Coscienza; implicazioni epistemologiche e metafisiche

Aperto da Alberto Knox, 21 Febbraio 2026, 01:36:23 AM

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Alberto Knox

Citazione di: Alexander il Oggi alle 11:35:59 AMIo so chi sono, ma se qualcuno mi chiedesse di spiegarlo non lo saprei dire. Credo sia una frase celebre di qualcuno.
Forse è un aforisma preso ad ispirazione di quello famoso di Sant Agostino a proposito del tempo. 
Citazione di: Alexander il Oggi alle 11:35:59 AMCredo sia una frase celebre di qualcuno. Al mattino mi sveglio e ho coscienza di essere lo stesso che si è addormentato. Magari adesso ho mal di testa e pessimo umore, ho consapevolezza di questo ma non dubito di essere lo stesso senza mal di testa e di buonumore. Io intendo questo per coscienza ((consapevolezza di sé, senso dell'io come mio), per intenderci. Tutto il resto lo vedo come qualcosa che 'rotola' a valle, che viene poi e non prodotto dalla coscienza, ma da altro: necessità, volontà, desiderio, ecc. Per me quindi la cultura si pone di fronte alla coscienza. La coscienza come spettatore del film della propria vita. La stessa consapevolezza etica sta sotto, essendo anche memoria del bene.
Sì ma io credo che così stiamo osservando solo un aspetto del problema. Guardate che "il dubbio" ha ragione ad insistere a proposito dei qualia. Che è un aspetto differente che la consapevolezza di sè. I qualia, ovvero le qualità delle percezioni. Mangio un pomodoro, sento il gusto del pomodoro. Sappiamo benissimo che  ci sono le papille gustative e i neurotrasmettitori ma non sappiamo quali di questi "meccanismi materiali" portano alla singola esperienza cosciente del gusto pomodoroso del pomodoro.  Se è vero come chi sostiene  tutti gli eventi mentali sono l'esito di processi fisici (compresi i qualia)non è altrettanto vero che ve ne siano le prove. Da dove emerge ad es. la sensazione di un colore come il blu quando il cervello elabora determinate onde luminose? e l esperienza del dolore?  che cos'è il dolore?  potrebbe essere semplicemente l eccitazione delle fibre nervose posizionate all'interno del midollo spinale?. Ma in base a cosa si sostiene che il dolore non è altro che l'eccitazione delle fibre ? di certo non dal resoconto del soggetto che prova dolore.  In realtà se ci limitiamo alla descrizione dei processi biochimici non solo non troviamo nulla che ci faccia dire che quei processi sono il dolore, ma essendo coinvolti molti e diversi processi l'identificazione di uno di questi con un singolo stato mentale pare impossibile: infatti quale dei tanti processi coinvolti nell'esperienza conscia del dolore può essere identificato nello stato mentale del dolore?questi sono i problemi prettamente dei qualia legati al discorso sulla coscienza. 
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Noli foras ire , in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Koba

Citazione di: Phil il Oggi alle 12:46:27 PMLa ricerca di un ordine come antidoto a una crisi del senso è un meccanismo umano riscontrabile sia nel singolo (nei contesti di recupero post traumatico, tanto fisico quanto psicologico, si propone il ben-essere di una vita ordinata, in entrambi i sensi, con le sue routine e i suoi capisaldi, etc.), sia nella collettività (nei momenti di disordine sociale, che sia per crisi di valori canonici o per eventi dirompenti, si afferma spesso una diffusa tendenza a rivalutare l'"ordine e disciplina" di un demiurgo ordinatore). Tuttavia, come si diceva, non è l'ordine in sé a garantire senso o recupero di senso o disinnesco della domanda di senso esistenziale, ma è questione di quali(t)à dell'ordine: una routine quotidiana di lavoro e impegni ciclici può risultare per qualcuno alienante o asfissiante più di un disordine esistenziale; c'è quindi un ordine "sano" per il "soggetto x" (ma non per tutti, magari) e un'ordine che può portare "insanità" (non necessariamente il disordine e l'instabilità dell'artista bohémien, del neonato o di un "periodo di transizione personale", vengono vissuti come annichilenti o tantomeno privi di senso; c'è un senso in quel disordine ed è un disordine che non necessariamente si interroga sul senso).
Trattandosi di "qualità", di "sanità", di tracciare un confine (non di scoprirlo/trovarlo) fra ordine/disordine e, in seguito, fra i vari ordini (alienanti e non, "significativi" e non, etc.), ne deriva che il "gesto di cesura", che separa le qualità, le sanità, gli ordini, etc. è un gesto non necessariamente univoco o obiettivamente condivisibile (proprio come non lo sono i qualia).
In fondo, quanto è "funambolico" (e "sisifico", a volte) cercare di mettere ordine nella proprio (auto)coscienza, senza perdere troppo di vista né se stessi né il mondo?


Il vantaggio del modello proposto non sta nell'offrire un criterio oggettivo che ci permetta di distinguere un ordine sensato da uno insufficiente (cosa che, mi pare, solo l'approccio religioso o quello metafisico forte hanno l'ardire di proporre, con tutto ciò che ne consegue in termini di violenza), ma nel mutare l'approccio al problema del malessere esistenziale e del nichilismo, come ho già chiarito.
A essere oggettivo è la spinta alla creazione dell'ordine. Questa sì che si può dire sia una conoscenza oggettiva. Presente in tutta la materia, dai cristalli alla cellula al filosofo.
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iano

#227
Citazione di: Alberto Knox il Oggi alle 15:38:15 PMForse è un aforisma preso ad ispirazione di quello famoso di Sant Agostino a proposito del tempo. Sì ma io credo che così stiamo osservando solo un aspetto del problema. Guardate che "il dubbio" ha ragione ad insistere a proposito dei qualia. Che è un aspetto differente che la consapevolezza di sè. I qualia, ovvero le qualità delle percezioni. Mangio un pomodoro, sento il gusto del pomodoro. Sappiamo benissimo che  ci sono le papille gustative e i neurotrasmettitori ma non sappiamo quali di questi "meccanismi materiali" portano alla singola esperienza cosciente del gusto pomodoroso del pomodoro.  Se è vero come chi sostiene  tutti gli eventi mentali sono l'esito di processi fisici (compresi i qualia)non è altrettanto vero che ve ne siano le prove. Da dove emerge ad es. la sensazione di un colore come il blu quando il cervello elabora determinate onde luminose? e l esperienza del dolore?  che cos'è il dolore?  potrebbe essere semplicemente l eccitazione delle fibre nervose posizionate all'interno del midollo spinale?. Ma in base a cosa si sostiene che il dolore non è altro che l'eccitazione delle fibre ? di certo non dal resoconto del soggetto che prova dolore.  In realtà se ci limitiamo alla descrizione dei processi biochimici non solo non troviamo nulla che ci faccia dire che quei processi sono il dolore, ma essendo coinvolti molti e diversi processi l'identificazione di uno di questi con un singolo stato mentale pare impossibile: infatti quale dei tanti processi coinvolti nell'esperienza conscia del dolore può essere identificato nello stato mentale del dolore?questi sono i problemi prettamente dei qualia legati al discorso sulla coscienza.
Questa mi pare la tua fissa personale che ci riproponi periodicamente in diverse salse.
Non è una critica, perchè ognuno di noi ha la sua.
La critica semmai è che tu non sia mai andato oltre il cercare di condividere il senso di meraviglia che ti suscitano i qualia, e ce ne metti a parte perchè si possa poi tutti insieme esclamare all'unisono un grande: OHHH! :)
Cioè non ti ho mai visto cercare di razionalizzare la cosa, come quasi temessi che in tal modo potesse sparire quel senso di meraviglia, come colui che intento a fare un bel sogno cerchi di ritardare lo stato di veglia.
Correggimi se sbaglio, perche magari invece ci hai provato, e io me lo sono perso.
Anche con l'affermare che i qualia non abbiano a che fare con la coscienza, sembra tu voglia esorcizzare ogni possibilità di razionalizzazione.

Proviamo a sintetizzare il tuo atteggiamento parafrasando William Shakespeare.
Rosso, perchè sei tu rosso?
Forse che se non ti chiamassi più rosso, perciò tu spariresti alla mia vista?

Allora proviamo a precisare meglio la questione, se abbiamo veramente la volontà di razionalizzarla, ciò che appunto tu inconsciamente credo non voglia fare.

Io provo dolore per il troppo caldo o troppo freddo, e reagisco di conseguenza.
Posso costruire una macchina che imiti il mio comportamento, senza sentire ovviamente dolore.
Cosa può dare a me, rispetto alla macchina, in più o in meno, il sentir dolore? Ci chiediamo questo ammettendo  che io non sia in nulla di meno da una macchina, e quindi posso comportarmi al minimo come una macchina senza dover necessariamente sentire qualcosa, ma reagendo comunque alla causa che normalmente lo genera .
Cosa da in più a me il qualia del rosso, intendo dal punto di vista funzionale, rispetto a una macchina che ne produca la relativa linea in uno spettrogramma, oltre a confermarmi che non sono una macchina?


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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Lou

#228
@Phil
E va bene, sondiamola: faccio un mini cip, ho poco tempo, quindi la dico netta. Una metafora spiccia.
Leibniz afferma che la coscienza è soltanto un accidens della rappresentazione, non un attributo essenziale, Nietzsche, avanguardista senza precedenti, ha intravisto in questo accidens -parte la metafora - un'interfaccia utente: la monade — che in pratica è un sistema informazionale  — come database universale dell'informazione cosmica e la coscienza come Dashboard, un utente che i guarda dentro con una UX unica, un punto di vista esclusivo, unico e irripetibile, sull'universo.

Poi certo se clicchi sempre a gogó l'icona "coscienza" ti ammali pure, diamine c'è pure quella "ma coscienza di..." de che?

E magari alcune eccedenze le re-intrecci.
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"Quanti più occhi, occhi diversi, noi impegniamo per una cosa, tanto più completo sarà il nostro 'concetto' di quella cosa, la nostra 'obiettività'" F. Nietzsche

Koba

Citazione di: Alberto Knox il Oggi alle 15:38:15 PMGuardate che "il dubbio" ha ragione ad insistere a proposito dei qualia. Che è un aspetto differente che la consapevolezza di sè. I qualia, ovvero le qualità delle percezioni. Mangio un pomodoro, sento il gusto del pomodoro. Sappiamo benissimo che  ci sono le papille gustative e i neurotrasmettitori ma non sappiamo quali di questi "meccanismi materiali" portano alla singola esperienza cosciente del gusto pomodoroso del pomodoro.  Se è vero come chi sostiene  tutti gli eventi mentali sono l'esito di processi fisici (compresi i qualia)non è altrettanto vero che ve ne siano le prove. Da dove emerge ad es. la sensazione di un colore come il blu quando il cervello elabora determinate onde luminose? e l esperienza del dolore?  che cos'è il dolore?  potrebbe essere semplicemente l eccitazione delle fibre nervose posizionate all'interno del midollo spinale?. Ma in base a cosa si sostiene che il dolore non è altro che l'eccitazione delle fibre ? di certo non dal resoconto del soggetto che prova dolore.  In realtà se ci limitiamo alla descrizione dei processi biochimici non solo non troviamo nulla che ci faccia dire che quei processi sono il dolore, ma essendo coinvolti molti e diversi processi l'identificazione di uno di questi con un singolo stato mentale pare impossibile: infatti quale dei tanti processi coinvolti nell'esperienza conscia del dolore può essere identificato nello stato mentale del dolore?questi sono i problemi prettamente dei qualia legati al discorso sulla coscienza.

Il problema potrebbe essere solo apparente e prendere origine dal fatto che noi partiamo dal presupposto che ci debba essere una spiegazione materiale (meccanicistica) di quell'esperienza. Seguiamo tutto il percorso neurobiologico, e alla fine pretendiamo una spiegazione strettamente scientifica del perché all'attivazione di quella determinata parte del sistema sia associata proprio quella specifica esperienza (per esempio l'odore della vaniglia). Come se ci potesse essere un qualche rapporto tra la configurazione spaziale o chimica di quella regione cerebrale e la qualità di quell'esperienza.
Ma la scienza non spiega l'essere. Individua funzioni.
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iano

Citazione di: Koba il Oggi alle 17:12:31 PMIl problema potrebbe essere solo apparente e prendere origine dal fatto che noi partiamo dal presupposto che ci debba essere una spiegazione materiale (meccanicistica) di quell'esperienza. Seguiamo tutto il percorso neurobiologico, e alla fine pretendiamo una spiegazione strettamente scientifica del perché all'attivazione di quella determinata parte del sistema sia associata proprio quella specifica esperienza (per esempio l'odore della vaniglia). Come se ci potesse essere un qualche rapporto tra la configurazione spaziale o chimica di quella regione cerebrale e la qualità di quell'esperienza.
Ma la scienza non spiega l'essere. Individua funzioni.
Sono d'accordo, però vorrei aggiungere dell'altro.
Una macchina non ha coscienza ma è il prodotto di un operazione cosciente.
Quindi, anche nella misura in cui noi ci comportiamo come una macchina, la coscienza in ciò è sempre implicata, anche se non necessariamente al momento presente.
La coscienza è ciò che distingue la vita, che pure le macchine usa, da una macchina.
La vita è ciò che della necessità che regola la materia fa uso con consapevolezza, consapevolezza che occorre solo per progettare la macchina, ma non per farla funzionare.
La macchine esistono senza avere  coscienza, ma senza coscienza non esisterebbe nessuna macchina.
La macchina non è cosciente perchè è parte di un processo cosciente, e non può quindi esaurirlo.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

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