LOGOS

LOGOS - Argomenti => Tematiche Spirituali => Discussione aperta da: Fpecchini il 17 Gennaio 2026, 11:09:32 AM

Titolo: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Fpecchini il 17 Gennaio 2026, 11:09:32 AM
La politica di Cristo non è di questo mondo
Una critica alla teologia politica del movimento Darsi Pace
https://medium.com/@federiconicolapecchini/la-politica-di-cristo-non-%C3%A8-di-questo-mondo-dece073615d6 (https://medium.com/@federiconicolapecchini/la-politica-di-cristo-non-%C3%A8-di-questo-mondo-dece073615d6)

Commenti, anche critici, sono benvenuti!
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Koba il 17 Gennaio 2026, 11:50:46 AM
L'hai letto il Regolamento del Forum?
Il punto 8 dice:
"Non verranno accettati messaggi che contengono semplici domande [...] oppure solo link: (Su questa pagina www.garibaldifuferito.it parlo di Garibaldi, che ne pensate?)".

Sintetizza quello che hai scritto nel documento del link citato, se vuoi che se ne discuta.
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Fpecchini il 17 Gennaio 2026, 12:03:23 PM
L'articolo è una critica al concetto di teologia politica, e quindi al tentativo di un certo pensiero cristiano di politicizzare il vangelo e confondere la sfera sacra ed eterna con quella profana e temporale.
I riferimenti principali teologico-filosofici sono Marco Guzzi e il movimento Darsi Pace, Eric Voegelin, Sant'Agostino, Kierkegaard e Karl Barth.
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: anthonyi il 17 Gennaio 2026, 14:00:18 PM
Effettivamente avevo pensato di intervenire.
Fpecchini, se vuoi sollecitare un dibattito devi presentare delle idee da te elaborate, certamente partendo da riferimenti documentale che puoi o meno indicare, ma presentando nel tuo post le idee di cui si discute.
Il tuo post n 2 da qualche indicazione, ma é oggettivamente poca cosa, soprattutto in relazione alla dimensione dell'argomento.
Per quanto mi riguarda, comunque, io non mi scandalizzo all'idea che il pensiero religioso, e nello specifico quello cristiano, diventi pensiero politico.
Non dobbiamo dimenticare che é proprio Gesú a segnare il confine tra religione e politica con: "date a Cesare quel che é di Cesare, date a Dio quel che é di Dio".
Per il pensiero cristiano originario I due mondi  sono separati, ma insistendo nella stessa società, necessariamente, vengono ad agire in maniera integrata.
Non é ragionevole pensare che milioni di persone di fede cristiana non possano aver voce nelle scelte politiche, e le loro scelte chiaramente saranno funzionali ai loro principi cristiani.
Col tuo post hai ricordato i bei tempi, quando a governare in Italia c'era la Democrazia Cristiana, perché quelli erano bei tempi rispetto al caos della politica di oggi che ha smarrito i suoi fondamenti valoriali, a destra come a sinistra.
Quello su cui posso trovarmi d'accordo con te é la critica ad una concezione etici sta, che cerca di trasformare il principio morale in legge perché ritengo tale strategia poco efficace nell'implementare detti principi, ma sono comunque convinto che obiettivo dello stato sia questa implementazione anche se realizzata con metodi Piú soft. In altri termini io credo nello stato etico, anche se non coercitivo.
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: InVerno il 17 Gennaio 2026, 15:42:54 PM
Se lo scopo dell'autore è discutere ci sta anche che il testo sia su un altro sito, il sospetto davanti a queste operazioni soprattutto da parte di utenti nuovi è che ci sia solo voglia di far pubblicità ad una pagina, questo non è tollerato, quindi la liceità di questo intervento a mio avviso dipende dal comportamento dell'autore.

Non c'è niente di male ad avere la religione in politica, anzi quando una religione è vigorosa e cogente la società su cui si impone è quasi indistinguibile dalla politica, fatto salvo che il cristianesimo ha questa unicità di dar a Cesare quel che è di Cesare, frase che quasi sicuramente Gesù non hai mai detto ma comunque gli viene attribuita, che ha generato questo meraviglioso spazio per il laico dove la politica si può destreggiare senza gli impicci religiosi, e sarebbe un peccato tornare invece al modello teocratico ebraico\islamico.

Io comunque con Cristo in politica non vado granchè d'accordo, lui era evidentemente d'accordo con un paio di concetti che a me risultano indigesti, tra questi la possibilità che un uomo potesse avere in proprietà un altro uomo, anche detta schiavitù, e che le donne fossero proprietà del marito. Al netto delle parabole di buon senso ed i paradossi senza senso già queste due politiche per  me rappresentano un  ostacolo insormontabile, il fatto che "abbia fatto anche cose buone" è una vecchia tattica retorica italiana che non mi convince.

Sul testo linkato avrei tante obiezioni, ne riservo solo una nella chiosa dove si scrive "Per questo il successo mondano, il trionfo storico è precluso all'azione cristiana, che invece agli occhi del mondo fallisce sempre, ed è perciò oltraggiata e derisa." La religione cristiana ha avuto un incredibile successo mondano, per secoli e secoli, la strada non è preclusa per qualche motivo ultraterreno, l'essere derisi non è un destino ineluttabile, è una conseguenza naturale per chi sostiene "cose dell'altro mondo"!
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Fpecchini il 17 Gennaio 2026, 17:20:38 PM
Salve a tutti, non era mia intenzione farmi pubblicità ma solo trovare interlocutori interessanti su un tema che mi sta a cuore.
Forse però sono fuori luogo in questo forum, in quanto l'articolo tratta di una questione soprattutto interna al cristianesimo e alla questione di come vivere la fede. Ovviamente sul tema del messianismo politico si sono espressi anche molti commentatori non cristiani (vedi ad es. Bloch, Benjamin, Taubes, Agamben, ecc.) che però nutrivano un particolare interesse per l'esegesi scritturale, specialmente paolina. In questo senso forse l'articolo potrebbe essere uno spunto per una discussione sul messianismo più in generale.

Detto qusto, credo che sia anthonyi sia InVerno abbiano sostanzialmente frainteso la mia posizione, perchè io non nego la possibilità che i cristiani facciano politica, critico solo che la facciano in nome di Cristo invece che in nome proprio, di semplici cittadini. Questo perchè nessun cristiano può dire di conoscere la volontà di Dio, se non è Dio stesso a rivelargliela. E questa verità rivelata è una verità di fede, che può essere compresa solo da altri che condividono la stessa fede. Non è invece rilevante nell'ambito della società umana in generale, dove non tutti credono e quindi un appello ad una verità rivelata semplicemente non ha alcun senso per i più. Ogni tentativo storico della Chiesa di imporre la propria fede a tutta la società ha portato non ad una società davvero cristiana, ma ad un pervertimento del messaggio evangelico e ad una cristianità di facciata che assomiglia molto più al fariseismo che Gesù criticava che alla Chiesa primitiva degli Apostoli.
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: anthonyi il 17 Gennaio 2026, 17:31:40 PM
Citazione di: InVerno il 17 Gennaio 2026, 15:42:54 PMIo comunque con Cristo in politica non vado granchè d'accordo, lui era evidentemente d'accordo con un paio di concetti che a me risultano indigesti, tra questi la possibilità che un uomo potesse avere in proprietà un altro uomo, anche detta schiavitù, e che le donne fossero proprietà del marito. Al netto delle parabole di buon senso ed i paradossi senza senso già queste due politiche per  me rappresentano un  ostacolo insormontabile, il fatto che "abbia fatto anche cose buone" è una vecchia tattica retorica italiana che non mi convince.


Adesso abbiamo anche chi interpreta il pensiero di Gesú, e poi lo giudica. Gesú non fa affermazioni contraddittorie con le consuetudini istituzionali del suo tempo perché la sua missione é generare un'evoluzione non istituzionale, ma del cuore umano. Dio comunica con l'uomo adattandosi ai limiti del suo linguaggio con principi semplici, come quello che "gli ultimi saranno i primi", che serve certo a dare sollievo spirituale agli ultimi, ma anche a far capire ai primi che non hanno molte ragioni per forzare la loro posizione di privilegio. Non a caso nel mondo cristiano, dopo qualche secolo, la schiavitú sparirà senza bisogno che ci sia un intervento specifico al riguardo. 
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: anthonyi il 17 Gennaio 2026, 19:57:43 PM
Citazione di: Fpecchini il 17 Gennaio 2026, 17:20:38 PMSalve a tutti, non era mia intenzione farmi pubblicità ma solo trovare interlocutori interessanti su un tema che mi sta a cuore.
Forse però sono fuori luogo in questo forum, in quanto l'articolo tratta di una questione soprattutto interna al cristianesimo e alla questione di come vivere la fede. Ovviamente sul tema del messianismo politico si sono espressi anche molti commentatori non cristiani (vedi ad es. Bloch, Benjamin, Taubes, Agamben, ecc.) che però nutrivano un particolare interesse per l'esegesi scritturale, specialmente paolina. In questo senso forse l'articolo potrebbe essere uno spunto per una discussione sul messianismo più in generale.

Detto qusto, credo che sia anthonyi sia InVerno abbiano sostanzialmente frainteso la mia posizione, perchè io non nego la possibilità che i cristiani facciano politica, critico solo che la facciano in nome di Cristo invece che in nome proprio, di semplici cittadini. Questo perchè nessun cristiano può dire di conoscere la volontà di Dio, se non è Dio stesso a rivelargliela. E questa verità rivelata è una verità di fede, che può essere compresa solo da altri che condividono la stessa fede. Non è invece rilevante nell'ambito della società umana in generale, dove non tutti credono e quindi un appello ad una verità rivelata semplicemente non ha alcun senso per i più. Ogni tentativo storico della Chiesa di imporre la propria fede a tutta la società ha portato non ad una società davvero cristiana, ma ad un pervertimento del messaggio evangelico e ad una cristianità di facciata che assomiglia molto più al fariseismo che Gesù criticava che alla Chiesa primitiva degli Apostoli.
In realtà non é per niente una questione interna al Cristianesimo, il rapporto tra religione e politica é una questione sociale fondamentale, è di logica andrebbe tra le tematiche sociali e non tra le questioni religiose. 
Quanto a quei politici che usano la religione per finalità politiche, magari sventolando Vangeli  E coroncine del rosario Ai comizi politici, non sono altro che il segno del grande decadimento che ha la politica di oggi e sono d'accordo con te nel censurarli.
Altro é il discorso, invece, quando il politico si pone in posizioni etiche, sulle questioni della vita nascente e morente, in quel caso ci vuole  rispetto per i valori che sono dietro queste posizioni etiche, anche se magari quei valori non li si condividono. 
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Fpecchini il 19 Gennaio 2026, 20:12:43 PM
Citazione di: anthonyi il 17 Gennaio 2026, 19:57:43 PMIn realtà non é per niente una questione interna al Cristianesimo, il rapporto tra religione e politica é una questione sociale fondamentale, è di logica andrebbe tra le tematiche sociali e non tra le questioni religiose.
Quanto a quei politici che usano la religione per finalità politiche, magari sventolando Vangeli  E coroncine del rosario Ai comizi politici, non sono altro che il segno del grande decadimento che ha la politica di oggi e sono d'accordo con te nel censurarli.
Altro é il discorso, invece, quando il politico si pone in posizioni etiche, sulle questioni della vita nascente e morente, in quel caso ci vuole  rispetto per i valori che sono dietro queste posizioni etiche, anche se magari quei valori non li si condividono.
Quello che volevo dire è che dal mio punto di vista è necessario distinguere tra la fede in Gesù Cristo e nel suo Vangelo da una parte, in quanto vissuta nel rapporto personale con Dio, all'interno comunità dei credenti e anche come azione evangelizzatrice nella società intera, e dall'altra la Cristianità in quanto fenomeno sociale e storico. Questo è molto difficile da fare per noi perchè siamo nati e cresciuti vicnino ad uno dei centri, probabilmente il centro principale della cristianità storica.
Essa, La Chiesa Cattolica Romana, a partire dal IV secolo si è strettamente alleata con l'Impero ed ha creato una specie di ordine ibrido che ha governato l'Occidente per almeno un millenio e che ha profondamente influenzato la sua civiltà, i suoi valori, ecc. Questo ha avuto effetti complessi, positivi e negativi, ma fondamentalmente estranei e spesso contrapposti al messaggio evangelico (pensiamo alle crociate, all'inquisizione, ecc.). Con questo non voglio condannare la cristianità come il male assoluto, ma sostenere che essa è stata un compromesso storico, per certi versi molto migliore di altri, ma per altri molto lontano dall'ideale chiesto da Gesù Cristo. Ora, leggendo il Vangelo appare evidente come Gesù Cristo non sia uno che si accontenta dei compromessi storici. Dai suoi seguaci egli richiede scelte radicali. La Cristianità quindi, nel suo complesso come fenomeno storico-sociale, ha tradito lo stesso messaggio che si proponeva di promuovere, e quindi non può dirsi veramente cristiana. Ripeto, con questo non voglio negare i molti lati positivi della civiltà occidentale, in larga misura dovuti proprio agli influssi dell'etica cristiana. Ma quello che cercavo di dimostrare nell'articolo è che dal punto di vista dell'economia della salvezza i vari progressi umani in campo etico, politico e sociale valgono solo relativamente. Non sono sbagliati in sè, ma è sbagliato per il cristiano fare troppo affidamento in essi e confonderli con il Regno promesso da Dio.
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Duc in altum! il 21 Gennaio 2026, 10:50:18 AM
Citazione di: Fpecchini il 19 Gennaio 2026, 20:12:43 PMQuello che volevo dire è che dal mio punto di vista è necessario distinguere tra la fede in Gesù Cristo e nel suo Vangelo da una parte, in quanto vissuta nel rapporto personale con Dio, all'interno comunità dei credenti e anche come azione evangelizzatrice nella società intera, e dall'altra la Cristianità in quanto fenomeno sociale e storico. Questo è molto difficile da fare per noi perchè siamo nati e cresciuti vicnino ad uno dei centri, probabilmente il centro principale della cristianità storica.
Se può servire, non c'è più nulla da distinguere tra il Cristianesimo (inteso come la fede il Gesù Cristo e il suo Vangelo) e la Cristianità (realtà socio-politica che dà origine alla società cristiana).
Per un semplice motivo: la Cristianità è morta nel CVI ed è stata sepolta nel CVII... mentre il Cristianesimo è vivo perennemente in attesa della Parusia!

Certo la politica di Cristo non è di questo mondo, ma è solo in questo mondo che possiamo decidere di accettare la Sua politica (termine che discende da un'accezione greca molto in sintonia con la Chiesa: "liturgia", alias: servizio pubblico, liberamente assunto, in favore del popolo).

Da tutto ciò si può dedurre che il punto di vista del Cristianesimo: "noi viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo" (Gv 17, 14), mentre "siamo sale della Terra e luce del Mondo" (Mt 5, 13-16), ci invita sì a essere proiettati a una realtà mistica e misteriosa che apparirà un giorno in tutta la sua gloria ecc. ecc, ma anche a poter sperimentare (e costruire) questa realtà surreale nel nostro servizio pubblico, liberamente assurdo, in favore del popolo.

Ecco perché la Politica è definita la più alta forma di carità (alias agape, alias Amore)... non l'essere un politico!

Pace&Bene
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: anthonyi il 21 Gennaio 2026, 11:16:27 AM
Citazione di: Duc in altum! il 21 Gennaio 2026, 10:50:18 AMSe può servire, non c'è più nulla da distinguere tra il Cristianesimo (inteso come la fede il Gesù Cristo e il suo Vangelo) e la Cristianità (realtà socio-politica che dà origine alla società cristiana). 
Per un semplice motivo: la Cristianità è morta nel CVI ed è stata sepolta nel CVII... mentre il Cristianesimo è vivo perennemente in attesa della Parusia!



Pace&Bene
A me non sembra che la società cristiana sia morta. Più che altro ha avuto notevoli mutazioni culturali e sociali. 
Nella nostra società occidentale odierna ancora vive la dimensione della cristianità, in forme esplicite o implicite, anche se purtroppo questo non risulta evidente per via dei tanti detrattori della stessa che certo vorrebbero seppellirla del tutto ma finora non ci sono ancora riusciti. 
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Duc in altum! il 21 Gennaio 2026, 12:50:34 PM
Citazione di: anthonyi il 21 Gennaio 2026, 11:16:27 AMA me non sembra che la società cristiana sia morta. Più che altro ha avuto notevoli mutazioni culturali e sociali.
Non è questione di ciò che può sembrare a me o a te... o a chiunque altro.
Dal punto di vista cattolico è la stessa Chiesa di Roma che lo ha decretato (CVI e CVII non sono supposizioni di un individuo).

Per capirci, gentile @anthonyi, la morte della cristianità significa la fine della diffusione obbligatoria (e quindi la sua penetrazione profonda) del cristianesimo nella cultura e nell'etica pubblica.

Certo, come tu ben dici, ci sono notevoli mutazioni culturali e sociali (il cambiamento d'epoca secondo Papa Francesco), ma queste non fanno (e faranno) altro che constatare maggiormente l'unicità del cristianesimo come solvente per l'Umanità, e che esso non necessita della cristianità per determinarsi (oggi come domani), perché Gesù non impone, ma propone...

Pace&Bene
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: anthonyi il 21 Gennaio 2026, 16:01:31 PM
Citazione di: Duc in altum! il 21 Gennaio 2026, 12:50:34 PMNon è questione di ciò che può sembrare a me o a te... o a chiunque altro.
Dal punto di vista cattolico è la stessa Chiesa di Roma che lo ha decretato (CVI e CVII non sono supposizioni di un individuo).

Per capirci, gentile @anthonyi, la morte della cristianità significa la fine della diffusione obbligatoria (e quindi la sua penetrazione profonda) del cristianesimo nella cultura e nell'etica pubblica.

Certo, come tu ben dici, ci sono notevoli mutazioni culturali e sociali (il cambiamento d'epoca secondo Papa Francesco), ma queste non fanno (e faranno) altro che constatare maggiormente l'unicità del cristianesimo come solvente per l'Umanità, e che esso non necessita della cristianità per determinarsi (oggi come domani), perché Gesù non impone, ma propone...

Pace&Bene
La diffusione obbligatoria della dottrina é aspetto tendenzialmente politico. Quando invece si parla di società cristiana allora si tratta di un sistema di valori già diffuso e profondamente presente nella società, al punto che anche coloro che criticano l'assetto istituzionale della Chiesa, si fanno portatori degli stessi valori.
Io con Cristianità tenderei a Definire La società Cristiana, mentre l'approccio di indottrinamento coercitivo tenderei a definirlo come "ortodossia cristiana". 
Un saluto. 
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Duc in altum! il 22 Gennaio 2026, 10:25:36 AM
Citazione di: anthonyi il 21 Gennaio 2026, 16:01:31 PMLa diffusione obbligatoria della dottrina é aspetto tendenzialmente politico.
Certo, ma è stato il fondamento dell'espansione della cristianità... con la complicità di chi governa la Chiesa.
Oggi - 2026 - non più, poiché questa cristianità è stata seppellita nel 1965... da chi governa la Chiesa!

Citazione di: anthonyi il 21 Gennaio 2026, 16:01:31 PMQuando invece si parla di società cristiana allora si tratta di un sistema di valori già diffuso e profondamente presente nella società, al punto che anche coloro che criticano l'assetto istituzionale della Chiesa, si fanno portatori degli stessi valori.
Sono d'accordo, ma questi valori accolti e condivisi anche da chi critica la Chiesa, sono fondati sul cristianesimo (nato con la Tradizione orale e scritta), non sulla cristianità (nata, infatti, 313 anni dopo la nascita di Gesù).

Citazione di: anthonyi il 21 Gennaio 2026, 16:01:31 PMIo con Cristianità tenderei a Definire La società Cristiana, mentre l'approccio di indottrinamento coercitivo tenderei a definirlo come "ortodossia cristiana".
Rispetto la tua riflessione, ma ormai per la Chiesa Cattolica è ben definito il ruolo dell'accezione cristianità...

Ho trovato questo articolo sul web...
[da cui ti estrapolo il passaggio finale: Nel secolo XIX, i movimenti sociali, soprattutto il socialismo, principalmente di ispirazione marxista, pretesero non solo di liberarsi dalla tutela della Chiesa, ma di sostituirla pienamente in tutti i campi. Solamente col Concilio Vaticano II, nella seconda metà del secolo XX, la Chiesa cattolica romana rinunciò decisamente alla sua condizione di cristianità per ritornare alla sua condizione primitiva di Chiesa missionaria in una società la cui autonomia di valori fu pienamente riconosciuta]

...esso sintetizza e spiega molto meglio di me ciò che è successo:
https://www.latheotokos.it/programmi/DIZIONARI/PASTORALE/cristianita.html (https://www.latheotokos.it/programmi/DIZIONARI/PASTORALE/cristianita.html)


Saluti...
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Fpecchini il 22 Gennaio 2026, 15:06:27 PM
Citazione di: Duc in altum! il 21 Gennaio 2026, 10:50:18 AMSe può servire, non c'è più nulla da distinguere tra il Cristianesimo (inteso come la fede il Gesù Cristo e il suo Vangelo) e la Cristianità (realtà socio-politica che dà origine alla società cristiana).
Per un semplice motivo: la Cristianità è morta nel CVI ed è stata sepolta nel CVII... mentre il Cristianesimo è vivo perennemente in attesa della Parusia!

Certo la politica di Cristo non è di questo mondo, ma è solo in questo mondo che possiamo decidere di accettare la Sua politica (termine che discende da un'accezione greca molto in sintonia con la Chiesa: "liturgia", alias: servizio pubblico, liberamente assunto, in favore del popolo).

Da tutto ciò si può dedurre che il punto di vista del Cristianesimo: "noi viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo" (Gv 17, 14), mentre "siamo sale della Terra e luce del Mondo" (Mt 5, 13-16), ci invita sì a essere proiettati a una realtà mistica e misteriosa che apparirà un giorno in tutta la sua gloria ecc. ecc, ma anche a poter sperimentare (e costruire) questa realtà surreale nel nostro servizio pubblico, liberamente assurdo, in favore del popolo

Ecco perché la Politica è definita la più alta forma di carità (alias agape, alias Amore)... non l'essere un politico!

Pace&Bene
Gentile Duc in Altum, grazie della risposta.
Sono generalmente d'accordo con quanto afferma riguardo alla cristianità.
Penso che proprio a causa della crescente irrilevanza dalla Civitas Dei nell'ordine socio-culturale contemporaneo, oggi la tentazione più pericolosa per la Chiesa non sia tanto in un approccio di eccessiva connivenza col potere temporale, quanto piuttosto nel rischio che essa, nel disperato tentativo di combattere appunto tale irrilevanza, si snaturi alterando la propria dottrina per conformarsi al mondo.

Sono poi d'accordo sul sottolineare il carattere non solo personale ma anche pubblico della fede cristiana, che va testimoniata nel mondo e messa in pratica per il bene delle persone, non solo interne alla Chiesa ma anche estranee ad essa.
C'è però differenza tra "persone" e "popolo". Il primo termine è un sostantivo plurale che si riferisce ancora alle singole persone, mentre "popolo" è un sostantivo collettivo che "denota un insieme di entità o individui, rappresenta cioè un'idea di collettività" (Treccani (https://www.treccani.it/enciclopedia/nomi-collettivi_(Enciclopedia-dell'Italiano)/)). Ora, credo non sia un sofisma ricordare come Gesù si guardasse bene dall'usare nomi collettivi, riferendo invece l'azione caritatevole sempre nei confronti di persone concrete (il prossimo tuo) e non di concetti ideali (vedi ad es. Luca 10,25-37). Proprio per questo devo quindi dissentire sull'ultima sua citazione, "la Politica è definita la più alta forma di carità". Mi rendo perfettamente conto con questo di contraddire diversi Papi. Ma d'altra parte, il primo che la pronunciò (Pio XI, Discorso alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana, 18 dicembre 1927) fu lo stesso Papa che poco più d'un anno dopo, compiacendosi dell'accordo sui Patti Lateranensi, definì Mussolini "un uomo [...] che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare" (Pio XI, Allocuzione ai professori e agli studenti dell'Università cattolica Sacro Cuore di Milano «Vogliamo anzitutto», 13 febbraio 1929). Purtroppo il vizio di lasciarsi sedurre dai riconoscimenti mondani, per le gerarchie Vaticane, è duro a morire. E forse, come scrivevano Jacques Ellul ed Ivan Illich, il pervertimento del messaggio cristiano operato dalla chiesa storica ha le sue radici proprio in quell'istituzionalizzazione che le ha gradualmente precluso la capacità di operare nel piccolo, con la singola pecora concreta, a causa della necessità di di anteporvi l'interesse del grande, del gregge astratto.
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Duc in altum! il 23 Gennaio 2026, 16:15:33 PM
Citazione di: Fpecchini il 22 Gennaio 2026, 15:06:27 PMProprio per questo devo quindi dissentire sull'ultima sua citazione, "la Politica è definita la più alta forma di carità".
Concordo con la motivazione del tuo dissentire, ma non è che se alcuni presbiteri o politici cattolici predicano bene e razzolano male, la realtà che la politica possa essere una elevata forma di carità viene meno.
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Fpecchini il 23 Gennaio 2026, 20:18:09 PM
Citazione di: Duc in altum! il 23 Gennaio 2026, 16:15:33 PMConcordo con la motivazione del tuo dissentire, ma non è che se alcuni presbiteri o politici cattolici predicano bene e razzolano male, la realtà che la politica possa essere una elevata forma di carità viene meno.
Diciamo che politica può certamente essere una elevata forma di carità nel contesto della città di Dio, cioè, sulla terra, nella Chiesa in quanto comunità di cristiani. Anche nell'ambito della città degli uomini, l'azione politica può essere mossa da un sentimento di carità cristiana e quindi diventare una forma e strumento di carità. Ma di certo non è la forma di carità più elevata, nè la prescelta dal nostro Signore Gesù Cristo, che riassunse la sua legge in "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" e "Amerai il prossimo tuo come te stesso". Per Gesù amare il prossimo non si realizza tanto nel fare politica, e quindi nel prendersi cura del bene comune, quanto nell'aver compassione e prendersi cura di chiunque incontriamo nella nostra vita che abbia bisogno del nostro aiuto. Non nell'amare l'uomo in generale, come i filantropi, quanto nell'amare l'uomo concreto, sporcandoci le mani in prima persona (questo non ha ovviamente nulla a che vedere con l'ordo amoris à la JD Vance, nel senso che dovremmo dare la priorità alla famiglia o alla nazione. Il buon samaritano era uno straniero, e meno di tutti avrebbe avuto obblighi di soccorrere colui che era incappato nei briganti).

La partecipazione alla politica terrena invece, per quanto ben intenzionata ed utile, sarà sempre limitata dalla necessità di mediare tra l'interesse di tutti i cittadini, anche quelli (la maggior parte!) che non seguono i "comandamenti di giusta e onesta moralità" dal punto di vista cristiano, come diceva Sant'Agostino. Il politico terreno non può mai andare oltre "l'umanamente probabile", scrive Kierkegaard, perchè facendo ciò tradirebbe il suo mandato di garantire la relativa pace e sicurezza per i suoi cittadini. Ad esempio non può chiedere che il suo paese si disarmi unilateralmente rischiando di essere invaso da un altro. Il cristiano e la Chiesa invece non temono la morte corporale nè cercano la sicurezza materiale, perchè si affidano a Dio: perciò possono andare oltre "l'umanamente probabile". Gesù ad esempio manda i suoi apostoli "come pecore in mezzo ai lupi" (Mt. 10,16), consapevole che saranno imprigionati, flagellati, odiati e perseguitati. Solo un piccolo gruppo di cristiani autentici, di coraggiosi in Dio, può accettare di liberamente adempiere a questo compito, confidando che "chi persevererà sino alla fine sarà salvato". (Mt. 10,22).
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: anthonyi il 24 Gennaio 2026, 06:17:32 AM
Citazione di: Fpecchini il 23 Gennaio 2026, 20:18:09 PMDiciamo che politica può certamente essere una elevata forma di carità nel contesto della città di Dio, cioè, sulla terra, nella Chiesa in quanto comunità di cristiani. Anche nell'ambito della città degli uomini, l'azione politica può essere mossa da un sentimento di carità cristiana e quindi diventare una forma e strumento di carità. Ma di certo non è la forma di carità più elevata, nè la prescelta dal nostro Signore Gesù Cristo, che riassunse la sua legge in "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" e "Amerai il prossimo tuo come te stesso". Per Gesù amare il prossimo non si realizza tanto nel fare politica, e quindi nel prendersi cura del bene comune, quanto nell'aver compassione e prendersi cura di chiunque incontriamo nella nostra vita che abbia bisogno del nostro aiuto. Non nell'amare l'uomo in generale, come i filantropi, quanto nell'amare l'uomo concreto, sporcandoci le mani in prima persona (questo non ha ovviamente nulla a che vedere con l'ordo amoris à la JD Vance, nel senso che dovremmo dare la priorità alla famiglia o alla nazione. Il buon samaritano era uno straniero, e meno di tutti avrebbe avuto obblighi di soccorrere colui che era incappato nei briganti).

. Il cristiano e la Chiesa invece non temono la morte corporale nè cercano la sicurezza materiale, perchè si affidano a Dio: perciò possono andare oltre "l'umanamente probabile". Gesù ad esempio manda i suoi apostoli "come pecore in mezzo ai lupi" (Mt. 10,16), consapevole che saranno imprigionati, flagellati, odiati e perseguitati. Solo un piccolo gruppo di cristiani autentici, di coraggiosi in Dio, può accettare di liberamente adempiere a questo compito, confidando che "chi persevererà sino alla fine sarà salvato". (Mt. 10,22).
Però se tutti gli apostoli mandati da Gesú fossero stati uccisi, e la loro parola fosse stata soffocata, il Cristianesimo non esisterebbe. Invece il Cristianesimo é sopravvissuto e questa sopravvivenza da il senso materiale, e anche politico, della loro azione.
Non é solo per una salvezza spirituale che questi hanno agito, ma per la realizzazione  di quella realtà che é la Chiesa, una realtà che poi nella storia ha avuto anche un senso politico. 
Questo senso é conseguenza della venuta di Cristo, per cui é parte della sua missione, il Cristo politico é un fatto. 
Nel 1689 santa Margherita Maria Alacoque ha una visione nella quali vede Cristo che le dice di avvertire il Re di Francia dei suoi errori che rappresentano un pericolo per il regno. 
Profetica la data della lettera con cui Margherita parla di questa visione, il 17 giugno 1689, esattamente 100 anni prima del giorno in cui i deputati del terzo stato nella sala della pallacorda si proclamano Assemblea nazionale.
C'é poi l'apparizione di  Fatima, nella quale la Madonna dice che "la Russia spargerà I suoi errori nel mondo", un significato fin troppo politico, é oltretutto da notare la parola errori, e non peccati, che sottolinea l'aspetto politico e non spirituale dei comportamenti in questione. 
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Duc in altum! il 24 Gennaio 2026, 16:11:16 PM
Citazione di: Fpecchini il 23 Gennaio 2026, 20:18:09 PMMa di certo non è la forma di carità più elevata, nè la prescelta dal nostro Signore Gesù Cristo, che riassunse la sua legge in "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" e "Amerai il prossimo tuo come te stesso".
Giusto!

Infatti, se può servire, durante gli incontri con adulti che tengo nelle parrocchie ove presto servizio, spesso - durante gli anni - ho dovuto specificare che credo in Dio e non nella Repubblica o nel Governo di turno e che rispetto la Costituzione, ma non credo in essa, se non in quella di Gesù: le Beatitudini.

Questo però non toglie che non ho mai saltato un'elezione politica (qualsiasi), anche se nessun partito può rappresentarmi secondo il mio Credo.

Primo: perché la Verità non è determinata da un voto di maggioranza, e secondo: perché il voto personale ci distingue l'uno dall'altro, grazie all'uso del dono ricevuto del libero arbitrio.

Quindi, certamente Gesù non ha detto agli apostoli di divenire Presidenti, Re o Primi Ministri, ma è ovvio che se ha detto a Ponzio Pilato: "tu non avresti il potere politico che hai, se non te lo avesse dato mio Padre (alias Dio)", ancora oggi chi ottiene questo potere decisionale per tanti, può scegliere di servire Dio (cosa difficile se addirittura si crede che Dio non esiste) o i propri interessi, giacché: "A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più".

Ecco allora come è sempre la Fede (inevitabile in ognuno) che può far divenire la "politica" un elevato strumento di carità (non il solo)...
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Fpecchini il 25 Gennaio 2026, 11:06:07 AM
Citazione di: Duc in altum! il 24 Gennaio 2026, 16:11:16 PMGiusto!

Infatti, se può servire, durante gli incontri con adulti che tengo nelle parrocchie ove presto servizio, spesso - durante gli anni - ho dovuto specificare che credo in Dio e non nella Repubblica o nel Governo di turno e che rispetto la Costituzione, ma non credo in essa, se non in quella di Gesù: le Beatitudini.

Questo però non toglie che non ho mai saltato un'elezione politica (qualsiasi), anche se nessun partito può rappresentarmi secondo il mio Credo.

Primo: perché la Verità non è determinata da un voto di maggioranza, e secondo: perché il voto personale ci distingue l'uno dall'altro, grazie all'uso del dono ricevuto del libero arbitrio.

Quindi, certamente Gesù non ha detto agli apostoli di divenire Presidenti, Re o Primi Ministri, ma è ovvio che se ha detto a Ponzio Pilato: "tu non avresti il potere politico che hai, se non te lo avesse dato mio Padre (alias Dio)", ancora oggi chi ottiene questo potere decisionale per tanti, può scegliere di servire Dio (cosa difficile se addirittura si crede che Dio non esiste) o i propri interessi, giacché: "A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più".

Ecco allora come è sempre la Fede (inevitabile in ognuno) che può far divenire la "politica" un elevato strumento di carità (non il solo)...

Sono d'accordo! :) 
In che parrocchia presta servizio?
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Fpecchini il 25 Gennaio 2026, 11:58:49 AM
Citazione di: anthonyi il 24 Gennaio 2026, 06:17:32 AMPerò se tutti gli apostoli mandati da Gesú fossero stati uccisi, e la loro parola fosse stata soffocata, il Cristianesimo non esisterebbe. Invece il Cristianesimo é sopravvissuto e questa sopravvivenza da il senso materiale, e anche politico, della loro azione.
Non é solo per una salvezza spirituale che questi hanno agito, ma per la realizzazione  di quella realtà che é la Chiesa, una realtà che poi nella storia ha avuto anche un senso politico.
Questo senso é conseguenza della venuta di Cristo, per cui é parte della sua missione, il Cristo politico é un fatto.
Nel 1689 santa Margherita Maria Alacoque ha una visione nella quali vede Cristo che le dice di avvertire il Re di Francia dei suoi errori che rappresentano un pericolo per il regno.
Profetica la data della lettera con cui Margherita parla di questa visione, il 17 giugno 1689, esattamente 100 anni prima del giorno in cui i deputati del terzo stato nella sala della pallacorda si proclamano Assemblea nazionale.
C'é poi l'apparizione di  Fatima, nella quale la Madonna dice che "la Russia spargerà I suoi errori nel mondo", un significato fin troppo politico, é oltretutto da notare la parola errori, e non peccati, che sottolinea l'aspetto politico e non spirituale dei comportamenti in questione.
Ritengo un errore scambiare il corso della storia per la volontà di Dio.
Direi piuttosto che in un senso a noi misterioso la Provvidenza Divina volge la storia, intesa come somma degli eventi naturali ed umani, verso la fine voluta da Dio. Ma i singoli eventi storici, gli agenti umani che vi partecipano (così come le loro intenzioni) non sono necessariamente ispirate da Dio. Il fatto che la Chiesa sia diventata quello che è diventata, che abbia fatto quello che ha fatto, non è riconducibile in toto al volere di Dio. Gesù ha promesso che il male non avrebbe prevalso su di essa, ma questo non implica che il male non sia, fin dalle su origini, entrato nella Chiesa: solo che al suo fianco sia rimasta sempre anche una parte di bene, ispirata dallo Spirito Santo.
Per quanto riguarda il dovere dei cristiani nei confronti dell'autorità temporale, Paolo dice di fare "domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità" (1Tm. 2,1). Pregare dunque ed essere loro sottomessi, in quanto la loro autorità viene da Dio (Rm.13,1). Ma come ho provato a spiegare nell'articolo, questo non significa che essi siano espressione della volontà di Dio, nè suoi rappresentanti in terra. Solo che Dio concede loro di esercitare la loro autorità temporanea, che a Lui infine dovranno rendere conto. Se saranno buoni o cattivi amministratori, questo è tutto da vedere. E d'altra parte non c'è nessuna solida base scritturale per affermare che i cristiani debbano ad esempio scendere in guerra per difendere un governante contro un altro, o cercare di rovesciarne uno cattivo. Per quanto la chiesa cattolica abbia canonizzato alcune figure che hanno combattuto in favore dei Re suoi alleati (vedi ad es. Giovanna d'Arco), rimango profondamente scettico di tutta la dottrina del bellum iustum in nome di Dio, da Sant'Ambrogio in avanti.
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: anthonyi il 25 Gennaio 2026, 15:40:06 PM
Citazione di: Fpecchini il 25 Gennaio 2026, 11:58:49 AMPer quanto la chiesa cattolica abbia canonizzato alcune figure che hanno combattuto in favore dei Re suoi alleati (vedi ad es. Giovanna d'Arco), rimango profondamente scettico di tutta la dottrina del bellum iustum in nome di Dio, da Sant'Ambrogio in avanti.
In realtà l'Inghilterra contro la quale combatteva Giovanna D'arco era rispettosa dell'autorità della Chiesa di Roma, tant'é vero che vollero farla condannare come eretica da un tribunale ecclesiastico. 
Io comunque non pongo questioni di giustizia o meno della guerra, resta il fatto che per ben due volte nella storia, con Giovanna D'arco e Margherita Maria Alacoque, il Regno di Francia  é stato destinatario di questi fenomeni spirituali riconosciuti dalla Chiesa come tali, dal contenuto prettamente politico. 
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Fpecchini il 27 Gennaio 2026, 22:22:44 PM
Citazione di: anthonyi il 25 Gennaio 2026, 15:40:06 PMIn realtà l'Inghilterra contro la quale combatteva Giovanna D'arco era rispettosa dell'autorità della Chiesa di Roma, tant'é vero che vollero farla condannare come eretica da un tribunale ecclesiastico.
Io comunque non pongo questioni di giustizia o meno della guerra, resta il fatto che per ben due volte nella storia, con Giovanna D'arco e Margherita Maria Alacoque, il Regno di Francia  é stato destinatario di questi fenomeni spirituali riconosciuti dalla Chiesa come tali, dal contenuto prettamente politico.
Diciamo che a quel tempo la chiesa cattolica era appena uscita dallo scisma d'occidente (quando Giovanna nacque c'erano ben tre papi!) ed era ancora profondamente divisa. Il Concilio di Costanza, che ricompose lo scisma, tra le altre cose condannò al rogo gli eretici Jan Hus e John Wyclif, che essendo morto trent'anni prima venne riesumato per poi essere dato alle fiamme.
A me sembra che questa, come innumerevoli altre aberrazioni che la chiesa storica ha compiuto, sia fondamentalente legata allo stesso equivoco: la risacralizzazione quello che Gesù Cristo è venuto a desacralizzare, cioè il potere terreno, ricadendo così nell'equivoco delle religioni pre-cristiane, tra cui anche l'ebraismo stesso (che infatti si aspettava un Cristo trionfante nella storia!)

Anche le affermazioni attribuite a MM Alacoque in cui si parla di un Cuore di Cristo che "Desidera regnare nel suo [di Luigi XIV] palazzo, essere raffigurato sui suoi stendardi e inciso sul suo stemma, per renderli vittoriosi su tutti i suoi nemici, abbassando ai suoi piedi quelle teste orgogliose e altezzose, per renderlo trionfante su tutti i nemici della Santa Chiesa [...] versando abbondantemente le sue benedizioni su tutte le sue imprese, che farà riuscire per la sua gloria, e concedendo alle sue armi una felice vittoria, affinché trionfi sulla malizia dei suoi nemici" mi sembrano segnate da questo stesso equivoco. Fatico a credere che il Dio di Gesù Cristo (Colui che disse: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei" [Gv 18,36]), abbia promesso vittorie militari al Re Sole, a Costantino il Grande o a chiunque altro in cambio di essere raffigurato sul suo stendardo. Forse non a caso questi scritti, che furono pubblicati solo 178 anni dopo la loro presunta redazione e i cui originali sono andati perduti, non sono stati inclusi nei documenti ufficiali del processo di beatificazione (Fonte (https://viveleroy.net/les-messages-du-sacre-coeur-a-sainte-marguerite-marie-pour-louis-xiv/)).
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: anthonyi il 28 Gennaio 2026, 07:09:46 AM
Citazione di: Fpecchini il 27 Gennaio 2026, 22:22:44 PMDiciamo che a quel tempo la chiesa cattolica era appena uscita dallo scisma d'occidente (quando Giovanna nacque c'erano ben tre papi!) ed era ancora profondamente divisa. Il Concilio di Costanza, che ricompose lo scisma, tra le altre cose condannò al rogo gli eretici Jan Hus e John Wyclif, che essendo morto trent'anni prima venne riesumato per poi essere dato alle fiamme.
A me sembra che questa, come innumerevoli altre aberrazioni che la chiesa storica ha compiuto, sia fondamentalente legata allo stesso equivoco: la risacralizzazione quello che Gesù Cristo è venuto a desacralizzare, cioè il potere terreno, ricadendo così nell'equivoco delle religioni pre-cristiane, tra cui anche l'ebraismo stesso (che infatti si aspettava un Cristo trionfante nella storia!)

Anche le affermazioni attribuite a MM Alacoque in cui si parla di un Cuore di Cristo che "Desidera regnare nel suo [di Luigi XIV] palazzo, essere raffigurato sui suoi stendardi e inciso sul suo stemma, per renderli vittoriosi su tutti i suoi nemici, abbassando ai suoi piedi quelle teste orgogliose e altezzose, per renderlo trionfante su tutti i nemici della Santa Chiesa [...] versando abbondantemente le sue benedizioni su tutte le sue imprese, che farà riuscire per la sua gloria, e concedendo alle sue armi una felice vittoria, affinché trionfi sulla malizia dei suoi nemici" mi sembrano segnate da questo stesso equivoco. Fatico a credere che il Dio di Gesù Cristo (Colui che disse: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei" [Gv 18,36]), abbia promesso vittorie militari al Re Sole, a Costantino il Grande o a chiunque altro in cambio di essere raffigurato sul suo stendardo. Forse non a caso questi scritti, che furono pubblicati solo 178 anni dopo la loro presunta redazione e i cui originali sono andati perduti, non sono stati inclusi nei documenti ufficiali del processo di beatificazione (Fonte (https://viveleroy.net/les-messages-du-sacre-coeur-a-sainte-marguerite-marie-pour-louis-xiv/)).
Però sta di fatto che Costantino le sue battaglie le ha vinte, e andando ad approfondire le ha vinte contro un ragionevole calcolo bellico. Massenzio infatti poteva contare su molti Piú uomini, tra i quali i pretoriani, e oltretutto giocava in casa mentre invece Costantino per attaccarlo doveva trasgredire all'antica legge per la quale nessun esercito in armi poteva avanzare verso Roma.
Quella legge aveva ancora peso, infatti alcuni anni prima di Costantino un altro imperatore aveva cercato di fare lo stesso ma non poté farlo perché il suo esercito si rifiutò di avanzare oltre Rimini.
La dimensione degli errori compiuti da Massenzio nella sua battaglia fa pensare che non sia stato un caso, ma che una forza occulta abbia confuso la sua mente per farlo perdere.
Pochi giorni dopo la sua vittoria, Costantino compirà un oltraggio rifiutandosi di concludere il rito del trionfo con l'omaggio a Giove Capitolino, e per tutto il periodo di sua presenza a Roma si asterrà dall'essere presente a gran parte dei riti religiosi ai quali era attesa la sua presenza come Pontifex maximus, Eppure Dopo 21 mesi il senato gli fa dono di un arco di trionfo nel quale é scritto che lui ha agito su "ispirazione divina".
Pensa, anche il senato Romano pensava che la sua vittoria fosse frutto del suo rapporto con la divinità, anche se la loro era una divinità differente da quella che Costantino aveva in mente visto che si rifiutava di rendere omaggio alla loro. 
Titolo: Re: La politica di Cristo non è di questo mondo
Inserito da: Fpecchini il 28 Gennaio 2026, 11:06:35 AM
Citazione di: anthonyi il 28 Gennaio 2026, 07:09:46 AMPerò sta di fatto che Costantino le sue battaglie le ha vinte, e andando ad approfondire le ha vinte contro un ragionevole calcolo bellico. Massenzio infatti poteva contare su molti Piú uomini, tra i quali i pretoriani, e oltretutto giocava in casa mentre invece Costantino per attaccarlo doveva trasgredire all'antica legge per la quale nessun esercito in armi poteva avanzare verso Roma.
Quella legge aveva ancora peso, infatti alcuni anni prima di Costantino un altro imperatore aveva cercato di fare lo stesso ma non poté farlo perché il suo esercito si rifiutò di avanzare oltre Rimini.
La dimensione degli errori compiuti da Massenzio nella sua battaglia fa pensare che non sia stato un caso, ma che una forza occulta abbia confuso la sua mente per farlo perdere.
Pochi giorni dopo la sua vittoria, Costantino compirà un oltraggio rifiutandosi di concludere il rito del trionfo con l'omaggio a Giove Capitolino, e per tutto il periodo di sua presenza a Roma si asterrà dall'essere presente a gran parte dei riti religiosi ai quali era attesa la sua presenza come Pontifex maximus, Eppure Dopo 21 mesi il senato gli fa dono di un arco di trionfo nel quale é scritto che lui ha agito su "ispirazione divina".
Pensa, anche il senato Romano pensava che la sua vittoria fosse frutto del suo rapporto con la divinità, anche se la loro era una divinità differente da quella che Costantino aveva in mente visto che si rifiutava di rendere omaggio alla loro.
Caro Anthonyi,
purtroppo nè il fatto che Costantino abbia vinto nè la possibilità che abbia vinto senza i favori del pronostico sono un garanzia di un presunto intervento divino in suo favore. La convinzione del Senato, e probabilmente dello stesso Costantino, di essere stato favorito dalla divinità si iscrive perfettamente nella mentalità del tempo, per cui re e imperatori dedicavano molto tempo ed attenzione nel consultare oracoli e augurii e a fare sacrifici per ingraziarsi gli dei. Ma tutto questo, dal punto di vista cristiano, ammonta a poco più di semplice superstizione.
D'altra parte, i libri sacri di tutte le religioni sono pieni zeppi delle stesse storie in cui un dio concederebbe la vittoria al suo preferito, da Indra che aiuta Sudas nella battaglia dei Dieci Re, a Marduk che aiuta Nebuchadnezzar I contro gli elamiti, ad Allah che aiuta i musulmani di Maometto ed Ali nella battaglia di Badr. Se ci atteniamo a questo tipo di lettura, Dio si comporterebbe esattamente come tutti gli altri dei, e onestamente, dal punto di vista strettamente storico, sarebbe difficile sostenere che in fin dei conti abbia avuto più successo degli altri.