Se pensi ti ammali

Aperto da green demetr, 02 Marzo 2026, 22:46:39 PM

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Phil

Il rapporto fra pensare ed ammalarsi può essere un po' come un campo minato, in cui il pensare di giorno prepara le mine che poi deflagheranno nottetempo, quando l'inconscio le calpesterà nel dissestato mondo onirico. Se poi le esplosioni sono possenti, il loro boato sopravvivrà al risveglio del mattino, alimentando ulteriore produzione diurna di mine. Un circolo di agonismo e agonia, di lotta e disagio, da cui si può uscire forse decostruendo tale ammal(i)arsi, credendosi Leonida ma scoprendosi un po' Don Quixote un po' De Sade.
Tale mal-essere, poi somatizzato in vari modi, quanto è "malattia" e quanto è "modalità di esistenza e pensiero"? Secondo i cliché (che per l'inconscio sono pur sempre modelli, forme), un esistenzialista "in cattiva salute" dorme sonni sereni, così come un poeta "in cattiva salute" trova conforto in sillogismi e assiomatiche varie; la loro dissimulata salute sta nel restare ammal(i)ati, decentrati, cronicamente dipendenti dal gioco di "battaglia navale" con se stessi (agon e ilinx, suggerirebbe Caillois).
Il loro vero mal-essere sarebbe usare quel campo (s)minato per coltivare grano; certo, qualche buon soldato può anche diventare contadino, invecchiando, ma solo quando decide di porre davvero fine alle sue guerre, sopravvivendone.
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green demetr

Citazione di: Phil il 26 Marzo 2026, 16:39:08 PMSe poi le esplosioni sono possenti, il loro boato sopravvivrà al risveglio del mattino, alimentando ulteriore produzione diurna di mine. Un circolo di agonismo e agonia, di lotta e disagio, da cui si può uscire forse decostruendo tale ammal(i)arsi, credendosi Leonida ma scoprendosi un po' Don Quixote un po' De Sade.
Riflessione assolutamente centrata. Questo è però un male.
Perchè l'uomo ama nutrirsi di illusioni, si crede qualcosa che non è.
Consiglio il film Birdman.
Tu stai dicendo che questi grandi autori insomma autoindulgessero in una sorta di autodistruzione.
Io penso che però sebbene questo sia necessariamente vero, nello stesso tempo questi autori non avevano nessuna intenzione di finire l'agone.
Anzi l'agone è lo stesso inevitabile destino.
Non so se volessero disinnescare le mine, in un certo si, perchè volenti o nolenti quelle bombe erano esplose nel momento che cercavano nel sottosuolo.
E loro lo sapevano.
Quello che ammiro è questa consapevolezza, che in fin dei conti è quella che manca per resistere ad eventi annichilenti come il 2020.
Non si può vivere da bravi contadini, e nello stesso tempo essere decentrati.
I prodotti del nostro sè contadino sono commestibili? O non sono forse veleno?
Saranno commestibile allorquando riusciremo a ridiventare centrati.
Questo al giorno d'oggi è sostanzialmente anche impossibile.
Perchè siamo dentro una lavatrice sociale.
Lo erano anche i grandi autori che nel tentativo di rimanere fedeli alla loro ricerca si sono ammalati.
Ma oggi alla fine di una civiltà (che fino a qualche decennio fa era ritenuta tale) quelle spinte sono talmente forti che siamo spacciati ancor prima di muovere un passo verso il centro.
Tanto per dire, ho finalmente iniziato Horkheimer, i suoi pensieri da studente.
Tralasciando il piacere della lettura, e la dovizia di pensieri che possono solo arrichire mostrare le mille strade della resistenza.
Cosa mi succede? Che mi scoppia un allergia che praticamente mi era scomparsa da 10 anni a questa parte!!!
Secondo le stesse ricerche di Freud, o gli ultimi approdi della scienza psicologica: quando è coinvolto il naso è sempre una questione sessuale (Freud), o a livello endocrino, la costante ricerca di dopamina (distrazione) riceve una battuta d'arresto, provocando una dipendenza, e una somatizzazione.
Se nel caso di Freud si chiama Edipo (il bimbo che piange) nel secondo contemporaneo si parla di malattia (con gli esiti nefasti dell'uso di psicodroghe).
Nel primo caso la malattia è un sintomo della lotta, nel secondo caso un sintomo del pensiero (e la contemporaneità ODIA il pensiero).
Il pensiero va spento subito.
La paranoia del buon contadino, della buona novella, del tutto va bene...in questo presente storico è andato oltre la decenza.
Per questo la tua seconda riflessione, molta stoica, saggia, è naturalmente augurabile (tramite trasformazione personale, alchimia mentale), ma fattualmente puzza del suo ESATTO contrario (distruzione individuale, castrazione mentale).
Non è facile, viviamo in tempi di profondo spavento.
La gente non vuole farsi detonare.
Purtroppo prima o poi il Dio o la Storia ti presentano il conto.
Non ho idea di come si esca da questo impasse.
L'unica cosa che so è che bisogna combattere intelletualmente, spiritualmente, arricchirsi di strade alternative, comprendere come fare a stare a galla.
Stare a galla è quasi una posizione, non una prigione come invece noto in troppa gente (nella vita reale, del popolino).
Ma non funziona.
E' inutile la malattia va affrontata....guarda caso quello che diceva Nietzche in ouverture a umano troppo umano.
Per chi non ce la fa ci sono i sonniferi. La medicina oggi ci salva anche nelle situazioni più difficili.
Grazie del feedback Phil, molto bello!
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Gargamella

Koba

#17
Green, tu hai scritto "ma abbiamo solo l'inconscio"! È la dimensione del sogno a dare consistenza alle nostre vite, il resto è solo un difendersi da poteri incomprensibili che incombono su di noi.
Eppure, ti dico, abbiamo anche le illusioni. Le pulsioni inconsce "accendono" il motore, poi però sono le illusioni a permettere che il primo movimento si trasformi in un viaggio, in un'avventura.
Mi si dirà: eh, ma le illusioni se le senti come tali non possono essere il carburante delle avventure!
Al che rispondo: come fai dire che sono illusioni? Rispetto a che cosa lo sono?
Pensiamo al prospettivismo come al modo specifico dell'uomo di interpretare il suo mondo: una produzione di forme che risponde al bisogno di vivere.
Don Chisciotte era un illuso?
Sì, quando confonde un mulino per un gigante. No, quando sceglie di leggere il suo ambiente attraverso i valori e le forze del mondo cavalleresco. In fondo se una persona vuole vivere delle avventure è giusto fare come don Chisciotte. Se invece ciò che desidera è denaro e benessere, meglio interpretare il mondo secondo la logica del profitto. Ma non c'è qualcosa come una realtà assoluta che valga tanto per l'avventuriero quanto per il capitalista (ovviamente un fiume è un fiume, per entrambi, ma l'uno penserà per esempio alla possibilità di risalirlo fino alle sue sorgenti, l'altro a costruirci un mulino che ne sfrutti la forza della sua corrente).
Perché allora usare il termine "illusione"?
Perché la verità, da un certo punto in poi, è stata confusa con onestà, con sincerità. Cioè non importa tanto che essa venga dai nostri bisogni in relazione al nostro ambiente. Ma che sia espressione di assoluta trasparenza, di "coscienza pulita".
Dopodiché questo stesso bisogno di sincerità, spingendosi sempre più avanti, ha mostrato la sua stessa impossibilità. Come faccio a essere sicuro delle mie intenzioni? Veramente faccio la cosa giusta per amor del bene o non ci saranno piuttosto motivazioni inconsce molto più prosaiche?
Così ci ritroviamo senza verità, in una civiltà cinica.
Ecco allora la malattia.
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