Taccuini sulla tragedia delfica

Aperto da Jacopus, 05 Maggio 2026, 23:47:12 PM

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Jacopus

Ho scelto questo titolo perché la tragedia delfica (e soprattutto l'Edipo Re) comporta tante e tali riflessioni da non poter essere facilmente sistematizzate in un titolo definitivo. Sono tragedie che continuano a parlarci e a mandarci segnali contrastanti.

Quando si parla di tragedia, l'alternativa scolastica è la commedia. Nella prima non c'è happy ending, mentre nella seconda si arriva sempre ad una "soluzione finale".

Ma il messaggio reale di quel "no happy ending", qual'è? In Antigone assistiamo al contrasto fra legge scritta (Nomos) e legge della tradizione (Agrapta nomima). La tragedia consiste, dalla parte del lettore, nel non sapere quale delle due leggi debba prevalere per valore morale o semplicemente organizzativo o sociale. L'esito di quel non ricongiungimento è la violenza, violenza pubblica e privata che si sovrappongono.

In Edipo vi è il conflitto fra la legge oracolare di Delfi e il desiderio di una legge individuale, che permetta la propria individuazione. Ed anche in questo caso, l'esito è la violenza.

Ma occorre anche segnalare una differenza. In Antigone la vicenda è in divenire ed ogni scelta dei personaggi potrebbe modificare la storia. Si tratterebbe semplicemente di scendere a compromesso. La tragedia in questo senso è ex/post.

In Edipo, la tragedia è ex-ante. È già stata scritta al crocevia per Tebe, dove, prima della tragedia, Edipo uccide suo padre e di seguito risolve l'enigma della Sfinge.

Ed allora bisogna domandarsi dove si situa l'anello iniziale del "miasma". A me pare che tutto possa derivare dal "prendere alla lettera", prendere alla lettera l'oracolo delfico, sin dall'inizio, fa scattare la tragedia. Se Laio non avesse preso alla lettera l'oracolo iniziale, non avrebbe abbandonato suo figlio sul monte Citerone e se Edipo non avesse preso alla lettera lo stesso oracolo, non si sarebbe allontanato da Corinto. Non ci sarebbe stata tragedia, ma qui interessa proprio questo. Come evitarla? L'evitamento sta appunto nel comprendere gli oracoli come metafore. Sarebbe bastato pensare che ogni ragazzo per diventare uomo deve uccidere suo padre e amare sessualmente sua madre, ma pensarlo simbolicamente.
E qui subentra un altro tema che potrei sviluppare in questi traballanti taccuini, ovvero la distinzione fra sym-ballein e dya-ballein, nella tragedia delfica. Si vedrà.
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Homo sum, Humani nihil a me alienum puto.

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