Sulle orbite piene di lacrime/celesti ruotano le
stelle esatte/come cristalli infranti e
anime/ sciami
di lucciole distratte. Amore? E' colla di pesce
per
cellule rimbambite/ Ma mille per mille voi divenite/
piene di vita, anaplastiche, rigogliose/cellule
giovani in corpi stanchi, e vorticose/ E senza
l'alibi
dell'amore/ interminabile infinito tumore. Cederà
il
disgusto? Ora è singolare (Ha acceso la tua miccia e
attende il tuo silenzio? Lo sento battere dentro di
me, sacchetto fradicio, fardello nascosto,
ticchettante come ordigno, tarlo corrodente,
umoroso
verme, orologio letale)
Ora è plurale: riso celeste
Sulle labbra hanno
tutti stampato quel sorriso/ che si chiama
sociale,
quello che nasconde il viso/ la nube nasconde
il cielo o è una palpebra?/ l'abbiamo sentito
assomigliarci anche nella tenebra.
E poi, la luna e il sole sempre l'io ascolta/
l'una
sognando e l'altro ogni volta/ dell'acqua
brillante
specchio o sorgente/ cercata dai loro raggi
mortalmente/ e ora so che la luna era più
innocente/
di quanto il sole non l'avesse assolta.
Ma
persistono ancora noie cromatiche
seguendo una fase di transizione materica,
neutrale,
anche se inneggiante agli enne gradi di libertà
degl'iperspazi riemanniani...