La fede illumina la verità

Aperto da anthonyi, 29 Gennaio 2026, 06:31:46 AM

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iano

Citazione di: baylham il 30 Gennaio 2026, 10:37:11 AMNon ha alcun senso. Ad esempio un cieco non vede nulla, pensa che non ci sia nulla, quindi ha una fede che illumina la verità che non ci sia nulla.
Ci riferiamo alla vista, nostro senso principale, per riferirci ai sensi in generale.
In effetti poi la vista non è il nostro senso principale, ma ci appare tale perchè è quello che lavora più al livello della coscienza.
Più che vedere sentiamo, ma non abbiamo piena coscienza di ciò che sentiamo. Questa coscienza può essere sviluppata però, e il cieco lo fa, e quindi ci ''vede'' anche meglio di noi.
Il solo problema del cieco è di vivere in ambienti costruiti da vedenti, per vedenti.

Il motivo per cui non abbiamo piena coscienza di ciò che sentiamo è che il processo cosciente richiede tempo, e l'udito funziona come senso salvavita, quando i centesimi di secondo fanno la differenza fra la vita e la morte.
L'udito ci salva la vita più volte al giorno, senza che noi lo sappiamo.
Questo dimostra che non c'è necessità di avere piena coscienza della realtà per agirvi in modo efficace, e anzi ciò a volte può essere controproducente.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Kephas

Citazione di: iano il 30 Gennaio 2026, 14:54:49 PMCi riferiamo alla vista, nostro senso principale, per riferirci ai sensi in generale.
In effetti poi la vista non è il nostro senso principale, ma ci appare tale perchè è quello che lavora più al livello della coscienza.
Più che vedere sentiamo, ma non abbiamo piena coscienza di ciò che sentiamo. Questa coscienza può essere sviluppata però, e il cieco lo fa, e quindi ci ''vede'' anche meglio di noi.

Beh!! Più che vederla la "verità" bisogna sentirla/percepirla!

In tema spirituale si può dire che:
Tra il vedere ed il sentire, (Che c'entra poco con la "Verità"), trovo corretto dire (l'ha scritto un Saggio) che il percepire con l'orecchio, stia incomparabilmente più in alto che lo scorgere con l'occhio, Così sta pure più in alto, l'udire in modo comprensibile il suono di una parola, che non guardare la forma esteriore di un'immagine.
Un cieco può benissimo col tempo divenire un saggio, mentre un muto non ci arriverà tanto facilmente; poi che la mutezza è l'abituale conseguenza della sordità. E tuttavia coloro che sono muti, hanno generalmente una vista più sveglia ed acuta di coloro che odono.
E da ciò risulta ancora che è meglio udire che vedere, poi che quello che entra attraverso l'orecchio, illumina e riordina la mente, mentre quello che entra attraverso l'occhio, in molti casi succede che lo confonde.
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L'amore è come il mare in tempesta, che tutto travolge nei primi momenti, poi l'arcobaleno che tutto colora, i sogni ed i momenti, poi tutto con il tempo si placa, rimane l'onda tranquilla che torna e ritorna a lambire le sponde.

iano

#17
Citazione di: Kephas il 30 Gennaio 2026, 19:42:15 PMBeh!! Più che vederla la "verità" bisogna sentirla/percepirla!

In tema spirituale si può dire che:
Tra il vedere ed il sentire, (Che c'entra poco con la "Verità"), trovo corretto dire (l'ha scritto un Saggio) che il percepire con l'orecchio, stia incomparabilmente più in alto che lo scorgere con l'occhio, Così sta pure più in alto, l'udire in modo comprensibile il suono di una parola, che non guardare la forma esteriore di un'immagine.
Un cieco può benissimo col tempo divenire un saggio, mentre un muto non ci arriverà tanto facilmente; poi che la mutezza è l'abituale conseguenza della sordità. E tuttavia coloro che sono muti, hanno generalmente una vista più sveglia ed acuta di coloro che odono.
E da ciò risulta ancora che è meglio udire che vedere, poi che quello che entra attraverso l'orecchio, illumina e riordina la mente, mentre quello che entra attraverso l'occhio, in molti casi succede che lo confonde.

Molto bello, e alcune cose che dice questo saggio risuonano con ciò che la scienza dice.
Che il sordo muto veda meglio degli altri si può spiegare ad esempio con l'elasticità del cervello, che riconverte funzionalmente le parti non in uso.

Io, nel mio piccolo, sono arrivato all'oggetto di questa discussione, che ''La fede illumina la verità e permette di vederla.'', ma con una differenza, che non c'è nessuna verità cui arrivare.
Poi c'è da aggiungere un altro fattore, secondo me, la coscienza.
Ottenendo un risultato scientifico, nessuno mi impedisce di porvi fede come vera descrizione della realtà, ma non perciò lo vedrò.
Per vederlo bisogna che non sappia come ho fatto ad arrivarci.
Quello che oggi in più sappiamo è che c'è un processo di mezzo, anche se non lo conosciamo.
Quindi non si tratta proprio di un evidenza immediata, anche se a noi cosi appare.
La conseguenza è che a questa evidenza non è più possibile associare una verità, perchè la verità è assoluta, mentre il processo che determina l'evidenza è relativo.
Se parliamo di verità è comunque perchè percepiamo delle cose come vere.


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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

iano

#18
Se parliamo di verità è  perchè percepiamo delle cose come vere, apparendoci con innegabile evidenza.
Quello che non si può negare, a mio parere,  detto col senno di poi, è che dietro a queste evidenze vi sia la vera realtà, che però non coinciderà mai con una sua descrizione, anche quando questa descrizione, ammesso e non concesso, fosse vera.
Non concesso perchè c'è uno iato logico insuperabile fra ciò che è e la sua descrizione, e noi abbiamo a che fare solo con descrizioni, che possono avere diverse forme, una delle quali è la visione della realtà.
E' come se l'ignoranza del processo gettasse maggior luce sul suo risultato, mentre di un processo noto il risultato è in continuità con esso, come parte finale. Un tutt'uno che ha valore nel suo insieme, dove nessuna parte assume una ''evidenza'' particolare, risaltando per la lacunosità delle restanti.

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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Anello Verde

Citazione di: anthonyi il 29 Gennaio 2026, 06:31:46 AMLa fede illumina la verità è permette di vederla. Chi non ha fede non vede nulla, ed é per questo che pensa che non ci sia nulla.
Che ve ne pare di questo mio pensiero?
Tra le virtù richieste allo sviluppo spirituale, non ve n'è una più importante e attualmente meno reputata della "Fede". L'espressione "fede cieca" pare assimilare questa qualificazione a una credenza piena dell'individuo, ma incapace d'orientare l'aspirazione alla Conoscenza effettiva. Tenteremo, al contrario, di mostrare che la Fede si trova in stretta relazione con l'intellettualità più elevata, essendo un elemento centrale per la corretta orientazione dell'intenzione e, secondo la citazione che apre il nostro articolo, stabilire una "comunicazione spirituale effettiva con il centro supremo".
Riferendosi alla dottrina pitagorica, illustrata da Fabre d'Olivet, René Guénon fa notare come «la Volontà "rafforzata"  [il termine utilizzato da Fabre d'Olivet, "évertuée", richiama l'idea di "dotare di virtù"] dalla fede (e perciostesso associata alla Provvidenza) poteva soggiogare la stessa Necessità, comandare alla Natura e operare dei miracoli». Questa frase è carica di significati. Innanzi tutto, mette in evidenza lo stretto vincolo tra Fede e Provvidenza, ossia la Volontà del Cielo. Di fatto, le prime due sarebbero come le due facce della seconda; la Fede sarebbe la Volontà del Cielo secondo una prospettiva ascendente, la Provvidenza secondo una prospettiva discendente, sempre in relazione alla percezione umana. La Fede potrebbe dunque essere considerata come il punto d'unione tra la Volontà del Cielo e quella dell'uomo, attraverso il quale la prima agisce sulla seconda o, più esattamente, come la virtù che permette la loro identificazione (distruggendo l'illusione separativa).
Nella Fede abbiamo quindi la chiave per la vittoria dell'uomo sul Destino. Nella misura in cui cede alla sua Volontà umana (o Libero Arbitrio), sarà preda della fatalità; nella misura in cui ha Fede, potrà rendersi "trasparente" alla Volontà del Cielo affinché governi i suoi passi e così "soggiogare la stessa Necessità, comandare alla Natura e operare dei miracoli", vale a dire, liberarsi dalle pastoie del suo Destino di uomo mortale.
Estratto dell'articolo "Provvidenza, Volontà, Destino" di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista "Lettera e Spirito" del Dicembre 2014 (Testo completo disponibile al link:  https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo).
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