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LOGOS - Argomenti => Tematiche Culturali e Sociali => Discussione aperta da: doxa il 13 Gennaio 2026, 11:58:59 AM

Titolo: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 13 Gennaio 2026, 11:58:59 AM
Le apparenze sociali

"Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze": questo aforisma è attribuito a Oscar Wilde.

La citazione vuol evidenziare che le persone cosiddette "superficiali" tendono a valutare gli altri in base alle loro apparenze ("l'abito fa il monaco") anziché considerare il loro vero valore.

Wilde sottolinea l'importanza di valutare le persone dai loro comportamenti, dalle loro azioni, non solo dal loro aspetto.

Per saperne di più, ieri ho acquistato il libro  titolato "Le apparenze sociali. Una filosofia del prestigio" (edito recentemente da Il Mulino), scritto dalla filosofa Barbara Carnevali, docente di "Estetica sociale" nell'École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.

(https://www.lafeltrinelli.it/images/9788815239495_0_200_0_75.jpg)

L'autrice indaga la relazione tra apparenze sociali e identità. Il modo in cui ci mostriamo, ci atteggiamo o ci comportiamo pubblicamente viene notato e giudicato dagli altri.

La Carnevali invita a guardare le persone come se fossero un oggetto estetico.

Nella prefazione l'autrice dice:

"viviamo nell'epoca dell'esposizione totale, del diffondersi dilagante  di pratiche di auto-esibizione e messa in scena di sé. Esperienze un tempo elitarie, riservate a un ristretto numero di individui che praticavano la "pubblicità" professionalmente, come le star del cinema o le figure politiche, stanno diventando sempre più popolari e quotidiane. Anche le persone comuni hanno acquisito notevole competenza nel produrre e manipolare la propria immagine pubblica, anche se non sempre nel padroneggiarla: curano i propri profili sui social media: si scambiano fotografie, video, selfie; si raccontano per immagini (sempre di più) e per parole (sempre di meno), tenendo una sorta di diario digitale che, a differenza di quello delle nostre nonne, sigillati con un lucchetto e rinchiusi nel comodino, vengono condivisi in rete con decine, a volte migliaia di follower, queste strane figure a metà tra l'amico e il fan.

Le nuove forme di autorappresentazione spopolano soprattutto tra le generazioni più giovani, che non hanno mai conosciuto altre modalità di socializzazione".

(https://www.leparoleelecose.it/wp-content/uploads/cropped-George_Barbier_Eventails_1026_35.jpg)
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 13 Gennaio 2026, 18:12:26 PM
(https://tse2.mm.bing.net/th/id/OIP.-wCmfoHvWtWaKadu1x4dFgHaEL?pid=ImgDet&w=120&h=120&c=7&rs=1&o=7&rm=3)

Nel primo capitolo la Carnevali dice: "Ciò che sappiamo degli altri, e ciò che gli altri sanno di noi, si fonda sulle apparenze. Nessuno ha accesso diretto all'interiorità altrui, ai pensieri delle altre persone".

Nel rapportarsi con i propri simili gli esseri umani non possono evitare di guardare le cose per come appaiono. E, paradossalmente, più danno importanza alla realtà nascosta, più devono concentrare la loro attenzione su ciò che è visibile e percepibile.

E' il modo in cui le persone appaiono a fornire il medium dei loro rapporti reciproci.

Le apparenze sono le condizioni fisiologiche della socialità. Condizionano i nostri rapporti sociali.

La filosofa autrice del libro  invita a guardare la società come un  oggetto estetico, considerando il valore delle apparenze. Esse proiettano  il loro aspetto,  l'aura delle persone.

Le apparenze  sono come uno schermo, condizionano  i nostri rapporti sociali,  sono un inseparabile biglietto da visita, presentando anticipatamente agli altri le nostre generalità, plasmano e influenzano la nostra comunicazione con loro.

Nella rappresentazione sociale, l'apparenza è come una  maschera,  mostra nascondendo, rivela un aspetto e  ne copre un altro. Tramite essa si mostra qualcosa che sembra essere, ma che forse non è.

Come una maschera, l'apparenza sociale è sempre sospetta: può celare, deformare la realtà.

Le apparenze sono il tramite con cui si calibrano i rapporti reciproci tra persone, tra la realtà soggettiva, privata e segreta, e la realtà oggettiva, accessibile e pubblica.

Quella dell'apparire è sempre una duplice funzione: espositiva ma anche protettiva.

La filosofia dell'apparire sociale intrapresa in questo libro dalla filosofa Carnevali si scontra con varie diffidenze, che impediscono di prendere troppo sul serio questa dimensione della vita umana.
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 14 Gennaio 2026, 10:36:31 AM
Da un punto di vista soggettivo la vanità è narcisismo, ossessionato dalla propria immagine pubblica, che ha bisogno di trovare conferme di sé.

Che il mondo sociale somigli a un teatro, e che tra l'arte dell'attore e quella di vivere con gli altri esista l'affinità, è un topos antico, dice Barbara Carnevali.

Di questa linea di pensiero, che si è riconosciuta in una concezione spettacolare della società, compiacendosi di paragonare la vita a una commedia, è lo scrittore, filosofo e gesuita spagnolo Baltasar Graciàn (1601 – 1658): nel suo libro titolato "Oràculo manual", nel quale ha scritto metafore dedicate alla maschera, gli spettatori, il sipario, il palcoscenico. I suoi aforismi offrono la trasposizione del realismo politico di Machiavelli al regno delle apparenze mondane. Ecco un suo aforisma:

Realtà e apparenza: le cose non passano per ciò che sono, ma per quello che appaiono; sono pochi quelli che guardano dentro , molti quelli che si accontentano dell'apparente.

La tradizione moralistica occidentale ha sviluppato il suo specifico metodo di conoscenza sociale tramite due approcci complementari:
l'osservazione dei comportamenti degli individui e lo smascheramento delle stesse apparenze, come nel trattato titolato "La fausseté des vertus humaine (1677 – 1678), scritto da Jacques Esprit come manifesto della demistificazione cui deve essere sottoposta ogni sembianza percepita.

Apparenza è tutto ciò che offriamo alla percezione altrui. Dalle parole che diciamo ai vestiti che indossiamo, dalle espressioni del volto ai gesti, agli accessori con i quali ci orniamo.

Altre sembianze minori: tic, posture corporee, odori, rossori, sguardi fugaci, modulazioni della voce: spesso sono tanto più appariscenti quanto più sono considerate insignificanti. Il loro specifico modo d'essere evoca il fermo immagine. I singoli fotogrammi dell'apparire permettono le immagini sociali, le figure, gli insiemi di sembianze che mediano i rapporti tra soggetti e che compongono la sostanza estetica del sociale.
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 14 Gennaio 2026, 15:22:52 PM
L'immagine sociale può essere involontaria, come nel caso dell'aristocratico che ha in sé l'aura derivante dal suo titolo nobiliare, oppure volontaria, cercata,  per esempio con  i tentativi di frequentare gente più bella o più famosa per essere socialmente più appariscenti approfittando del "riflesso di luce" proiettato da un altro/a. 

Un altro esempio è il name-dropping: durante una conversazione nominare come per caso personaggi famosi o che hanno il potere,  per dare ad intendere a chi ascolta di essere  loro amico, al fine di suscitare ammirazione nell'interlocutore.

La scrittrice londinese Virginia Woolf (1882 – 1941) disse che "l'essenza dello snobismo è il desiderio di fare colpo sugli altri" (vedi V. Woolf: "Sono una snob ?" in "Momenti di essere. Scritti autobiografici") "e prima ancora su sé stessi" avrebbe precisato  il filosofo francese Jules de Gaultier (1858 – 1942), conosciuto per la sua teoria del "bovarismo": la facoltà concessa all'individuo di "considerarsi diverso da ciò che è".

Il bovarismo è una corrente di pensiero sviluppata nella seconda metà del XIX secolo.  Deriva dal celebre romanzo "Madame Bovary", scritto dal francese Gustave Flaubert. La protagonista, sempre insoddisfatta di tutto ciò che la circonda, non fa nulla per evitare questa sua situazione.

Il concetto di bovarismo definiva la tendenza di alcuni artisti ad allontanarsi dalla monotonia della vita di provincia per recarsi a vivere a Parigi. La deludente esperienza nella metropoli li costringeva a tornare dove erano partiti.

Per lo snob è necessario nascondersi dietro una parvenza di "superiorità", dare di sé stesso un'immagine diversa dalla sua, "rivestita" di apparenze che gli danno l'opportunità di ingannarsi riguardo alla sua personalità.

L'abilità con cui delle persone (cortigiani, adulatori) riescono a creare questa impressione "dandosi delle arie" che non sono proprie è un caso esemplare di costruzione estetica del prestigio.

La transitiva apparenza prestigiosa evoca il "rito dell'incorporazione perpetua", che si celebra quando i candidati completano il tirocinio di formazione religiosa.

Dal punto di vista oggettivo i vari livelli di apparenza uniti in forma sintetica,  offrono l'aspetto totale della persona; dal punto di vista soggettivo unifica  le tre dimensioni (cognitiva, estetica e morale) in un unico stato emotivo, che si traduce in una reazione di simpatia o antipatia.

La mescolanza di percezione e di gusto è il principio della fisiognomica  sociale: disciplina pseudo scientifica che vorrebbe essere scientifica ma non lo è, perché non soddisfa i criteri tipici della scientificità. La fisiognomia pretende di dedurre i tratti psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto. Il termine deriva dalle parole greche physis (natura) e gnosis (conoscenza).