Scrive Duc in altum! :
''Be', se Gesù, nel momento che viene accolto (lo si accetta) come il Verbo che si è fatto carne, è un esempio del nascondimento dello stesso Dio che si "trasforma" in Uomo e quindi sta dimostrando - una volta per sempre - tutta la verità della Sua esistenza (quindi altro che giocare a nascondino!), mi arrendo...''
Riprendo da dove Duc si arrende. :)
Da ateo sono giunto a una conclusione simile, e anzi è il nocciolo della mia filosofia.
Un realtà la cui esistenza è provata dal farsi mondo la sua descrizione, che con esso coincide quando della descrizione non vi è coscienza, quando il verbo viene accolto ovviamente. perchè non vi è scelta che derivi da consapevolezza, scelta che oggi facciamo fra un mondo ''reale'' e uno virtuale, fra i quali non vi è sostanziale differenza.
La differenza sta infatti nella nostra consapevolezza che di una descrizione, o meno, si tratti.
Questa descrizione si materializza divenendo il mondo che viviamo quando appunto di essa non c'è consapevolezza.
Si smaterializza, o meglio si rivela per quel che è, una descrizione, quando ne abbiamo consapevolezza , avendo documentazione della sua creazione e/o avendovi partecipato.
La religione sta dentro a questo quadro come l'anello di congiunzione fra un mondo che ci appare nella sua solidità, e un mondo , che per la religione è ultraterreno, ma che somiglia tanto a ''questo'', che esiste solo se vi si pone fede.
Ciò che sembra esistere di per se esiste solo per fede, che sia consapevole o meno, ed è prova di ciò che ''non'' si nasconde, perchè non gli è propria l'apparenza, come non gli è proprio null'altro, da intendersi quindi come pura esistenza, o Essere , come puntualizza Niko, essendo tutto il ''resto'' enti, attraverso i quali abbiamo indirettamente a che fare con l'essere.
Quindi non si tratta propriamente di un resto, ma di ciò che può stare al suo posto, e ciò che sta al suo posto è il mondo che viviamo, ''concreto'' o virtuale che sia, nel quale ultimo viviamo sempre più, e sempre meno nell'altro, ma che in quanto vivibili sono fatti della stessa sostanza descrittiva.
Grande è dunque il potere del verbo, se ne abbiamo fatto pure un Dio.
Oppure come ve lo spiegate voi il suo potere, che è tale da mettersi alla pari di un dio?
La parola è stata la prima realtà virtuale creata dall'uomo. Ma prima di tutto, la parola è stata una tecnologia che ci ha reso umani. Dobbiamo renderci conto che si tratta di una tecnologia, cioè di un artifizio creato dall'homo faber , in transizione, pronto e maturo, a divenire sapiens. Com'è stato che i piccoli gruppi umani hanno articolato le prime parole significanti? La parola che esce di bocca è un flatus vocis modificato, cioè un atto respiratorio modificato. Quei piccoli gruppi umani si sono accorti che era possibile modulare in vari modi i flatus vocis, e hanno notato che potevano concordare sull'associare al variare dei toni un variare di significati. Convenendo insieme hanno creato delle prime convenzioni verbali, per cui per esempio una esclamazione come uh! poteva significare là lontano e ih! qui vicino, e già un gruppetto umano che si era "convenuto" su queste due primissime protoparole partiva avvantaggiato rispetto agli altri gruppi umani che ancora erano del tutto averbali... in una situazione di caccia, ad esempio, il poter avvertire indicando verso una direzione che la belva da ammazzare è uh! e che verso quell'altra direzione è ih! indirizza agevolmente tutto il gruppo verso il bersaglio e così frega gli eventuali gruppetti umani concorrenti. Questo gruppetto non può non rendersi conto che quel trucchetto convenzionale conviene, e i più creativi del gruppetto arricchiranno sempre più il loro vocabolario, con nuovi suoni convenzionali, ancora esclamativi-interiettivi, ma potranno comparire poi anche i primi vocalizzi deittici-indicativi, cioè che precisano una direzione senza necessità di accompagnare la protoparola con dei gesti, e via di seguito così, tanti millenni dopo, fino al verbum e al logos. E ci credo che arriverà infine poi anche il momento di dio che dentro le parole se ne sta beatissimo :)
D'altronde, dapprima la parola si è formata fuori dall'uomo, nei vocalizzi tra un uomo e l'altro, e in tale traffico è divenuta per successive convenzioni vettrice di significati, e solo successivamente si è interiorizzata divenendo pensiero, ossia verbum internum. La cosa si ripete anche con ogni nuovo arrivato: il bambino all'inizio non ha pensieri ma è riempito di parole dalla madre e queste gli penetrano dentro diventando i suoi primi pensieri.
Il pensiero sembra esser venuto prima della parola, e invece prima è stata la parola e poi questa è entrata dentro l'uomo, divenendo pensiero. La parola non poteva formarsi se l'uomo fosse stato asociale, la parola ha evidenti origini sociali (come ho sottolineato nella mia discussione dedicata al logos).
L'uomo compiuto ovviamente può ormai credere che sia il pensiero a precedere la parola, ma nella logogenesi, è questa a guidare tutte le danze. D'altronde, la parola è aria che entra ed esce dalla nostra bocca... e anche l'anima inventata da noi umani, è aria :)
Citazione di: Luther Blissett il 19 Gennaio 2026, 23:08:49 PML'uomo compiuto ovviamente può ormai credere che sia il pensiero a precedere la parola, ma nella logogenesi, è questa a guidare tutte le danze. D'altronde, la parola è aria che entra ed esce dalla nostra bocca... e anche l'anima inventata da noi umani, è aria :)
Notevole osservazione.
Parlo, e posso parlare anche da solo, quindi penso , ergo sum, in un gioco, come ben dici, di portare fuori e riportare dentro ciò che il verbo produce.
Ma cosa era prima? All'uomo che non sapeva di sapere, non sapiens, segue il sapiens, che sa di non sapere. Inizia l'era del dubbio, perchè solo ciò che si può affermare può essere negato.
La parola, come tecnologia, più quelle che sono seguite, hanno portato fuori, alienando o periferizzando il nostro essere, riducendo l'area del confine umano non superabile, posto che ve ne sia uno.
Fra questi due uomini, che continuano a convivere in noi, potremmo ipotizzare la religione come loro anello di congiunzione.
Perchè fra i due si mantenga una continuità fra uomo che non sa di sapere, e l'uomo che sa di non sapere, si aggiunge la fede per ristabilire la verità, quella verità che era tale perchè non negabile, in quanto inespressa.
Si potrebbe aggiungere quindi alla parola, come fonte di pensiero, la fede come necessità per ristabilire una realtà a cui prima bastava solo apparire, per essere.
Tutta la tecnologia venuta dopo la parola non fa che aprire nuovi capitoli di questa storia che inizia con l'uso di una tecnologia di cui solo in seguito abbiamo preso coscienza esser tale, quindi perfetto anello di congiunzione nella sua circolarità, di dio che si fa verbo e verbo che si fa dio.
Se poi uno crea una nuova teologia, come hai fatto tu, per dimostrare, come mi piace pensare, che non è meno credibile delle esistenti, allora il verbo, è chiaro essere stato il vestito di un dio adesso nudo.
Il parto è duro , perchè non essendo un feto, ma un uomo fatto che nasce da altro uomo, questo è tentato di non venir fuori, per quanto la tecnologia insista come levatrice a cavarlo fuori, perchè, chi avrebbe veramente deciso di nascere potendolo fare?
L'uscita dal paradiso in effetti è un travaglio ancora in corso.
CitazioneL'uomo compiuto ovviamente può ormai credere che sia il pensiero a precedere la parola, ma nella logogenesi, è questa a guidare tutte le danze.
In realtà è un processo circolare. Ritenere che non vi fosse pensiero in un sistema di 80/100 miliardi di neuroni, ovvero nello stesso identico cervello di cui oggi disponiamo, è molto illogico. É possibile però che il numero di neuroni negli ultimi milioni di anni sia progressivamente aumentato, anche in virtù del linguaggio. Ciò non toglie che il pensiero preceda necessariamente il linguaggio, a meno che non si creda che gli animali non pensino. La tendenza oggi é quella di far risalire la tecnologia, compresi i mezzi di comunicazione linguistici, sempre più indietro nel tempo, già con gli ominini precedenti a Sapiens e Neanderthal, ovvero tra i 500.000 e i 3 milioni di anni fa. Le prime tecnologie sono di scheggiature di ossi e pietre. Poterlo fare senza pensiero mi pare impossibile (tecnologia lomekvian in Kenya risale a 3.3 milioni di anni fa). La procedura di scheggiatura, l'aumento di prede, l'uso di pellicce, ha reso disponibile più tempo agli ominini che hanno potuto sperimentarsi nell' affinamento del pensiero, anche attraverso il linguaggio e, come dicevo, il linguaggio stesso è poi divenuto una molla per incrementare i processi di pensiero, al punto da rendere il pensiero svincolato dalla realtà(se dico unicorno me lo posso rappresentare anche se so che non esiste). Ma all'origine non c'è già una costruzione astratta e già virtuale ma una cosa molto concreta come la scheggiatura della pietra.
Citazione di: Jacopus il Oggi alle 00:57:48 AMIn realtà è un processo circolare. Ritenere che non vi fosse pensiero in un sistema di 80/100 miliardi di neuroni, ovvero nello stesso identico cervello di cui oggi disponiamo, è molto illogico. É possibile però che il numero di neuroni negli ultimi milioni di anni sia progressivamente aumentato, anche in virtù del linguaggio. Ciò non toglie che il pensiero preceda necessariamente il linguaggio, a meno che non si creda che gli animali non pensino.
Sono d'accordo sulla circolarità. Ciò che conta, che abbia la forma di un pensiero, o altro, è il motivo per cui i neuroni in quella forma si organizzano, che non cambia nella sostanza, e che come dici non riguarda l'uomo in particolare.
In effetti io ipotizzo che vi sia qualcosa, in qualche forma, che la forma descrittiva affianca, capace di farne le veci, e che la transizione fra le due forme non sia ancora completata ( uscita dal paradiso ancora in corso), e che non è neanche necessario che la si completi, potendosi fare convivere le due forme, materiale e spirituale, non nascondendo io l'intento di portarle entrambe sullo stesso piano di banalità.
Insomma , seppur sia forte la mia convinzione di vivere dentro una descrizione, gioisco del fatto che questa consapevolezza non faccia sparire la realtà, come di solito la si intende.
In fondo, anche quando sogniamo, per la consapevolezza di sognare non si interrompe il sogno.
La differenza fra sogno, e la cosiddetta realtà, sta nella diversa coerenza, a parità di apparenza, ma dietro all'apparenza c'è il ''mio dio'', la vera realtà, che si può tradurre in apparenza, ma che sarei deluso se con essa potesse coincidere del tutto, in una forma o nell'altra, e conscio di ciò mi sento libero di costruire mondi in cui vivere senza peccare di lesa divinità.
Non tutto è sotto il controllo del pensiero, anche se questo cerca di mettere sempre il cappello su ogni azione, come frutto di una decisione consapevole.
Di questo controllo in effetti non c'è stato neanche bisogno, finché le nostre mani, rese abili dall'evoluzione per altri motivi, non hanno estratto la nostra interiorità, ed è così che ci siamo fatti verbo, per una questione di pura serendipità.