La conoscenza è ignoranza?

Aperto da iano, 07 Maggio 2026, 22:20:28 PM

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iano

La nuova conoscenza trasforma ciò che sapevamo in ignoranza, e ignoranza sono destinate a divenire a loro volta.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

anthonyi

Non sono d'accordo su questa chiave interpretativa.
La nuova conoscenza rappresenta un'opportunità in Piú, ma non trasforma quella vecchia in ignoranza, proprio in virtú del fatto che anche la nuova conoscenza é un qualcosa di relativo e potrebbe domani essere ridiscussa per rivalorizzare la vecchia conoscenza.
Non a caso lo studio della scienza comporta l'acquizione di tutte le teorie che il pensiero ha sviluppato nel tempo. 
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Meglio morire liberi che vivere da schiavi! 🤗

Morpheus

Citazione di: iano il 07 Maggio 2026, 22:20:28 PMLa nuova conoscenza trasforma ciò che sapevamo in ignoranza, e ignoranza sono destinate a divenire a loro volta.
L'ignoranza non è una cosa ma uno stato in cui tutti gli esseri umani permangono.

Dunque non è la conoscenza a diventare ignoranza, ma l'uomo che è eternamente ignorante proprio perché costui (di sicuro come singolo) non può conoscere tutto.
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Possiamo vedere infiniti motivi nel fatto che il cielo è azzurro, ma alla fine solo una cosa quantomeno ci fa avvicinare alla verità:
La Scienza.

iano

#3
Citazione di: anthonyi il 08 Maggio 2026, 07:45:19 AMNon sono d'accordo su questa chiave interpretativa.
Sono d'accordo. Cerchiamo nuove chiavi. La tua  mi sembra convincente.

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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

iano

Citazione di: Morpheus il 08 Maggio 2026, 11:27:56 AM
L'ignoranza non è una cosa ma uno stato in cui tutti gli esseri umani permangono.

Dunque non è la conoscenza a diventare ignoranza, ma l'uomo che è eternamente ignorante proprio perché costui (di sicuro come singolo) non può conoscere tutto.
La conoscenza non è una cosa ma uno stato in cui tutti gli esseri umani permangono.

L'uomo  è eternamente conoscente proprio perché costui  non può ignorare  tutto.

Ho sostituito nel tuo post conoscenza con ignoranza e viceversa, e la nuova frase non sembra avere minor valore di quella originaria.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

iano

Citazione di: iano il 08 Maggio 2026, 12:22:28 PMLa conoscenza non è una cosa ma uno stato in cui tutti gli esseri umani permangono.

L'uomo  è eternamente conoscente proprio perché costui  non può ignorare  tutto.

Ho sostituito nel tuo post conoscenza con ignoranza e viceversa, e la nuova frase non sembra avere minor valore di quella originaria.
Una conoscenza che abbia un valore d'uso, che permane e/o muta.
I problemi sorgono quando gli si da un valore di verità, con un eccezione, la matematica, la quale non ha però un valore d'uso in generale. E' un pò come costruire attrezzi per nessun uso, ma che quando ce li hai scopri che ci puoi fare qualcosa. 
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Elena

Citazione di: iano il 07 Maggio 2026, 22:20:28 PMLa nuova conoscenza trasforma ciò che sapevamo in ignoranza, e ignoranza sono destinate a divenire a loro volta.
Chi più sa, più si sente ignorante. Una volta che inizi a conoscere non puoi più tornare indietro, vuoi sapere sempre di più e in questo senso, forse, ci si sente sempre ignoranti
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fabriba

Citazione di: Elena il 12 Maggio 2026, 23:03:52 PMChi più sa, più si sente ignorante. Una volta che inizi a conoscere non puoi più tornare indietro, vuoi sapere sempre di più e in questo senso, forse, ci si sente sempre ignoranti
Sottoscrivo e Aggiungo un vecchio adagio sui livelli di ignoranza:

L'ignoranza di ignorare
La co(no)scenza di ignorare 
La co(no)scenza di conoscere 
E quando si è fortunati,  esiste la possibilità di ignorare di conoscere. (Capita più spesso con la memoria muscolare forse, ma in generale sono quelle cose che ci vengono automatiche cui non diamo valore e pensiamo le sappiano fare tutti: arrotolare gli spaghetti, mettere le h nei posti giusti, leggere la comunicazione non verbale a una festa e adeguarci al contesto).

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Io nel contesto della domanda di questo thread vedo l'umano come una barca di conoscenza -con un buco- in un mare di ignoranza: ignoriamo quasi tutto , e ogni tanto dimentichiamo pure qualcosa di quello che abbiamo imparato;  però lo spazio che dedichiamo alla conoscenza è spazio che stiamo rubando all'ignoranza,: non è un baratto continuo come suggerirebbe il primo post, ma come se lottassimo per rendere la barca più grande. 
È l'una del mattino,  è la migliore metafora che sono riuscito a mettere in piedi  :pace:
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Sei quello che ascolti 🎵

Koba

Qualcuno direbbe invece che la conoscenza è ignoranza della verità.
La tradizione occidentale (almeno fino a Schopenhauer) ha conservato la fede secondo cui la conoscenza della realtà permetterebbe di arrivare alla felicità o almeno alla propria emancipazione, ad un progresso etico insomma.
E se invece si trattasse solo di un puro potenziamento? Che in fondo non solo non ci rende migliori, dal punto di vista morale, ma anche sempre più disorientati, lontani da noi stessi, dalla nostra verità?
Qual'è il valore della conoscenza?
Il sapere della tragedia opposto al razionalismo di Socrate presente come fede implicita in tutta la tradizione metafisica occidentale, e quindi oggi, nel tempo del nichilismo e del relativismo culturale, rifiutato o comunque, di nuovo, soppesato attentamente.
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Lou

Citazione di: fabriba il Oggi alle 01:09:02 AM...
Io nel contesto della domanda di questo thread vedo l'umano come una barca di conoscenza -con un buco- in un mare di ignoranza: ignoriamo quasi tutto , e ogni tanto dimentichiamo pure qualcosa di quello che abbiamo imparato;  però lo spazio che dedichiamo alla conoscenza è spazio che stiamo rubando all'ignoranza,: non è un baratto continuo come suggerirebbe il primo post, ma come se lottassimo per rendere la barca più grande.
È l'una del mattino,  è la migliore metafora che sono riuscito a mettere in piedi  :pace:
Citazione di: Koba il Oggi alle 08:10:18 AMQualcuno direbbe invece che la conoscenza è ignoranza della verità.
La tradizione occidentale (almeno fino a Schopenhauer) ha conservato la fede secondo cui la conoscenza della realtà permetterebbe di arrivare alla felicità o almeno alla propria emancipazione, ad un progresso etico insomma.
E se invece si trattasse solo di un puro potenziamento? Che in fondo non solo non ci rende migliori, dal punto di vista morale, ma anche sempre più disorientati, lontani da noi stessi, dalla nostra verità?
Qual'è il valore della conoscenza?

Il sapere della tragedia opposto al razionalismo di Socrate presente come fede implicita in tutta la tradizione metafisica occidentale, e quindi oggi, nel tempo del nichilismo e del relativismo culturale, rifiutato o comunque, di nuovo, soppesato attentamente.
Ho ripreso la bella metafora della barca. E provo a rispondere alle domande di Koba.
Se il valore della conoscenza fosse solo un potenziamento della barca per una sempre migliore navigazione: OK, per andare dove chiedo? E come ci si orienta? Ci sono stelle polari?
Se alla barca mancano riferimenti, rotta e destinazione già date, allora il valore della conoscenza non consiste soltanto nel trovare una stella polare, né nel decidere arbitrariamente quali usare come tali. Ma nemmeno in un navigare all'impazzata. Consiste piuttosto in tre movimenti intrecciati: la ricerca di possibili direzioni, la costruzione condivisa di riferimenti che rendono l'orientamento stabile e l'addestramento progressivo a muoversi dentro l'assenza di garanzie definitive.

In questa prospettiva, io ritengo che la conoscenza non elimini la mancanza di rotta: cambia il modo in cui quella mancanza viene abitata e vissuta. Non è più puro smarrimento, ma uno spazio in cui è possibile agire, scegliere e correggere continuamente la propria traiettoria e i riferimenti. Per non naufragare.

Per me, quindi, la conoscenza non sostituisce il mare né garantisce una destinazione, ma il suo valore sta nel trasformare l'impossibilità di un riferimento e di una rotta assoluti in una navigazione praticabile, per la vita.
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"Quanti più occhi, occhi diversi, noi impegniamo per una cosa, tanto più completo sarà il nostro 'concetto' di quella cosa, la nostra 'obiettività'" F. Nietzsche