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LOGOS - Argomenti => Tematiche Spirituali => Discussione aperta da: Luther Blissett il 11 Dicembre 2025, 20:02:09 PM

Titolo: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Luther Blissett il 11 Dicembre 2025, 20:02:09 PM
https://it.wikipedia.org/wiki/Scala_di_Karda%C5%A1%C3%ABv (https://it.wikipedia.org/wiki/Scala_di_Karda%C5%A1%C3%ABv)
Certo, questa scala è solo un'ipotesi, però molto plausibile.
E sono state proposte anche altre scale, altrettanto ben formulate.
Il fatto è che siamo giunti a un secolo in cui è possibile arrivare a formulare queste ipotesi futuribili così estreme, riuscendo al contempo a restare nei limiti della ragione. 
Riuscite a immaginarvi come potrebbero evolvere in futuro le religioni, e quale impatto potrebbe avere su di esse il probabile incontro umano con altre forme di vita anche estremamente evolute?
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Luther Blissett il 11 Dicembre 2025, 22:14:23 PM
Riprovo a digitare il link, che nel post precedente non sembra funzionare:
https://it.wikipedia.org/wiki/Scala_di_Karda%C5%A1%C3%ABv

(Cliccate questo link qui, che funziona, e non quello del post precedente)
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: niko il 11 Dicembre 2025, 23:48:02 PM
Lovcraftianamente, esseri extra solari in grado di raggiungerci e di palesarsi a noi volontariamente, sarebbero, tecnicamente e all'atto pratico, per noi, gli dei. Non ci sarebbe bisogno, di immagginarsi, che lo siano.

Posto che sia la scelta di raggiungerci, che quella di palesarsi, siano, entrambe, volontarie da parte degli alieni, sarebbe indubbio, a quel punto, che noi significhiamo qualcosa per loro. Che c'e' tra noi e loro un rapporto di una certa complessita' e di una certa implicazione di desiderio.

Di base, in mancaza di questo rapporto, (anche) se un uomo invadesse un praticello di lumache, le lumache (comunque) non saprebbero, di essere state invase. Da un uomo. Sentirebbero delle vibrazioni, delle alternanza di luce e ombra insolite, ma non e' che capirebbero esattamente, che cosa stia succedendo. E' un lavoro significativo, per l'uomo, il solo fatto di farglielo in qualche modo sapere. Di essere li' con loro, di averle "invase" o contattate. Che se lo sobbarca solo se le lumache hanno un qualche significato affettivo, rituale o etologico per lui. Travestirsi da lumaca, spargere dei particolari feromoni a cui reagiscano le lumache, capirne i bisogni, modificarne l'ecosistema eccetera. Se il nostro umano volesse solo studiarle in modo oggettificato o solo sterminarle, queste lumache, le studierebbe in modo oggettificato o le sterminerebbe benissimo da qualche metro di distanza anche senza palesarsi. Con un'apposita pinzetta o bomboletta spray. Se e' solo di passaggio, nel praticello, passerebbe senza palesarsi. Non cadrebbe per sbaglio in mezzo alle lumache facendosi da loro scoprire ne' niente di simile. Ma molti film, di fantascienza, non verrebbero bene cosi'. E allora ci tocca vedere storie di alieni che ci fanno la guerra (!!! ), che in teoria vorrebbero solo sorvolarci e studiarci a distanza ma poi sono pasticcioni e fanno incidenti, in pratica si palesano a noi senza volerlo, e allora vogliono telefonare a casa, fuggono dagli agenti della cia, si fanno aiutare dai nerd e robe simili.

Quindi se mi capitasse in vita di incontrarne e riconoscere come tale un alieno extra solare che mi avesse raggiunto e contattato (entrambe le cose) volontariamente, da parte sua, diventerei religioso, perche' non sono, ateo per principio.

Anzi gia' adesso, penso che:

homo homini deus, l'uomo e' Dio (e non solo lupo...) all'altro uomo,

cioe' che le relazioni teologicamente o mitologicamente codificate tra uomini e "dei", in mancanza di dei, che non esistono, rispecchiano (la realta' delle) le relazioni tra uomini e uomini. O, anche, tra stratificazioni psichiche piu' o meno interagenti e scisse dello stesso singolo uomo. 

Gli uomini sono capaci di instaurare tra loro relazioni estremamente autoritarie, esperimenti la verticalita' del divino, ma anche estremamente salvifiche ed erotiche, esperimenti quindi l'orizzontalita' della trascendenza, l'incarnazione l'illuminazione eccetera eccetera. Insomma la religione, in quanto (immagginaria) relazione tra uomo e' dio/dei, e' un mero simbolo, delle reali e spesso nascoste, o per altri versi indicibili, dinamiche intraumane (banalmente: psichiche) e inter umane (banalmente: sociali).

Anzi piu' che interumane, direi: intercreaturali. Qualsiasi creatura, puo' essere Dio, o lupo, a un'altra creatura. 

Il linguaggio, che plasma il mondo e coincide con la nostra seconda/nascita (in quanto nascita sociale) e "umanizzazione", e' chiaramente cosa divina, ma che ci viene trasmessa da altri uomini.

Quindi, homo homini deus, si', ma per modo di dire.

Io posso essere Dio ad una capra, per certi versi, ad esempio allevandola e decidendo della sua vita e della sua morte, e al tempo stesso apprezzarne la, intrinseca, divinita', per certi altri.

Integrare alieni estremamente potenti nel (mio) sistema, non mi creerebbe particolari problemi, potrei apprezzare la divinita' di un alieno, e allo stesso tempo pensare che lui veda qualcosa di divino in me, soprattutto se costui si e' preso la briga di raggiungermi da cosi' lontano, fisicamente ed evolutivamente, con intenzioni non meramente ostili e non meramente conoscitive. 

Anzi mi confermerebbe che sostanzialmente ho ragione. Le relazioni tra uomini e dei, sono relazioni tra esseri reali e altri, esseri reali. 

Materiali non so, perche' a certi livelli di evoluzione gli alieni potrebbero anche essere immateriali. Soddisfare ogni mio desiderio, rendermi immortale, resuscitarmi dalla morte eccetera. Tutti i miracoli comunemente attribuiti agli dei. Potrebbero essere robot creati da una remota specie vivente, potrei essere io in una loro simulazione virtuale eccetera eccetera. Anche essere io in una, loro, simulazione e loro a loro volta pure in una simulazione, ancora altrui, piu' complessa eccetera. Creata per chissa' quale scopo da robot emancipati che non si ricordano piu' del loro creatore vivente esistito eoni fa eccetera eccetera. Pensieri, appunto, abissali.



Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Jacopus il 12 Dicembre 2025, 10:15:56 AM
Il futuro delle religioni lo vedo nella loro trasformazione in religioni laiche di fratellanza e di unione. Resterebbe il messaggio evangelico ma svincolato da ogni giudizio finale e separazione fra beati e dannati, oltre che svincolato da ogni proiezione in un mondo ultraterreno.
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: anthonyi il 12 Dicembre 2025, 11:13:03 AM
Citazione di: Jacopus il 12 Dicembre 2025, 10:15:56 AMIl futuro delle religioni lo vedo nella loro trasformazione in religioni laiche di fratellanza e di unione. Resterebbe il messaggio evangelico ma svincolato da ogni giudizio finale e separazione fra beati e dannati, oltre che svincolato da ogni proiezione in un mondo ultraterreno.
Senza mondo ultraterreno la religione non esiste piú. Come si fa a dire che rimane un "messaggio evangelico" senza una rappresentazione ultraterrena per me é un mistero. 
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Alexander il 12 Dicembre 2025, 11:47:11 AM
Citazione di: anthonyi il 12 Dicembre 2025, 11:13:03 AMSenza mondo ultraterreno la religione non esiste piú. Come si fa a dire che rimane un "messaggio evangelico" senza una rappresentazione ultraterrena per me é un mistero.
Non si tratterebbe più di religione, ma di filantropia (generico atteggiamento di amore per l'umanità, spesso inteso come interesse per il progresso materiale della società). 
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Jacopus il 12 Dicembre 2025, 12:19:12 PM
Citazione di: anthonyi il 12 Dicembre 2025, 11:13:03 AMSenza mondo ultraterreno la religione non esiste piú. Come si fa a dire che rimane un "messaggio evangelico" senza una rappresentazione ultraterrena per me é un mistero.
Per me il mistero è un altro. Come si fa a collegare il buon comportamento degli esseri umani con una ricompensa ultraterrena e il cattivo con una punizione. La religione assunta a teoria carceraria.
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Luther Blissett il 12 Dicembre 2025, 17:27:07 PM
Ammettiamo che queste superciviltà ipotetiche di cui qui si discute non esistano affatto, o che, in subordine, quand'anche esistessero, mai le si possa incontrare.
Ebbene, una scala come quella proposta da Kardashëv, compresa la sua estensione proposta da altri, rimarrebbe valida, poiché riguarderebbe noi. Noi esistiamo, pare, e dato che in teoria nulla potrà impedire all'avvenire di venire, che cosa ci impedisce di immaginarci di divenire noi stessi una superciviltà?
D'altronde è immaginabile che anche quelle eventuali superciviltà dovrebbero avere avuto un remoto passato in cui non erano ancora divenute superciviltà.
Se quella scala finirà per riguardare soltanto noi terricoli significherà soltanto un enorme allungamento dei tempi riguardo alla possibilità del realizzarsi di quelle straordinarie qualità che potranno riguardare i nostri remotissimi pronipoti.
Soltanto nel caso, che al momento sembra restare piuttosto improbabile, che esistano già queste eventuali superciviltà, e fossero anche in grado di incontrarci, incontro a noi umani gli "dèi" ci verrebbero da "fuori"... altrimenti gli dèi, prima o poi, arriveranno comunque, tra noi, e non verrebbero da "fuori"... oppure no?
Se la vostra risposta fosse no, perché no?

 
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: anthonyi il 12 Dicembre 2025, 18:08:22 PM
Citazione di: Jacopus il 12 Dicembre 2025, 12:19:12 PMPer me il mistero è un altro. Come si fa a collegare il buon comportamento degli esseri umani con una ricompensa ultraterrena e il cattivo con una punizione. La religione assunta a teoria carceraria.
Semmai teoria meritocratica, e in tal senso ha una funzione sociale di rafforzamento nei comportamenti prosociali, e con una forza maggiore dello stato perché la polizia non ti vede sempre, in quello che fai, Dio ti vede dappertutto. 
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Jacopus il 12 Dicembre 2025, 18:17:11 PM
Citazione di: anthonyi il 12 Dicembre 2025, 18:08:22 PMSemmai teoria meritocratica, e in tal senso ha una funzione sociale di rafforzamento nei comportamenti prosociali, e con una forza maggiore dello stato perché la polizia non ti vede sempre, in quello che fai, Dio ti vede dappertutto.
Mah. Di meritocratico non ci vedo nulla. É uno strampalato sistema di psicopolizia divina che governa attraverso la paura e i superpoteri. Direi che sarebbe ora di passare ad altro se vogliamo crescere come specie culturale.
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: anthonyi il 12 Dicembre 2025, 20:07:26 PM
Citazione di: Jacopus il 12 Dicembre 2025, 18:17:11 PMMah. Di meritocratico non ci vedo nulla. É uno strampalato sistema di psicopolizia divina che governa attraverso la paura e i superpoteri. Direi che sarebbe ora di passare ad altro se vogliamo crescere come specie culturale.
Per qualche migliaio di anni ha funzionato, e i risultati non mi sembrano niente male. 
Comunque se hai di meglio ti prego faccelo sapere, perché da quando certi modelli culturali religiosi sono stati messi in discussione io ho l'impressione che sorgano un sacco di problemi. 
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Jacopus il 12 Dicembre 2025, 20:35:07 PM
Citazione di: anthonyi il 12 Dicembre 2025, 20:07:26 PMPer qualche migliaio di anni ha funzionato, e i risultati non mi sembrano niente male.
Comunque se hai di meglio ti prego faccelo sapere, perché da quando certi modelli culturali religiosi sono stati messi in discussione io ho l'impressione che sorgano un sacco di problemi.
Penso che ti sbagli. Quando il modello cristiano era al suo apice (tardo Medioevo), il tasso di omicidi stimato in Europa era di 40 su 100.000 abitanti. Oggi in Italia è di 1. Possiamo parlare liberamente senza alcuna paura di essere perseguitati per le nostre idee. Le donne possono andare a messa anche se hanno il ciclo e possono studiare. Se si commette uno stupro si viene perseguiti mentre allora, se si era nobili, e la vittima era una popolana, la pena la poteva scontare un servo del nobile. Si organizzavano le narrenschiffen, barche dei pazzi, dove venivano ammassati pazzi, disabili, emarginati che venivano portati al largo su barconi senza comandi. Se non si andava a messa, le forze dell'ordine di allora ti ci portavano con la forza, passando prima per la gogna per una ripassata alla schiena. Molti reati presupponevano marchiatura, taglio della lingua, amputazione di braccia. Continua...
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: anthonyi il 12 Dicembre 2025, 21:33:50 PM
Citazione di: Jacopus il 12 Dicembre 2025, 20:35:07 PMPenso che ti sbagli. Quando il modello cristiano era al suo apice (tardo Medioevo), il tasso di omicidi stimato in Europa era di 40 su 100.000 abitanti. Oggi in Italia è di 1. Possiamo parlare liberamente senza alcuna paura di essere perseguitati per le nostre idee. Le donne possono andare a messa anche se hanno il ciclo e possono studiare. Se si commette uno stupro si viene perseguiti mentre allora, se si era nobili, e la vittima era una popolana, la pena la poteva scontare un servo del nobile. Si organizzavano le narrenschiffen, barche dei pazzi, dove venivano ammassati pazzi, disabili, emarginati che venivano portati al largo su barconi senza comandi. Se non si andava a messa, le forze dell'ordine di allora ti ci portavano con la forza, passando prima per la gogna per una ripassata alla schiena. Molti reati presupponevano marchiatura, taglio della lingua, amputazione di braccia. Continua...
Se é per questo a Roma antica gli omicidi erano ancora di Piú, si uccideva anche per gioco. Ma la questione é proprio questa, Qual'é il meccanismo sociale che ha determinato questa progressiva evoluzione civile e morale in 2000 anni se non l'istituzione religiosa cristiana? 
Senza di essa saremmo ancora con gli uomini sbranati dalle belve per spettacolo. 
La civilizzazione non é un processo naturale, tanto é vero che a volte abbiamo tratti di decivilizzazione nella storia, che spesso coincidono con il potere di soggetti che, come te, hanno in odio l'istituzione religiosa. 


Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Jacopus il 12 Dicembre 2025, 22:03:35 PM
Citazione di: anthonyi il 12 Dicembre 2025, 21:33:50 PMSe é per questo a Roma antica gli omicidi erano ancora di Piú, si uccideva anche per gioco. Ma la questione é proprio questa, Qual'é il meccanismo sociale che ha determinato questa progressiva evoluzione civile e morale in 2000 anni se non l'istituzione religiosa cristiana?
Senza di essa saremmo ancora con gli uomini sbranati dalle belve per spettacolo.
La civilizzazione non é un processo naturale, tanto é vero che a volte abbiamo tratti di decivilizzazione nella storia, che spesso coincidono con il potere di soggetti che, come te, hanno in odio l'istituzione religiosa.



Assolutamente d'accordo. Non c'è nessuna filosofia della storia consolante per cui andremo verso un fulgido futuro. Le religioni sono state un passo avanti verso questo sempre instabile processo di civilizzazione, ma allo stesso modo di come la religione cristiana é stata un passaggio importante verso questa civilizzazione, ora dovremmo individuare altri passaggi ulteriori, poiché non mi pare che il cristianesimo o le religioni ci stiano dando un grande aiuto. L'evoluzione della cultura umana, dal mio punto di vista, è sempre in movimento. Non c'è alcun fondamento super naturale, tantomeno quello religioso, che è sempre stato molto ambivalente, proiettivo e polarizzante. Accanto a messaggi di cura ha sempre posto anche messaggi di guerra e di violenza. Non volerlo vedere è da ingenui o da manipolatori. Sul fatto che io odi le religioni, non penso di avere questo sentimento. Tutt'altro. Provo perfino nostalgia, quando accompagno mia madre a messa: chiese mezze vuote e chi c'è ha un'età media di 80 anni.
Ps: fai pace con i tuoi ragionamenti. Non puoi dire una volta che il mondo va male perché non c'è più religione e il post successivo che il mondo va bene perché la religione ha aiutato al formarsi di questo mondo migliore.
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Luther Blissett il 13 Dicembre 2025, 19:07:50 PM
Tentando di rispondere,  potrei dire che noi umani siamo arrivati a divenir tali per approssimazioni successive di processi evolutivi, e apparentemente tutti i passaggi sono stati frutti del caso nonché di cieche e inflessibili leggi della natura, eppure tale risposta non chiude la questione come si potrebbe credere a prima vista.
 Nulla esclude che l'intero sistema della realtà sia stato congegnato così a bella posta per apparirci frutto del caso
 Quelli che sono stati chiamati i "maestri del sospetto" (Darwin, Nietzsche, Freud) ci hanno insegnato appunto a sospettare anche di sé medesimi, e anche l'idea che il caso e la materia siano gli ingredienti necessari e sufficienti a formare tutto ciò che siamo e conosciamo, non possiamo essere affatto sicuri che ciò possa bastarci per considerare risolto il problema.
 Quindi, tranquillamente, un dio o qualunque cosa d'altro potrebbe benissimo celarsi dietro le quinte del caso e della materia, e potrebbe aver creato l'intero processo, 
 soddisfacendo sia coloro che potranno ritenere che non sia stato necessario come creatore un dio, e sia coloro che invece continueranno a ritenere vi sia un dio o altro di equivalente dietro le quinte della realtà.

 
 Provate a immaginarvi il futuro...  come sarà il mondo tra mille anni, nell'anno 3025?  Non dovrei chiedervi di andare più oltre, che già così sembra quasi impensabile... però, solo per qualche istante, tanto non si rischia niente, osate azzardarvi a immaginarvi come l'uomo potrà divenire tra un milione di anni, ed oltre.
Questo gioco di fantasia è sì un gioco, ma a volte le rëveries, sia pure limitate nella forma scritta, sono utili a pensare meglio anche il nostro qui-e-ora.
Ad esempio, mi immagino che entro qualche secolo le donne cesseranno del tutto di far figli attraverso la gravidanza naturale, mentre tutti i parti saranno extracorporei, e la cosa verrà accettata dalla società futura come fatto logico e scontato...
 Mi immagino inoltre che entro un millennio sarà possibile pure cambiare il proprio genere sessuale nel corso della vita, anche più volte, e questa modifica sarà effettuata dalla generalità delle persone poiché sarà considerato utile per ogni persona arricchirsi di entrambi i vissuti esperienziali...
 Ritengo che le religioni tradizionali ancor oggi così diffuse e ritenute vere verranno apprezzate ancora in avvenire ma soltanto dagli studiosi specializzati nelle mitologie, e tutti i libri sacri finiranno incasellati nel settore della letteratura fantastica insieme al Signore degli Anelli, così come fu profetizzato dal Wiener Kreis
 eccetera eccetera... continuate voi

 
Entro qualche secolo (e anche prima) ogni diavoleria elettronica verrà bionicizzata e integrata nel nostro organismo, e la chimica biologica diverrà elettron-integrata e quantum-integrata.
 I film di fantascienza come Star Trek ci avevano preso ispirando anzi il design per i costruttori dei telefonini che erano allora di là da venire, e infatti Star Trek i pronipoti se li era immaginati tutti con la loro scatolina in mano... e invece quel futuro di Star Trek è quasi prossimo a finire entro poche generazioni: niente più scatoline in mano nell'anno 2100 o giù di lì...
 Tutti gli ammennicoli, miniaturizzati e organicizzati, prima verranno integrati nel nostro organismo, e noi andremo in giro senza impicci disponendo a volontà dell'intero scibile umano sempre collegati tutti con tutti, e una delle pause più gradite sarà quando ogni tanto ci si staccherà dalla collettività che certo sarà pure tanto armoniosa e meravigliosa, ma che seccatura far parte di continuo dell'oceano umano... per ognuno sarà bello tornare ogni tanto a divenire uno scoglio solitario nell'oceano  :)

Come già ho scritto altrove, sul fatto che le donne non vorranno più portare avanti gravidanze in avvenire ho una certezza pressoché granitica. Avere un figlio è gratificante per una donna, certo, ma quando le mirabolanti tecnologie del futuro lo permetteranno, basterà far incontrare uova e spermi in vitro e far procedere una intera gravidanza extracorporea che sarà garantita sicura al 100%. Il bimbo nascerà sanissimo e le ultime fasi della nascita verranno manipolate simulando una tradizionale nascita naturale, per consentire alla mamma di interagire col suo piccolo sin dall'inizio. Diverrà conveniente rinunciare al dialogo mamma-bebé che avveniva già durante la gravidanza... ad esempio il cuore della mamma che battendo fa da Zeitgeber etc etc tutto ciò potrà essere sostituito da adeguato programma e anzi fatto pure meglio, poiché non è vero affatto che la natura fa le cose sempre bene: è vero piuttosto che l'intelligenza le cose che la natura può far bene, le può fare ancora meglio.  Quale forma di intelligenza? Tutte le forme, sia quelle personali, sia quelle impersonali che in quanto tali ci sopravanzeranno aiutandoci a progredire ancor più celermente.
 D'altronde, ricordiamoci bene che la natura non è mai perfetta, e quindi perfetto non può essere nemmeno l'uomo, e d'altronde nemmeno un eventuale dio creatore può essere perfetto, altrimenti non esisterebbero creazioni e creature così tanto imperfette a meno di immaginare un dio crudele che, perfetto lui, si diletti a creare invece creature imperfette.

...è ovvio che il futuro vero non possiamo riuscire a immaginarcelo realmente per quanti sforzi facciamo, ma qualche ideuzza possiamo intuirla, e d'altronde è già accaduto che qualcuno in passato ci avesse azzeccato a indovinare qualcosa dell'avvenire. E' comunque un gioco divertente che esercitando il raziocinio intrecciato alla fantasia fra l'altro ci aiuta a farci capire quanto siano difettose e precarie e contingenti anche le nostre grandi teorie e ideologie e religioni. ...è vero che il futuro ogni volta che poi arriva, non quello prefigurato, quello vero, quasi sempre ci sorprende del tutto.

 Per quanto riguarda il rischio di impigrirsi per eccessive comodità e scarsa attività fisica ritengo che saranno molto diffuse intense forme di ginnastiche compensative, ma questo è ciò che sta già avvenendo..
 Preceduta da una plurisecolare ampia perlustrazione da sonde automatiche, inizierà inevitabile una disseminazione umana diretta della nostra civiltà verso il resto della nostra galassia, con l'obiettivo di fondare innumerevoli nuove terre attorno al maggior numero possibile di stelle viciniori e poi vieppiù lontane.
 Un eventuale incontro con altre civiltà avrebbe logicamente ripercussioni enormi e imprevedibili su tutte le nostre ulteriori vicende. Non si può escludere a priori anche l'eventualità di conflitti, dato che non necessariamente le civiltà in cui ci imbatteremo saranno nei nostri confronti di indole pacifica, né potremo sempre garantire per noi stessi.
 E' possibile poi che ci si imbatta anche in superciviltà estremamente avanzate che potrebbero facilitarci una accelerazione eccezionale nel progresso tecnologico e spirituale facendoci fare in un baleno un balzo equivalente a milioni di anni di evoluzione ordinaria. Non è chiaro ancora se la realtà fisica permetterà i viaggi nel tempo, e in tal caso non è escluso che nell'iperfuturo più remoto la superciviltà umana o umanoide potrebbe con la cautela più estrema inviare sonde di esplorazione e interferenza verso i tempi passati compreso il nostro. 

La morte potrà essere sconfitta con varie modalità, ad esempio sintetizzando in vitro i nuovi nati umani integrati bionicamente a divenire cyborg e concepiti in maniera modulare, ossia  a moduli sostituibili: ogni persona sarà costituita da una unità centrale che verrà blindata in un bunker iperprotetto a protezione ridondante, e tale unità sarà interfacciata con unità secondarie avatara deperibili che nel caso andassero distrutte per un qualche incidente richiederebbero il recupero della scatolina nera mnestica da ricaricare presso l'unità centrale se la persona non vorrà perdere esperienza del vissuto circostanziato da tale avatara. Uno dei divertimenti più scriteriati di molte persone così sistemate consisterà nel vivere il più rischiosamente possibile le varie vite da avatara, e insomma lo spasso più diffuso ed eccitante di costoro diverrà la morte... ovviamente morire da avatara equivarrà emotivamente a una vera morte come quelle nostre attuali, ma poi i soliti robottini provvederanno a riportare la scatolina nera mnestica a riversare come al solito i dati nell'unità centrale, e in tal modo quelle persone dell'estremo domani si godranno ogni morte così come tutte le altre emozioni più forti. Le emozioni dovranno per forza essere forti, altrimenti queste persone rischieranno molto di annoiarsi. Il loro gioco diverrà sempre più perverso e complicato, fino a che...
O:-)
 
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Luther Blissett il 13 Dicembre 2025, 20:44:28 PM
Mi sto rendendo conto che il finale coi puntini di sospensione del mio post precedente sembra convergere piuttosto bene con la tesi principale sostenuta dalla nuova teologia creata dall'interazione tra me ed Eru, teologia che si era chiamata dapprima teologia del Puer aeternus o puerologia, poi teosolipsismo e infine teolistica o teolismo.
Mi permetto di  illudermi che questa nuova teologia possa pure permettersi di scomparire nel nulla per ora, per poi realizzarsi nel più iper-remoto dei futuri, allorché sarà arrivato il tempo estremista di quegli scriteriati che giocano a divertirsi a far morire tutti i loro sé "avatariati"  O:-)
 
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: iano il 13 Dicembre 2025, 21:18:43 PM
Citazione di: Luther Blissett il 13 Dicembre 2025, 19:07:50 PMTentando di rispondere,  potrei dire che noi umani siamo arrivati a divenir tali per approssimazioni successive di processi evolutivi, e apparentemente tutti i passaggi sono stati frutti del caso nonché di cieche e inflessibili leggi della natura, eppure tale risposta non chiude la questione come si potrebbe credere a prima vista.
 Nulla esclude che l'intero sistema della realtà sia stato congegnato così a bella posta per apparirci frutto del caso
 Quelli che sono stati chiamati i "maestri del sospetto" (Darwin, Nietzsche, Freud) ci hanno insegnato appunto a sospettare anche di sé medesimi, e anche l'idea che il caso e la materia siano gli ingredienti necessari e sufficienti a formare tutto ciò che siamo e conosciamo, non possiamo essere affatto sicuri che ciò possa bastarci per considerare risolto il problema.
Il problema è quello di interagire con la realtà, che nella misura in cui cambiamo, cambiando la nostra interazione, non ha una soluzione definitiva.
Il caso, qui lo dico e qui lo nego, è ''onnipotente'', ma per usarlo abbisogna di molta energia, e quella la avremo, potendo  fare così a meno dell'intelligenza.
L'intelligenza in fondo è un modo efficiente di operare, facendosi bastare la relativa poca energia a disposizione, mentre quella consumata dall'intelligenza artificiale è tale per cui si avvia a divenire insostenibile, cioè non è per nulla intelligente, in attesa della energia da fusione nucleare.
Disponendo di una tale energia, virtualmente infinita, colonizzeremo i pianeti del sistema solare, rendendoli abitabili.
Costruiremo quindi un telescopio grande quanto il sistema solare, che ci permetterà di osservare meglio l'universo, con ricadute pratiche sulla nostra vita quotidiana, come oggi ce l'ha la colonizzazione dello spazio attorno alla terra.
E tutto questo darsi da fare a quale scopo? Continueremo a non saperlo.
Lo scopo in effetti non è un problema che la vita si pone, se non nella sua forma cosciente , come effetto collaterale, coscienza che si incrementerà, perchè  diverrà sempre più energeticamente  sostenibile.
Assumeremo così il pieno controllo della nostra evoluzione, bloccandola tendenzialmente, sogno oggi proibito di quella filosofia che tende a negarla, per affermare l'Uomo, del quale dio è solo la controfigura.
O anche no, nel senso che la tecnologia a cui sempre più deleghiamo il nostro essere continuerà ad evolversi, sempre che quei filosofi accettino di allargare il nostro essere.

Non sono tutte cose desiderabili a prima vista, quantomeno se commisurate a ciò che crediamo di essere la nostra essenza, ma siccome poi questa essenza non la conosciamo, e continueremo a non conoscerla, non mi preoccuperei più di tanto.

Lo stesso dicasi per le cosiddette leggi naturali, che non credo siano così cieche, se hanno i nostri occhi e in alternativa i nostri strumenti, ne così inflessibili, se finora non si sono dimostrate tali, e non potendosi dimostrare che lo saranno mai.

Del caso e del determinismo continueremo a fare uso, ma con la crescente consapevolezza che si tratti solo di utili ipotesi operative.
Quello che sappiamo è solo che la realtà è congegnata in modo che sia utile usarle, e domani potremo escogitarne di nuove, laddove non saremo psicologicamente bloccati dall'avere a che fare col caso e col determinismo come cose in se.
Noi non usiamo la realtà siccome è fatta in un certo modo, per quanto in modo imperfetto la consociamo, ma la descriviamo secondo come la usiamo, e la  perfezione quindi non c'entra nulla.
Inizieremo così a mettere da parte, uno dopo l'altro, tutti quegli attributi che assegniamo a Dio, come la perfezione ed altro, che già oggi ci appaiono come fonti di contraddizione.

Alla fine un unico mistero resterà inviolato, noi, che in quanto osservatori non possiamo osservarci, per quanto, come della realtà di cui siamo parte, ci vantiamo di conoscerci.

Affronteremo problemi sempre più pesanti, ma con maggior leggerezza, non senza serietà, ma non diversa da quella che mettono nel gioco i bambini.
Allora il gioco si farà per davvero serio.




Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: iano il 13 Dicembre 2025, 22:06:32 PM
In breve. L'energia virtualmente infinita si trova nella piccola scala, quella degli atomi, ed è pure  pulita, e non c'è bisogno di andarla a prendere nella galassia per averla in grande quantità, e ci permetterà di allargare ad essa la nostra scala esistenziale, e oltre, senza alcun limite predefinito.
Poi un giorno incontreremo anche gli alieni, ma non sapremo dire se sono una evoluzione della nostra diaspora, così come li abbiamo già incontrati sulla terra, mostri ed animali, prima che Freud e Darwin ci dicessero di guardare bene dentro di noi, per capire chi fossero davvero.
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: fabriba il 14 Dicembre 2025, 01:02:00 AM
Citazione di: Luther Blissett il 11 Dicembre 2025, 20:02:09 PMRiuscite a immaginarvi come potrebbero evolvere in futuro le religioni, e quale impatto potrebbe avere su di esse il probabile incontro umano con altre forme di vita anche estremamente evolute?
Non riesco, più che altro perché non credo che sapremmo come usarla l'energia di tutto il sistema solare: ci manca la conoscenza prima, e l'energia -secondo me- poi.


Ma sulla religione, non siamo già semidivini a questo punto? Stiamo andando verso la amortalità, creiamo intelligenza, per tirare due esempi a caso... se arrivassimo al livello tecnologico di raccogliere tutta l'energia del sole, con tutta la conoscenza che questo implica, quale sarebbe la differenza tra la nostra specie e il divino, e serve ancora una religione a quel punto?

Clarke in 2001 Odissea nello spazio, racconta la storia di come l'uomo da scimmia si evolve fino a diventare dio. In quel viaggio,  la figura di Dio (forse una razza aliena) è un modello da imitare. Del resto nella tradizione abramitica, ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, e che cos'è questo se non uno stratagemma per spronarci a diventare divini noi stessi, la razza umana?
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Koba il 14 Dicembre 2025, 10:39:24 AM
Il vostro esercizio nell'immaginare il futuro contiene un errore: il cambiamento tecnologico, il potenziamento illimitato della forza a disposizione, se si rimane invischiati nella stessa visione di che cos'è homo sapiens, non portano affatto ad un miglioramento.
Questo è il grande fallimento del cristianesimo che voleva farci capire che Dio non è onnipotenza ma abbassamento e ammissione di una fragilità universale: abbiamo creato l'IA ma continuiamo a considerare gli altri come schiavi o macchine, creature resistenti ai nostri attacchi, alle nostre manipolazioni, ai nostri interessi.
Se assimilassimo fino in fondo l'idea che la nostra caratteristica di base consiste nella debolezza e nella vulnerabilità e non nella forza e nell'ingegnosità, anche ora, con i mezzi e le risorse limitate a disposizione, potremmo trasformare radicalmente il mondo.
Questo discorso vuole essere anche una risposta al topic sui cambiamenti della storia tramite la forza e la violenza.
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Alberto Knox il 14 Dicembre 2025, 23:47:18 PM
Citazione di: Jacopus il 12 Dicembre 2025, 10:15:56 AMoltre che svincolato da ogni proiezione in un mondo ultraterreno.
Gli antichi Greci impostavano la propia vita al meglio sapendo che dovevano morire , infatti per dire uomo dicevamo "mortali" . Il colpo di Genio della Religione è stata propio quella di dirci "voi non morirete" . 
Forse qualcosa della psiche sopravvive dopo la morte fisica del corpo . Però io credo che non sia quella che la religione Cristiana professa da due millenni. Ma del resto nessuno è in grado di poterla definire. E credo anche che non sia quella la cosa piu importante su cui concentrarsi , cioè la vita oltre la vita.
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Eʀυ il 15 Dicembre 2025, 01:46:24 AM
Citazione di: Luther Blissett il 13 Dicembre 2025, 19:07:50 PMLa morte potrà essere sconfitta con varie modalità, ad esempio sintetizzando in vitro i nuovi nati umani integrati bionicamente a divenire cyborg e concepiti in maniera modulare, ossia  a moduli sostituibili: ogni persona sarà costituita da una unità centrale che verrà blindata in un bunker iperprotetto a protezione ridondante, e tale unità sarà interfacciata con unità secondarie avatara deperibili che nel caso andassero distrutte per un qualche incidente richiederebbero il recupero della scatolina nera mnestica da ricaricare presso l'unità centrale se la persona non vorrà perdere esperienza del vissuto circostanziato da tale avatara.
Colgo l'occasione offerta dalla tua vasta e generosa rêverie per trarne la mia riflessione dipendente:

Immagino che, se in un futuro remoto la morte cessasse di essere irreversibile, il problema non sarebbe più morire, ma restare interessanti a sé stessi.
Allora le religioni, se dotate di intelligenza, per sopravvivere non prometterebbero più la vita eterna, ma criteri per non dissolversi nella ripetizione: una sorta di etica dell'"intensità sensata".
Potrebbero offrire pratiche di oblio selettivo, l'arte di dimenticare quanto basta per poter davvero riscoprire, e ritmi di morte e rinascita volontarie, ovvero cicli di "piccole morti" interiori, reset parziali dell'identità. Oppure, più radicalmente, l'invito all'abbandono consapevole delle scatole nere, il sacrificio della memoria totale.
La religione persisterebbe per contrastare quel pensiero cinico: "Non sono davvero io colui che muore", introducendo il peccato supremo della dissociazione tra l'io-centrale e l'io-vissuto.
Forse il comandamento fondamentale risuonerebbe così: Non dissociarti. Non tradire l'incarnazione presente per la sicurezza astratta dell'unità che ti sovrasta.
Una religione post-avatar insegnerebbe la sacralità di ogni incarnazione: anche se tecnicamente sacrificabile, ogni avatar è una manifestazione reale del sé. Direbbe:
"Sei davvero tu colui che muore, finché lo stai vivendo. Non ridurre mai una vita a una prova tecnica solo perché è reversibile.
Questa vita conta perché è stata abitata.
Questa morte conta perché è stata attraversata."
Una simile religione credo sarebbe strutturalmente immune al trauma del contatto extraterrestre, perché non formula affermazioni sulla realtà esterna che possano essere smentite.
Le religioni tradizionali crollano, o si torcono in reinterpretazioni, quando le scoperte incrinano le loro cosmologie.
Questa, invece, si occupa della struttura dell'esperienza vissuta, non dell'architettura del cosmo.
È pragmatica, non dogmatica; fenomenologica, non metafisica.
Non importa chi abbia creato cosa, gli alieni possono raccontare qualunque storia sull'origine dell'universo: ciò non invalida il fatto che anche loro, forse, debbano confrontarsi con il problema del significato nella durata.
"Funziona o non funziona nel mantenere l'intensità?": questo criterio è empiricamente accessibile a chiunque, umano o alieno. Il problema del restare interessati all'esistere potrebbe essere trans-specie.

Hai ragione quando osservi che tutto ciò si accorda con la neo-teologia, perché quella descritta è, a tutti gli effetti, una forma di immortalità solipsistica: un "vero sé" blindato, al sicuro, ma anche isolato, composto dalle narrazioni delle vite vissute dai suoi avatar.
Dal punto di vista dell'avatara, la morte è reale, totale, terrorizzante.
Dal punto di vista dell'unità centrale, la morte è un'esperienza intensa, archiviabile, reversibile.
L'unità centrale ricerca vite sempre più rischiose, perché il rischio estremo produce emozioni estreme, e le emozioni forti sono l'unico antidoto alla noia in un mondo privo di morte definitiva.
È un mondo in cui l'immortalità non genera saggezza, ma dipendenza dall'intensità, e la morte sopravvive come spettacolo privato.


La religione dell'intensità sensata, più che agli umani, servirebbe al Dio del teolismo, nel suo stadio tecnologicamente più sofferente (l'era dell'Avatar). Sarebbe, in sostanza, un meccanismo per costringere l'Unità Centrale (Dio) a rendere significativa e reale l'esperienza dell'avatar (essere umano).
La frase iniziale "il problema non sarebbe più morire, ma restare interessanti a sé stessi" è, in fondo, una riformulazione teologica del problema dell'angoscia di eternità di Dio.
Il teolismo spiega l'origine del sogno; questa religione impedisce che il sogno si svuoti, fungendo da auto-inganno istituzionalizzato, progettato per tenere Dio al riparo da Sé stesso.
Mi spiego meglio:
L'incarnazione funziona a una sola condizione: che Dio non sappia di esserlo mentre lo è.
Anzi, per meglio contestualizzare: Dio può permettersi di dissociarsi solo se l'avatar non gode dello stesso privilegio.
Nel momento in cui l'uomo impara a guardare la propria vita come un'esperienza archiviabile, reversibile, tecnicamente sacrificabile, l'asimmetria crolla.
In quel momento Dio, attraverso l'avatar, ricomincia a percepire la propria eternità. La Coscienza incarnata smette di essere opaca a sé stessa. La fuga fallisce.
Non è necessario che l'avatar sappia, in senso teologico, di essere Dio. Basta che sappia, operativamente, che nulla è davvero in gioco.
La religione dell'intensità sensata introduce pratiche, tabù, criteri non per dire "com'è fatto il mondo", ma per ricostruire artificialmente quell'opacità perduta.
E finché l'avatar crede davvero di essere finito, l'inganno riesce: il tempo ha sapore, le scelte pesano, la morte fa paura, la vita conta.
Quando la religione dichiara all'uomo del futuro: "Questa vita conta perché è stata abitata", al contempo ammonisce Dio: Non guardarti vivere, viviti.
Condannando la dissociazione dell'uomo, essa favorisce quella di Dio, costituendo un argine contro il ritorno della meta-consapevolezza.

Arrivata a questo punto, temo sia inappropriato chiamarla "religione", in quanto non solleva il velo, bensì lo rinforza.
È qualcosa di più simile a una theo-phylaxis.


Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: iano il 15 Dicembre 2025, 12:21:16 PM
Citazione di: Eʀυ il 15 Dicembre 2025, 01:46:24 AM

Quando la religione dichiara all'uomo del futuro: "Questa vita conta perché è stata abitata", al contempo ammonisce Dio: Non guardarti vivere, viviti.




Molte cose di questo tuo interessantissimo post mi sfuggono, ma al comtempo intuisco una profondità di pensiero inusuale.
Limitandomi dunque a intervenire nella minima parte richiamata del tuo post, credo che la coscienza sia ciò che mi pare possa usarsi per definire la vita, e per quanto diversamente distribuita fra i viventi, in essi non manca mai, se appunto così li vorremo definire.
Secondo questa definizione, quando l'essere vivente smetterà definitivamente di guardarsi vivere, per quanto possa guardarsi vivere in modo minimale, al limite dell'inconscienza, allora non sarà più tale, anche detto ''morto''.

Molte delle cose che desideriamo, se ne valutassimo veramente le conseguenze, smetteremmo di desiderarle, e questo mi pare di poter desumere, riassumendolo, dal tuo post, e su ciò nel caso concordo.

Ma sospetto che desiderare la vita eterna sia così vitale, che non smetteremo di desiderarla, continuando a mentire a noi stessi riguardo ai nostri desideri.

Noi sotto sotto ben lo sappiamo quanto insostenibile sarebbe una vita eterna, ma a quanto pare la vita, quando serve, sa far fare alla coscienza un passo indietro, ridimensionandola al momento per quanto serve, per cui quando occorre non sapremo più ciò che sappiamo, facendo un passo mistico all'indietro.




Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Duc in altum! il 15 Dicembre 2025, 14:10:12 PM
Citazione di: Alberto Knox il 14 Dicembre 2025, 23:47:18 PMForse qualcosa della psiche sopravvive dopo la morte fisica del corpo . Però io credo che non sia quella che la religione Cristiana professa da due millenni. Ma del resto nessuno è in grado di poterla definire. E credo anche che non sia quella la cosa piu importante su cui concentrarsi , cioè la vita oltre la vita.
Infatti, ribadisco, l''etica del cristiano non è fondata sulla ricompensa nell'aldilà!
E' fondata sul comandamento dell'amore di Gesù, riconosciuto come il miglior modo di vivere la propria esistenza... ossia adesso!

Il cristianesimo certamente è fondato sulla Parusia, ma oltre a farci domandare se c'è davvero una vita dopo la morte biologica, invita a chiederci se c'è una vera vita prima della morte (per esprimere pienamente il nostro individuale essere, esistere e vivere), alternativa all'archetipo di quella vissuta dal Cristo.
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: niko il 15 Dicembre 2025, 14:45:32 PM
Diciamo che se ammettiamo un tempo lineare, l'estremo futuro di questo, ora cosi' inteso, tempo e' SEMPRE (a prescindere cioe' per assurdo dalla realta', variabile, del futuro) Dio, poiche' esso, l'estremo futuro del tempo lineare intendo, e' fonte, delle due, o di salvezza, oppure di un "falso nulla", che impone sempre e comunque una morale nichilistica retroattiva, rivelandosi, nel "luogo" e nel contesto del presente e del passato, correttamente intesi quali immanente passato-di-un-futuro, come un non-nulla.

Insomma, se poniamo che nel futuro ci aspetti la fredda e nera, e leopardiana, e foscoliana, morte, intesa come assoluto annientamento del se', da cio', da questa premessa e questo fatto assumto come vero, per noi "paradossalmente" non ne deriva [qui e ora] nulla, o tantomeno il nulla, ma, in luogo del nulla, un approccio (secondo me fin troppo) serio e serioso alla vita. Una morale agente e attiva dell'effimero, o della gloria in vita, o peggio ancora, una di tutti e due. "La morte e' un sonno eterno" pare che abbiano scritto nell'acme' dei (loro) tumulti i rivoluzionari francesi. Quale manifesto piu' sintetico possibile manifesto anticlericale e antinobiliare. Ed e' sempre e comunque il punto di vista attuale, quello che conta. Ergo la morte non e' il nulla. Perche' la morte ha conseguenze, e nulla, che abbia conseguenze, puo' essere, per davvero, nulla o il nulla [stante che ex nihilo nihil].

La morte atea ed eterna e' essere, ed e' specificamente l'essere dell'uomo moderno e precontemporaneo, nichilista passivo secondo Nietzsche. La conseguenza, intesa come conseguenza, del nulla della morte, qui, in questo senso e' retroattiva, nel tempo, e crea, nell'eterno retro, di se', quale luce di un'alba oltre le spalle, la figura dell'uomo che teme, o quantomeno che considera, come reale e irreversibile, la morte. Ma ex nihilo, nihil, sia in avanti, che indietro, nel tempo. Quel nulla e' un falso, nulla. L'annientamento, alla morte, dell'io, dietro ogni maschera, e' nient'altro che la verita' "finale", razionale e razionalistica dell'io, altrimenti (se cosi' non fosse) saremmo tutti moralmente e psichicamente paghi del non-annientamemto, alla nostra morte, del (resto del) mondo, insomma del non annientamento degli Altri, e non temeremmo, e non considereremmo come reale la morte.

Ma, dicevo prima, se, cambiate le definizioni e le premesse, il punto estremo del futuro dell'io e del mondo, non e' una fredda e tombale morte, la quale come spero di aver dimostrato crea e genera, retroattivamente rispetto a se' stessa, in una retroattivita' per assurdo eterna, la morale della gloria o dell'effimero quale unico faro orientante l'azione e la riflessione dei viventi attuali, l'unica altra possibilita', e' che esso, il punto estremo del futuro intendo, sia la salvezza. Il bene, il fine del mondo che ne' addolcisce la fine eccetera eccetera.

La salvezza sia tradizionale del dio cristiano, con il suo paradiso e il suo inferno, che quella di tutte le cose dette da alcuni di voi finora, cioe' la salvezza in sostanza basata sulla convinzione che l'estremo futuro del tempo sia salvifico, poiche' nel futuro, vive e vivra' "colui" che volendolo puo' e potra' risolvere, tutti, i problemi attuali, singolari e collettivi, a lui presenti, o addirittura anche a lui retrospettivi, quindi, anche singolarmente e carnalmente, problemi nostri. I nostri piccoli e grandi problemi. Quindi, a ben guardare, sempre Dio.

L'estremo futuro del tempo puo' essere pensato come salvifico, perche' anche in senso ateo, non religioso, puo' essere pensato come la singolarita' etica, e tecologica che, infine e contro ogni spazialmente e temporalmente limitata probabilita', ci salvera'.

Gli alieni ci possono riportare in vita dalla morte, e traghettarci a vivere in un mondo diverso e migliore che ci consolera' e in qualche modo ci salvera', e "gli alieni" questi alieni, possono e potranno ben essere I nostri lontanissimi pronipoti. Basta che imparino, delle due, o a viaggiare nel (loro) passato e cambiarlo, in meglio per tutti secondo una certa interpretazione che in una certa misura non puo' non essere, anche, morale ed etica, o a ripescare, e manipolare, e reincarnare, le tracce mnestiche e coscienziali degli anche remotissimi defunti e morti, a loro spazialmente "sovrapposti", anche senza implicare alcun viaggio nel tempo, ma solo una inedita manipolazione tecnologica del presente, della materia e dello spazio. Se gli alieni/pronipoti sono, in senso etico almeno un po' "buoni", subito dopo, o insieme, alla loro felicita' e concetto di felicita' va abbastanza da se', che si occuperanno, anche, della nostra e del nostro. Naturalmente questo dopo averci in qualche modo contattati e percepiti, quali fantasmi remoti del (loro, attuale) mondo, o in alternativa quali semplici individui viventi incontrati nel corso di un loro (reale) viaggio temporale.

Insomma se (e solo se) non ci sono limiti ne' alla tecnologia ne' all'amore e' sicuro al cento per cento che l'estremo futuro del tempo anche in senso "ateo" ed immanente sia in qualche modo salvifico, e che lo sia anche per noi personalmente e per quello che ci concerne e che dunque tale estremo futuro incarnato in qualche "mano" buona ci salvera'; e' sicuro che la morte di tutti e quindi anche la nostra non sia definitiva eccetera eccetera.

Prima o poi, l'amore ci trovera' e la potenza ci salvera'. Per assurdo, proprio l'eternita' del tempo e l'infinita' dello spazio, proprio quello di piu' obliquo e di piu' oscuro che noi temiamo nella morte e nella "realta' " della nostra morte, in mancaza, naturalmente ipotetica, di questi limiti etici e tecnologici allo sviluppo del vivente giocano, cento per cento a nostro favore. Se la morte e' definitiva > significa che c'e', davanti a noi o un limite o alla potenza tecnologica dei viventi o uno all'amore, al loro amore, o uno a tutti e due; che chi  secondo noi e la nostra inestinguibile speranza ci dovrebbe salvare, alla fine, secondo verita', non potra' e/o non vorra', farlo.

Se ipoteticamente togliamo i due limiti, ecco che tutte le speranze delle principali religioni, si realizzano, si devono, giocoforza realizzare, solo, lievemente  traslate in senso tecnologico, con gli alieni o gli uomini dell'estremo domani al posto di aureole e angioletti.

La morte [non] e' nulla, perche' se essa e' definitiva, se poniamo come vero che lo sia, porta con se' una morale, a ben guardare ben precisa e vincolante, dell'effimero e/o della gloria, se non e' definitiva, se poniamo che non lo sia, porta con se' una, in realta' altrettanto invadente e non al passo coi tempi, morale della consolazione e della speranza. Stante che il tempo sia lineare, e quindi che esista, che ci sia, un estremo futuro del tempo. Estremo futuro che soggettivamente, per ognuno e' la morte, oggettivamente, e' lo stato di morte ultima del cosmo o lo stato del cosmo in cui tutti i suoi abitanti sono morti. Redimibile dall'amore o dalla potenza divina o tecnologica, da cui ne' deriverebbe un'altra, e diversa, postura esistenziale consona e un'altra morale, ma sempre comunque una morale.

Io credo in un tempo ciclico, quindi non credo in nessun estremo futuro del tempo. Se c'è un estremo futuro del tempo, ne' deriva, per forza, delle due, o una morale della speranza o una dell'effimero. Nel tempo lineare, le cose vanno a finire necessariamente o male o bene, terzo non dato, ma il punto secondo me fondamentale e' che noi qui e ora, in quanto abitanti di un punto intermedio del tempo, comunque non siamo mai, fino in fondo "liberi", perche' c'e' un modo, un protocollo in grande misura tradizionale predefinito corretto di ragionare e di comportarsi nell'ipotesi che le cose vadano a finire male (edonismo, consumismo, epica titanica e al limite: serenita' paradossa epicurea) e un'altro, altrettanto predefinito e altrettanto corretto di comportarsi, nell'ipotesi che vadano a finire bene (speranza nell'aldila' che relativizza i mali e i beni della vita, ascesi, altruismo ingenuo, sostanzialmente vivere per la morte e non nonostante la morte).

Per liberarsi di tutte le morali predefinite, e' necessario affermare il tempo ciclico. La morte qui e' davvero nulla, perche' non ne deriva, nulla. Ex nihilo, nihil. Di significatuvo per la mia vita, di implementabile nel presente. Non ti consola, ne' Lei stessa, in quanto Grande Consolatrice, in quanto portatrice della Falce che rescinde ogni Legame, ne' la sua sia pure possibile e percorribile, luminosa e numiniosa, negazione. Sei semplicemente responsabile davanti all'eternita', singolare, di una vita comunque finita e mortale. Le cose, non vanno a finire ne' bene, ne' male. Non vanno a finire proprio.


Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Alberto Knox il 15 Dicembre 2025, 20:30:54 PM
Citazione di: Duc in altum! il 15 Dicembre 2025, 14:10:12 PMInfatti, ribadisco, l''etica del cristiano non è fondata sulla ricompensa nell'aldilà!
E' fondata sul comandamento dell'amore di Gesù
Sì va bene l amore di Gesù,  ma stavo definendo come ha vinto il Cristianesimo sulla mente e sulla conversione  dei popoli Duc. il Cristianesimo ha vinto perchè ha avuto la geniale idea di dire che la vita è eterna. L'unica cosa che vuole l 'io in punto di morte è sussistere nel suo essere ! 
è necessario riuscire  a liberarci dall io che vuole , vuole e vuole. l'io vuole perchè noi siamo anche volontà, non solo di vivere, ma di godere della vita appieno.  Perciò, quando è stata data speranza all io dall angoscia di non esistere più, l'io l ha presa . Questo non per sminuire l alto valore dell insegnamento di amore di Gesù ma è solo per ribadire che la promessa di una vita eterna è stata senz altro una potentissima e inaspettata novella nelle predicazioni e alle conversioni delle genti. Accetta Gesù come tuo personale salvatore. Salvati da cosa? 
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Luther Blissett il 15 Dicembre 2025, 21:15:28 PM
Citazione di: Eʀυ il 15 Dicembre 2025, 01:46:24 AM
Colgo l'occasione offerta dalla tua vasta e generosa rêverie per trarne la mia riflessione dipendente:
Immagino che, se in un futuro remoto la morte cessasse di essere irreversibile, il problema non sarebbe più morire, ma restare interessanti a sé stessi.
Allora le religioni, se dotate di intelligenza, per sopravvivere non prometterebbero più la vita eterna, ma criteri per non dissolversi nella ripetizione: una sorta di etica dell'"intensità sensata".
Potrebbero offrire pratiche di oblio selettivo, l'arte di dimenticare quanto basta per poter davvero riscoprire, e ritmi di morte e rinascita volontarie, ovvero cicli di "piccole morti" interiori, reset parziali dell'identità. Oppure, più radicalmente, l'invito all'abbandono consapevole delle scatole nere, il sacrificio della memoria totale.
La religione persisterebbe per contrastare quel pensiero cinico: "Non sono davvero io colui che muore", introducendo il peccato supremo della dissociazione tra l'io-centrale e l'io-vissuto.
Forse il comandamento fondamentale risuonerebbe così: Non dissociarti. Non tradire l'incarnazione presente per la sicurezza astratta dell'unità che ti sovrasta.
Una religione post-avatar insegnerebbe la sacralità di ogni incarnazione: anche se tecnicamente sacrificabile, ogni avatar è una manifestazione reale del sé. Direbbe:
"Sei davvero tu colui che muore, finché lo stai vivendo. Non ridurre mai una vita a una prova tecnica solo perché è reversibile.
Questa vita conta perché è stata abitata.
Questa morte conta perché è stata attraversata."
Una simile religione credo sarebbe strutturalmente immune al trauma del contatto extraterrestre, perché non formula affermazioni sulla realtà esterna che possano essere smentite.
Le religioni tradizionali crollano, o si torcono in reinterpretazioni, quando le scoperte incrinano le loro cosmologie.
Questa, invece, si occupa della struttura dell'esperienza vissuta, non dell'architettura del cosmo.
È pragmatica, non dogmatica; fenomenologica, non metafisica.
Non importa chi abbia creato cosa, gli alieni possono raccontare qualunque storia sull'origine dell'universo: ciò non invalida il fatto che anche loro, forse, debbano confrontarsi con il problema del significato nella durata.
"Funziona o non funziona nel mantenere l'intensità?": questo criterio è empiricamente accessibile a chiunque, umano o alieno. Il problema del restare interessati all'esistere potrebbe essere trans-specie.
Hai ragione quando osservi che tutto ciò si accorda con la neo-teologia, perché quella descritta è, a tutti gli effetti, una forma di immortalità solipsistica: un "vero sé" blindato, al sicuro, ma anche isolato, composto dalle narrazioni delle vite vissute dai suoi avatar.
Dal punto di vista dell'avatara, la morte è reale, totale, terrorizzante.
Dal punto di vista dell'unità centrale, la morte è un'esperienza intensa, archiviabile, reversibile.
L'unità centrale ricerca vite sempre più rischiose, perché il rischio estremo produce emozioni estreme, e le emozioni forti sono l'unico antidoto alla noia in un mondo privo di morte definitiva.
È un mondo in cui l'immortalità non genera saggezza, ma dipendenza dall'intensità, e la morte sopravvive come spettacolo privato.
La religione dell'intensità sensata, più che agli umani, servirebbe al Dio del teolismo, nel suo stadio tecnologicamente più sofferente (l'era dell'Avatar). Sarebbe, in sostanza, un meccanismo per costringere l'Unità Centrale (Dio) a rendere significativa e reale l'esperienza dell'avatar (essere umano).
La frase iniziale "il problema non sarebbe più morire, ma restare interessanti a sé stessi" è, in fondo, una riformulazione teologica del problema dell'angoscia di eternità di Dio.
Il teolismo spiega l'origine del sogno; questa religione impedisce che il sogno si svuoti, fungendo da auto-inganno istituzionalizzato, progettato per tenere Dio al riparo da Sé stesso.
Mi spiego meglio:
L'incarnazione funziona a una sola condizione: che Dio non sappia di esserlo mentre lo è.
Anzi, per meglio contestualizzare: Dio può permettersi di dissociarsi solo se l'avatar non gode dello stesso privilegio.
Nel momento in cui l'uomo impara a guardare la propria vita come un'esperienza archiviabile, reversibile, tecnicamente sacrificabile, l'asimmetria crolla.
In quel momento Dio, attraverso l'avatar, ricomincia a percepire la propria eternità. La Coscienza incarnata smette di essere opaca a sé stessa. La fuga fallisce.
Non è necessario che l'avatar sappia, in senso teologico, di essere Dio. Basta che sappia, operativamente, che nulla è davvero in gioco.
La religione dell'intensità sensata introduce pratiche, tabù, criteri non per dire "com'è fatto il mondo", ma per ricostruire artificialmente quell'opacità perduta.
E finché l'avatar crede davvero di essere finito, l'inganno riesce: il tempo ha sapore, le scelte pesano, la morte fa paura, la vita conta.
Quando la religione dichiara all'uomo del futuro: "Questa vita conta perché è stata abitata", al contempo ammonisce Dio: Non guardarti vivere, viviti.
Condannando la dissociazione dell'uomo, essa favorisce quella di Dio, costituendo un argine contro il ritorno della meta-consapevolezza.
Arrivata a questo punto, temo sia inappropriato chiamarla "religione", in quanto non solleva il velo, bensì lo rinforza.
È qualcosa di più simile a una theo-phylaxis.
Cara Eru, per commentare questo tuo post ci sarebbe voluto un trattato di ermeneutica, tanta è la densità e profondità del tuo scrivere.     
 
Ma soprattutto: forse tu stessa non hai pienamente ancora percepito che c'è anche un nucleo sacro dentro alle tue parole. 
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Luther Blissett il 15 Dicembre 2025, 21:22:19 PM
Citazione di: iano il 15 Dicembre 2025, 12:21:16 PMMolte cose di questo tuo interessantissimo post mi sfuggono, ma al comtempo intuisco una profondità di pensiero inusuale.
Mi fa piacere che te ne sei accorto anche tu  :)
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Eʀυ il 16 Dicembre 2025, 01:30:54 AM
Citazione di: iano il 15 Dicembre 2025, 12:21:16 PMMa sospetto che desiderare la vita eterna sia così vitale, che non smetteremo di desiderarla, continuando a mentire a noi stessi riguardo ai nostri desideri.
Anch'io nutro il sospetto che non cesseremo mai di farlo; anzi, lo affermo con una certa fermezza, esponendomi in prima persona.
Mi avventuro ora in una descrizione fenomenologica di stampo intimamente personale, e concedo così un respiro alla dimensione trascendente.
La mia mente - e quella di chiunque vi si riconosca - dalla propria prospettiva interna, non giunge mai a contemplarsi nel pieno dell'interezza. Vi fallisce strutturalmente, poiché si alimenta di istanti presenti, i quali, mutando in passato, si sottraggono irrimediabilmente a ogni possibile stratificazione e, dunque, a qualsiasi contributo al loro stesso "fisico" spessore.
Essa è un abisso senza fondo, che riceve incessantemente, senza trattenere; perciò si ritrova immancabilmente alla medesima posizione di partenza, là dove ogni evento attende ancora di accadere.
Da questa dinamica nasce una perpetua ripetizione del desiderio, che non conosce appagamento definitivo. La coscienza non si stanca, perché non si colma mai. Dimentica quanto basta per supportare - e sopportare - la continuità. In ciò riconosco, su un piano più profondo, quella pratica dell'oblio selettivo cui accennavo in precedenza: l'arte sottile di dimenticare nella giusta misura affinché la riscoperta, fisiologicamente necessaria, possa costantemente rinnovarsi.
Non si tratta, a mio avviso, di una brama consapevole di eternità, concetto per sua natura inattingibile, bensì di un impulso di tipo zenonico, quello di ritrovarsi, senza posa, nei panni di un Achille destinato a non raggiungere mai la propria tartaruga.

Mi ha colpito la tua espressione: "quando occorre non sapremo più ciò che sappiamo, facendo un passo mistico all'indietro". Nel mio vissuto, questo passo all'indietro assume la forma di quella retrocessione temporale dei molteplici presenti accolti dalla mente, affinché essi non giungano mai a costituire una totalità demotivante e al contempo stabilizzante.
È, altresì, una regressione qualitativa. Un ritorno a forme più semplici, un movimento della coscienza verso l'essenziale.
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Eʀυ il 16 Dicembre 2025, 01:34:34 AM
Citazione di: Luther Blissett il 15 Dicembre 2025, 21:22:19 PM
CitazioneMolte cose di questo tuo interessantissimo post mi sfuggono, ma al comtempo intuisco una profondità di pensiero inusuale.
Mi fa piacere che te ne sei accorto anche tu  :)
Un sentito grazie a entrambi, il cui contributo è altrettanto prezioso  :)
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: iano il 16 Dicembre 2025, 11:04:14 AM
Citazione di: Eʀυ il 16 Dicembre 2025, 01:30:54 AMMi ha colpito la tua espressione: "quando occorre non sapremo più ciò che sappiamo, facendo un passo mistico all'indietro". Nel mio vissuto, questo passo all'indietro assume la forma di quella retrocessione temporale dei molteplici presenti accolti dalla mente, affinché essi non giungano mai a costituire una totalità demotivante e al contempo stabilizzante.
È, altresì, una regressione qualitativa. Un ritorno a forme più semplici, un movimento della coscienza verso l'essenziale.
La coscienza è essenziale, se attraverso essa vorremo definire la vita, ma è la sua quantità a non essere un valore.
Non c'è una vita superiore o inferiore, ma una vita che si esprime in diverse forme, nel numero più grande possibile, come adattamento preventivo a qualunque evenienza ambientale.
In un quadro pur deterministico, sulla vita agiscono tali e tante cause passate,  che la sottrae al semplice determinismo materiale per il quale è possibile astrarre poche cause, ciò che ci consente  di descriverlo.
E' impossibile quindi fare previsioni su di essa, e tanto basterebbe a giustificare la sensazione del libero arbitrio, che potrebbe ridursi perciò solo ad essa.
Ciò non esclude che dietro a quella sensazione di libertà vi sia molto di più, che sarebbe poi quel noi che crede , ragiona e lotta, ma diverso dal noi che percepiamo o che possiamo definire, perchè l'osservatore non può osservarsi.
Quell'osservatore sa di non sapere...chi sia, e a ciò si riduce la coscienza di se, ma questa ignoranza non si colma incrementando la coscienza.
La coscienza porta alla luce le cause agenti, ma allunga il tempo nel quale agiscono, il che può essere un bene oppure no.
In quanto esseri spiccatamente coscienti (una delle tante opzioni di cui la vita si serve) vorremmo portare tutto sotto il nostro controllo, ma ciò potrebbe rendere le nostre azioni inefficaci, per cui si rende necessario a volte fare un passo indietro, rinunciandovi, affidandosi a un Dio, che però ha tutti gli attributi che potremmo dare  a quell'insondabile Noi.

In quanto dio/noi creiamo il mondo in cui viviamo, e perchè sia reale è sufficiente porvi fede, ma è la vera realtà ad acconsentire alle nostre creazioni, perchè non tutte saranno possibili, e ogni possibile mondo corrisponde a una forma di vita.
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Duc in altum! il 18 Dicembre 2025, 13:50:01 PM
Citazione di: Alberto Knox il 15 Dicembre 2025, 20:30:54 PMSì va bene l amore di Gesù,  ma stavo definendo come ha vinto il Cristianesimo sulla mente e sulla conversione  dei popoli Duc. il Cristianesimo ha vinto perchè ha avuto la geniale idea di dire che la vita è eterna. L'unica cosa che vuole l 'io in punto di morte è sussistere nel suo essere ! 
Certo, ma questa della geniale idea è la tua (più che rispettabile, per carità!) personale visione della "verità", dato che la storia e la Chiesa racconta ben altro...

Citazione di: Alberto Knox il 15 Dicembre 2025, 20:30:54 PMQuesto non per sminuire l alto valore dell insegnamento di amore di Gesù ma è solo per ribadire che la promessa di una vita eterna è stata senz altro una potentissima e inaspettata novella nelle predicazioni e alle conversioni delle genti.
Intanto nessuno può smentire con certezza piena (in stile scientifico... diciamo!), che questa "novella" non sia vera...

Citazione di: Alberto Knox il 15 Dicembre 2025, 20:30:54 PMAccetta Gesù come tuo personale salvatore. Salvati da cosa? 
Dalla menzogna dell'Io, dalle bugie dell'Ego, per essere pienamente e, soprattutto, "veramente" Sé stessi... ma per giungere a sperimentare tutto ciò, come dicevo precedentemente, bisogna aver fede (ecco il riconoscere) che Esso sia il miglior modo di vivere la proprtia esistenza!
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Luther Blissett il 18 Dicembre 2025, 19:09:24 PM
Sono passati solo pochi giorni da quando avevo scritto questa frase, e già mi pare sorpassata... avevo scritto: " Per quanto riguarda il rischio di impigrirsi per eccessive comodità e scarsa attività fisica ritengo che saranno molto diffuse intense forme di ginnastiche compensative, ma questo è ciò che sta già avvenendo".  Questo così precoce ripensamento lo valuto indizio significativo di come le mie previsioni qui vergate non avranno un gran futuro :)  Vediamo come mai questa frase mi pare già invecchiata allo stato nascente.  La incessante ricerca scientifica sta scoprendo che esistono sostanze prodotte dai nostri muscoli come se questi fossero degli organi endocrini, le miochine.   Queste miochine sono prodotte dai muscoli durante l'attività fisica: non sarebbe campata in aria l'ipotesi che iniettando alcune di esse, come l'irisina, si potrebbe indurre nell'organismo umano un sano effetto metabolico analogo a quello prodotto da una intensa attività ginnica in palestra.  E quindi, chissà, forse possiamo già revisionare la frase già "superata" con quest'altra: 
"...E non ci sarà nemmeno rischio di impigrirsi per il troppo afflusso di eccessive comodità, giacché basterà iniettarsi miochine e altre loro degne compagne, e sarà come se si fosse compiuta una maratona" :)
 
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Luther Blissett il 28 Dicembre 2025, 15:31:02 PM
Stavo ripensando a un appassionato ufologo con cui ricordo di aver trascorso ore convulse di piacevoli scontri appassionati: Eufemio Del Buono
Nel corso della mia lunga vita, di ufologi ne ho incontrati tanti, ma nessuno più simpatico di lui.
Mi piaceva citarlo dentro questa discussione.  Se fosse stato ancora vivo me lo immagino come in un thread come questo ci si sarebbe fiondato dentro con tutto il suo incontenibile entusiasmo.
Tra l'altro, Eufemio ci avrebbe sicuramente svelato ogni cosa sul comandante Ashtar Sheran
:)
Il culto di Ashtar Sheran - Il Tascabile (https://www.iltascabile.com/linguaggi/culto-ashtar-sheran/)
Eufemio aveva un ristorante bar nel luogo più panoramico di Roma.    Era bellissimo stare a parlare per ore piacevolmente con una persona così tumultuosamente appassionata stando oltretutto in un posto straordinario come quello, con tutta Roma scintillante ai nostri piedi e il cielo stellato sopra di noi.
Ogni volta che ripenso a lui e ai tempi del suo Zodiaco mi sento davvero come un tuffo al cuore.       
Eufemio, ovunque tu sia, ti giunga il mio saluto immenso
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Luther Blissett il 08 Gennaio 2026, 23:53:00 PM
Trasmissione Misteri di Roma con Eufemio del Buono: UFO su Roma dalla storia agli avvistamenti. - YouTube (https://www.youtube.com/watch?v=UC9W3sOJBg0)
https://www.youtube.com/watch?v=UC9W3sOJBg0
In questo filmato compare ad un certo punto il nostro Eufemio Del Buono, intervistato stando nel suo favoloso Zodiaco.
Quando si parlava con lui di questi argomenti, si veniva letteralmente travolti dal suo entusiasmo :)
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Luther Blissett il 09 Febbraio 2026, 08:23:31 AM
https://youtu.be/rL142SDPzeo
https://youtu.be/SJ9PToCqmjY
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Luther Blissett il 09 Febbraio 2026, 17:59:58 PM
Aggiungo ai due video del post precedente sulla classificazione delle civiltà aliene questo filmato eloquente col fisico Amedeo Balbi: https://youtu.be/6itlEYdx57g
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: anthonyi il 09 Febbraio 2026, 18:57:09 PM
Luther, te lo ripeto nel topic, non puoi postare solo link senza uno straccio di discorso, di commento, di dibattito, da questo post in poi qualsiasi post privo di commenti personali sarà cancellato. 
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: Luther Blissett il 10 Febbraio 2026, 17:44:38 PM
Citazione di: anthonyi il 09 Febbraio 2026, 18:57:09 PMLuther, te lo ripeto nel topic, non puoi postare solo link senza uno straccio di discorso, di commento, di dibattito, da questo post in poi qualsiasi post privo di commenti personali sarà cancellato.
Anthonyi, ieri ho linkato tre video dal sito di YouTube senza presentarli specificamente, per il fatto che non si trattava di tre filmati piovuti dal cielo scollegati con l'argomento del presente thread, poiché invece adeguatamente introdotti da quanto già detto in questa discussione in corso sulla classificazione delle civiltà aliene di Kardashëv e sulla conseguente possibile evoluzione delle religioni.
A questo punto del thread, infatti, ho ritenuto utile dare qualche suggerimento bibliografico, ma dato che in fondo mi sono sembrati al momento non reperibili in Rete saggi rilevanti in PDF sulla classificazione di Kardashëv, ho pensato che fosse più suggestivo linkare dei filmati esplicativi, quasi equivalenti a piccoli saggi: quindi, una sorta di bibliografia sitografica.  Soprattutto il terzo video, ossia quello curato da Amedeo Balbi dà garanzie di serietà, e contribuisce a far capire che quanto viene ipotizzato è sicuramente azzardato ma anche bene impiantato su fondamenta razionali.
(Quindi non si tratta qui di fantascienza, ma di  qualcosa che va oltre la fantascienza.
È anche vero che, se si va a leggere alcuni commenti di utenti di YouTube a tali video, si troverà che non mancano critiche  demolitive e anche derisorie, come ad esempio quella del tale che invita "a cambiare spacciatore".  Ma le discussioni che possono farsi sul remoto futuro non devono temere tali critiche, e anzi devono attendersele inevitabili, e devono soltanto fare attenzione a che, nel dare la più assoluta libertà all'immaginazione,  rimangano comunque sempre rispettate la logica e la ragione.)
Titolo: Re: La scala di Kardashëv (e il futuro delle religioni)
Inserito da: anthonyi il 10 Febbraio 2026, 19:30:18 PM
Personalmente, Luther, credo di trovarmi d'accordo con i denigratori del primo filmato che hai linkato, per gli altri due non so, perché non li ho proprio visti.
Tu hai introdotto questo discorso sulla "scala di kardashev" in maniera che sembrava interessante, chi si immaginava di trovarsi di fronte a narrazioni fantascientifiche, oltretutto prodotte da una cultura rigorosamente antireligiosa, che poi sappiamo che fine ha fatto, e che a tuo parere dovrebbe dire qualcosa sul "futuro delle religioni".