Monogamia

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Monogamia = monotonia ?

Il sociologo Marzio Barbagli nel suo recente libro titolato: "Monogamia. Storia di un'eccezione" esamina diacronicamente la vita di coppia: dalle poligamie aristocratiche alle monogamie seriali, dalle concubine cinesi ai divorzi occidentali.

La monogamia non è una norma culturale ma una istituzione usata per la gestione della popolazione e dell'ordine sociale. La Chiesa ne è stata l'agente storico.

"Nelle culture umane è la monogamia che è rara, mentre è comune la poligamia". Partendo da questa tesi dell'antropologo inglese Jack Goody, Marzio Barbagli ricostruisce la storia  in varie parti del mondo  delle norme sociali che prescrivono con quanti individui gli esseri umani possono sposarsi, o convivere more uxorio per un certo periodo di tempo, simultaneamente o in sequenza, rendendo legittimi determinati legami e definendo chi ha accesso alla successione ereditaria e alla distribuzione della proprietà.

Il passaggio dalle diverse forme di poligamia alla monogamia indissolubile e a quella seriale, alle convivenze, al matrimonio fra persone dello stesso sesso e al poliamore, permette di capire come e perché siano mutati i modi di formazione, trasformazione e dissoluzione delle famiglie, insieme alle relazioni interne e ai rapporti di parentela".

Gli psicologi che hanno studiato l'infedeltà coniugale maschile hanno constatato che una delle più ricorrenti autogiustificazioni utilizzate per ridurre la dissonanza cognitiva e il senso di colpa consiste nel dire che "siamo naturalmente poligami".

L'adultero spiega il proprio comportamento per renderlo moralmente meno colpevole.

Lo scrittore statunitense John Updike nel suo romanzo titolato "Coppie", pubblicato nel 1968 esplora la complessità delle relazioni di coppia e le nevrosi della middle class americana negli anni '60 dello scorso secolo. Ambientato nell'immaginario villaggio di Tarbox, nel New England", il romanzo descrive diverse coppie che, tra eventi sociali e cene, nascondono adulteri e seduzioni.

Updike si sofferma sulla sessualità come una metafora esistenziale, rivelando le tensioni e le contraddizioni della vita coniugale.

Il romanzo è considerato un'analisi antropologica della vita suburbana, evidenziando le nevrosi e i compromessi del matrimonio.

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Nel libro "Monogamia. Storia di un'eccezione" ci sono numerosi dati storici argomentati per mostrare che la monogamia non è la forma dominante di matrimonio. Nella maggioranza delle società storiche e tradizionali prevale la poliginia maschile, cioè il matrimonio o l'unione in cui un uomo ha più mogli contemporaneamente.

La poliginia è una variante della poligamia, che allude alle unioni con più partner, invece nella poliandria una donna ha più mariti.

La monogamia obbligatoria è una specificità dell'Europa occidentale, dice Marzio Barbagli. L'eccezionalità non riguarda l'esistenza di coppie monogame, presenti ovunque, ma la loro istituzionalizzazione come unica forma legittima, giuridicamente vincolante e moralmente sorvegliata.

La monogamia formale non esclude comportamenti poligamici informali. Nelle società cristiane europee, le élite maschili hanno spesso mantenuto relazioni multiple, mentre il controllo morale ha colpito soprattutto le donne e le classi sociali popolari.

La Chiesa è stata la principale artefice della monogamia giuridica europea. Con il diritto canonico vietò la poliginia, proibì il concubinato, sacralizzò l'esclusività sessuale e rese il matrimonio indissolubile. L'intervento ecclesiastico fu insieme religioso e disciplinare: regolò la sessualità, la riproduzione, la trasmissione dei patrimoni e la struttura familiare, trasformando la monogamia in una norma interiorizzata.

Con la nascita degli Stati moderni, la monogamia acquisì una funzione politica: genealogie più rintracciabili, diritto ereditario semplificato, ecc.. La famiglia monogamica divenne una cellula amministrativa efficiente, più che un ideale etico.

Un ruolo importante fu svolto anche dalla diffusione della proprietà privata. In Europa, non solo le élite ma anche contadini e artigiani possedevano beni; la certezza della paternità divenne cruciale per evitare conflitti ereditari. La monogamia ridusse l'incertezza genealogica e consentì la razionalizzazione economica della famiglia.

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Nel confronto con le società non europee, il sociologo Barbagli mostra come la poliginia sia funzionale in contesti di alta mortalità, elevata fertilità e forte disuguaglianza di status maschile.

Diversi esempi storici (dalla doppia morale sessuale delle élite europee al controllo asimmetrico della fedeltà femminile, fino al confronto con le società poliginiche extraeuropee) sono discussi per difendere la tesi che la monogamia non è una norma culturale, ma una istituzione usata per la gestione della popolazione, della proprietà e dell'ordine sociale.

Alla monogamia occidentale l'autore attribuisce alcuni effetti: riduzione della violenza maschile, maggiore stabilità sociale, famiglie più prevedibili, nel contempo ne evidenzia il carattere coercitivo: controllo della sessualità femminile, rigidità morale, stigmatizzazione della devianza.

Barbagli cita anche uno studio di genomica della popolazione per avvallare la prevalenza della poligamia nelle popolazioni.

L'autore non si dilunga sugli studi di Joseph Henrich, antropologo  psicologo culturale, noto per le sue ricerche sull'evoluzione culturale che ha creato la peculiare mentalità occidentale e plasmato il mondo contemporaneo. 

Trascura anche le ricerche di altri psicologi e sociologi evoluzionisti, che considerano la monogamia come esito della selezione socioculturale tra diverse tendenze naturali, compatibile con le società umane complesse perché favorisce l'educazione formale. In questa prospettiva la monogamia non è imposizione culturale ma un modello che offre benefici cumulativi, come la cooperazione e l'ordine sociale.

Le norme seguono spesso i comportamenti che funzionano. La traduzione giuridica della monogamia come obbligo può essere letta come un adattamento culturale progressivo: un modello che, rendendo le comunità più stabili, meno diseguali e più prevedibili nei legami familiari, risultò compatibile con la maggiore efficienza economica e l'estensione dei diritti civili.

La famiglia monogamica nucleare, frammentando i clan e moltiplicando  le unità di consumo autonome, ha favorito l'estensione dei mercati economici e ridotto la dipendenza  da reti parentali estese.
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