In uno dei suoi usuali "orgasmi enfatici", l'ineffabile Cazzullo, formula così la sua ennessima "cazzulata" circa l'assasinio di Cesare.
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Al riguardo osservo:
1)
Cesare non poteva in nessun modo "menare fendenti in ogni direzione", in quanto era "sprovvisto di armi da taglio"; in realtà, invece, si difese (efficacemente), soltanto con il suo "stiletto da scrittura", con il quale, ovviamente, poteva infliggere soltanto improvvisati "colpi di punta", e non certo "fendenti".
(https://i.postimg.cc/Z5QvGZLh/STILETTO-CESARE.jpg) (https://postimages.org/)
2)
Cesare non disse mai "Tu quoque, Brute, fili mi" in latino, ma, come scrive Svetonio, Cesare morendo fu udito da molti dei congiurati dire "in greco", riconoscendo Bruto tra i suoi assassini: "καὶ σύ, τέκνον "(anche tu, figlio), perché quella era la lingua adottata dall'élite romana quando parlavano tra di loro.
(https://i.postimg.cc/Gm69MKcL/kai-su-teknon.jpg) (https://postimages.org/)
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Tuttavia questa versione dei fatti è poi messa in dubbio dallo stesso Svetonio, secondo il quale Cesare, in quel fatidico giorno delle idi di marzo del 44 a. C., probabilmente emise soltanto un "gemito", senza riuscire a proferire parola.
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