La politica di Cristo non è di questo mondo
Una critica alla teologia politica del movimento Darsi Pace
https://medium.com/@federiconicolapecchini/la-politica-di-cristo-non-%C3%A8-di-questo-mondo-dece073615d6 (https://medium.com/@federiconicolapecchini/la-politica-di-cristo-non-%C3%A8-di-questo-mondo-dece073615d6)
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Il punto 8 dice:
"Non verranno accettati messaggi che contengono semplici domande [...] oppure solo link: (Su questa pagina www.garibaldifuferito.it parlo di Garibaldi, che ne pensate?)".
Sintetizza quello che hai scritto nel documento del link citato, se vuoi che se ne discuta.
L'articolo è una critica al concetto di teologia politica, e quindi al tentativo di un certo pensiero cristiano di politicizzare il vangelo e confondere la sfera sacra ed eterna con quella profana e temporale.
I riferimenti principali teologico-filosofici sono Marco Guzzi e il movimento Darsi Pace, Eric Voegelin, Sant'Agostino, Kierkegaard e Karl Barth.
Effettivamente avevo pensato di intervenire.
Fpecchini, se vuoi sollecitare un dibattito devi presentare delle idee da te elaborate, certamente partendo da riferimenti documentale che puoi o meno indicare, ma presentando nel tuo post le idee di cui si discute.
Il tuo post n 2 da qualche indicazione, ma é oggettivamente poca cosa, soprattutto in relazione alla dimensione dell'argomento.
Per quanto mi riguarda, comunque, io non mi scandalizzo all'idea che il pensiero religioso, e nello specifico quello cristiano, diventi pensiero politico.
Non dobbiamo dimenticare che é proprio Gesú a segnare il confine tra religione e politica con: "date a Cesare quel che é di Cesare, date a Dio quel che é di Dio".
Per il pensiero cristiano originario I due mondi sono separati, ma insistendo nella stessa società, necessariamente, vengono ad agire in maniera integrata.
Non é ragionevole pensare che milioni di persone di fede cristiana non possano aver voce nelle scelte politiche, e le loro scelte chiaramente saranno funzionali ai loro principi cristiani.
Col tuo post hai ricordato i bei tempi, quando a governare in Italia c'era la Democrazia Cristiana, perché quelli erano bei tempi rispetto al caos della politica di oggi che ha smarrito i suoi fondamenti valoriali, a destra come a sinistra.
Quello su cui posso trovarmi d'accordo con te é la critica ad una concezione etici sta, che cerca di trasformare il principio morale in legge perché ritengo tale strategia poco efficace nell'implementare detti principi, ma sono comunque convinto che obiettivo dello stato sia questa implementazione anche se realizzata con metodi Piú soft. In altri termini io credo nello stato etico, anche se non coercitivo.
Se lo scopo dell'autore è discutere ci sta anche che il testo sia su un altro sito, il sospetto davanti a queste operazioni soprattutto da parte di utenti nuovi è che ci sia solo voglia di far pubblicità ad una pagina, questo non è tollerato, quindi la liceità di questo intervento a mio avviso dipende dal comportamento dell'autore.
Non c'è niente di male ad avere la religione in politica, anzi quando una religione è vigorosa e cogente la società su cui si impone è quasi indistinguibile dalla politica, fatto salvo che il cristianesimo ha questa unicità di dar a Cesare quel che è di Cesare, frase che quasi sicuramente Gesù non hai mai detto ma comunque gli viene attribuita, che ha generato questo meraviglioso spazio per il laico dove la politica si può destreggiare senza gli impicci religiosi, e sarebbe un peccato tornare invece al modello teocratico ebraico\islamico.
Io comunque con Cristo in politica non vado granchè d'accordo, lui era evidentemente d'accordo con un paio di concetti che a me risultano indigesti, tra questi la possibilità che un uomo potesse avere in proprietà un altro uomo, anche detta schiavitù, e che le donne fossero proprietà del marito. Al netto delle parabole di buon senso ed i paradossi senza senso già queste due politiche per me rappresentano un ostacolo insormontabile, il fatto che "abbia fatto anche cose buone" è una vecchia tattica retorica italiana che non mi convince.
Sul testo linkato avrei tante obiezioni, ne riservo solo una nella chiosa dove si scrive "Per questo il successo mondano, il trionfo storico è precluso all'azione cristiana, che invece agli occhi del mondo fallisce sempre, ed è perciò oltraggiata e derisa." La religione cristiana ha avuto un incredibile successo mondano, per secoli e secoli, la strada non è preclusa per qualche motivo ultraterreno, l'essere derisi non è un destino ineluttabile, è una conseguenza naturale per chi sostiene "cose dell'altro mondo"!
Salve a tutti, non era mia intenzione farmi pubblicità ma solo trovare interlocutori interessanti su un tema che mi sta a cuore.
Forse però sono fuori luogo in questo forum, in quanto l'articolo tratta di una questione soprattutto interna al cristianesimo e alla questione di come vivere la fede. Ovviamente sul tema del messianismo politico si sono espressi anche molti commentatori non cristiani (vedi ad es. Bloch, Benjamin, Taubes, Agamben, ecc.) che però nutrivano un particolare interesse per l'esegesi scritturale, specialmente paolina. In questo senso forse l'articolo potrebbe essere uno spunto per una discussione sul messianismo più in generale.
Detto qusto, credo che sia anthonyi sia InVerno abbiano sostanzialmente frainteso la mia posizione, perchè io non nego la possibilità che i cristiani facciano politica, critico solo che la facciano in nome di Cristo invece che in nome proprio, di semplici cittadini. Questo perchè nessun cristiano può dire di conoscere la volontà di Dio, se non è Dio stesso a rivelargliela. E questa verità rivelata è una verità di fede, che può essere compresa solo da altri che condividono la stessa fede. Non è invece rilevante nell'ambito della società umana in generale, dove non tutti credono e quindi un appello ad una verità rivelata semplicemente non ha alcun senso per i più. Ogni tentativo storico della Chiesa di imporre la propria fede a tutta la società ha portato non ad una società davvero cristiana, ma ad un pervertimento del messaggio evangelico e ad una cristianità di facciata che assomiglia molto più al fariseismo che Gesù criticava che alla Chiesa primitiva degli Apostoli.
Citazione di: InVerno il Oggi alle 15:42:54 PMIo comunque con Cristo in politica non vado granchè d'accordo, lui era evidentemente d'accordo con un paio di concetti che a me risultano indigesti, tra questi la possibilità che un uomo potesse avere in proprietà un altro uomo, anche detta schiavitù, e che le donne fossero proprietà del marito. Al netto delle parabole di buon senso ed i paradossi senza senso già queste due politiche per me rappresentano un ostacolo insormontabile, il fatto che "abbia fatto anche cose buone" è una vecchia tattica retorica italiana che non mi convince.
Adesso abbiamo anche chi interpreta il pensiero di Gesú, e poi lo giudica. Gesú non fa affermazioni contraddittorie con le consuetudini istituzionali del suo tempo perché la sua missione é generare un'evoluzione non istituzionale, ma del cuore umano. Dio comunica con l'uomo adattandosi ai limiti del suo linguaggio con principi semplici, come quello che "gli ultimi saranno i primi", che serve certo a dare sollievo spirituale agli ultimi, ma anche a far capire ai primi che non hanno molte ragioni per forzare la loro posizione di privilegio. Non a caso nel mondo cristiano, dopo qualche secolo, la schiavitú sparirà senza bisogno che ci sia un intervento specifico al riguardo.