Uno sguardo glaciale, un conto sbagliato. Rapporti uomo-macchina.

Aperto da PhyroSphera, 02 Maggio 2026, 15:51:10 PM

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PhyroSphera

Informazione della morte di un ex pilota di Formula 1 ed ex pilota automobilistico. Sua carriera interrotta da un tragico incidente che gli costò la perdita di due gambe, si dedicò a competizioni sportive per disabili. Un secondo incidente durante una di queste competizioni lo precipitò, tra il resto, in un lungo coma, da cui riuscì a riprendere coscienza.
Al link seguente la notizia, data senza neutralità e con aggiunte di troppo:
https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/2026/05/02/-e-morto-alex-zanardi_f85d5509-b780-4dba-bfbb-844af779616b.html
Si comprenderà anche e non solo da questo notiziario spurio il perché di quanto segue:


Son pochissime le persone capaci ed effettivamente abili a concorrere nella Formula 1; l'automobilismo può esser duro o durissimo; e gli incidenti sui mezzi adattati o adatti a disabili sono quasi ingestibili. Le vittorie nello sport sono relative, cimentarsi in alcuni sport a volte è arduo; tanta forza ad affrontare le traversie è rara.
Proprio per questo, nel vedere e udire del personaggio creato negli ambienti parasportivi io mi dispiacevo e mi dispiaccio. Avendo conosciuto la persona e sapendo della sua serietà, io opportunamente pensai che era stato costretto ad impegni pubblicitari per sbarcare il lunario e mantenere la famiglia o per qualcosa di non diverso. Mostrava anche di voler affermare la perdurante dignità della persona nonostante condizioni assolutamente dimidiate; ma questo non è quel che a volte in tivù davano a credere ed a vedere su di lui e su quello che faceva. A pensare che avesse accondisceso, non si ricava molto. Ridotto com'era - restava in gravi travagli - non ne avrebbe avuto tempo per sbagliare, io direi proprio.

Invece cosa ne faceva, ne ha fatto di lui il circo mediatico - non dico il circus della Formula 1 ma quello guidato dai pareri giornalistici? L'opinione pubblica guidata dai capibanda della disinformazione insisteva, insiste sui giochi - che erano solo scherzi del destino - di quando il pilota, ormai ex, viveva con tanti handicap, come se essi fossero rabbiosamente esibiti per vendicare i mediocri. Ma non è questo un sentimento possibile dopo aver conseguito certe abilità. Invece che attestare il difficilissimo còmpito di chi fa agonismo su un'automobile di Formula 1 - e c'è anche il resto tra le vere competizioni che sarebbe da annoverare - lo si è chiamato campione. Ma i campioni sportivi sono quelli vittoriosi nelle gare, che eccellono senza essere superiori ai non vittoriosi; lo sport non è mai un esame, non c'è bisogno di dare premi di consolazione! Tantomeno di vendere strani -brutti- sogni. Lo sguardo glaciale dei piloti della F1, il cui confronto con la macchina è un duello capace di insegnare, ispirare qualcosa a tanti e tantissimi, fa tanto sognare da solo.

Il circo mediatico, che vige in forza di una tecnologia avanzatissima, doveva, deve trovare l'ostinazione di porre la propria attenzione ai valori. Confrontarsi pilotando un'automobile ad elevatissime prestazioni mostra la necessità di non considerare il rapporto uomo-macchina in maniera scontata facendosi cioè preda di facili ottimismi. Ciò ha un valore anche per la filosofia. Non si tratta di encomiare le imprudenze, ma di riconoscere che al mondo a volte sono necessari difficili o difficilissimi impegni.
Non sempre i rapporti con le macchine sono così. Per esempio nel motociclismo, che non si fa su apparecchi-auto, di duelli coi funzionamenti-macchina, del motore e di qualcos'altro, non ve ne possono essere, perché motocicli - e quindi motociclette - sono strumenti oltre che mezzi, allora confrontarsi accade con l'esercizio della pazienza - a volte ce ne vuole immensa (ne dico non solo per esperienza personale) ma non è più che questo. Chi allora può ispirare coloro che invece questa disponibilità non l'hanno, o se l'hanno non l'hanno sempre? Le automobili quali prodotti umani non sono antropologicamente e antropicamente direttamente disponibili (come invece i motocicli). L'umanità non può escludere a priori la necessità di macchine il cui utilizzo o solo impiego richiede una sfida, di comprensioni e non solo.

La sfida richiesta dagli apparecchi e apparecchiature massmediatiche riguarda la necessità di non smarrire intelligenza e opportunità negli umani messaggi. Se l'apparire delle imprese dei piloti di F1 è distrattamente incluso e colluso in ambigue, distorte immagini mediatiche, le loro azioni, atti sommersi e sobbarcati di altro di opposto segno, se le loro dichiarazioni assorbite dalla smania di far trionfare la debolezza come solo la forza fosse associabile alla prepotenza, se insomma l'attenzione allontana invece che avvicinare all'intelligenza, il circo mediatico deve ridursi. Qualche chiusura oltre che cambi e ritorni.
I massmedia pongono delle sfide perché raccolgono e traducono messaggi secondo procedure standard, automatizzate, per mezzo di macchine anche, senza che la medesima umanità abbia direttamente disponibile un modo di agire. Quest'ultimo deve essere costruito ed è un còmpito serio, da fare e rifare.


MAURO PASTORE
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PhyroSphera

#1
Ho aggiustato a più riprese molte espressioni nel mio testo. In particolare assai opportunamente ho sostituito una parola, "coraggio" con l'altra 'ostinazione'. La prima l'avevo usata in senso lato, ma poco ci si poteva capire di quel che indicavo. Nel resto delle modifiche c'è meno.
La prima redazione non esprimeva chiaramente il mio pensiero, ma non oltre.
Ho terminato. Buona lettura.

MAURO PASTORE
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PhyroSphera

#2
Al fine di non far cadere la mia riflessione vittima di sfiduce, incomprensioni, fraintendimenti, devo aggiungere altro.
Si comprenda in che situazioni versano certe comunicazioni, in quali intrichi debbano orientarsi; ma non ci si scordi che non dipende da questi intrichi la pessima faccenda che io ho fatto presente e che ho costruttivamente non solo distruttivamente criticato:


NOTA BENE (1):
Dell'informazione inclusa dal sito ANSA, di due vittorie nel cosiddetto CART, corse che si svolgono negli Stati Uniti d'America, ieri scrivendo il mio messaggio ne tralasciavo pur visionandone, dato che esse propriamente non sono fatte per laureare campioni i piloti ma - compatibilmente con l'oggetto in questione - le automobili pilotate.

1° SPECIFICAZIONE:
Quest'oggi su Rai News 24 hanno precisato di due titoli vinti da Zanardi in America, proprio al CART. Il notiziario faceva il nome della Indy, formula ad esso associata. In virtù di questo è tollerato che i piloti vittoriosi nel CART siano detti campioni, ma si tratta di definizione non solo impropria addirittura scorretta. CART non è una sigla ma acronimo, perciò non indicante solo associato alla dizione Championships Auto Racing Teams. Questa dizione nomina un campionato per team; dunque Zanardi sarebbe stato campione quale parte di un team vincente; senonché come detto questa dizione è solo associata alle corse vere e proprie, che precisamente si chiamano Champ Car. Come detto, questo nome sta a indicare le automobili quali protagoniste dell'evento sportivo e potenziali vincitrici. Il ruolo del pilota in questi casi è simile a quello di un collaudatore; propriamente non si tratta di persone che fanno gara, ma di soli competitori (non: semplici competenti).

2° SPECIFICAZIONE:
Tutte queste costruzioni mediatiche sorte attorno alla corse sono state oggetto di critiche fortissime. Si tratterebbe di titoli puramente onorifici ma se ne critica lo scopo pubblicitario. Un competitore non fa notizia; il pubblico sportivo ne resta indifferente e ancor più il pubblico parasportivo. Proprio quest'ultimo è oggetto, ma pure soggetto, di interessamenti esterni. Quindi le prestazioni dei piloti del Champ Car vengono esibite tra i non intenditori e trovano consensi in mezzo ai fraintenditori (non è un gioco di parole!), tramite onori che fanno uso di linguaggi sportivi, impropriamente utilizzati. Così il pubblico parasportivo non si sente escluso e diventa, nelle sue componenti per così dire ineducate o scostumate, destinatario di prodotti, non solo pubblicitari evidentemente.
Si è parlato tanto di "mafia della Formula 1" per alludere a retroscena ritenuti non in regola o persino contro le regole dei relativi campionati; parimenti si è detto che una vera mafia sarebbe in America, attorno alla Champ Car. Questa supposizione è accettabile in un senso ma in un altro no. Se si considera il livello di comprensione di vasto pubblico statunitense ed ancor di più americano non statunitense, si nota che senza vocaboli sportivi tanta gente non riuscirebbe proprio ad entrare negli eventi pur avendone desiderio. Tuttavia sui massmedia il linguaggio approssimativo e approssimante sorto attorno agli ambienti direttamente interessati è spesso trasformato nel suo rovescio, lontano-allontanante. Per questo fenomeno l'appellativo di mafia non sarebbe scorretto, ammesso che le supposizioni di intrighi fuori o contro le regole siano veritiere. Ma su questo non si sfugge: esistono comunicazioni che recano non solo fraintendimenti anche incomprensioni, sul Champ Car qual è stato e su tante altre corse che sono la stessa cosa.

NOTA BENE (2):
Ai fini del discorso che ho messo in campo sopra il caso di Zanetti, questa lunga precisazione non è fuori posto. E' tutt'altro che un mio tentativo di giustificare una mia osservazione sbagliata. Propriamente Alex Zanetti non è stato mai campione e non si doveva dargli sorta di premio di consolazione nel ricordarlo, ponendo macabro e insolente risalto alla sua attività parasportiva quale possessore di handicap a discapito degli altri suoi concreti successi. Una limitazione non cessa d'esser tale solo perché inclusa in un gioco.

3° SPECIFICAZIONE:
Assieme ai collaudatori, i 'competitori' hanno ruolo importantissimo nell'automobilismo e funzione assai più delicata di quella dei piloti spotivi - con ciò non si nega che la partecipazione al pilotaggio nella Formula 1 è cosa di pochissime persone al mondo, indipendentemente dai risultati dell'agone sportivo, connessi c oi più vari fattori.

P.S.
Il fatto che A. Zanardi fosse stato sottoposto, da incidentato, ad interventi di chirurgia ricostruttiva, non lo aiutava proprio a comunicare con facilità in tivù e nelle foto, date le difficoltà a rigenerare la propria espressività e il proprio profilo. C'era chi purtroppo ne voleva approfittare.


MAURO PASTORE
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PhyroSphera

#3
Citazione di: PhyroSphera il 02 Maggio 2026, 15:51:10 PMInformazione della morte di un ex pilota di Formula 1 ed ex pilota automobilistico. Sua carriera interrotta da un tragico incidente che gli costò la perdita di due gambe, si dedicò a competizioni sportive per disabili. Un secondo incidente durante una di queste competizioni lo precipitò, tra il resto, in un lungo coma, da cui riuscì a riprendere coscienza.

NOTA BENE (3):

Sono considerati parte delle competizioni per disabili anche gli esercizi - in quanto tali o diventandolo o potendolo diventare poi - cioè attività al di fuori dei giochi appositi ma non differenti. Questi ultimi impropriamente sono detti gare ma il nome esatto è incontri.


MAURO PASTORE
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PhyroSphera

Citazione di: PhyroSphera il 03 Maggio 2026, 15:38:22 PMCART non è una sigla ma acronimo, perciò non indicante solo associato alla dizione Championships Auto Racing Teams. Questa dizione nomina un campionato per team;
L'espressione ufficiale, cioè quella riferita al singolo evento, risulta col singolare: Championship Auto Racing Teams.

MAURO PASTORE
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PhyroSphera

#5
Ho dovuto fare tante precisazioni necessarie.
La discussione non prende avvio. Può essere che menzionando l'assurdo comunicato oggi mandato in onda su Rai News 24 si trovino motivi di interesse.


Dunque è stato detto in tivù che A. Zanardi, in qualità di realizzatore di aggeggi per disabili, avrebbe avviato una rivoluzione, basata sulla coscienza della disabilità quale forma diversa di vita. In verità qui siamo proprio all'estremo di un errore diffusissimo e pernicioso, a livello sanitario e non solo: si abusa del linguaggio della morfologia per affermare una verità della biologia e sbagliando nei riguardi di entrambe le logiche (morfologica e biologica).

1) Morfologicamente un disabile, ad esempio uno senza le gambe, è diverso da un non disabile (nell'esempio fatto, uno con le gambe).
2) Biologicamente non c'è differenza tra la vita di un disabile e la vita di un non disabile, anche nel caso di parti mancanti del corpo.

L'appellativo "forma di vita" non deve essere usato per confondere le due logiche come se si potessero fondere in una sola. Le scienze logiche vanno correlate senza confusioni, accettandone la limitatezza, che non le rende adatte per semplici discorsi.

Una stessa forma di vita si presenta variamente quanto a forma del corpo e della mente. Nel caso di uno senza gambe la diversità è fisiologicamente (non psicologicamente) determinante, ma biogicamente non è vita diversa. Quanto alla forma, va posta in causa direttamente la morfologia, secondo cui c'è proprio diversità di forme. Ma 'forma di vita diversa' non è proprio espressione che la scienza può utilizzare.


Nel comunicato tivù, dato in maniera concentrata - un concentrato di errori, come si vede da quanto ho scritto - si tentava di attribuire l'assurdità del messaggio a Zanardi.
Dunque, è noto che persone disabili si lamentano di essere trattate massicciamente, ovvero spesso e da molti, come se non lo fossero; e questo è un maltrattamento la cui descrizione pertiene all'etica e alla criminologia che ne dipende. Cercare di definire la disabilità una vita diversa è una logica adatta al crimine, non a studiarlo ma a farlo (i criminologi non hanno logica criminale). Così come alcuni criminali fanno conto di impedimenti inesistenti, così il falso competente finge di un essere vivente diverso come se con la disabilità fosse una natura differente che si manifesta. In realtà finanche le malformazioni genetiche sono generate da alterazione delle configurazioni - non combinazioni - geniche. Nessun disabile, neanche dalla nascita, è una creatura diversa!
L'opposta ma parimenti sbagliata logica è fingere che fisiologicamente non si rileva alcuna differenza. Ma è proprio la fisiologia che constata alcune mancanze. Uno senza gambe non ha 'un fisico diverso', ma un fisico mancante in qualcosa. Però neanche lo scienziato fisico che se ne interessi - andando oltre proprie strette competenze - potrebbe registrarlo; per lui quel che fisicamente si ritrova è solo quel che è. Ma il fisiologo nota delle parti in meno (nell'esempio fatto, le gambe), non per arbitraria comparazione ma perché il suo oggetto di studio mostra di essere deprivato.

Uno che finge un organismo vivente non sia organismo ma assemblaggio, direbbe che io stia dicendo sciocchezze... Come giudicare codesta tristissima faccenda? Eticamente si potrebbero definire ambienti sociali ridotti ad errori e crimini così "corsie dell'inferno". Così venivano appellati i nosocomi, per i quali è sempre valsa l'ingiunzione legale e giudiziaria allo smantellamento. Si sa di scuse come queste: "non abbiamo modo per abbatterli, capita che non si può fare a meno di metterci la gente dentro".
Cosa dice la scienza? Biologicamente è dimostrato che la vita tende a conservare sé stessa e a ricostituirsi in caso del venire meno di parti. Fsiologicamente è dimostrato che i corpi amputati sono sempre in assetto di ricostituirsi. Che a volte non avvenga, ciò dipende da altri fattori: ambienti che paiono normali e non lo sono, debolezze dovute ad altri problemi, altro. Gli "agenti dei nosocomi", così sono soprannominati i medici che fatalisticamente disobbediscono a queste nozioni scientifiche e alle relative conseguenze, hanno per punti di riferimento convinzioni antiscientifiche. Essi oscillano tra la credenza nella creatura diversa e la credenza in una creatura non propriamente tale. Le due false credenze si trovano a coincidere: se uno pensa che vivere senza le gambe significhi essere un vivente diverso, non tratta l'umanità per tale; se uno pensa che vivere senza le gambe significhi non esser veramente un vivente a tutti gli effetti, non tratta l'umanità per tale.

Non è meglio sognare che Alex Zanardi si era fatto mettere dentro un cunicolo della piramide di Cheope e sotto dieta speciale le gambe se le era fatte ricrescere, poi aveva piazzato un prestanome a prendere a giro malasanità e parasportivi troppo invidiosi? Questo racconto è realistico, l'idea che un disabile sia una forma di vita diversa è una bugia - anche una follia. Certi nello Stato e anche fuori dallo Stato non hanno smesso di percorrere le strade per far vigere il sistema manicomiale, che in realtà è proibito per légge; nel frattempo si invadono i massmedia con specie di deliri in atto, non senza aggiungere bugia a bugia: un graffietto viene descritto per lesione grave, fino a scambiare condizioni sufficienti, buone od ottime, per "casi gravemente sospetti", tentando di istituire una falsa identità tra discorso criminologico e negatività patologica. Chi protesta sarebbe mentalmente non igienico o disabile; sono molte le lamentele che per tenere in piedi i nosocomi bisogna generare ferimenti o inventarseli.
Gli abusi di competenze, le attività che non sono realmente tali tanto sono sbagliate e il non volerne tener conto, ciò non è materia per lo psicopatologo ma per il criminologo; tuttavia c'è qualcosa da fare anche per chi si occupa di filosofia. Ecco un giudizio filosofico:
 
L'umanità ha un proprio istinto e, qualunque sia la condizione, ha sempre un minimo di intesa; se accade oltre, significa che c'è altro, il che può essere anche un abuso. Costringere ad intendere di più del possibile, fingere di non intendere: entrambi sono possibili od effettivi abusi. Essere incapaci o capaci di intendere qualcosa di particolare, è altro conto; ma a un livello base e generale, va riconosciuto che vivendo si ha sempre un minimo di intesa: pazzi o feriti, sonnambuli o perfino dormendo, la nostra mente funziona da mente.
Ad esser grave torto è il tentativo di fare della debolezza sempre il bene, fino a scambiare chi ha passato un guaio per un non uomo. Alla base del fattaccio c'è una forma di preferenza distorta, non direttamente l'odio. Per tale compassione di troppo si vuol encomiare la disabilità a discapito delle necessarie comunicazioni sulla pienezza della vita.


P.S.
Ho aggiunto pure un linguaggio teologico, ho detto di "creatura", perché ho descritto delle fantasie, anche criminali, in cui chi sogna attribuisce un arbitrio infinito al proprio pensiero, il che propriamente è di un essere superiore all'umano, cioè proprio infinito, che esistendo il mondo lo creerebbe a proprio piacimento. Non ho fatto proselitismo allo scopo di far porre fede in tale esistenza infinita, idea posta in causa dalla materia del mio resoconto (non ha importanza che io che scrivo ho fede in Dio, quel che ho comunicato qui è comprensibile anche a chi senza questa fede).


Spero che adesso si discuta proficuamente.



MAURO PASTORE
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