Le tre Critiche kantiane sono appropriate verso gli eccessi del razionalismo illuminista, le illusioni del deismo, l'estremismo del culto della dea ragione; ma non bastano a contrastare l'oscurantismo e il fanatismo presenti nella cristianità. In ordine a quest'ultimo scopo esse si presentano in ordine inverso. Si sarebbe dovuto procedere prima a mostrare i limiti del giudizio, poi quelli della ragion pratica, quindi della ragion pura. Che senso ha lanciarsi in polemiche senza aver prima considerato adeguatamente quali sono i limiti della propria facoltà di giudizio? Perché negare la metafisica prima di averne mostrato una possibilità pratica?
Perché mostrare l'impossibilità di una teodicea filosofica come se teologia e filosofia fossero necessariamente separate e sempre nello stesso rapporto reciproco, la seconda premessa della prima?
Tale disavvedutezza apriva la possibilità dei futuri estremi criticismi di Feuerbach, Marx, Nietzsche, attraverso i quali religione e filosofia occidentali non potevano coesistere né sussistere. Tutto sta nel notare che l'oggetto criticato è anche oggetto di immotivata avversione. Di questa si possono trovare cause, ma alla base si scopre odio e rifiuto deliberati, cioè una guerra, se non aggressione, più o meno occultata. E' giusto è necessario che sia riportata alla coscienza, non solo dei pochi.
Dove l'esatta dimensione critica per il cristianesimo? In esso si trova già un'autocritica, segnata dalla Riforma protestante e da ciò che da essa nasceva anche in filosofia.
MAURO PASTORE