Egotesto

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Egotesto
Oggi, 15:50


L'ego-testo è un termine psicologico. Si riferisce al testo scritto per sé stesso, utilizzato da autori come Leonardo da Vinci nei suoi fogli e quaderni, come era normale per tecnici, disegnatori e architetti.


Gli egotesti sono caratterizzati dall'interazione tra l'autore e il contenuto per riflettere su idee ed esperienze.


"Ego", termine latino = Io, in psicologia. E' la struttura psichica deputata al contatto e ai rapporti con la realtà, interna alla propria mente, ed esterna.
Ego o Io rappresenta la parte cosciente e razionale della psiche, che agisce come mediatore tra gli impulsi istintivi (Es) e le norme morali/sociali (Super-Io).


Sebbene fondamentale per Freud, alcuni approcci neuroscientifici criticano la definizione "fisica" dell'ego, preferendo termini come "sé" o "identità".


Il linguista Lorenzo Tomasin in un suo articolo titolato: "Noi, aggrappati agli egotesti", pubblicato sul quotidiano "Il Sole 24 Ore" del 19 – 4 – 2026, dice che scrivere serve anche per ricordare, non pensando alla lettura da parte di altri.


Spesso siamo impegnati a rappresentare noi stessi, a ritrarci o ad esporci nei social o in altri luoghi virtuali e tendiamo a dimenticare o a trascurare di parlare non di noi stessi ma con noi stessi, cioè a riflettere.


La riflessione è più proficua rispetto a quella di comunicare al numero più ampio possibile di lettori o ascoltatori.


Il linguaggio non deve essere usato solo come strumento di interazione interpersonale. Una parte cospicua della nostra produzione linguistica non la pronunciamo ma resta dentro di noi, in quello che gli psicologi e i linguisti chiamano "discorso interiore": è il parlare con sé stessi, o meglio in sé stessi. Esso struttura il nostro pensiero.


La parola detta, cioè pronunciata, non serve solo a comunicare con gli altri: càpita che parliamo da soli, anche a voce alta dando voce al monologo della nostra interiorità.


Anche la parola scritta può diventare strumento e riflesso del discorso interiore. Succede spesso quando si prendono appunti: note estemporanee che talora sono pensate per la rilettura personale, e sono perciò compendiarie, al punto da risultare incomprensibili ad altri; addirittura non prevedono di essere rilette, perché servono ad aiutare chi scrive a fissare il disordinato fluttuare delle riflessioni.


Molte annotazioni hanno il solo scopo di riordinare le idee, con combinazioni di disegni e di parole.


L'appunto estemporaneo su un foglio presuppone la disponibilità di strumenti di scrittura come la penna o la matita ed è un abitudine che si è sviluppata gradualmente nel tempo dalla fine del Medioevo.


Nell'antichità per la scrittura veloce si usavano le tavolette di cera, in uso ancora in epoca medievale. Erano facili da usare ma poco resistenti.
Nel nostro tempo l'appunto su carta viene spesso sostituito dalla digitazione di brevi testi sul telefonino per ricordare le cose, oppure si usano i messaggi vocali registrati e inviati a sé stessi.


Scrivere serve pure per ricordare a distanza di tempo, di rileggere ciò che si sarebbe altrimenti dimenticato. Ma è un'attività lenta, più del pensiero e della parola detta, comporta la riflessione e la concentrazione.
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Lou

Bellissimo. Uno specchio - attivo- del pensiero, l'egotesto, in immagine.
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"Quanti più occhi, occhi diversi, noi impegniamo per una cosa, tanto più completo sarà il nostro 'concetto' di quella cosa, la nostra 'obiettività'" F. Nietzsche