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LOGOS - Argomenti => Tematiche Culturali e Sociali => Discussione aperta da: doxa il 13 Gennaio 2026, 11:58:59 AM

Titolo: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 13 Gennaio 2026, 11:58:59 AM
Le apparenze sociali

"Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze": questo aforisma è attribuito a Oscar Wilde.

La citazione vuol evidenziare che le persone cosiddette "superficiali" tendono a valutare gli altri in base alle loro apparenze ("l'abito fa il monaco") anziché considerare il loro vero valore.

Wilde sottolinea l'importanza di valutare le persone dai loro comportamenti, dalle loro azioni, non solo dal loro aspetto.

Per saperne di più, ieri ho acquistato il libro  titolato "Le apparenze sociali. Una filosofia del prestigio" (edito recentemente da Il Mulino), scritto dalla filosofa Barbara Carnevali, docente di "Estetica sociale" nell'École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.

(https://www.lafeltrinelli.it/images/9788815239495_0_200_0_75.jpg)

L'autrice indaga la relazione tra apparenze sociali e identità. Il modo in cui ci mostriamo, ci atteggiamo o ci comportiamo pubblicamente viene notato e giudicato dagli altri.

La Carnevali invita a guardare le persone come se fossero un oggetto estetico.

Nella prefazione l'autrice dice:

"viviamo nell'epoca dell'esposizione totale, del diffondersi dilagante  di pratiche di auto-esibizione e messa in scena di sé. Esperienze un tempo elitarie, riservate a un ristretto numero di individui che praticavano la "pubblicità" professionalmente, come le star del cinema o le figure politiche, stanno diventando sempre più popolari e quotidiane. Anche le persone comuni hanno acquisito notevole competenza nel produrre e manipolare la propria immagine pubblica, anche se non sempre nel padroneggiarla: curano i propri profili sui social media: si scambiano fotografie, video, selfie; si raccontano per immagini (sempre di più) e per parole (sempre di meno), tenendo una sorta di diario digitale che, a differenza di quello delle nostre nonne, sigillati con un lucchetto e rinchiusi nel comodino, vengono condivisi in rete con decine, a volte migliaia di follower, queste strane figure a metà tra l'amico e il fan.

Le nuove forme di autorappresentazione spopolano soprattutto tra le generazioni più giovani, che non hanno mai conosciuto altre modalità di socializzazione".

(https://www.leparoleelecose.it/wp-content/uploads/cropped-George_Barbier_Eventails_1026_35.jpg)
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 13 Gennaio 2026, 18:12:26 PM
(https://tse2.mm.bing.net/th/id/OIP.-wCmfoHvWtWaKadu1x4dFgHaEL?pid=ImgDet&w=120&h=120&c=7&rs=1&o=7&rm=3)

Nel primo capitolo la Carnevali dice: "Ciò che sappiamo degli altri, e ciò che gli altri sanno di noi, si fonda sulle apparenze. Nessuno ha accesso diretto all'interiorità altrui, ai pensieri delle altre persone".

Nel rapportarsi con i propri simili gli esseri umani non possono evitare di guardare le cose per come appaiono. E, paradossalmente, più danno importanza alla realtà nascosta, più devono concentrare la loro attenzione su ciò che è visibile e percepibile.

E' il modo in cui le persone appaiono a fornire il medium dei loro rapporti reciproci.

Le apparenze sono le condizioni fisiologiche della socialità. Condizionano i nostri rapporti sociali.

La filosofa autrice del libro  invita a guardare la società come un  oggetto estetico, considerando il valore delle apparenze. Esse proiettano  il loro aspetto,  l'aura delle persone.

Le apparenze  sono come uno schermo, condizionano  i nostri rapporti sociali,  sono un inseparabile biglietto da visita, presentando anticipatamente agli altri le nostre generalità, plasmano e influenzano la nostra comunicazione con loro.

Nella rappresentazione sociale, l'apparenza è come una  maschera,  mostra nascondendo, rivela un aspetto e  ne copre un altro. Tramite essa si mostra qualcosa che sembra essere, ma che forse non è.

Come una maschera, l'apparenza sociale è sempre sospetta: può celare, deformare la realtà.

Le apparenze sono il tramite con cui si calibrano i rapporti reciproci tra persone, tra la realtà soggettiva, privata e segreta, e la realtà oggettiva, accessibile e pubblica.

Quella dell'apparire è sempre una duplice funzione: espositiva ma anche protettiva.

La filosofia dell'apparire sociale intrapresa in questo libro dalla filosofa Carnevali si scontra con varie diffidenze, che impediscono di prendere troppo sul serio questa dimensione della vita umana.
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 14 Gennaio 2026, 10:36:31 AM
Da un punto di vista soggettivo la vanità è narcisismo, ossessionato dalla propria immagine pubblica, che ha bisogno di trovare conferme di sé.

Che il mondo sociale somigli a un teatro, e che tra l'arte dell'attore e quella di vivere con gli altri esista l'affinità, è un topos antico, dice Barbara Carnevali.

Di questa linea di pensiero, che si è riconosciuta in una concezione spettacolare della società, compiacendosi di paragonare la vita a una commedia, è lo scrittore, filosofo e gesuita spagnolo Baltasar Graciàn (1601 – 1658): nel suo libro titolato "Oràculo manual", nel quale ha scritto metafore dedicate alla maschera, gli spettatori, il sipario, il palcoscenico. I suoi aforismi offrono la trasposizione del realismo politico di Machiavelli al regno delle apparenze mondane. Ecco un suo aforisma:

Realtà e apparenza: le cose non passano per ciò che sono, ma per quello che appaiono; sono pochi quelli che guardano dentro , molti quelli che si accontentano dell'apparente.

La tradizione moralistica occidentale ha sviluppato il suo specifico metodo di conoscenza sociale tramite due approcci complementari:
l'osservazione dei comportamenti degli individui e lo smascheramento delle stesse apparenze, come nel trattato titolato "La fausseté des vertus humaine (1677 – 1678), scritto da Jacques Esprit come manifesto della demistificazione cui deve essere sottoposta ogni sembianza percepita.

Apparenza è tutto ciò che offriamo alla percezione altrui. Dalle parole che diciamo ai vestiti che indossiamo, dalle espressioni del volto ai gesti, agli accessori con i quali ci orniamo.

Altre sembianze minori: tic, posture corporee, odori, rossori, sguardi fugaci, modulazioni della voce: spesso sono tanto più appariscenti quanto più sono considerate insignificanti. Il loro specifico modo d'essere evoca il fermo immagine. I singoli fotogrammi dell'apparire permettono le immagini sociali, le figure, gli insiemi di sembianze che mediano i rapporti tra soggetti e che compongono la sostanza estetica del sociale.
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 14 Gennaio 2026, 15:22:52 PM
L'immagine sociale può essere involontaria, come nel caso dell'aristocratico che ha in sé l'aura derivante dal suo titolo nobiliare, oppure volontaria, cercata,  per esempio con  i tentativi di frequentare gente più bella o più famosa per essere socialmente più appariscenti approfittando del "riflesso di luce" proiettato da un altro/a. 

Un altro esempio è il name-dropping: durante una conversazione nominare come per caso personaggi famosi o che hanno il potere,  per dare ad intendere a chi ascolta di essere  loro amico, al fine di suscitare ammirazione nell'interlocutore.

La scrittrice londinese Virginia Woolf (1882 – 1941) disse che "l'essenza dello snobismo è il desiderio di fare colpo sugli altri" (vedi V. Woolf: "Sono una snob ?" in "Momenti di essere. Scritti autobiografici") "e prima ancora su sé stessi" avrebbe precisato  il filosofo francese Jules de Gaultier (1858 – 1942), conosciuto per la sua teoria del "bovarismo": la facoltà concessa all'individuo di "considerarsi diverso da ciò che è".

Il bovarismo è una corrente di pensiero sviluppata nella seconda metà del XIX secolo.  Deriva dal celebre romanzo "Madame Bovary", scritto dal francese Gustave Flaubert. La protagonista, sempre insoddisfatta di tutto ciò che la circonda, non fa nulla per evitare questa sua situazione.

Il concetto di bovarismo definiva la tendenza di alcuni artisti ad allontanarsi dalla monotonia della vita di provincia per recarsi a vivere a Parigi. La deludente esperienza nella metropoli li costringeva a tornare dove erano partiti.

Per lo snob è necessario nascondersi dietro una parvenza di "superiorità", dare di sé stesso un'immagine diversa dalla sua, "rivestita" di apparenze che gli danno l'opportunità di ingannarsi riguardo alla sua personalità.

L'abilità con cui delle persone (cortigiani, adulatori) riescono a creare questa impressione "dandosi delle arie" che non sono proprie è un caso esemplare di costruzione estetica del prestigio.

La transitiva apparenza prestigiosa evoca il "rito dell'incorporazione perpetua", che si celebra quando i candidati completano il tirocinio di formazione religiosa.

Dal punto di vista oggettivo i vari livelli di apparenza uniti in forma sintetica,  offrono l'aspetto totale della persona; dal punto di vista soggettivo unifica  le tre dimensioni (cognitiva, estetica e morale) in un unico stato emotivo, che si traduce in una reazione di simpatia o antipatia.

La mescolanza di percezione e di gusto è il principio della fisiognomica  sociale: disciplina pseudo scientifica che vorrebbe essere scientifica ma non lo è, perché non soddisfa i criteri tipici della scientificità. La fisiognomia pretende di dedurre i tratti psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto. Il termine deriva dalle parole greche physis (natura) e gnosis (conoscenza).
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: iano il 15 Gennaio 2026, 02:18:52 AM
Citazione di: doxa il 13 Gennaio 2026, 11:58:59 AM"Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze": questo aforisma è attribuito a Oscar Wilde.

La citazione vuol evidenziare che le persone cosiddette "superficiali" tendono a valutare gli altri in base alle loro apparenze ("l'abito fa il monaco") anziché considerare il loro vero valore.

Wilde sottolinea l'importanza di valutare le persone dai loro comportamenti, dalle loro azioni, non solo dal loro aspetto.
L'ho letto e riletto. Ho cercato in rete e ho trovato conferma della tua interpretazione dell'aforisma, ma io lo interpreto in diverso modo.
Mi pare infatti che Wilde voglia dare spessore all'apparenza, giudicando paradossalmente superficiali le persone che non vi badino a parole , ma che poi in effetti non possono fare a meno di farlo.
Seppure fosse valida la mia interpretazione, che mi sembra comunque coerente con ciò che scrive la Carnevali, non credo che Wilde voglia invitarci a giudicare il monaco dall'abito in modo esclusivo, ma anche.

Per come l'ho interpretato concordo con Wilde, ma non credo che sia propriamente l'abito a fare il monaco, ma la naturalezza con cui lo porta.
In effetti non c'è spettacolo più imbarazzante che vedere qualcuno non a proprio agio negli abiti che indossa.

Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: Lou il 15 Gennaio 2026, 15:22:45 PM
Citazione di: iano il 15 Gennaio 2026, 02:18:52 AML'ho letto e riletto. Ho cercato in rete e ho trovato conferma della tua interpretazione dell'aforisma, ma io lo interpreto in diverso modo.
Mi pare infatti che Wilde voglia dare spessore all'apparenza, giudicando paradossalmente superficiali le persone che non vi badino a parole , ma che poi in effetti non possono fare a meno di farlo.
Seppure fosse valida la mia interpretazione, che mi sembra comunque coerente con ciò che scrive la Carnevali, non credo che Wilde voglia invitarci a giudicare il monaco dall'abito in modo esclusivo, ma anche.

Per come l'ho interpretato concordo con Wilde, ma non credo che sia propriamente l'abito a fare il monaco, ma la naturalezza con cui lo porta.
In effetti non c'è spettacolo più imbarazzante che vedere qualcuno non a proprio agio negli abiti che indossa.
Concordo con la tua interpretazione iano, che effettivamente è la stessa che ho avuto leggendo l'estratto riportato. Aggiungo che Wilde essendo un artista, ritengo possa magari anche sottolineare come nell'arte spesso essenza/apparenza, forma/sostanza tendano a risultare coincidenti, pertanto più che al livello sociale dove certamente in modo ironico credo denunci la società vittoriano per cui l'apparenza è tutto ( penso a "L'importanza di chiamarsi Ernesto"), trovo sia anche interessante darne un taglio a livello di filosofia estetica e giudizio estetico, per cui chi non è superficiale riesce a percepire l'essenza nell'apparire, come accade nelle poesie.
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 16 Gennaio 2026, 16:15:47 PM
Iano e Lou per ringraziarvi del vostro intervento oggi vi offro gli "homines aesthetici".

Nel passato l'aristocrazia seduceva la borghesia con il fascino di illusorie apparenze.

In termini di ricchezza e istruzione l'aristocratico e il borghese erano allo stesso livello, ma furono gli aristocratici a fissare le condizioni dell'incontro tra aristocrazia e borghesia, E fu il borghese a sforzarsi di imitare le movenze corporee e facciali, le peculiarità linguistiche dell'aristocratico, a indagarle per cercare conferme del proprio incerto status sociale.

Oltre che per il suo rapporto con le apparenze, questa dinamica sociale si caratterizza per il movimento verso l'alto dei borghesi gentiluomini che, come il "Monsieur Jourdain" di Molière, cercano di imitare lo stile di vita del ceto superiore, cioè di riprodurne l'immagine sociale che contemplano da lontano, con la speranza di assimilarsi, ma la nobiltà rivendicava e segnalava la propria irriducibile differenza sociale costruendosi un'aura che distanzia: "noli me tangere".

Il fenomeno della persistenza del prestigio aristocratico, dopo la scomparsa giuridica dell'aristocrazia, fu raccontato da vari scrittori, tra i quali Tomasi di Lampedusa nel "Gattopardo" e da Marcel Proust nel lungo romanzo "Alla ricerca del tempo perduto", scritto tra il 1906 e il 1922. Questo autore evoca con malinconia un'epoca e l'ambiente sociale aristocratico e borghese in Francia.

Un altro fenomeno suscitato dall'avvento della vita borghese fu l'imporsi della tendenza tra vita estetica, connotata da un'aura aristocratica, ma in senso più intellettuale che sociale, come "nobiltà dello spirito", e la realtà della vita.

Il gusto estetico fu il fondamento della cultura nobiliare d'Ancien Régime; le cui pratiche erano esplicitamente e vistosamente estetiche, perché destinate alla rappresentazione pubblica del rango: cerimoniali orientati alla messa in scena, all'ostentazione e al suo effetto sulla percezione delle persone.

Ma cos'è il gusto estetico ? Per giudicare il bello è necessario il gusto estetico: settore della filosofia che si occupa della definizione del bello naturale artistico e del giudizio: la capacità di vedere e apprezzare la bellezza e sentirsene soddisfatti.

Il filosofo britannico di origine irlandese Edmund Burke (1729 – 1797) scrisse che "un gusto errato è un difetto di giudizio", trasferendo la nozione di gusto "estetico" verso la razionalità anziché al sentimento.

::)
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 18 Gennaio 2026, 19:17:38 PM
(https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/5f/Louis_XIV_of_France.jpg/250px-Louis_XIV_of_France.jpg)
Hyacinthe Rigaud, Luigi XIV di Francia (il "Re Sole"), olio su tela, 1701, Museo del Louvre, Parigi

Denominazione del dipinto: "Ritratto di Luigi XIV  con gli abiti dell'incoronazione", realizzato dal pittore di corte  Hyacinthe Rigaud. Venne commissionato da Luigi XIV per soddisfare una richiesta di suo nipote, Filippo V di Spagna: avere un ritratto del sovrano francese.

L'esecuzione piacque a Luigi XIV e il quadro lo tenne per sé nella reggia  di Versailles.
Divenne il ritratto ufficiale di Luigi XIV e la sua immagine si diffuse non solo in Francia, ma in varie parti del mondo.

Per il nipote, Filippo V di Spagna, fece fare una copia.

Durante il regno del "Re Sole" la forma di governo era di tipo "assolutista". Nel periodo della Rivoluzione francese fu denominata "Ancien Régime": espressione usata con riferimento al sistema di governo precedente: la monarchia assoluta. All'epoca quel termine aveva una connotazione dispregiativa  e con tale significato, per estensione,  venne usato anche per le altre monarchie europee con sistemi di governo simili.

"Celui qui n'a pas vécu au dix-huitième siècle avant la Révolution ne connaît pas la douceur de vivre et ne peut imaginer ce qu'il peut y avoir de bonheur dans la vie" (=  Chi non ha vissuto nel diciottesimo secolo prima della Rivoluzione non conosce la dolcezza del vivere e non può immaginare quale felicità possa esserci nella vita", scrisse l'aristocratico Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord).

Il sociologo Norbert Elias (1897 - 1990) in due suoi noti libri ("La società di corte", pubblicato nel 1980 da "Il Mulino", e "La civiltà delle buone maniere", pubblicato da Il Mulino nel 1982) descrive la differenza di valori tra l'antica élite e  la borghesia: l'ethos non più incentrato sulla ricerca dell'immagine positiva nel giudizio degli altri. La borghesia emarginò il savoir-faire estetico che aveva plasmato l'esistenza dell'aristocrazia di corte.

Nell'Ancien Régime per i ricchi  era  importante  la raffinata disposizione della casa e del parco, la decorazione delle stanze in modo più intimo o elegante a seconda della moda, rispettando le convenzioni sociali.

L'aspetto esteriore di quelle persone di corte che vivevano di rendita fa comprendere quale importanza abbia avuto il cambiamento di alcuni valori sociali successivi  alla Rivoluzione nel modellare  e rielaborare nuove  usanze . Quasi tutto ciò che la società di corte dei secoli XVII e XVIII aveva creato (la danza, le sfumature del saluto, la vita mondana, i dipinti con i quali ornavano la propria casa, la formalità di una richiesta di matrimonio o il risveglio mattutino di una dama) fu spostata nell'ambito privato e non furono più al centro delle influenze formatrici della società.

Dal tardo Medioevo alla fine del '700 l'élite europea ha coltivato per secoli il sapere e l'arte delle apparenze, accumulando competenze estetiche: le pratiche aristocratiche che esaltano il gusto estetico,  il controllo e il raffinamento dell'apparenza.

La cultura delle apparenze è stata per lungo tempo appannaggio di chi viveva di rendite: aveva interesse a diffonderla per esigenze di rango.

Il mantenimento di uno stile di vita elegante e dispendioso, il decoro, la cortesia, la rappresentanza, erano un imperativo motivato dalle apparenze.

L'educazione del gusto estetico necessita di mezzi finanziari appropriati: la possibilità di viaggiare, frequentare musei, possedere e collezionare opere d'arte.

L'agiatezza economica era la condizione determinante per la "vita estetica", per imporre il loro gusto come dominante.

"Salvare le apparenze" era l'imperativo che riassumeva i  loro valori sociali: la ricerca del "lustro", il controllo della propria immagine, l'attenzione alle modalità, la tendenza alla stilizzazione di gesti e comportamenti, il decoro. 

Invece nel nostro tempo, dicono, che vige il contrario della distinzione: domina il gusto estetico del vulgus, del popolo-massa indistinto e indifferenziato.

(https://img.genial.ly/616dc3af2001f1001840d72f/f4086f84-748e-47c8-a5ca-c90106e164ea.png)
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 20 Gennaio 2026, 09:10:22 AM
Stamane per colazione vi offro una delle curiosità romane

cliccare sul link

 https://www.facebook.com/reel/1536240881004963 (https://www.facebook.com/reel/1536240881004963)

A proposito di apparenze sociali, che ne pensate dell'effetto alone ?

(https://www.casamedica.it/wp-content/uploads/2019/11/effetto-alone-880x312.jpg)

L'effetto alone induce a giudicare una persona in base all'interpretazione  delle informazioni in nostro possesso. A volte basta una sola caratteristica positiva o negativa, per  estendere il proprio giudizio su tutte le altre sue caratteristiche, pur non corrispondenti all'evidenza. La distorsione cognitiva  induce a generalizzare una sola qualità o caratteristica  e causare un errore di valutazione o mancanza di oggettività, ed esprimiamo il nostro giudizio anche su altri aspetti che non conosciamo.

Un esempio, considerare, "a prima vista" simpatico o intelligente, un individuo di bell'aspetto, senza che ci siano prove concrete di queste qualità. E' una modalità di distorsione della valutazione causata dal pregiudizio, dall'assenza di evidenze oggettive.

L'effetto alone tende a durare nel tempo facendoci mantenere l'idea che abbiamo di quella persona, fino a quando non abbiamo evidenti prove contrarie.

Due libri: il "Cortigiano", di Baldassarre Castiglione,  e il "Galateo", di  monsignor Giovanni Della Casa: questi testi enunciano le regole dell'apparire in società,  intesa nella sua dimensione normativa.

Nel libro titolato "Della dissimulazione onesta" dello scrittore e poeta pugliese  Torquato Accetto (1590 circa – 1650),  l'autore considera la "dissimulazione" non un abile occultamento di ciò che si pensa, ma una cautela, l'unico rimedio per difendersi da una società pullulante di simulatori.

Il filosofo ed economista scozzese Adam Smith (1723 – 1790), autore de "La ricchezza delle nazioni" e della "Teoria dei sentimenti morali", in quest'ultimo libro esamina la natura della moralità umana e il ruolo della simpatia nelle relazioni sociali, analizza anche la genesi del giudizio morale. L'apparenza è al centro della sua riflessione.

Il "codice di comportamento" o "etica della cortesia": tema complesso,  implica comportamenti e valori etici  che possono influenzare le relazioni interpersonali e la comunicazione. E' una forma di educazione e gentilezza che deriva dalla civiltà medievale e alla vita di corte.

La cortesia: questo sostantivo deriva dal provenzale "cortes" (= cortese), allude ai modi  garbati e  ai comportamenti degni di un ambiente cortigiano,  legato ai valori cavallereschi, l'eleganza e la cultura.  Col tempo il significato  di cortesia fu esteso dal contesto nobiliare ai comportamenti educati  nelle relazioni interpersonali, mantenendo un'aura di formalità e regole sociali.

Dante Alighieri nel "Convivio" (II, X, 8) scrisse: "Cortesia e onestade è tutt'uno: e però che nelle corti anticamente le vertudi e li belli costumi s'usavano, sì come oggi s'usa lo contrario, si tolse quello vocabulo dalle corti, e fu tanto a dire cortesia quanto uso di corte. Lo qual vocabulo se oggi si togliesse dalle corti, massimamente d'Italia, non sarebbe altro a dire che turpezza".

Per Dante cortesia e onestà sono due virtù: la cortesia implica la gentilezza, invece  l'onestade è associata alla lealtà.

Nel tempo cambiano i valori ma non cambia l'importanza delle apparenze.

Il moralista e scrittore francese  Jean de La Bruyère (1645 – 1696)  nel suo libro titolato "Les caracteres de Theophraste, traduits du grec: avec Les Caracteres ou Les Moeurs de ce siecle", nel capitolo   "De la societé et de la conversation", scrisse che la cortesia non ispira sempre la bontà, l'equità, la compiacenza, la gratitudine, ma produce l'apparenza e fa sembrare esteriormente l'individuo come dovrebbe essere interiormente.

L'obiettivo della cortesia è eliminare la conflittualità sociale impedendo alle persone di offendersi reciprocamente.
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 21 Gennaio 2026, 12:05:04 PM
"Quando i tuoi amici cominciano a complimentarsi con te per la tua aria giovanile, puoi star certo che pensano che stai invecchiando", scrisse lo scrittore umorista americano Washington Irving nel suo libro titolato: "Bracebridge Hall".

Qualcuno arriva al punto di dire all'altro: "Ma tu ringiovanisci, invece di invecchiare".

(https://www.mr-loto.it/wp-content/uploads/2020/05/le-convenzioni-sociali.jpg)

Questa prassi  fa parte delle convenzioni sociali: sono norme comportamentali, regolano le interazioni tra gli individui in una determinata comunità. Esse stabiliscono ciò che è considerato appropriato o inappropriato in vari contesti sociali, influenzando il comportamento, il linguaggio e l'abbigliamento delle persone.

Quel che è accettabile in un luogo potrebbe non esserlo in un altro. Un esempio: le modalità di saluto variano da cultura a cultura, un abbraccio può essere considerato normale in alcune culture, mentre in altre invadente.

Le convenzioni sociali sono collegate alle apparenze sociali e si influenzano reciprocamente entrambe condizionano il modo in cui le persone si presentano  agli altri e come vengono percepite.

Le apparenze hanno un ruolo determinante nelle interazioni sociali.

Tramite le norme giuridiche lo Stato impone ai cittadini di tenere una  determinata condotta  per non subire una sanzione,  cioè una punizione proporzionata alla gravità della violazione commessa.

Le norme non giuridiche, invece, sono le  regole di  comportamento, non sono obbligatorie e non prevedono sanzioni legali in caso di violazione. Esse  facilitano le interazioni sociali tra gli individui e contribuiscono a creare legami  tra le  persone che condividono gli stessi valori e lo stesso sistema di vita.

Le norme non giuridiche includono  anche le norme morali e quelle religiose.

Le norme morali motivano l'individuo a comportarsi in modo etico e rispettoso  verso gli altri.

Le norme religiose possono variare da religione a religione, ma in generale pretendono l'obbedienza a comandamenti e precetti (esempi: non uccidere, non rubare, non mentire, ecc.), praticare la carità e la solidarietà verso i bisognosi, dire le preghiere per connettersi con il sacro.

Fanno parte delle norme non giuridiche le norme sociali: queste disciplinano i molteplici aspetti della vita di relazione degli individui organizzati in una società. Esse influenzano  le interazioni quotidiane e i rapporti interpersonali. Variano a seconda del contesto.

Un esempio di norma non giuridica: il galateo, il cosiddetto  bon ton o buona educazione.  Indicano il comportamento che una persona deve avere nell'ambito del gruppo sociale cui  fa parte: nel vestire, nel parlare, quando si è a tavola, e in generale nelle varie situazioni sociali,  per garantire armonia e rispetto reciproco.

Le norme sociali evolvono nel tempo e comportamenti che erano considerati normali nel passato possono diventare obsoleti o inappropriati. Esse servono a dare ordine e coesione in una società.

Baldassarre Castiglione nel "Cortegiano" definisce "sprezzatura" la capacità di apparire spontanei in ogni circostanza, evitando l'ostentazione. E' l'ingrediente segreto del bon ton nel gentiluomo, è lo stile in un individuo, la convergenza tra la dimensione morale e quella estetica. Tramite lo stile l'apparenza acquista coesione, permette all'individuo di farsi  notare o riconoscere.

(https://1.bp.blogspot.com/-tq4GxcAZl8g/Xc_rRN1vd_I/AAAAAAAAOBY/dW5FV7NVvg8rVjF8pAOLKr9sNv_rv3A4QCNcBGAsYHQ/s400/rochefoucauld-ipocrisia.jpg)
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 28 Gennaio 2026, 10:44:36 AM
Oggi come vostra "piacevole" lettura (l'ho divisa in due post) vi offro alcune notizie riguardanti l'estetica sociale.

Oggetto dell'estetica sociale è la società come fenomeno estetico che produce regole e giudizi estetici, valuta il modo di apparire in società.

Il sociologo di origine polacca Norbert Elias (1897 – 1990) nel suo libro "La civiltà delle buone maniere. La trasformazione dei costumi nel mondo aristocratico occidentale",  descrive la rottura che il modello borghese ha esercitato rispetto alla sensibilità dell'antica élite.

Introducendo la distinzione tra pubblico e privato e l'ethos non più incentrato sul riconoscimento, ossia sulla ricerca di un'immagine positiva nel pensiero degli altri, la vita borghese ha perso molto del savoir-faire estetico che aveva plasmato l'esistenza dell'aristocrazia di corte dell'Ancien Régime: la disposizione della casa, la decorazione delle stanze  a seconda della moda, i rapporti tra uomo e donna, come usare le posate per mangiare, soddisfare in privato i bisogni fisici, questi ci sembrano comportamenti del tutto naturali,  invece sono il risultato dell'evoluzione culturale. 

Elias mostra, sulla base di fonti come i galatei, che anche le forme di convivenza più ovvie e quotidiane hanno una genesi storica. Le "buone maniere" cominciano ad affermarsi alla fine del Medioevo, con l'avvento della società di corte, una sorta di laboratorio dove si perfezionano tecniche di autodisciplina degli impulsi spontanei. Si elaborarono codici di comportamento, destinati col tempo a diffondersi in tutta la società. Furono di fondamentale importanza nello sviluppo dell'età moderna. Ma il "processo di civilizzazione" non è  concluso: forse i posteri troveranno rozze e sorprendenti le nostre abitudini.

L'aspetto esteriore delle persone di corte, che vivevano di rendita, fa comprendere l'importanza avuta nel modellare gli individui tra l'ambito privato e quello pubblico.

Quasi tutto ciò che la società di corte  dei secoli XVII e XVIII aveva creato per la vita mondana (il modo di vestire, le modalità del saluto, la formalità per la richiesta di matrimonio, il "lever" di una dama, ecc.),  si spostò sempre più nell'ambito della vita privata. Come conseguenza,  quei modi di fare non furono più al centro delle influenze culturali e sociali formatrici della società.

segue
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 28 Gennaio 2026, 10:54:45 AM
(seconda parte)

Dal tardo Medioevo alla fine del '700 l'élite europea curò per secoli il sapere e l'arte delle apparenze, accumulando le competenze estetiche. Le ha elaborate in modalità adatte all'agire aristocratico, raffinando l'apparenza tramite precetti presso le corti e nei cosiddetti "salotti".

La cultura delle apparenze fu per lungo tempo la dote dei "rentiers" (persone che vivono di rendita). Essi avevano interesse a difenderla e diffonderla per esigenze di rango, volevano  l'egemonia dei loro criteri di scelta per conservare e giustificare il loro status sociale, il loro apparire come nobili. Il mantenimento di uno stile di vita elegante e dispendioso, le norme del decoro, della cortesia e della rappresentanza sociale.

L'educazione del gusto estetico necessita di mezzi e ambienti appropriati, la possibilità di viaggiare, frequentare musei, possedere opere d'arte. Per conquistare tale privilegio è necessario aver neutralizzato i problemi economici, avere risorse finanziarie e tempo libero.

Lo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe (1749 – 1832) nel suo romanzo titolato: "Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister" argomenta su questo giovane, coinvolto dal soggettivismo esasperato nella vita e nell'arte. Wilhelm, amante del teatro, vuole  diventare attore e direttore di spettacoli. Con l'aiuto economico dei suoi familiari acquista un teatro e organizza spettacoli di burattini, diventando famoso. Ma non gli basta, vuole raggiungere la perfezione,  l'essenza della verità e della finzione, cercare di farle unire tra loro.

Wilhelm ammette di invidiare la grandezza e la libertà della vita nobile, paragonandola a uno sgravio: "Tre volte felici coloro che la nascita solleva subito sopra i gradini inferiori dell'umanità".

L'agiatezza economica è condizione importante per condurre una vita estetica, ma non è la condizione necessaria. Infatti il controllo della propria immagine, l'attenzione alle forme e la tendenza alla stilizzazione di gesti  e comportamenti, sono comuni a tutte le classi sociali, a tutti i gruppi e a tutti gli individui. Ognuno ha competenza nell'ambito dell'apparire: l'imprenditore come l'operaio, il contadino come il commerciante, il manager come il piccolo impiegato. E' consapevole che nella cosiddetta "società borghese" la produzione di immagini non si concentra solo al vertice della piramide sociale.

"Salvare le apparenze" è l'imperativo.

Il fatto che le élite abbiano interesse a egemonizzare l'ambito estetico, a imporre il loro stile di vita come il più prestigioso e a svalutare quello  degli altri gruppi sociali, non fa dell'estetica sociale un fenomeno esclusivamente aristocratico, anzi, al contrario, il tratto caratterizzante della cultura contemporanea è la sua natura popolare. Essa è il contrario della distinzione: è il gusto estetico del vulgus, del popolo-massa indistinto e indifferenziato.
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: Daniela Moscardini il 28 Gennaio 2026, 10:56:53 AM
@per tutti. CONTESTUALIZZARE e POI ARGOMENTARE. Se non è chiaro, chiedere e chiarirò. Saluti.
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 28 Gennaio 2026, 14:59:06 PM
Buongiorno Daniela, cosa intendi con la tua locuzione ? 

Citazione@per tutti. CONTESTUALIZZARE e POI ARGOMENTARE. Se non è chiaro, chiedere e chiarirò. Saluti.

Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: Daniela Moscardini il 28 Gennaio 2026, 16:17:56 PM
Buongiorno a tutti. Contestualizzare significa, per me, inserire l'affermazione nel contesto storico oltre che in tutto il libro, sottolineo tutto, in cui è stata scritta. Poi argomentare rifacendosi a pensieri e convinzioni propri. Ringrazio Doxa di avere chiesto chiarimenti. Questo rappresenta, per me, un modo di confrontarsi e scambiare opinioni.
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 28 Gennaio 2026, 19:07:15 PM
Gentile Daniela, a me sembra che quanto ho scritto è contestualizzato. Ho cominciato il topic facendo la recensione del libro ed esprimendo il mio parere, poi ho argomentato esprimendo pensieri propri e altrui.

Quando si scrive un testo è importante la chiarezza, far capire al lettore ciò che si vuol dire.

Io sono un mistico della scrittura: ho la magnificenza della prosa.

La mia mistica letteraria non si confronta con i fatti, li trascende e fa rileggere in una nuova luce il sacro, il bello, l'ineffabile.

Gli altri si scontrano con me in puntigliose gare di precisazioni, di fraintendimenti, di voluti equivoci e dotti riferimenti.

I miei testi  sono  densi di rimandi, di ritorni, di deviazioni rizomatiche, li costruisco come una spirale  d'incenso che avvolge, oppure un labirinto, e sono ebbri del demone dell'analogia.

Nei miei libri affronto gli dei, i miti, i rituali, le liturgie e subisco le conseguenze critiche.
Ciao Daniela

;D


Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 29 Gennaio 2026, 10:58:57 AM
La cultura delle apparenze è il lascito della tradizione moralistica. In essa si distinguono due  filoni principali:

quello di tendenza cognitiva, descrittiva e demistificatrice (autori esemplari: Montaigne, La Rochefoucauld, La Bruyère) che si prefigge di osservare e descrivere le usanze, affidando le proprie osservazioni a proverbi, saggi, caratterizzazioni. Le apparenze sociali sono il loro ambito di studio.

Il secondo filone, invece, è più prescrittivo,  comprende "trattati" come il "Cortigiano" di Baldassarre Castiglione, il  pedagogico "De civilitate morum puerilium" dell'olandese  Erasmo da Rotterdam, pubblicato nel 1530, il "Galateo" di mons. Giovanni Della Casa, la "Civil conversazione" dello scrittore e diplomatico Stefano Guazzo.

Altri trattati, i cosiddetti "traités de civilité" pubblicati in Francia, come "Honnète Homme" di Faret e le "Conversations" del cavalier de Méré, si prefiggono di enunciare le regole dell'apparire in società.

Di solito l'apparenza sociale è abbinata all'etica della cortesia, un tempo riservata all'uso delle corti nobiliari.

Dante, ironizzando su quella del suo tempo, scrisse: "Cortesia e onestade è tutt'uno: e però che nelle corti anticamente le vertudi e li belli costumi s'usavano, sì come oggi s'usa lo contrario, si tolse questo vocabulo dalle corti, e fu tanto a dire cortesia quanto uso di corte" (Convivio, II, X, 8).

La cortesia è la capacità di interagire con rispetto, educazione e gentilezza verso gli altri.

(https://thumbnails.genially.com/5f831c375bf55f06db2f84b2/screenshots/ed4b93da-eca4-432f-8b23-84a326fa7103.jpg)

Secondo lo scrittore, aforista e moralista francese Jean de La Bruyère (1645 – 1696) la cortesia non ispira sempre la bontà, l'equità, la compiacenza, la gratitudine, ma produce l'apparenza.

La cortesia è una morale sostitutiva. Il suo obiettivo è l'eliminazione della conflittualità sociale, rispettando la finzione, impedendo alle persone di offendersi reciprocamente. Essa impone di rispettare il modo in cui gli altri cercano di apparire e chiedono, o si aspettano, di essere percepiti.  Ha una valenza estetica e morale.

Le norme estetico-sociali si propongono di moderare la reattività soggettiva e regolano questo ambito con le norme di comportamento e di linguaggio.

Il fine della cortesia è di evitare di infliggere  agli altri quelle umiliazioni dell'amor proprio che denominiamo gaffes, in modo che i contatti tra le persone avvengano in modo tranquillo.
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 30 Gennaio 2026, 10:25:55 AM
Il sostantivo "estetismo" e l'aggettivo "estetizzante".

L'estetismo pone il culto del bello e i valori estetici come il fine della vita.

Estetizzante è colui che ha comportamenti e stile di vita ispirati dall'estetismo.

La dimensione sociale dell'estetica si manifesta nell'interazione sociale. E la percezione del bello è determinante per l'educazione estetica dell'individuo.

Secondo lo psicologo statunitense Gordon Allport  (1897 – 1967) i tratti della personalità sono influenzati dalle esperienze dell'infanzia, dall'ambiente sociale in cui si vive e dall'interazione con gli altri.

Un fenomeno comunicativo-estetico è il lusso: la  sua essenza è l'apparenza, la sua immagine pubblica.

A "consumare" il lusso non è chi lo mostra e lo possiede, ma lo spettatore che lo contempla e che si convince del suo prestigio.

Il lusso serve per mostrarlo, per essere visto, ammirato, raccontato. E' ambìto dagli individui che cercano visibilità e riconoscimento sociale, per esempio i cosiddetti "arrampicatori sociali", gli arricchiti.

Secondo la citata Barbara Carnevali la filosofia del prestigio è basata sulla convinzione che le apparenze sociali sono il medium dei rapporti sociali.

Il prestigio può essere considerato come relazione oggettiva di superiorità interpersonale, codificata dalle usanze in una società, oppure essere il risultato della valutazione delle qualità di una persona da parte di un'altra, valutazione che è effettuata sulla base del sistema di valori accettato e non codificato.

Nelle società tradizionali le gerarchie sociali e le corrispondenti differenze di prestigio erano rigide e nettamente definite, la stratificazione sociale costituiva la principale dimensione organizzativa della vita sociale.

Nella società contemporanea  a seguito dello sviluppo dell'economia di mercato e del principio di eguaglianza tra i cittadini, il prestigio ha subìto una profonda trasformazione. Anche chi proviene dai ranghi inferiori della società può ascendere (contando esclusivamente sulle sue capacità) ai vertici della ricchezza e del potere, quindi del prestigio.

Il concetto di prestigio inteso come status sociale ha avuto connotazioni differenti nelle diverse culture ed epoche storiche.

Nelle società medievali europee il 'prestigio' si riferiva ai privilegi, che venivano trasmessi da una generazione all'altra trasformandosi gradualmente in uno status di nascita.

Nella società capitalistica del XIX secolo la nozione di prestigio era connessa principalmente alla classe sociale di appartenenza e al suo potere generalizzato.

Nella società contemporanea (tardo-capitalistica o postindustriale),  il concetto di prestigio si riferisce al gruppo professionale e alla valutazione della sua 'rilevanza funzionale', o utilità, per il sistema socioeconomico.

::)
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 31 Gennaio 2026, 19:25:21 PM
(https://tse4.mm.bing.net/th/id/OIP.GBD2r_0EeehzRhGeMfp6zAHaFq?rs=1&pid=ImgDetMain&o=7&rm=3)

L'attore e drammaturgo francese Molière (pseudonimo di Jean Baptiste Poquelin (1622 – 1673),  il 14 ottobre 1670 rappresentò per la prima volta la sua commedia  "Il borghese gentiluomo" nel teatro di corte di Luigi XIV nel castello di Chambord, nella Valle della Loira. Parteciparono la compagnia teatrale  di Molière e gli artisti di due accademie reali: "Académie Royale de Musique" e "Académie Royale de Danse".

Interprete principale:  monsieur Jourdain,  figlio arricchito di un mercante di stoffe che vuole atteggiarsi a "gran signore", un ricco borghese che desidera diventare nobile. Non vuole soltanto imitare l'aristocrazia: vuole essere parte dell'aristocrazia. E Molière, con la sua ironia mostra quanto questo desiderio sia ridicolo.

Jourdain paga maestri di musica, danza, filosofia e scherma per imparare ciò che crede "nobile". Indossa costosi abiti. Si fa sfruttare  economicamente da Dorante, conte con poco denaro e privo di scrupoli, che lo ripaga in complimenti, e si fa truffare da chiunque gli prometta un'aura aristocratica; ignora la saggezza della moglie e della domestica,  che vedono la realtà meglio di lui;  si innamora di una marchesa che lo usa come se fosse un "bancomat".

Per di più Jourdain è  deciso a far sposare la figlia Lucilla soltanto da un nobile. Ma la giovane è amata da Cleante che, pur di riuscire a conquistarla, si farà passare per il figlio del Gran Turco e inscenerà una pittoresca cerimonia pseudo-orientale  per conferire al signor Jourdain la gran dignità di "Mammalucco".

È un trionfo di teatralità barocca, ma anche una denuncia del potere dell'autoinganno: se vuoi credere a una menzogna, troverai sempre qualcuno disposto a vendertela.

Con questa commedia Molière colpisce due bersagli contemporaneamente:

la borghesia arricchita, che crede che il denaro possa comprare la cultura, il gusto, la grazia, e
l'aristocrazia decadente, che vive di rendita e vende titoli nobiliari, favori e illusioni.

Il risultato è un mondo dove tutti recitano una parte, e nessuno è davvero ciò che dice di essere.

(https://tse4.mm.bing.net/th/id/OIP.BwwXXHVB22slVla7aobzNAHaE3?rs=1&pid=ImgDetMain&o=7&rm=3)
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 01 Febbraio 2026, 18:15:03 PM
(https://business.moondo.info/files/2021/06/La-piramide-del-lusso-696x415.jpg)

lusso e prestigio sociale: il lusso viene collocato tra l'utile e il superfluo, tra etica ed estetica, va oltre il valore economico e il  possesso dell'oggetto.

Il lusso è oggetto di innumerevoli elaborazioni teoriche in ambiti come la sociologia, l'economia, il marketing, le riflessioni filosofiche sono sporadiche e spesso confinate ai margini di considerazioni morali o di economia politica.

Il lusso è un indicatore di status sociale, è collegato alla ricchezza, comunica distinzione, esclusività ma anche appartenenza alla classe economicamente agiata. Si manifesta come  emozione, esperienza estetica.  Eccede il necessario e produce soddisfacimento.

Il lusso non è necessariamente comfort o confort. Entrambe le forme sono corrette. Comfort  deriva dall'inglese ed è la forma più diffusa, mentre confort  ci perviene dal francese.

Fra i beni di lusso ci sono oggetti di elevata qualità e design esclusivi, come nell'ambito della moda, sono catalizzatori di ammirazione.

Il loro possesso, l'ostentazione serve ai ricchi per  esprimere sé stessi, lo status sociale.

L'acquisto di un bene di lusso non è solo una questione di gusto o capacità economica. La rarità e l'esclusività di un prodotto diventano essenziali, poiché il valore simbolico del lusso cresce in proporzione alla sua inaccessibilità.

Nel settore della moda, i beni assumono un significato che va oltre la loro funzionalità, sono simboli.

La moda non si limita ad essere una scelta estetica,  è un fenomeno sociale che definisce e viene definito dalle dinamiche di gruppo, trasformando i capi d'abbigliamento in messaggi.

La stratificazione sociale  è basata anche sull'ostentazione dell'agiatezza economica, chi ce l'ha.

Dopo il soddisfacimento dei bisogni primari (necessari alla nostra sopravvivenza) il desiderio si sposta verso beni di "prestigio" di qualità, non solo estetica.

(https://image.slidesharecdn.com/ildesignesperienzialenelneo-lusso-131211105517-phpapp01/75/Il-design-esperienziale-nel-neo-lusso-2-2048.jpg)
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 03 Febbraio 2026, 08:48:37 AM
(https://tse4.mm.bing.net/th/id/OIP.6nBBkbxVMvf5AQuVKtiA7gAAAA?pid=ImgDet&w=191&h=323&c=7&o=7&rm=3)

Un altro romanzo che evoca l'apparenza sociale  è "Madame Bovary", vicenda raccontata dallo scrittore francese Gustave Flaubert (1821 – 1880).

La trama si svolge in Francia tra  il  1827 e il  1846.  E' ambientata in Normandia, a Rouen, e in alcuni paesi non lontani da questa città in cui l'autore era nato e vissuto durante l'infanzia.

Emma Rouault è la protagonista del romanzo.

Charles Bovary, medico condotto,  sposato  in prime nozze con Héloïse Dubuc. Questa si ammala e muore.

Charles  si risposa con Emma Rouault, più giovane di lui per età. E la donna, dopo il matrimonio viene chiamata  "Madame Bovary".

Per lei la vita matrimoniale si rivela diversa da come l'aveva immaginata leggendo romanzi d'amore. Desiderava vivere in città e nel lusso anziché  in provincia,  nella grigia mediocrità, e  con un noioso marito.

L'insoddisfazione di Emma si aggrava quando lei e il  coniuge vengono invitati dal marchese di Andervilliers nel suo castello per partecipare ad una festa.  Qui la donna entra in contatto con la lussuosa  vita mondana,  balli, personaggi interessanti, attraenti, e la sua insofferenza verso la vita di provincia aumenta. Cerca sollievo acquistando oggetti di lusso, abiti alla moda,  ma nulla la soddisfa.

Charles per far contenta la moglie chiede e ottiene  il trasferimento  nella  piccola ma dinamica città di Yonville, dove è disponibile una condotta medica. Quando i due partono da Tostes, dove abitano, Emma è già incinta.

Lei è convinta che la sua vita cambierà quando nascerà suo figlio, un maschio, e che questa nascita riuscirà a sanare il triste matrimonio. Invece partorisce una bambina, Berthe,  che fa gioire  il padre,  ma non  lei, e affida la neonata  alle cure di una balia.

Delusa nelle sue aspettative, viene gradevolmente coinvolta  in relazioni adulterine e vive al di sopra delle sue possibilità economiche.

Per trovare conforto alla sensazione di vuoto di cui soffre, Emma accetta il corteggiamento di un timido  giovane studente di giurisprudenza, Léon Dupuis, come lei attratto dai piaceri della vita, dal lusso, dalla passione. Lui l'ama ma non riesce ad esprimerle il suo amore.

La loro relazione s'interrompe quando Léon deve trasferirsi a Parigi per completare i suoi studi.

(https://tse3.mm.bing.net/th/id/OIP.teu1rjxgrdIhAxxW24uZvwHaEK?rs=1&pid=ImgDetMain&o=7&rm=3)

Poco dopo Emma comincia un'altra relazione extramatrimoniale con Rodolphe Boulanger,  un ricco proprietario terriero del luogo, affascinante e meno ingenuo dello studente. Egli desidera le belle donne e non ha scrupoli nel sedurle e poi abbandonarle.

Irretita dai fantasiosi vagheggiamenti romantici di Rodolphe, lei escogita un piano per fuggire con lui, ma il latifondista non vuole abbandonare la sua proprietà e le scrive una lettera di addio. 

Emma si ammala e per qualche tempo  cerca conforto nella religione. 

Alcuni anni dopo,  a Rouen, Emma e Charles  vanno al teatro dell'opera e la donna incontra di nuovo Léon. I due ricominciano la relazione clandestina.  Lei si reca in città ogni settimana per incontrarlo, mentre  il marito crede che lei ci vada  per le  lezioni di pianoforte, non sospetta  che abbia una relazione extramatrimoniale. La fiducia nella moglie è tale che  lui le concede il pieno controllo dei propri averi, ma Emma lo dilapida e si rivolge ai suoi ex amanti per avere un aiuto finanziario per pagare i debiti,  però questi rifiutano.

E'  costretta a rivolgersi ad  un usuraio, monsieur Lheureux, un commerciante scaltro e manipolatore,  che riesce a convincere Emma a comprare sempre più beni di valore a credito e a contrarre un mutuo presso di lui. La raggira e ne determina la rovina finanziaria. 

Disperata, va nella farmacia di monsieur Homais,  ruba una dose di arsenico, lo ingerisce e lentamente muore.

Charles è sconvolto. Trova le lettere che Rodolphe scriveva a Emma.

Poco tempo dopo anche Charles, afflitto dal dolore, si suicida. La figlia della coppia rimane orfana.

L'ambiziosa Emma  rispecchia gli atteggiamenti della classe sociale borghese di quell'epoca,  abbagliata dalle apparenze. 
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: Daniela Moscardini il 04 Febbraio 2026, 23:08:26 PM
Il ritardo è dovuto alla condizione, mia e non solo mia. La difficoltà di uso del forum permane. Non  ho letto Madame Bovary e, forse, lo farò. Non intendevo mettere in dubbio delle competenze nè, soprattutto, fare della polemica. Ciao Doxa e  saluti a tutti.
Titolo: Re: Le apparenze sociali
Inserito da: doxa il 08 Febbraio 2026, 21:21:12 PM
Daniela dove sei ?

Stasera ti offro una riflessione del cardinale Gianfranco Ravasi sulle apparenze: 

"Contro l'esteriorità fatta di orpelli e ipocrisia è luminosa la semplicità d'animo e, per vincere grettezza ed egoismo, ecco l'apertura di cuore e di mente, simile a una valle verdeggiante e fiorita."