama epigenetica, basta andare su Wikipedia per farsene una idea. Ciò non toglie che sono possibili cambiamenti "casuali" fisiologici che nel corso delle generazioni, premiano il fitness con l'ambiente. I due processi sono paralleli e coesistono tranquillamente, l'uno in senso ontogenetico (anche se permette una trasmissione ereditaria, attraverso, ad esempio, la metilazione del dna), senza intaccare la struttura genica, l'altro in senso filogenetico, che cambia la struttura genica.
Pertanto il come e il perché sia avvenuto il passaggio da materia inorganica a materia vivente, non è, al momento, un tema della teoria evoluzionistica, proprio perché scientificamente non è possibile dimostrare nulla. Ci hanno provato, (vedi sempre su wiki, "esperimento di Miller e Urey), ma la scienza, appunto, ha dei protocolli rigidi e se le teorie non reggono restano teorie non valide. Invece dal primo microbo all'uomo, i passaggi evoluzionistici sono estremamente chiari, al punto che anche la Chiesa Cattolica ha finito per accettarli.
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Homo sum, Humani nihil a me alienum puto.