Acqua e culti sacri

Aperto da doxa, 15 Aprile 2026, 11:42:37 AM

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Sono esposti oltre 700 reperti, riguardanti il ruolo dell'acqua nelle pratiche religiose e sociali dell'Italia preromana.

La mostra non vuol essere un confronto tra due civiltà dell'Italia protostorica e storica ma evidenziare le loro affinità.

Il percorso espositivo è come un viaggio nel tempo, dal primo millennio a. C. fino ai primi secoli d. C., dal Tirreno all'Adriatico, fra alcuni luoghi di culto.

Quello dedicato agli Etruschi comincia dai santuari di Vulci e Pyrgi (prov. di Roma), prosegue in Toscana con i santuari delle acque "sananti" di Chiusi, Chianciano Terme, San Casciano dei Bagni: in questa località sono stati rinvenuti bronzetti nella vasca termale del santuario; su un bronzetto femminile di offerente c'è la scritta "Fleres" (= alla fonte).

Reperti anche da Marzabotto, l'antica Kainua, nel bolognese, dove, vicino a una sorgente, c'era un piccolo santuario etrusco del VI sec. a. C., decorato con l'immagine di Dedalo che ritorna con Icaro. Di questa località sono esposte antiche ceramiche d'importazione greca, tra cui una kylix attica a figure nere.

La sezione dedicata agli Etruschi padani si conclude con i reperti provenienti da Spina (era un'importante città portuale etrusca situata sul delta del fiume Po, nel territorio del Comune di Comacchio, in provincia di Ferrara) e da Adria, Comune nella provincia di Rovigo . All'inizio del VI sec. a. C. Adria era una località portuale etrusca. L'area padana abitata dagli Etruschi era detta "Etruria padana". Sia a Spina sia a Adria la presenza dei luoghi di culto non è attestata da strutture monumentali, ma da reperti epigrafici ed archeologici.

L'itinerario della mostra prosegue con l'esposizione di numerosi ritrovamenti in alcuni luoghi nel territorio degli antichi Veneti: San Pietro in Montagnon, l'attuale Montegrotto, connesso con le acque termali; il santuario dolomitico di Lagole di Calalzo, legato alla presenza di sorgenti con acque considerate terapeutiche; Este e il santuario dedicato alla dea Reitia; infine il santuario di Altinum, antica città nella laguna di Venezia.

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Di particolare rilievo è l'esposizione integrale del deposito votivo della Banditella (prov. di Roma), la più antica testimonianza nota in Etruria di un culto all'aperto legato a una sorgente.

Sono presenti anche reperti rinvenuti nell'antica Pyrgi, antica "città" portuale di Caere (l'antica Cerveteri) nel Comune di Santa Severa, in provincia di Roma.

Pyrgi era un importante scalo commerciale marittimo, frequentato in particolare da Greci e Fenici. C'erano almeno due santuari di rilevanza internazionale: un tempio detto B) della fine del VI sec. a. C. dedicato alla dea etrusca Uni, assimilata alla dea fenicia Astarte, venerata in area semitica, e un tempio (detto A) della prima metà del V sec. a. C. dedicato alla dea Thesan/Leucotea.

L'8 luglio 1964 durante gli scavi archeologici nell'area del tempio B furono rinvenuti tre fogli di lamina d'oro, alte circa 20 cm, della fine del VI sec. a. C., contenenti un'iscrizione sacra: un testo in lingua fenicia e due testi in lingua etrusca. Testimoniano la consacrazione del tempio alla dea etrusca Uni da parte di Thefarie Velianas, lucumone della città di Caere.

Le lamine di Pyrgi sono un documento di fondamentale importanza per la conoscenza e della storia e della lingua degli Etruschi.

In mostra nella prima sala, la testa in terracotta di Thesan / Leucotea (350 a. C.), raffigura l'Aurora, rinvenuta nel pozzo ovest antistante il "tempio A" di Pyrgi, (prov. di Roma). La scultura era parte di un altorilievo del frontone.




Thesan / Leucotea, la dea etrusca dell'aurora. Ha i capelli mossi dal vento e la bocca dischiusa. Ancora ci sono tracce del colore originario: era dipinta.

Omero nell'Odissea scrisse: "Leucotea ebbe pietà di Odisseo che vagava sofferente sul mare / e, come un gabbiano, emerse dal mare / salì sulla zattera" e salvò Ulisse fino a farlo arrivare nella terra dei Feaci".

Le divinità erano ovviamente invocate per la salvezza e la tutela della propria salute.

Oltre ai culti, alcune località, come Pyrgi, favorivano anche lo scambio culturale fra le genti approdate in terra italica dalle coste del Mediterraneo.
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A Venezia, nelle bacheche della mostra nel Palazzo Ducale, ci sono numerosi "simpula" (i mestoli di piccole dimensioni per prendere l'acqua o il vino da recipienti più grandi).

In epoca greco-romana il simpulum era un utensile da cucina, poi ebbe anche la valenza rituale per versare liquidi durante i sacrifici dedicati alle divinità.

Oltre ai simpula sono esposti piccoli vasetti, particolari anatomici del corpo umano (sanati "per grazia ricevuta"), lucerne che venivano usate per i riti notturni.

Il percorso espositivo prosegue presentando reperti rinvenuti nel territorio degli antichi Veneti e il loro rapporto tra sacro e acqua.

Tra i principali siti:

San Pietro in Montagnon (Montegrotto Terme, prov. di Padova), legato alle acque termali curative.

Santuario dolomitico di Lagole, a Calalzo di Cadore (prov. di Belluno).
 



Làgole, il piccolo Lago delle Tose, noto fin dall'epoca romana per le caratteristiche termali. Le acque sulfuree venivano utilizzate per cicatrizare le ferite
Questa località è di notevole interesse archeologico e naturalistico. È caratterizzata dalla presenza di numerose sorgenti di acque minerali e non, a breve distanza fra loro, in un'area del diametro di un centinaio di metri e dove gli alberi di pino silvestre predominano.
Sono state rinvenute anche armi antiche offerte a Trumusiati, divinità maschile sostituita poi da Apollo.

Santuario fluviale dedicato alla dea Reitia, ad Este, l'antica Atheste. Il nome della dea Reitia ci è noto dalle iscrizioni dedicatorie rinvenute nell'area del santuario atestino, ubicato vicino al canale Bisatto, emissario del fiume Bacchiglione e del lago di Fimon.
Nel santuario s'insegnava anche a scrivere. Sono stati rinvenuti stili per scrivere e tavolette scrittorie. Inoltre, riportati alla luce fusaiole, rocchetti e pesi da telaio, strumenti utili per la filatura e la tessitura.

Santuario lagunare di Altinum, antica città nella laguna di Venezia, dalla parte dell'aeroporto "Marco Polo". Era un insediamento costruito su lievi dossi naturali (2–3 metri s.l.m.). La zona era in quel tempo lontano caratterizzata da canali, paludi e approdi. Era attraversata da vie consolari, come la Annia e la Claudia Augusta.
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