Messa alla prova del proprio orientamento interiore

Aperto da Anello Verde, Oggi alle 15:13:17 PM

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Anello Verde

In questo post proponiamo un altro estratto dell'articolo di Giovanni Ponte  "Questioni pratiche". (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo).
Ma non ci soffermeremo ora su tale aspetto del nostro argomento: ci accontenteremo di osservare che, in ogni caso, in mezzo alle innumerevoli forme di confusione e di contraffazione che ci circondano, simili questioni richiedono, per ciascuno, l'impegno di tutto il discernimento possibile; discernimento che può essere preventivamente acquisito soltanto mediante un assentimento non superficiale alle dottrine tradizionali, ed una capacità di trarne praticamente le conseguenze e le applicazioni.
Ciò significa anche che, specialmente in un ambiente sfavorevole come l'attuale, occorre affrontare una fase preliminare di ricerca più o meno lunga, con eventuali periodi d'attesa connessi alle circostanze, e con possibili momenti di scoraggiamento ben comprensibili, benché in fondo non giustificati se si considera che ogni essere incontra necessariamente tutto ciò che corrisponde alla sua natura più profonda. In questa fase, in cui l'individuo solo mentalmente ha cessato d'essere un "profano", è naturale che egli senta il bisogno di qualcosa di più, che gli manca; e la sua posizione è certo estremamente delicata e importante, decisiva quale messa alla prova del proprio orientamento interiore e quale dimostrazione della propria aspirazione autentica: infatti, è soltanto allora, quando si esce da un piano puramente discorsivo e teorico per venire a contatto con cose che possono intaccare subito decisamente il proprio modo di vita, anche in aspetti apparentemente secondari ma inesorabilmente concreti, è allora, diciamo, che si vede chiaramente se l'aspirazione era soltanto immaginaria, o se era invece tanto autentica e profonda da trascinare con sé una vera e propria "conversione", almeno iniziale, della propria individualità.
D'altra parte, tale "conversione" (nel senso pieno del termine greco metanoia) comporta una subordinazione di tutti gli elementi dell'individualità stessa, in funzione della via da perseguire, destinata a condurre alla loro cancellazione ed estinzione, o, per meglio dire, all'estinzione del loro aspetto illusorio e "separativo" rispetto alla realtà sopra-individuale che ne è il principio. Peraltro, fin dai primi passi di una ricerca uscita da un ambito soltanto teorico ed immaginario, vi sono da attendere delle reazioni dovute al presagio di quella estinzione, la quale costituisce propriamente la "morte iniziatica".
In particolare, le più diverse componenti psichiche, gli impulsi dell'autoaffermazione, i contenuti sentimentali connessi a determinati legami, le tendenze istintive a trovar appoggio e sicurezza in forme e modi innumerevoli di adesione all'ambiente sociale e familiare, inevitabilmente susciteranno dei contrasti interiori, quasi a neutralizzare in qualche modo la temibile efficacia del principio ordinatore apparso dapprima sul piano mentale e nel risveglio dell'aspirazione iniziatica.
A questo proposito, si possono presentare casi assai diversi, a seconda delle caratteristiche individuali e delle difficoltà esteriori, che, quantunque presenti nel loro ordine di realtà, sono anche molto spesso delle specie di pretesti utilizzati per giustificare, anzitutto di fronte a se stessi, il fatto di non voler affrontare certe cose.
Così, una paura istintiva iniziale è bensì del tutto naturale, tanto che in mancanza di essa si può persino dubitare che l'aspirante alla via di realizzazione si sia reso conto minimamente di ciò che quella via comporterebbe per lui; ma, in certi casi, quella paura può diventare tanto smisurata da sbarrare completamente la strada, manifestandosi addirittura in una sorta di fobia per tutto ciò che potrebbe forse aiutare ad avanzare nella propria ricerca. In questi casi, nonostante le giustificazioni più diverse alle quali ci si attacca per spiegare la propria attitudine, la componente irrazionale di fondo è senza dubbio predominante. E, se è vero che c'è qualcosa che spaventa nell'intraprendere una via di realizzazione, dovrebbe pur essere evidente che lo stato del "profano", per sua natura estremamente instabile e malsicuro, è assai più "pauroso" di quello di chi è in qualche modo ricollegato a ciò che sta al di là del dominio della paura.
Ma quanto può giovare una simile elementare riflessione quando si ha a che fare con certe pesanti barriere che si frappongono alla necessaria chiarezza intellettuale?
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