Venire a conoscenza che non c'è nulla dopo la morte

Aperto da Estack, 25 Gennaio 2026, 16:28:22 PM

Discussione precedente - Discussione successiva

Estack

Se venissi a conoscenza che dopo la morte non c'è nulla come la prenderesti? Cambieresti il tuo modo di comportarti nella vita?
Condividi:

Luther Blissett

#1
La questione che poni è destinata a restare praticamente improponibile, poiché l'incertezza sul dopomorte è strutturale con la nostra Realtà.
Non è nemmeno pensabile in quale modo noi si potrebbe disporre di questo dirompente dato di fatto conoscitivo.
Proviamo a immaginarlo.
Ad esempio, stai passeggiando per un bosco, quando in una radura ecco che d'un tratto vedi discendere un disco volante. Rimani paralizzato dalla paura, ma anche incantato, e quindi non scappi, ma è come se rimanessi in attesa di chissà che cosa. E infatti ecco che dal disco esce una creatura luminosa che ti dice di non aver paura, e ti chiede se hai domande da porle.  Tu trovi il coraggio di parlarle e le chiedi se è un angelo. No, risponde lei, non sono un angelo, gli angeli non esistono.  Le chiedi se è una divinità. Lei risponde che le divinità non esistono, ed aggiunge che è semplicemente una creatura di una civiltà extraterrestre molto più antica della nostra, e perciò molto più avanzata.  E tu le chiedi allora se sa se Dio esiste oppure no, e la creatura ti risponde che la loro civiltà ha dimostrato che non esiste nessun dio.  Ma allora, le chiederai se dopo la morte non c'è nulla, secondo la loro civiltà.  E la creatura ti confermerà che no, dopo la morte c'è il nulla, e proprio per questo la loro civiltà ha realizzato dei modi tecnologici per eliminare la morte, ma loro hanno impiegato un tempo di miliardi di anni terrestri per riuscire nell'impresa di eliminare la morte, e la morte perfino loro non potranno mai eliminarla del tutto, ma soltanto spostarla di miliardi di anni, ma poi alla fine nulla potranno nemmeno loro contro le leggi implacabili della termodinamica.

Anche se ti accadesse un incontro del genere con questa entità aliena, ti fideresti delle sue risposte?
Non c'è modo di risolvere il busillis, e quindi ognuno finirà per risponderti secondo le proprie convinzioni, che in ogni caso rimarranno sempre inesorabilmente azzardate.
Condividi:

iano

#2
Citazione di: Estack il 25 Gennaio 2026, 16:28:22 PMSe venissi a conoscenza che dopo la morte non c'è nulla come la prenderesti? Cambieresti il tuo modo di comportarti nella vita?
Ciao e benvenuto.
Non risposte in diversi stili.
 Stile aforistico:
''Chi di certezze vive, certamente muore.''
Stile profetico:
Ma io vi dico, chi non ha posto fede in questa vita, non morirà.
Stile esplicativo:
Non possiamo esser certi che la vita sia come la descriviamo, da poterne scrivere anche il finale.
Condividi:
Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

baylham

Partecipo a numerosi funerali, per cui sono certo che dopo la morte di un uomo o altro vivente non c'è il nulla.
Ciò mi conferma che il nulla non esiste dopo la morte di un vivente (e in assoluto).

Sono certo che la mia morte comporterà la decomposizione del mio corpo con la fine della mia mente che ne è parte. L'esperienza quasi giornaliera che più si avvicina alla morte è il sonno senza sogni: la morte è un sonno eterno, senza risveglio.

Non posso affermare che questa tesi, molto più realistica e probabile di quella dell'immortalità dell'anima o dello spirito o simili, abbia cambiato radicalmente la mia vita, perchè è maturata fin dall'adolescenza. Tuttavia mi dà molta soddisfazione, sia perchè, sebbene non originale, ci sono arrivato autonomamente, sia perchè è una prospettiva liberatoria in tutti i sensi.

Condividi:

Estack

Sul piano scientifico non smettiamo di esistere perchè diventiamo parte dell'Universo.
Condividi:

iano

Citazione di: Estack il 26 Gennaio 2026, 15:36:52 PMSul piano scientifico non smettiamo di esistere perchè diventiamo parte dell'Universo.
Sul piano scientifico, e più in generale sul piano descrittivo, nella descrizione da te scelta, sostituirei ''diventiamo'' con ''rimaniamo'', sollevandoci dall'obbligo di dover dire cosa siamo.
Cioè, rimaniamo ciò che siamo, qualunque cosa siamo.
Condividi:
Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Jacopus

Citazione di: Estack il 26 Gennaio 2026, 15:36:52 PMSul piano scientifico non smettiamo di esistere perchè diventiamo parte dell'Universo.
Effettivamente è così ma con il rigor mortis anche il SNC inizia ad avere dei problemi. E se proprio vogliamo parlare di esistenza si tratterà di una esistenza diversa. Quello Jacopus lì sparirà per sempre.
Condividi:
Homo sum, Humani nihil a me alienum puto.

doxa

baylham ha scritto

Citazione  Sono certo che la mia morte comporterà la decomposizione del mio corpo con la fine della mia mente che ne è parte. L'esperienza quasi giornaliera che più si avvicina alla morte è il sonno senza sogni: la morte è un sonno eterno, senza risveglio.


Buon pomeriggio baylham.

Se con la morte il cervello è in disfacimento come può essere un "sonno eterno" ?

Questa tua convinzione ti aiuta a sopportare meglio l'angoscia della morte ?

Se dopo la morte c'è il nulla qual è il problema ?
Condividi:

iano

#8
Le displine orientali ci ammoniscono sulla vanità della vita, e ci suggeriscono come fare a togliere valore a tutte le cose a cui ne diamo, ma ciò che in tal modo acquisiamo è la coscienza appunto di averglielo dato, cosa non necessaria se quella coscienza avessimo già.
Però poi queste discipline mancano di dare un valore a questa nostra capacità, e al potere che gli deriva dalla coscienza di possederla, piuttosto che alla coscienza stessa.
Vani non sono i valori che diamo alle cose. Vano è il tentativo di ricostituire quelle verità che la coscienza ha dissolto, ponendovi fede.
E' come fare un passo avanti per farne poi uno indietro, ma senza poter tornare davvero al punto di partenza, se del passo fatto resta la memoria.
L'esercizio del dubbio può essere spiazzante, ma può allontanare la certezza della morte, se ammettiamo di non sapere davvero cos'è che va a finire.
Potrei ben temere di essere dannato in eterno, se solo sapessi cos'è questa dannata eternità, ma la nostra dannazione è proprio il credere di saperlo.
Se lo chiedi a chi, pur per amore di te, ti invita alla salvezza, non te lo sa dire, ma che da qualche parte è scritto, e tanto dovrebbe bastare. La cosa mi sembra strana e per quanto mi sforzi non riesco a farmela apparire normale.

Certo, quel che crediamo o quel che non crediamo, non importa se messo per iscritto o meno, influenza ciò che facciamo, e più che avere una filosofia, serve sapere di possederla, e di averla in proprio, e non trascritta altrove.


Condividi:
Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

baylham

Citazione di: doxa il 27 Gennaio 2026, 16:33:27 PMbaylham ha scritto


Buon pomeriggio baylham.

Se con la morte il cervello è in disfacimento come può essere un "sonno eterno" ?

Questa tua convinzione ti aiuta a sopportare meglio l'angoscia della morte ?

Se dopo la morte c'è il nulla qual è il problema ?

Rispondo citando un aforisma di Epicuro (tratto dall'ultimo libro di Ivo Nardi "Riflessionale laico") che riassume e chiarisce abbastanza bene la mia posizione: "Quando ci siamo noi, la morte non c'è; quando c'è la morte, noi non ci siamo più".
Al posto del noi metterei la coscienza.

Il sonno eterno è un'efficace metafora della morte, un sonno senza sogni e risveglio proprio perché il cervello muore, si decompone. Infatti la morte cerebrale, la mancanza di attività elettrica nel cervello, è il test principale per accertare e dichiarare la morte di uomo.

Il sonno eterno è una metafora altrettanto efficace per escludere che dopo la morte ci sia il nulla. Durante il sonno la realtà continua ad esistere e divenire, il tempo continua a passare. Ovviamente chi si addormenta lo verifica al risveglio, nel caso di morte lo verificano gli altri viventi.

Un'altra analogia della morte è la condizione dell'uomo prima di nascere.

Nella mia vita ho provato a volte la paura di morire, qualche volta ho avuto l'incubo di precipitare, ma non sono angosciato dalla morte, non è la mia preoccupazione quotidiana. Ovviamente sono istruito, addestrato a evitarla fin dall'infanzia.

Come chiarisce l'aforisma, la morte, come la nascita, è una condizione di ignoranza sistemica. Tuttavia, ribadisco, le inferenze sulla morte qui esposte sono semplici, realistiche e più probabili di teorie alternative.
Condividi:

niko

Citazione di: Estack il 25 Gennaio 2026, 16:28:22 PMSe venissi a conoscenza che dopo la morte non c'è nulla come la prenderesti? Cambieresti il tuo modo di comportarti nella vita?


Assolutamente si', la certezza del nulla dopo la morte giustifica, e in qualche modo fonda, in ordine sparso:

> edonismo bulimico "postmoderno" spiccio: 
tutto cio' che in vita si puo' realisticamente volere e desiderare, dato il nulla del dopo morte, e' solo un'altro giro di giostra. Sesso, droga e rock 'n roll... e poco altro.

> epicureismo raffinato:
Autoregolati, desidera sempre le cose semplici e abbondanti in natura, preferisci l'amicizia all"amore romantico, sappi che l'esperienza reale della sofferenza finisce e termina sempre, dualmente, o nel piacere, o al limite nell'oblio come anticipazione e sostanza della morte, e questo proprio grazie ai limiti del nostro corpo, che quindi ci sono amici e non nemici, e ci insegnano la non eternita' e la non assolutezza, in vita, della sofferenza, al prezzo, tutto sommato accettabile, della non eternita' e non assolutezza della vita stessa in quanto coscienza. 

> titanismo romantico:
Vivremo oltre la morte nelle conseguenze sostanzialmente inesauribili e digradanti all'infinito delle nostre azioni (causa/effetto, per cui dal bene verra' altro bene, e dal male verra' altro male, e questo a prescindere dalla eventuale realta', della nostra morte) e nel ricordo dei nostri cari per un po'... e nella poesia epica che fonda culture e rende "immortali" i pochissimi che se lo meritano, Achille, Ettore eccetera.

> Relativizzazione in generale della sofferenza da cui deriva ottimismo paradosso: 
La grande Consolatrice, la prima buona novella, e che in quanto tale merita di essere annunciata e' la morte; le altre, al massimo, ma proprio al massimo, seguono. 

> genitorialita' e desiderio di essa, eternizzarsi secondo la specie.

Il passaggio successivo e' che tutto cio', almeno secondo me, non torna, perche' se il dopo-morte ha, proprio per l'uomo presente e che dal presente lo contempla in vita, molte, e ben precise, conseguenze, allora tale dopo-morte non e', non equivale, a nulla, (ex nilo, nihil, il nulla non da' frutti). Se non e' nulla, allora e' qualcosa; se e' qualcosa e sta, e risiede, dopo la morte, allora dopo la morte c'e' il qualcosa, e non il nulla; allora tutte (tutte!) le precedenti etiche elencate sopra, che sul nulla dopo la morte sono/erano fondate, sono sbagliate, fiato nel vento, temporaneo inciampo, e non per la potenza intrinseca della morte, ma per quella, della vita. 

Se fa effetto, non e' nulla; la morte fa effetto, quindi non e' nulla, e ha molto poco a che fare, col nulla.

Nell'oblio, muore e trova il suo "ultimo"  termine solo e soltanto l'essere completamente identificato in, e con, con una coscienza, ovvero il voler-essere, dell'uomo attuale, e non affatto il suo "essere", ammesso che ce ne sia uno. 

Ci vuole un io, per testimoniare del nulla della morte, il nulla della morte e' nient'altro che un'estrema, strategia di sopravvivenza dell'io, lo stato larvale della psiche. Prova ne e' che quando si muore, non finisce il mondo, finisce la presenza di un io, nel mondo.




Condividi:
Ci hanno detto che potevamo scegliere tra la pace e il climatizzatore, non abbiamo ottenuto nessuno dei due.

Discussioni simili (5)