Buongiorno, in questi giorni ho parlato con un'amica, di dialetti: secondo lei stanno perdendo quota nei confronti della lingua nazionale, vuoi per le migrazioni interne: da regione a regione, ma vuoi anche per quelle esterne all'Italia. A parte che leggo e ascolto orrori letterari in italiano, a 360 gradi, anche sui tg nazionali e sulle riviste più quotate, però secondo me, il dialetto è una specie di carta di identità di una determinata zona, un po' una sorta di valore aggiunto, tanto che gli esperti affermano che saper comprendere e parlare uno o più dialetti equivale a conoscere una o più lingue straniere. Se poi, capita di incontrare persone di una certa età, che sono più a loro agio col dialetto che con la lingua italiana, saper parlare il loro dialetto mi sembra importante per stabilire o mantenere una relazione. Nel mio caso: io sono nato e vivo in Brianza e, all'occorrenza parlo il dialetto brianzolo; inoltre, sono di origine veneta (genitori del Polesine, ossia Provincia di Rovigo) e ho la quasi totalità dei parenti in quella zona d'Italia, dove il dialetto è parlato molto di più della lingua nazionale, tanto che nel Veneto si parla di lingua veneta e non di dialetto veneto! Voi parlate abitualmente o all'occorrenza, un dialetto? Grazie.
Citazione di: Aspirante Filosofo58 il 24 Novembre 2025, 10:52:48 AMVoi parlate abitualmente o all'occorrenza, un dialetto? Grazie.
Io propongo di vedere la cosa da un punto di vista diverso.
Se parli vuol dire che una lingua la parli, ed è la lingua con cui hai iniziato a parlare.
Se magari poi senti la necessità di allargare la comunicazione ad un consesso più ampio dovrai impararne una seconda.
Per quanto mi riguarda associo il dialetto a lingue e luoghi dell'infanzia, da una parte trovo i miei nonni ( di parte piemontese ) con cui condivisi assai tempo, li sentivo parlare quasi esclusivamente in dialetto e in questa lingua a me spesso si rivolgevano, lo comprendo quasi bene, ma non la so scrivere nè parlare, se non semplici frasi o dizioni comuni. Ma questa comprensione per me è un valore aggiunto. A volte credevo che volessero usare tra loro una lingua segreta che solo tra amici si può usare, per non farsi capire. Mio padre mi parlò sempre e solo in italiano, così come mia madre e ci tenevano assai che io parlassi unicamente in italiano. La mia nonna materna (di origini calabre) aveva un dialetto ( una sorta di lingua albanese ) che è rimasto per me uno scrigno incomprensibile di significati. Mi divertivo assai a chiederle di parlarmi in quel dialetto e io non capivo nulla, ma comprendevo una componente importante che mia nonna, pur parlando un italiano scorretto e un dialetto piemontese che causava l'ilarità di molti , quando parlava il suo dialetto mostrava un orgoglio sterminato, come se lei conoscesse un mondo che io, e molti noi nati e cresciuti nelle lande piemontesi, tra cui suo marito, non conoscevamo. Chiedevo traduzioni, ma non pervennero, se non con "Eh" - seguito da un sospiro. A volte litigavano, i miei nonni, uno in dialetto piemontese e una, quando si piccava di brutto, in un dialetto calabro, erano fantastici. Lei capiva, lui zero. Credo che il parlare quella lingua albanese fosse un modo per dirgliene di peste e di corna. Almeno così lo interpretai. Ma chissà.
Citazione di: iano il 24 Novembre 2025, 14:45:36 PMIo propongo di vedere la cosa da un punto di vista diverso.
Se parli vuol dire che una lingua la parli, ed è la lingua con cui hai iniziato a parlare.
Se magari poi senti la necessità di allargare la comunicazione ad un consesso più ampio dovrai impararne una seconda.
Ciao, secondo me non si tratta di necessità di allargare la comunicazione, quanto semmai al voler mettere a proprio agio l'interlocutore (o l'interlocutrice) che, magari, si esprime meglio in dialetto. Quando vado con mia moglie dai miei parenti polesani, loro parlano il dialetto che lei capisce ma non parla e quindi mia moglie risponde in italiano. Io non ho difficoltà a parlare in italiano o in dialetto polesano. ;)
Citazione di: Lou il 24 Novembre 2025, 14:48:41 PMPer quanto mi riguarda associo il dialetto a lingue e luoghi dell'infanzia, da una parte trovo i miei nonni ( di parte piemontese ) con cui condivisi assai tempo, li sentivo parlare quasi esclusivamente in dialetto e in questa lingua a me spesso si rivolgevano, lo comprendo quasi bene, ma non la so scrivere nè parlare, se non semplici frasi o dizioni comuni. Ma questa comprensione per me è un valore aggiunto. A volte credevo che volessero usare tra loro una lingua segreta che solo tra amici si può usare, per non farsi capire. Mio padre mi parlò sempre e solo in italiano, così come mia madre e ci tenevano assai che io parlassi unicamente in italiano. La mia nonna materna (di origini calabre) aveva un dialetto ( una sorta di lingua albanese ) che è rimasto per me uno scrigno incomprensibile di significati. Mi divertivo assai a chiederle di parlarmi in quel dialetto e io non capivo nulla, ma comprendevo una componente importante che mia nonna, pur parlando un italiano scorretto e un dialetto piemontese che causava l'ilarità di molti , quando parlava il suo dialetto mostrava un orgoglio sterminato, come se lei conoscesse un mondo che io, e molti noi nati e cresciuti nelle lande piemontesi, tra cui suo marito, non conoscevamo. Chiedevo traduzioni, ma non pervennero, se non con "Eh" - seguito da un sospiro. A volte litigavano, i miei nonni, uno in dialetto piemontese e una, quando si piccava di brutto, in un dialetto calabro, erano fantastici. Lei capiva, lui zero. Credo che il parlare quella lingua albanese fosse un modo per dirgliene di peste e di corna. Almeno così lo interpretai. Ma chissà.
Ciao, io parlo dialetto polesano tutti i giorni con mia mamma quando le telefono, giusto per non perdere l'abitudine, ma se voglio parlare dialetto polesano tutto il giorno, devo necessariamente farmi 200 km di strada, e stare con le mie zie e i miei cugini praticamente tutto il giorno. A volte ci sono espressioni dialettali di difficile, se non impossibile traduzione in italiano... Comunque, è vero: a volte l'espressione facciale di chi parla in dialetto aiuta a comprendere le parole, anche se non ne conosciamo il significato. I veneti mi sembrano in genere molto espressivi. :D
Citazione di: Aspirante Filosofo58 il 25 Novembre 2025, 12:33:57 PMCiao, secondo me non si tratta di necessità di allargare la comunicazione, quanto semmai al voler mettere a proprio agio l'interlocutore (o l'interlocutrice) che, magari, si esprime meglio in dialetto. Quando vado con mia moglie dai miei parenti polesani, loro parlano il dialetto che lei capisce ma non parla e quindi mia moglie risponde in italiano. Io non ho difficoltà a parlare in italiano o in dialetto polesano. ;)
Si,ma questo è un caso particolare del caso generale ''allargare la comunicazione''. :)
Ho posto la questione nella sua generalità, per non discriminare nessuna lingua parlata. Si tende infatti a discriminare quello che parla in dialetto, ma non in italiano, o viceversa, per motivi diversi , nessuno dei quali condivido.
Citazione di: iano il 25 Novembre 2025, 14:35:10 PMSi,ma questo è un caso particolare del caso generale ''allargare la comunicazione''. :)
Ho posto la questione nella sua generalità, per non discriminare nessuna lingua parlata. Si tende infatti a discriminare quello che parla in dialetto, ma non in italiano, o viceversa, per motivi diversi , nessuno dei quali condivido.
Può essere che si tenda a discriminare chi parla in dialetto, come qualsiasi altra forma di diversità. Invece io cerco di cogliere il positivo (non nel senso del Covid et similia, ovviamente :D :D :D ) che c'è in ogni situazione. Riuscire a vedere il lato positivo aiuta a vivere meglio, così come saper parlare la lingua straniera o il dialetto di un interlocutore, a mio avviso è un vantaggio enorme. Cosa ne pensi?
@Aspirante Filosofo58
Ciao... nella speranza che cessi la Guerra in Ucraina III.... secondo me ogni dialetto è una lingua. Parlo da sempre il veneto padovano sud non profondo sud tanto da percepire un non ben distinto disagio nel parlare l'italiano. Visto che sei di origini polesane, e avendo in vista una spedizione tipo magi randagi verso i confini della realtà, volevo chiedere se i tuoi genitori abbiano per caso notizie di questo luogo del passato di cui non sapevo l'esistenza e che ti propongo attraverso questo articolo dell'anno scorso
Un saluto
https://www.ilgazzettino.it/nordest/rovigo/repubblica_tamisiana_bosgattia_dove_e_declino_cosa_e-7984300.html (https://www.ilgazzettino.it/nordest/rovigo/repubblica_tamisiana_bosgattia_dove_e_declino_cosa_e-7984300.html)
Citazione di: daniele22 il 30 Novembre 2025, 07:50:04 AM@Aspirante Filosofo58
Ciao... nella speranza che cessi la Guerra in Ucraina III.... secondo me ogni dialetto è una lingua. Parlo da sempre il veneto padovano sud non profondo sud tanto da percepire un non ben distinto disagio nel parlare l'italiano. Visto che sei di origini polesane, e avendo in vista una spedizione tipo magi randagi verso i confini della realtà, volevo chiedere se i tuoi genitori abbiano per caso notizie di questo luogo del passato di cui non sapevo l'esistenza e che ti propongo attraverso questo articolo dell'anno scorso
Un saluto
https://www.ilgazzettino.it/nordest/rovigo/repubblica_tamisiana_bosgattia_dove_e_declino_cosa_e-7984300.html (https://www.ilgazzettino.it/nordest/rovigo/repubblica_tamisiana_bosgattia_dove_e_declino_cosa_e-7984300.html)
... dialetto padovano del Sud? Allora è abbastanza simile al polesano... a parte la "l" che scivola quando è nell'ultima sillaba delle parole, fino a quasi scomparire... non ho mai capito come si faccia. :D :D :D Ps: per l'articolo... ho visto che è un po' lunghino e me lo devo leggere con calma... però simpatico lo Stato di Bosgattia!
Citazione di: Aspirante Filosofo58 il 01 Dicembre 2025, 08:14:52 AM... dialetto padovano del Sud? Allora è abbastanza simile al polesano... a parte la "l" che scivola quando è nell'ultima sillaba delle parole, fino a quasi scomparire... non ho mai capito come si faccia. :D :D :D Ps: per l'articolo... ho visto che è un po' lunghino e me lo devo leggere con calma... però simpatico lo Stato di Bosgattia!
Vivendo a ridosso dei colli Euganei, simile al veneto del sud. La storia della Bosgattìa o bosgattia non so, è sopravvenuta per caso quando chiesi al gruppo dei parlatori del nulla perché mai si dicesse "te si un bosegato", che sarebbe un'offesa "morbida", più una presa in giro. Ma come?, disse il gruppo quasi in coro... il bosegato è il maiale! "Perdiana!" dico io "questa non la sapevo proprio. Pensavo che bosegato si riferisse a bosega" che in dialetto è una specie di cefalo. Manco il tempo di chiarire la questione già spinosa di suo e salta fuori uno dal coro a parlare dello stato di Bosgattia.. viene quasi da chiedersi se vi sia un nesso con la saga dei Serenissimi.. insomma, eccomi a tutt'oggi ancora qui a mezz'aria
Un saluto
Citazione di: daniele22 il 01 Dicembre 2025, 09:57:19 AMVivendo a ridosso dei colli Euganei, simile al veneto del sud. La storia della Bosgattìa o bosgattia non so, è sopravvenuta per caso quando chiesi al gruppo dei parlatori del nulla perché mai si dicesse "te si un bosegato", che sarebbe un'offesa "morbida", più una presa in giro. Ma come?, disse il gruppo quasi in coro... il bosegato è il maiale! "Perdiana!" dico io "questa non la sapevo proprio. Pensavo che bosegato si riferisse a bosega" che in dialetto è una specie di cefalo. Manco il tempo di chiarire la questione già spinosa di suo e salta fuori uno dal coro a parlare dello stato di Bosgattia.. viene quasi da chiedersi se vi sia un nesso con la saga dei Serenissimi.. insomma, eccomi a tutt'oggi ancora qui a mezz'aria
Un saluto
Io non sono sicuro, ma mi pare di aver sentito una volta qualcuno affermare che il bosgato fosse il maiale, ma non ci feci caso più di tanto, anche perché l'affermazione veniva da un mio cugino che spesso parlava e parla "tra il serio e il faceto" e non si capisce quasi mai quale delle due sia. ;) Resta da capire come si arrivi da maiale a bosgato, ossia quali salti mortali linguistici occorra fare per capire tutto il percorso.
Citazione di: Aspirante Filosofo58 il 08 Dicembre 2025, 11:28:25 AMIo non sono sicuro, ma mi pare di aver sentito una volta qualcuno affermare che il bosgato fosse il maiale, ma non ci feci caso più di tanto, anche perché l'affermazione veniva da un mio cugino che spesso parlava e parla "tra il serio e il faceto" e non si capisce quasi mai quale delle due sia. ;) Resta da capire come si arrivi da maiale a bosgato, ossia quali salti mortali linguistici occorra fare per capire tutto il percorso.
Grazie, vai a sapere, anche perché vi sono almeno tre espressioni dialettali venete in uso per definire il maiale. Comunque dalle mie parti non ho mai sentito nessuno che dica che ha fatto il ragù aggiungendo carne di bosgat o bosegatto che sia. Forse il termine si è come sovrapposto per via del fatto che nel nostro immaginario tanto il cefalo quanto il maiale vivono nello sporco. Vai a sapere appunto
Un saluto
Citazione di: daniele22 il 01 Dicembre 2025, 09:57:19 AMVivendo a ridosso dei colli Euganei, simile al veneto del sud. La storia della Bosgattìa o bosgattia non so, è sopravvenuta per caso quando chiesi al gruppo dei parlatori del nulla perché mai si dicesse "te si un bosegato", che sarebbe un'offesa "morbida", più una presa in giro. Ma come?, disse il gruppo quasi in coro... il bosegato è il maiale! "Perdiana!" dico io "questa non la sapevo proprio. Pensavo che bosegato si riferisse a bosega" che in dialetto è una specie di cefalo. Manco il tempo di chiarire la questione già spinosa di suo e salta fuori uno dal coro a parlare dello stato di Bosgattia.. viene quasi da chiedersi se vi sia un nesso con la saga dei Serenissimi.. insomma, eccomi a tutt'oggi ancora qui a mezz'aria
Un saluto
Vedi Daniele quanto sono necessarie le tue passeggiate da queste parti...Altrimenti mai avrei saputo di una tale Repubblica autonoma prima di quella dell'Isola delle Rose.
Finalmente un Salvini che mi sta simpatico!
ecco un link per chi è curioso
https://rovigo.italiani.it/la-repubblica-di-bosgattia/ (https://rovigo.italiani.it/la-repubblica-di-bosgattia/)
Domenica mattina ho incontrato un amico e compagno di canto (abbiamo cantato nel coro parrocchiale per quasi vent'anni) con cui parlo di frequente in dialetto brianzolo. Lui mi ha fatto notare come sia difficile al giorno d'oggi trovare qualcuno con cui parlare in dialetto. La globalizzazione delle razze, poco per volta sta uccidendo le forme dialettali. Io credo che sia importante riuscire a parlare almeno un dialetto. Secondo voi?
Citazione di: Aspirante Filosofo58 il 20 Gennaio 2026, 12:40:57 PMLa globalizzazione delle razze, poco per volta sta uccidendo le forme dialettali. Io credo che sia importante riuscire a parlare almeno un dialetto. Secondo voi?
Mi hai fatto riflettere che non ho mai riflettuto sulla questione; probabilmente perchè non ho mai parlato alcun dialetto e non posso dire di conoscerne davvero neanche uno (ciò non per snobismo ma sol perchè già i miei nonni, sia materni che paterni, venivano da Regioni italiane talmente diverse e distanti che non avrebbero comunicato neanche all'interno dlele rispettive coppie, se non si fossero espressi in italiano).
Infatti mi è abbastanza agevole parlare di "accenti dialettali" , piuttosto che di dialetti.
E questo mi fa dire, scherzosamente e con un pizzico di invidia che...<parli bene tu, che conosci un dialetto che ha il suo garbo e la sua musicalità> (a me piace moltissimo l'accento Lombardo come quello Emiliano Romagnolo), ma - in tutta franchezza e omettendo esempi antipatici - trovo personalmente che ci siano alcuni dialetti italiani in cui il tono e l'accento mi risultano devastantemente anti-fonetici.
Senza scomodare, indegnamente da parte mia, la poetica carmelobeneana, è un fatto che voce e suono e tono abbiano uno spessore che vive di vita propria e creatrice, anche a prescindere dal contenuto linguistico che veicolano.
E in qualche dialetto...trovo che il risultato finale sia...diciamo cacofonico.
Tornando al dialetto in senso proprio e alla tua domanda: io credo non sia da dimenticare che i dialetti sono stati storicamente "superati" per l'esigenza concreta di permettere alla popolazione italiana dalle mille etnìe di poter comunicare. E trovo stupendo che questo sia avvenuto sotto l'egida della bella e complessa Lingua Italiana.
Pensa che disastro se...da Pirandello a Manzoni o da Leopardi a Pascoli...ciascuno avesse scritto nel proprio dialetto-lingua. Pensa quanta ricchezza comune non sarebbe tale!
E neanche mi sembra che i dialetti siano minacciati dalle immigrazioni ; in realtà e fino a prova contraria, e ad eccezione (forse) dei cosiddetti "mediatori culturali", nessun italiano mi risulta impegnato nel decodificare il linguaggio dell'immigrato, ed è da questi che ci si attende che comprenda l'italiano. Che poi...a seconda della "mediazione culturale" che hanno incrociato e della loro conquistata stanzialità in Italia...non di rado accade che l'immigrato acquisisca l'accento e addirittura la sintassi del dialetto tipico della zona in cui si è stanzializzato.
E infine, almeno a titolo personale, non sono una nostalgica "a priori" di quel che fu.
Penso abbia gran senso conservare gelosamente quel che ha un valore e in ogni caso conservare la sua memoria storica, ma che abbia altrettanto gran senso liberarsi di ciò che ne ha meno, fermo restando l'ovvio valore culturale...quando c'è.
Applicato ai dialetti : mi inchino incondizionatamente al conservare la memoria della loro esistenza. Ma quanto al praticarli per tenerli vivi...sarà un limite mio...ma non è solo che non ne senta l'esigenza (nè potrei sentirla per quanto già detto), bensì è proprio che in chiave social-relazionale ne percepisco solo il disvalore, che è lo stesso di tutto ciò che è divisivo.
Io sono di madre lingua dialettale. A scuola ho imparato l'italiano. Mi è molto piacevole parlare ancora in dialetto quando trovo qualcuno che lo parla come me. C'è qualcosa di liberatorio quasi. Ci sono vocaboli che esistono solo in quel dialetto e che non hanno vera corrispondenza in italiano. C'è quindi una possibilità di comunicare più naturale e profonda, quasi più "istintiva", direi.
Citazione di: Claudia K il 21 Gennaio 2026, 00:25:26 AMMi hai fatto riflettere che non ho mai riflettuto sulla questione; probabilmente perchè non ho mai parlato alcun dialetto e non posso dire di conoscerne davvero neanche uno (ciò non per snobismo ma sol perchè già i miei nonni, sia materni che paterni, venivano da Regioni italiane talmente diverse e distanti che non avrebbero comunicato neanche all'interno dlele rispettive coppie, se non si fossero espressi in italiano).
Infatti mi è abbastanza agevole parlare di "accenti dialettali" , piuttosto che di dialetti.
E questo mi fa dire, scherzosamente e con un pizzico di invidia che...<parli bene tu, che conosci un dialetto che ha il suo garbo e la sua musicalità> (a me piace moltissimo l'accento Lombardo come quello Emiliano Romagnolo), ma - in tutta franchezza e omettendo esempi antipatici - trovo personalmente che ci siano alcuni dialetti italiani in cui il tono e l'accento mi risultano devastantemente anti-fonetici.
Senza scomodare, indegnamente da parte mia, la poetica carmelobeneana, è un fatto che voce e suono e tono abbiano uno spessore che vive di vita propria e creatrice, anche a prescindere dal contenuto linguistico che veicolano.
E in qualche dialetto...trovo che il risultato finale sia...diciamo cacofonico.
Tornando al dialetto in senso proprio e alla tua domanda: io credo non sia da dimenticare che i dialetti sono stati storicamente "superati" per l'esigenza concreta di permettere alla popolazione italiana dalle mille etnìe di poter comunicare. E trovo stupendo che questo sia avvenuto sotto l'egida della bella e complessa Lingua Italiana.
Pensa che disastro se...da Pirandello a Manzoni o da Leopardi a Pascoli...ciascuno avesse scritto nel proprio dialetto-lingua. Pensa quanta ricchezza comune non sarebbe tale!
E neanche mi sembra che i dialetti siano minacciati dalle immigrazioni ; in realtà e fino a prova contraria, e ad eccezione (forse) dei cosiddetti "mediatori culturali", nessun italiano mi risulta impegnato nel decodificare il linguaggio dell'immigrato, ed è da questi che ci si attende che comprenda l'italiano. Che poi...a seconda della "mediazione culturale" che hanno incrociato e della loro conquistata stanzialità in Italia...non di rado accade che l'immigrato acquisisca l'accento e addirittura la sintassi del dialetto tipico della zona in cui si è stanzializzato.
E infine, almeno a titolo personale, non sono una nostalgica "a priori" di quel che fu.
Penso abbia gran senso conservare gelosamente quel che ha un valore e in ogni caso conservare la sua memoria storica, ma che abbia altrettanto gran senso liberarsi di ciò che ne ha meno, fermo restando l'ovvio valore culturale...quando c'è.
Applicato ai dialetti : mi inchino incondizionatamente al conservare la memoria della loro esistenza. Ma quanto al praticarli per tenerli vivi...sarà un limite mio...ma non è solo che non ne senta l'esigenza (nè potrei sentirla per quanto già detto), bensì è proprio che in chiave social-relazionale ne percepisco solo il disvalore, che è lo stesso di tutto ciò che è divisivo.
Secondo me, in natura tutto è neutro e ogni realtà diventa inclusiva o divisiva a seconda dell'uso che ne fa l'individuo. Saper parlare un dialetto non significa affatto dimenticarsi della lingua italiana, ma, semmai, poter utilizzare l'espressione più adatta al momento, al luogo, alle persone con cui si interagisce. Ho già scritto che io sono nato e vivo in Brianza, ma le mie origini sono polesane? Nella seconda metà degli anni '50 del secolo scorso, uno dei fratelli di mio papà si trasferì dal Polesine, dove abitava con i suoi genitori, le sorelle e i fratelli non ancora sposati, in Brianza. Il risultato espressivo (che mi divertiva all'epoca) fu un misto di italiano/dialetto polesano/dialetto brianzolo. Per me non era difficile capire che cosa stesse dicendo mio zio.
Quindi, in tal senso non credo che il dialetto sia divisivo.
Altro punto: io considero la lingua italiana, la migliore del mondo e temo che internet e la globalizzazione, la stiano uccidendo. In pratica: la globalizzazione sta distruggendo sia i dialetti che la nostra lingua! Durante il periodo scolastico, mi piaceva cercare dei sinonimi per evitare le ripetizioni di vocaboli triti e ritriti, perché per me saper parlare e scrivere in italiano è sempre stato molto importante. Tuttavia, considero il sapere parlare in questo o quel dialetto, un qualcosa in più, se ciò può mettere a proprio agio l'interlocutore.
Infine, per curiosità ho provato a chiedere un parere all'Intelligenza artificiale. Ecco la domanda e la risposta: La globalizzazione linguistica può uccidere la lingua italiana e i dialetti?
La globalizzazione linguistica rappresenta una sfida complessa per molte lingue e varietà linguistiche, incluso l'italiano e i suoi dialetti. Tuttavia, parlare di una "morte" definitiva della lingua italiana o dei dialetti richiede una riflessione più sfumata.
Ecco alcuni punti chiave per comprendere il fenomeno:
1. Globalizzazione e diffusione dell'inglese
- L'inglese è diventato una sorta di lingua franca globale, soprattutto nei settori della scienza, tecnologia, economia e cultura popolare.
- Questo porta a una maggiore esposizione all'inglese, soprattutto tra i giovani, che possono preferirlo per motivi pratici o sociali.
- In alcuni contesti, questo può ridurre l'uso quotidiano dell'italiano, specialmente in ambiti professionali o accademici.
2. L'italiano come lingua nazionale e culturale
- L'italiano è la lingua ufficiale e veicolare in Italia, con una forte presenza nelle istituzioni, media, scuola e letteratura.
- La globalizzazione può influenzare certi aspetti dell'italiano (prestiti linguistici, neologismi), ma difficilmente ne compromette la sopravvivenza come lingua nazionale.
- La lingua italiana si evolve, integrando elementi stranieri senza perdere la sua identità fondamentale.
3. I dialetti e la loro fragilità
- I dialetti italiani, che rappresentano una ricchezza culturale e storica, sono più vulnerabili rispetto all'italiano standard.
- La globalizzazione, unita all'urbanizzazione e all'istruzione in italiano, ha portato a un progressivo abbandono dei dialetti, soprattutto tra le nuove generazioni.
- Questo fenomeno è accentuato dalla percezione sociale dei dialetti come "lingue meno prestigiose" o "arcaiche".
- Tuttavia, in molte comunità c'è un rinnovato interesse per la tutela e la valorizzazione dei dialetti, anche come strumento di identità locale e patrimonio culturale.
4. Tecnologia e media come doppio filo
- Internet, social media e piattaforme digitali possono favorire la diffusione dell'inglese, ma anche la valorizzazione delle lingue locali.
- Esistono iniziative digitali per promuovere e conservare dialetti e lingue minoritarie, creando comunità virtuali e contenuti culturali.
5. Possibili scenari futuri
- L'italiano continuerà probabilmente a coesistere con l'inglese, adattandosi e arricchendosi.
- I dialetti rischiano di ridursi come uso quotidiano, ma potrebbero sopravvivere come elementi culturali e identitari, anche grazie a politiche di tutela e sensibilizzazione.
- La globalizzazione può essere vista come un'opportunità per rafforzare il valore delle lingue locali, se accompagnata da consapevolezza e azioni concrete.
In sintesi:
La globalizzazione linguistica non ucciderà l'italiano, ma lo trasformerà. I dialetti, invece, sono più a rischio, ma non necessariamente destinati a sparire del tutto. La chiave sta nella valorizzazione consapevole e nella promozione attiva delle lingue come patrimonio vivo e dinamico.
Citazione di: Aspirante Filosofo58 il 21 Gennaio 2026, 10:41:26 AMnon credo che il dialetto sia divisivo
Intendevo dire che il dialetto, proprio perchè lingua comune ai membri di una data comunità ristretta, inevitabilmente "divide" rispetto alle comunità che hanno altra lingua.
Senza volere ne ho già portato l'esempio quando parlavo dei miei nonni: nella coppia dei nonni paterni, lei era dell'ultimo miglio di Valle Spluga e lui era salernitano. Se ciascuno avesse parlato soltanto il proprio dialetto...sarebbe stata impossibile qualunque relazione tra loro (incidentalmente: io sono tornata varie volte in Valle Spluga e benchè normalmente riesca ad orientarmi benino nella decodifica dei vari dialetti...garantisco che sentir parlare due locandiere (madre e figlia) nel dialetto stretto di Campodolcino mi è risultato totalmente intraducibile, esattamente come se udissi una conversazione tra svedesi).
Per converso è chiaro che, per le stesse ragioni, il dialetto appaghi un potente senso di appartenenza identitaria.
Il che vale anche per la lingua nazionale, tant'è che andando all'estero ci scalda il cuore sentir parlare un italiano che non abbiamo mai visto prima.
Altri aspetti che non mi inducono a tentazioni nostalgiche nei confronti dei dialetti:
1) come tutte le lingue, anche i dialetti sono frutto di commistioni e contaminazioni determinatesi nel tempo per l'incontro o lo scontro/dominazione di popoli e tribù. Per cui trovo un po' illusorio considerare i dialetti come patrimonio che si è fedelmente preservato nel tempo così come lo conosciamo oggi; e soprattutto (non da poco)
2) essendo le lingue (e i dialetti) figli del loro tempo, va da sè che i dialetti (in spontaneo disuso a far data dalla ultracentenaria scolarizzazione di massa) addirittura manchino di tanti vocaboli. Esempino vero : giovane donna dell'entroterra del Centro Italia, lavoratrice dipendente da almeno 15 anni, e avvezza molto più al suo dialetto che alla lingua italiana, mi chiede un parere professionale circa il suo percorso lavorativo per nulla lineare; chiedo "quando sei stata inserita in organico?" ...e nel 2025... mi guarda smarrita e poi mi chiede "ma che è l'organico?"...
Per me è molto difficile usare il forum. Detto ciò, trovo che il dialetto, il mio è mescolato piemontese e lombardo, sia un'ulteriore lingua da imparare e da parlare. Non penso che la globalizzazione sia importante. La lingua, come la vita, si evolve e, secondo me, ognuno può imparare sia italiano sia dialetto. Mantenere pura la parlata è impossibile visto che, a distanza - a volte - di pochi chilometri, cambiano i significati.. Mi piacerebbe avere la padronanza di un dialetto ma, a me, non è concesso per mille ragioni non ultima il venire da genitori misti, così mi accontento facendo confronti tra i linguaggi e lasciando libero ognuno di fare le proprie scelte...linguistiche! Saluti a tutti!