La consolazione delle stelle

Aperto da doxa, Oggi alle 16:40:13 PM

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doxa

Nella "Poetica" il filosofo greco Aristotele scrisse che la poesia è più filosofica ed elevata della storia: dice le cose universali, invece la storia narra le cose particolari.

Se è vero, allora la poesia della svedese Karin Boye riguarda tutti. E' poesia universale la sua. Ne è un esempio quella titolata: "La consolazione delle stelle", che è anche il titolo della silloge.



La consolazione delle stelle

Ho domandato stanotte a una stella
– luce lontana e inabitata – :
"Chi illumini tu, ignota stella?
Tanto grande e chiara procedi".

Mi ha rivolto allora uno sguardo di stella,
rendendo muta la mia pietà:

"Illumino una notte eterna.
Illumino uno spazio senza vita.
La mia luce è un fiore che appassisce
nel tardo autunno dei cieli.

È questa luce a consolarmi.
Questa luce basta a consolarmi".


La domanda di Karin:  "Chi illumini tu, ignota stella?", è  un esempio di riflessione sulla luce e la bellezza delle stelle. Esse possono essere consolatrici, importanti  al punto da essere umanizzate, interrogate: -"Ho domandato a una stella / – luce lontana e inabitata -: / "Chi illumini tu, ignota stella? / tanto grande e ignara procedi". La stella le rivolge uno sguardo, tuttavia risponde che illumina una notte eterna: "Illumino uno spazio senza vita. / La mia luce è un fiore che appassisce".

La poesia della Boye è ispirata dalla meditazione sulla Natura e sul destino di sé, essere umano e donna. E' interrogazione del mistero di esistere.

Uno spirito tormentato fu  quello di Karin Boye, nata a Göteborg (Svezia) nel 1900 e morta suicida nel 1941,  lo stesso anno in cui si tolsero la vita la scrittrice inglese Virginia Woolf e la poetessa russa Marina Ivanovna Cvetaeva.
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