Coscienza; implicazioni epistemologiche e metafisiche

Aperto da Alberto Knox, 21 Febbraio 2026, 01:36:23 AM

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Alberto Knox

Mi sto cimentando nello studio della scienza della coscienza e fin da subito mi sono imbattuto in quello che sono dei veri e propi dibattiti il cui fulcro dominante sono problemi filosofici di matrice metafisica. Pensiamo solo al problema metafisico mente/corpo tornato alla ribalta non appena si è pensato alla possibilità o meno di realizzare un intelligenza artificiale cosciente. E questi dibattiti sono tutt ora aperti nonostante la progressiva denigrazione della metafisica verificatasi nell era moderna (e di cui noto fieri esponenti anche qui sul forum) .
La soluzione del problema non è da ricercare in un rigetto della metafisica, è opportuno invece prendere in considerazione i limiti del linguaggio , affrontare le incompatibilità logiche e i limiti della logica classica , le contraddizioni che riguarda la relazione tra monismo e dualismo , realismo e soggettivismo, obbiettivismo e idealismo, materialismo e immaterialismo che spero di riuscire ad illustrare in questo mio avventurarmi nell argomento proposto.
Premesso che la realtà in sè ci sfugge, è inconoscibile se non come prodotto della coscienza coi sui modelli interpretativi.
Il primo sassolino che vado a togliermi è quello che ho definito il "dogma dell immacolata percezione" che è alla base del realismo ingenuo dominante nel senso comune (e non di rado nella scienza stessa) è crollato all inzio del XX secolo e con esso l idea di un osservatore separato , neutro e obbiettivo. Ne consegue che la conoscienza e la scienza moderna non consentono il possesso della Realtà ma solo di modelli interpretativi, parziali e probabilistici che correlano più o meno strettamente con alcuni suoi aspetti.
Dopo aver avuto la brillante idea di separare in modo inconciliabile la coscienza dal corpo e dal mondo ed aver negato ad essa qualsiasi realtà sulla base degli assiomi materialisti tanto da definirla come mero epifenomeno del cervello è giunto il momento di riunire ciò che è stato separato e riportare la coscienza nella scienza , cosa che si sta effetivamente sviluppando da una trentina d anni. Ma attenzione, riportarla sia come oggetto di studio come infatti mi sto avventurando a fare sia come co-creatrice dell apparire del mondo fisico ,ossia come sua parte costitutiva . Essa è infatti parte inscindibile del mondo al pari di qualsiasi ente fisico perchè il mondo fisico , come conosciuto , è costituito esclusivamente dalla sua rappresentazione nella coscienza. Vogliamo negare anche questo?

ne consegue che :
punto A ;la ragione consente di comprendere il mondo
 B; La scienza mediante argomentazioni razionali deduttive e induttive , riesce a formulare le leggi che governano il mondo fisico
C; la validità delle leggi è confermata dalla correlazione tra esse e i fatti osservati

Ne consegue necessariamente che;
1 la stretta correlazione tra ragione umana e natura
2 la necessità che la stessa razionalità sia implicita nella natura

Si pongono dunque i seguenti quesiti:
-La coscienza e l intelligenza sono un prodotto del solo cervello umano?
-La coscienza e l intelligenza non sono solo dell uomo ma anche di altri esseri viventi, in quanto partecipi dell intelligenza insita nella natura?

Personalmente sono sempre stato propenso ad ammettere il secondo quesito o, quanto meno, a non rigettarlo a priori.
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iano

#1
Citazione di: Alberto Knox il 21 Febbraio 2026, 01:36:23 AMNe consegue necessariamente che;
1 la stretta correlazione tra ragione umana e natura
2 la necessità che la stessa razionalità sia implicita nella natura
Così come il cielo non è blu, perchè blu ci appare, una natura razionalizzabile, non equivale a una natura razionale, se non vogliamo fare entrare dalla finestra il realismo ingenuo che abbiamo messo alla porta.
Messo alla porta poi per modo di dire, se ancora lo usiamo, perchè la consapevolezza che ''... la realtà in sè ci sfugge, è inconoscibile se non come prodotto della coscienza coi sui modelli interpretativi.'', non fa sparire l'apparenza di realtà, che però può essere derubricata a un prodotto della mente dove non interviene la coscienza, tanto è vero che la presa di coscienza del realismo ingenuo, appunto, non la fa annichilire.
Se è vero che sono possibili diversi modelli di realtà, la cui applicazione alla realtà funziona, più che corrispondervi, uno di questi potrebbe essere appunto l'apparenza di realtà, e l'ingenuità consisterebbe solo nel credere che sia l'unico possibile, cosa che, finché è stato l'unico modello effettivamente disponibile, comprensibilmente abbiamo potuto credere.
Quello che fa la scienza è accumulare prove che riducono gradualmente la nostra centralità.
Siamo meno centrali se la nostra percezione non è decisiva a definire la realtà, e siamo ancora meno centrali se la definisce senza l'intervento della nostra coscienza.
Alla fine abbiamo strumenti diversi che concorrono a farci interagire con la realtà, che possono servire tutti, senza che nessuno sia necessario, e nessuno dei quali si rivelerà quindi decisivo, e nessuno dei quali conviene  assumere come centro di gravità permanente.

Possiamo ancora dire che il cielo e blu, ma ci sono anche altri modi di dirlo, e saperlo ci consente di non fare la figura dello scicchinblu. :))

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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Jacopus

Citazione-La coscienza e l intelligenza sono un prodotto del solo cervello umano?
-La coscienza e l intelligenza non sono solo dell uomo ma anche di altri esseri viventi, in quanto partecipi dell intelligenza insita nella natura?
1) no.
2) sì, a patto di dare una definizione condivisa di coscienza.

1) no. Perché, ad esempio, senza linguaggio, la coscienza sarebbe molto meno autoriflessiva. E il linguaggio è  presente in molte specie animali. I cetacei hanno perfino dei dialetti.
C'è poi la cultura. Senza cultura l'uomo avrebbe meno possibilità di scelta e meno modelli da confrontare. L'intelligenza e la coscienza umana sono, allo stesso tempo un evento collettivo e un evento individuale. Il fiorire del rinascimento non fu dato da soggetti eccezionalmente intelligenti, ma da una storia di sviluppo economico e sociale complesso che durava dal 1100, dalle repubbliche marinare in poi. Probabilmente lo stesso uso di strumenti in pietra ha sviluppato il nostro cervello e quindi le nostre capacità. La cultura di Lomevki ha retrodatato l'uso di strumenti agli ominini precedenti ad homo sapiens a 3 milioni di anni fa.

2) se un gorilla riesce a comunicare la sua tristezza per la morte del suo compagno, direi che siamo vicini alla "coscienza" come la intendiamo noi umani. Non saremo probabilmente mai in grado di scoprire la coscienza di una formica, ma tutti i mammiferi e gli uccelli sono in grado di avere degli strumenti legati alla percezione individuale di sé, come soggetto unico e distinto. I nostri cervelli si differenziano sostanzialmente per dimensione (ma non solo, la balena lo ha più grande) ma le strutture, i meccanismi di funzionamento sono identici.
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Homo sum, Humani nihil a me alienum puto.

Alberto Knox

Citazione di: iano il 21 Febbraio 2026, 03:03:29 AMSe è vero che sono possibili diversi modelli di realtà, la cui applicazione alla realtà funziona, più che corrispondervi, uno di questi potrebbe essere appunto l'apparenza di realtà, e l'ingenuità consisterebbe solo nel credere che sia l'unico possibile, cosa che, finché è stato l'unico modello effettivamente disponibile, comprensibilmente abbiamo potuto credere.
Quello che fa la scienza è accumulare prove che riducono gradualmente la nostra centralità.
Siamo meno centrali se la nostra percezione non è decisiva a definire la realtà, e siamo ancora meno centrali se la definisce senza l'intervento della nostra coscienza.
Alla fine abbiamo strumenti diversi che concorrono a farci interagire con la realtà, che possono servire tutti, senza che nessuno sia necessario, e nessuno dei quali si rivelerà quindi decisivo, e nessuno dei quali conviene  assumere come centro di gravità permanente.
Vorrei dire che anche la scienza è un prodotto della nostra coscienza senza la quale è impossibile qualsiasi comprensione del mondo. Per definire meglio il sassolino tolto dalla scarpa ti dirò di più, ma stiamo parlando di cose facili eh. Gli organi di senso, come l apparato visivo, si comportano come dei veri e propi filtri con una banda passante che determina quello che possiamo percepire , ad es il colore blu. Mentre i processi di codificazione cerebrale con cui si elaborano le immagini mentali della realtà sono inconsci; Questo determina la condizione fisiologica  della coscienza,  ordinaria, ossia il suo realismo fenomenico (ingenuo o naif) , ossia l illusione che la realtà sia quella che percepiamo così come la percepiamo. Possiamo considerare il nostro apparato sensoriale/cerebrale come un prezioso strumento di contatto con il mondo e, contemporaneamente, come un filtro che deforma e cancella sistematicamente intere parti del mondo esterno. Questo è forse il punto di partenza piu semplice per cominciare a riconoscere l'illusorietà delle diverse posizioni realiste e obiettiviste, che hanno pervaso la storia dell umanità e anche la scienza. 
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eros0

Citazione di: Alberto Knox il 21 Febbraio 2026, 01:36:23 AME questi dibattiti sono tutt ora aperti nonostante la progressiva denigrazione della metafisica verificatasi nell era moderna (e di cui noto fieri esponenti anche qui sul forum) .
La soluzione del problema non è da ricercare in un rigetto della metafisica, è opportuno invece prendere in considerazione i limiti del linguaggio , affrontare le incompatibilità logiche e i limiti della logica classica , le contraddizioni che riguarda la relazione tra monismo e dualismo , realismo e soggettivismo, obbiettivismo e idealismo, materialismo e immaterialismo che spero di riuscire ad illustrare in questo mio avventurarmi nell argomento proposto.
Non penso che scienza e filosofia denigrino la metafisica. Più che altro, è sotto attenzione un certo modo di fare metafisica: quello che pretende di dirci com'è fatta la realtà ultima come se avessimo accesso diretto al backstage dell'universo.
Però nessuno ragiona mai da zero. Anche lo scienziato più rigoroso parte da alcune idee di fondo su cosa sia la realtà, su cosa significhi "oggettivo", su che cosa sia una spiegazione. Questi sono presupposti "metafisici", allora la metafisica non è mai davvero sparita, al massimo è diventata implicita.
Poi, se per metafisica intendiamo qualcosa alla Platone/Aristotele, cioè un discorso sulle strutture ultime, capisco le resistenze. Ma già con Kant il discorso cambia perché bisogna chiarire i limiti e le condizioni della nostra ragione. E quello non si può liquidare come inutile.
Probabilmente la posizione più diffusa oggi sta nel mezzo: no metafisica dogmatica, ma nemmeno l'idea di poterne fare a meno.
Sull'intervento fisiologico. Dire che la coscienza è "codifica cerebrale" spiega bene come funziona qualcosa. Non è detto che spieghi che cos'è quell'esperienza dal punto di vista ontologico. Sono due piani diversi, cioè dire "siccome so come funziona, allora ho spiegato che cos'è" è una scelta teorica.
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Alberto Knox

Citazione di: eros0 il 21 Febbraio 2026, 14:40:13 PMProbabilmente la posizione più diffusa oggi sta nel mezzo: no metafisica dogmatica, ma nemmeno l'idea di poterne fare a meno.
la psicologia moderna nasce alla fine del XIX secolo con la psicologia sperimentale di Wundt. il clima positivista dell epoca è caratterizzato dalla forte vocazione materialistica e , conseguentemente , da un totale disinteresse per la soggettività, nell illusoria convinzione che l unica realtà sia quella esterna , fisica, materiale e quantitativa.  E questo l ho riscontrato personalmente anche nei vari forum in diversi anni di esperienza dove l idea comune era (ed è ancora) quella di affermare l oggettività delle scienze sperimentali come l unica via possibile nella conoscienza . In sostanza la psicologia moderna ha avuto come prima preoccupazione quella di aquisire il metodo delle scienze sperimentali , cui appartiene la medicina , per trovare un adeguata collocazione nel mondo delle scienze Galileiane e per non essere considerata "figlia di un dio minore" . Il clima positivisa ha poi fatto il resto nel negare qualsiasi fondamento all anima, portando al paradosso di negare che la coscienza e la soggettività  fossero un problema di interesse per la psicologia moderna. Ma l anima e lo Spirito , sebbene siano concetti vaghi e metafisici (ma non più vaghi di altri concetti ammessi come l'inconscio) sono parti della psiche , facoltà della mente e come tali sono indipendenti da qualsiasi visione confessionale. Nonostante la loro esclusione a priori da parte del fisicalismo. Insomma la questione dell anima e dello spirito rimane viva e rimane in attesa di un adeguata considerazione nel mondo della scianza. 

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Jacopus

Citazione di: Alberto Knox il Oggi alle 14:15:22 PMla psicologia moderna nasce alla fine del XIX secolo con la psicologia sperimentale di Wundt. il clima positivista dell epoca è caratterizzato dalla forte vocazione materialistica e , conseguentemente , da un totale disinteresse per la soggettività, nell illusoria convinzione che l unica realtà sia quella esterna , fisica, materiale e quantitativa.  E questo l ho riscontrato personalmente anche nei vari forum in diversi anni di esperienza dove l idea comune era (ed è ancora) quella di affermare l oggettività delle scienze sperimentali come l unica via possibile nella conoscienza . In sostanza la psicologia moderna ha avuto come prima preoccupazione quella di aquisire il metodo delle scienze sperimentali , cui appartiene la medicina , per trovare un adeguata collocazione nel mondo delle scienze Galileiane e per non essere considerata "figlia di un dio minore" . Il clima positivisa ha poi fatto il resto nel negare qualsiasi fondamento all anima, portando al paradosso di negare che la coscienza e la soggettività  fossero un problema di interesse per la psicologia moderna. Ma l anima e lo Spirito , sebbene siano concetti vaghi e metafisici (ma non più vaghi di altri concetti ammessi come l'inconscio) sono parti della psiche , facoltà della mente e come tali sono indipendenti da qualsiasi visione confessionale. Nonostante la loro esclusione a priori da parte del fisicalismo. Insomma la questione dell anima e dello spirito rimane viva e rimane in attesa di un adeguata considerazione nel mondo della scianza.


Alberto non è così. Intanto c'è Jung se ti piace la psicologia spirituale. Jung va letto ma non è il mio preferito. Invece ti parlo di Freud che aveva ben chiaro il problema che poni. Da un lato voleva che la psicoanalisi rispondesse a criteri scientifici ed oggettivanti, (del resto siamo alla fine del XIX secolo), per darle un fondamento più solido e riconosciuto. Dall'altro si rendeva conto che nelle discipline "psi" questo non bastava ed anzi era controproducente. Lui stesso definiva la psicoanalisi come la scienza del nebenmensch, della persona vicina e gli stessi concetti di transfer e controtransfert sono tutt'altro che "scientifici". Una certa psicologia sperimentale/cognitivista ha preso una deriva scientista ma il mondo della psicologia è vasto e le neuroscienze stanno aprendo ulteriori scenari, secondo i quali la differenza soggetto/oggetto nelle scienze mediche di aiuto non possono essere applicate in modo rigido, pena la stessa terapeuticità dei trattamenti.
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Alberto Knox

Citazione di: Jacopus il Oggi alle 14:52:16 PMAlberto non è così. Intanto c'è Jung se ti piace la psicologia spirituale. Jung va letto ma non è il mio preferito. Invece ti parlo di Freud che aveva ben chiaro il problema che poni. Da un lato voleva che la psicoanalisi rispondesse a criteri scientifici ed oggettivanti, (del resto siamo alla fine del XIX secolo),
Si , infatti le idee di Freud furono criticate, Wundt in primis, che sebbene sostenesse una psicologia double/face egli rifiutava decisamente l esistenza dell inconscio e criticava le idee di Freud come appartenenti ad una sorta di psicologia mistica. Quello che piace a me qui non c'entra niente, la mia è una critica al positivismo ,ben nota fra l altro nella storia della filosofia. Come studioso non hai notato come tale posizione è stata contestata nei dibattiti filosofici? che è stato contestato il loro rigido  scientismo e la pretesa di spiegare la realtà solo tramite fatti empirici? e che ancora è stato criticato per aver ridotto l uomo a fatto meccanico, ignorando spiritualità, libertà e interiorità? coscienza e metafisica erano completemante ignorate come se la coscienza non avesse nessun ruolo in campo non solo nelle patologie ma anche nella scienza stessa.
Allora se ogni epoca si caratterizza per un almeno parziale assunzione di assiomi e teorie non dimostrate ( enon di rado successivamente superate) all inizio del XXI secolo sono possibili solo due ipotesi sulla coscienza e sull anima:

1. il fisicalismo; che ha considerato la coscienza come un mero epifenomeno dei circuiti cerebrali e l anima come una mera denotazione nominale , priva di qualsiasi valore scientifico definibile. è una ben fondata evoluzione del pensiero scientifico e filosofico.
2. La coscienza e l anima (sebbene mal definite) non sono un mero epifenomeno dei circuiti cerebrali privo di significato e non possono essere ridotte ai solo meccanismi fisici.
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iano

Citazione di: Jacopus il Oggi alle 14:52:16 PMLui stesso definiva la psicoanalisi come la scienza del nebenmensch, della persona vicina e gli stessi concetti di transfer e controtransfert sono tutt'altro che "scientifici".
Uno pisicopatico , un pazzo, che vivesse isolato dal mondo, potremmo considerarlo tale?
Ognuno è quel che è, e non si potrà mai ben dire cosa sia, ma nel rapporto con gli altri viene definito, e che sia possibile avere un rapporto con gli altri lo diamo per scontato, ma forse non dovremmo.
Poter avere un rapporto con la realtà in generale è cosa che non dovremmo dare per scontata, e in questo rapporto media la metafisica.
La realtà è qualcosa che si lascia trattare, ma più di questo non possiamo sapere, e tutto quello che crediamo di sapere della realtà, sono in effetti i termini del trattamento.
Non esiste l'anima, e non esistono le cose in se, se non come modi in cui trattiamo con la realtà.
I problemi psicologici sono i problemi non del soggetto, ma del suo trattare con gli altri,  e in questo ambito si possono risolvere.
Penso che questa problematicità potrebbe  essere considerata la norma piuttosto che l'eccezione, se partissimo dal considerare ogni soggetto nella sua unicità, e considerassimo eccezionale come queste unicità riescano ad amalgamarsi comportamentalmente, al punto da raggrupparli sotto un sol nome, umanità, la quale però in se non esiste proprio, nel senso che non ha un anima e non è una cosa in se.
E' una forzatura che poi ci porta a dire che il tal soggetto non si comporta in modo umano.
E perchè dovrebbe? Lui si comporta per quel che è.

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Il_Dubbio

Citazione di: Alberto Knox il 21 Febbraio 2026, 01:36:23 AMDopo aver avuto la brillante idea di separare in modo inconciliabile la coscienza dal corpo e dal mondo ed aver negato ad essa qualsiasi realtà sulla base degli assiomi materialisti tanto da definirla come mero epifenomeno del cervello è giunto il momento di riunire ciò che è stato separato e riportare la coscienza nella scienza , cosa che si sta effetivamente sviluppando da una trentina d anni. Ma attenzione, riportarla sia come oggetto di studio come infatti mi sto avventurando a fare sia come co-creatrice dell apparire del mondo fisico ,ossia come sua parte costitutiva . Essa è infatti parte inscindibile del mondo al pari di qualsiasi ente fisico perchè il mondo fisico , come conosciuto , è costituito esclusivamente dalla sua rappresentazione nella coscienza. Vogliamo negare anche questo?



Non credo si possa indagare la coscienza in modo scientifico in quanto la coscienza è il presupposto perchè esista la scienza. La coscienza è il presupossto per tutto, ogni cosa gira attorno ad essa.
Se gli altri esseri viventi ne fanno uso limitato, giusto per vivere, cibarsi o fuggire dai predatori, nell'uomo è diventato il centro di tutto ciò che chiamiamo civiltà.
Anche l'intelligenza è un mezzo. L'intelligenza non è un presupposto come la coscienza, è un mezzo abbastanza meccanico (ognuno è dotato di una sua intelligenza) per fare al meglio tutte le cose che serve fare. Compreso fare scienza. La coscienza è il presupposto che ci porta ad approfondire qualcosa che non riusciamo a comprendere. Anche l'intelligenza forse può migliorare studiando, ma la coscienza è quella, non cambia. E' praticamente un ente metafisico, che c'è, si fa sentire, sta alla base di tutto, è anzi il presupposto per tutto, ma non può essere studiato, approfondito o limitato all'interno di una teoria scientifica.
Del resto l'intelligenza artificiale è quella cosa li che sembra essere un ente che sta prendendo coscienza. Come se la coscienza nascesse dall'intelligenza. Quando invece la stessa intelligenza è un mezzo che la coscienza assume per fare quello che fa. Noi uomini l'abbiamo solo presa e incorporata in una macchina, che chiaramente non sarà mai cosciente. La coscienza non vuol dire nulla in senso letterale e nulla in senso scientifico.
Sappiamo che c'è... solo questo.   
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Alberto Knox

Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 19:40:18 PMNon credo si possa indagare la coscienza in modo scientifico in quanto la coscienza è il presupposto perchè esista la scienza. La coscienza è il presupossto per tutto, ogni cosa gira attorno ad essa.
Se gli altri esseri viventi ne fanno uso limitato, giusto per vivere, cibarsi o fuggire dai predatori, nell'uomo è diventato il centro di tutto ciò che chiamiamo civiltà.
Anche l'intelligenza è un mezzo. L'intelligenza non è un presupposto come la coscienza, è un mezzo abbastanza meccanico (ognuno è dotato di una sua intelligenza) per fare al meglio tutte le cose che serve fare. Compreso fare scienza. La coscienza è il presupposto che ci porta ad approfondire qualcosa che non riusciamo a comprendere. Anche l'intelligenza forse può migliorare studiando, ma la coscienza è quella, non cambia. E' praticamente un ente metafisico, che c'è, si fa sentire, sta alla base di tutto, è anzi il presupposto per tutto, ma non può essere studiato, approfondito o limitato all'interno di una teoria scientifica.
Del resto l'intelligenza artificiale è quella cosa li che sembra essere un ente che sta prendendo coscienza. Come se la coscienza nascesse dall'intelligenza. Quando invece la stessa intelligenza è un mezzo che la coscienza assume per fare quello che fa. Noi uomini l'abbiamo solo presa e incorporata in una macchina, che chiaramente non sarà mai cosciente. La coscienza non vuol dire nulla in senso letterale e nulla in senso scientifico.
Sappiamo che c'è... solo questo.   
Guarda,  hai spiegato alla perfezione perchè la coscienza non può essere oggetto di studio per la scienza sperimentale come lo stesso kant l avrebbe spiegato. Infatti nella critica della ragion pura Kant prende in considerazione tre grandi idee metafisiche , l anima, Dio e il mondo e spiega , riprendendo la relazione tra soggetto/oggetto come l anima va al di fuori della relazione soggetto/oggetto appunto. è quel sentirmi io, quel luogo che appartiene al soggetto ma che non può essere fatto oggetto di conoscienza perchè non ne facciamo esperienza sensibile. Pur riconoscendo la validità dei presupposti obiettivisti e oggettivisti kantiani non bisogna dimenticare , e come tu stesso hai ricordato, che anche la ragione e la scienza stessa sono una straordinaria espressione del mondo di quella mente empiricamente negata e del soggetto che ragiona. La negazione della soggettività nella scienza appare quindi autocontradditoria, conseguenza di un pregiudizio culturale che si trascina da quattro secoli, ossia dalla nascita delle nuove scienze. Se è così, la sua revisione è un passo di cruciale importanza. La necessità di riconsiderare i processi mentali sottesi alla conoscenza del mondo fenomenico, grazie ai quali esso ci è dato come ci appare e come lo abbiamo codificato, è dunque ineludibile ; solo così si può infatti confermare la validità dell approccio scientifico biomedico o se, come afferma Husserl, il materialismo e l approccio obiettivista siano in realtà un "ingenuità trascendentale" . Tu sostieni che la coscienza , non avendo terreno solido su cui sperimentare, non può rientrare nella scienza , io dico che il vero e cruciale problema di oggi non è quello di trovare nuovi terreni , ma di avere nuovi occhi. Sta di fatto che sono trent'anni che si studia la coscienza in maniera scientifica. Dai miei studi fin qui posso dire che la scienza della coscienza è intimamente interdisciplinare perchè coinvolge non solo le neuroscienze ma anche la fisica e le discipline umanistiche; solo così si potrà tenere in dovuto conto le implicazioni epistemologiche della sua definizione e del suo studio scientifico e, del resto, arricchire la filosofia della mente delle conoscenze relative agli aspetti neuropsicologici alla base del suo funzionamento. 
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Il_Dubbio

Citazione di: Alberto Knox il Oggi alle 21:36:11 PMDai miei studi fin qui posso dire che la scienza della coscienza è intimamente interdisciplinare perchè coinvolge non solo le neuroscienze ma anche la fisica e le discipline umanistiche; solo così si potrà tenere in dovuto conto le implicazioni epistemologiche della sua definizione e del suo studio scientifico e, del resto, arricchire la filosofia della mente delle conoscenze relative agli aspetti neuropsicologici alla base del suo funzionamento.

Io non escludo che la coscienza sia insita nell'intimo dell'universo. Quindi anche nella materia inanimata.

La cerchiamo nel cervello, tra i neuroni e le sinapsi, ma potrebbe essere il presupposto dell'universo stesso. 

Ciò potrebbe risolvere almeno un nostro quesito: a chi giovava un universo che nessuno poteva osservare? 

Noi oggi diamo per scontata una cosa di questo tipo: ad un certo punto dell'evoluzione qui sulla Terra, in un luogo sperduto dell'universo, è nato l'uomo che ha preso coscienza non solo di esistere ma che esista l'universo. Alcuni suggeriscono l'idea che un universo cosi grande promette anche molte civiltà come la nostra. Ma lo dicono solo perchè l'universo è grande, non perchè l'universo inosservato non abbia alcun senso. 
Per cui la coscienza non può che essere il presupposto dell'universo stesso.  
Un ente metafisico al pari di Dio, si potrebbe dire, la cui differenza è che Dio è un ente creatore di qualcosa d'altro da se, mentre la coscienza è... 
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Alberto Knox

Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 22:21:42 PMAlcuni suggeriscono l'idea che un universo cosi grande promette anche molte civiltà come la nostra. Ma lo dicono solo perchè l'universo è grande, non perchè l'universo inosservato non abbia alcun senso. 
bhè, non solo perchè è grande, alcuni ritengono che qualcosa di così fondamentale come la nostra esistenza non possa essere liquidata come un capriccio della chimica e che nascondere il problema sotto l etichetta di "caso fortuito" non è che un pretesto per non affrontarlo. A volte si fa appello al principio di mediocrità; il posto che occupiamo nell universo non ha niente di speciale o di eccezionale .La terra sembra essere un tipico pianeta che ruota attorno ad una tipica stella in una tipica galassia. Perchè , allora, la vita non dovrebbe essere un fenomeno tipico? 
Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 22:21:42 PMIo non escludo che la coscienza sia insita nell'intimo dell'universo. Quindi anche nella materia inanimata.

La cerchiamo nel cervello, tra i neuroni e le sinapsi, ma potrebbe essere il presupposto dell'universo stesso.

si dovrebbe considerare un universo a N dimensioni più una , dove N sono le dimensioni fisiche e quella in più la coscienza , dimensione inscindibile dal resto del mondo e condito sine qua non per la sua stessa esistenza. Infatti senza la coscienza la scienza , in quanto suo prodotto, non può esistere. Quindi nemmeno la fisica Newtoniana, lo spazio/tempo, la teoria della relatività , l universo ipersferico. Ma forse, non potrebbe esistere nemmeno il mondo stesso, perchè verrebbe a mancare la sua rappresentazione, quell apparire che è il fondamento o l'essenza stessa dell essere. 
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