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LOGOS - Argomenti => Tematiche Filosofiche => Discussione aperta da: green demetr il 02 Marzo 2026, 22:46:39 PM

Titolo: Se pensi ti ammali
Inserito da: green demetr il 02 Marzo 2026, 22:46:39 PM
Mi dispiace di passare direttamente alla ultrafilosofia, ma capisco che ormai sono agli sgoccioli.

Ammettiamo che esista Satana, per l'esattezza Satan, non il diavolo della tradizione cattolica, ma quello di quella ebraica, o anti-ebraica delle massonerie varie.
Mettiamo che esiste, ed esiste proprio fenomenologicamente.
Ma allora non è chiaro che le vaccinazioni di massa potrebbero essere qualcosa che ha che fare con quello?

Domande retoriche ovvio.

Torniani a bomba; quante volte ho sentito dire alla gente che pensare gli da venire mal di testa? quante volte ho visto stare male, incalzate dal mio domandare novello?

E mi chiedevo: "minchia come sono messi male"

E ora come sapete o forse no, a 28 anni mi sono chiuso come ogni intellettuale che ci prova, a piangere nelle torre d'avorio.

Poi pian piano si è lasciato corrompere dal mondo ed è uscito.
Pian piano ha smesso di pensare anche se le sue vecchie cagate le strepitava ora in forum ora in un altro.

E poi l'apocalisse ha suonato la sua prima tromba infernale il 2020.

Poi come sempre avviene nella storia dall'egitto in poi, è partita la caccia all'ebreo e sappiamo come finisce.

Poi alza gli occhi al cielo, che vuol dire ti guardi nel cuore.

C'è la collona sonora del Gladiatore.

Poi prendi i libri e comincia il calvario...come è possibile?

Si tratta di un caso. Poi vedi gli astri...combaciano...sarà un caso ti chiedi.

te lo chiedi ma poi ti ammali, di nuovo.

non diciamo sciocchezze è un sintomo.

già ma di cosa? inizia la tortura del capire ciò che non si capisce piu.

è inutile analizzare non potete fare ciò che non posso nemmeno io.
poveracci.
frignoni.

benvenuti nella filosofia avanzata.
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: green demetr il 12 Marzo 2026, 23:00:49 PM
Se pensi ti ammali, come tutti i grandi scrittori, il pensiero sfinisce, ti costringe a guardarti in faccia, non rimane che auto-annientarsi, o meglio ammalarsi.

Perchè il pensiero ha questo effetto? Quali orizzonti dunque apre? C'è la possibilità di una ereditarietà?

Ho forti dubbi sull'eredità, perchè sennò muoiono tutti cosi giovani?

Eppure è questo il senso. Come se la morte stessa fosse l'ultima prova, o meglio la compagna fidata nel nostro percorso.

E' interessante sia da un punto di vista fenomenologico perchè porta a ripensare il transumanesimo in chiave cosmologica (a detta del prof. Alfieri c'è un allievo di Husserl che ha provato una declinazione cosmologica, peccato che sia un autore polacco) nei casi di mancata attivazione dello stesso pensiero, penso sopratutto a quello.

Ma al di là dell'oscurantismo, per chi invece vede la luce cosa significa questo?

Certamente la saggezza della bibbia è li ad aiutarci col suo giobbe.

Cosi si comportano e vivono i giusti, non c'è alcun dubbio.

Ma la vita di un intellettuale si deve giudicare al setaccio della sua lama di luce negli abissi dell'oscurità del mondo infernale-materiale?

Ma a che scopo? Per una forma di vita simbolica come nelle religioni?
Ma è una aberrazione!

In un mondo ateo dove non si può, come chi ha capito se sei nella filosofia avanzata, porre un Dio. Dove si può trovare il Dio?
Nelle forme certo, nei piaceri certo.
Ma le forme e i piaceri giacciono come pensa Hegel in un tempo che svanisce.
Ma noi se sei nella filosofia avanzata capiamo benissimo di essere fuori da tempo.
Il nostro desiderio è ciò che ci rende volitivi.
Ma svanisce nel fondo. Questo per me è di difficile comprensione.
Noi vorremmo attingere al cielo, ma la sua pioggia che ci dà vita ci spinge a terra.
La giustizia come pensavano gli antichi greci sta in terra, non nei cieli.
Le stesse forme platoniche sono in terra, dissimulate dalle ombre certo, ma in terra.
C'è chi da Aristotele giu fino a Cacciari, non intende che la forma è già di per se stessa un fenomeno, e ogni fenomeno è sulla terra.
Non è una astrazione, la giustizia è una, il bello è uno, il santo è uno.
Sono oggetti indagabili.
Fa questo l'intellettuale certo.
Ma muore nel farlo.

perchè?

quale è il fenomeno la forma che non vediamo? è questa la domanda? ai prossimi giorni.
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: Alexander il 13 Marzo 2026, 11:23:41 AM
E la Noia che spazio trova nella vita intellettuale? Perché scrivo poesie quando sono triste e mi annoio scriveva Jimenez? Penso, rifletto, faccio filosofia perché la vita mi è tediosa o la vita mi diventa tediosa perché penso, rifletto e faccio filosofia? I momenti in cui sono stato quasi felice sono stati quelli dove ha vissuto senza pensare troppo : una passeggiata nel bosco attento a scovare funghi ; rotolare sul tappeto o fare il cavallo con i figli piccoli in groppa, ridendo come matti. I matti sono felici, ridono di gusto. Non sanno forse perché ridono, ma ridono con tutti i denti. I miei sono sorrisi tirati. Se rido, quasi mi trattengo. Il pensiero mi incalza: non va bene ridere così, mi dice. I tuoi denti non sono perfetti, mi suggerisce.
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: iano il 13 Marzo 2026, 17:29:48 PM
Citazione di: green demetr il 02 Marzo 2026, 22:46:39 PMTorniani a bomba; quante volte ho sentito dire alla gente che pensare gli da venire mal di testa? quante volte ho visto stare male, incalzate dal mio domandare novello?

E mi chiedevo: "minchia come sono messi male"
Per andare dove dovevi andare, per dove sei andato?
Se non sei arrivato, non è perchè hai sbagliato strada, o perchè era l'isola che non c'è, ma perchè, col senno di poi, forse c'eri già, e adesso non ci sei più, e se provi a tornarci ti prendono per matto.
Ovunque tu sia andato adesso si è creata una distanza incolmabile, e ''non è il tempo che ti manca, e neanche l'età'' (°), per cui si, è vero, non è più tanto, ma tu sei proprio sicuro di volerlo usare per aumentare la distanza?

(°)
Testo di un capostazione di Voghera, che è partito dalla sua stazione per fare il cantautore, e c'è pure arrivato, ma poi, quando ha capito di avervi lasciato l'anima, non è più riuscito a tornare.
La strada la conosceva, e l'ha percorsa a ritroso, ma quando è arrivato ha capito che si, il posto era quello, ma che lui era un altro.
Si chiamava Gianmaria Testa.
 
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: Lou il 13 Marzo 2026, 18:41:02 PM
Citazione di: green demetr il 12 Marzo 2026, 23:00:49 PMSe pensi ti ammali, come tutti i grandi scrittori, il pensiero sfinisce, ti costringe a guardarti in faccia, non rimane che auto-annientarsi, o meglio ammalarsi.

Perchè il pensiero ha questo effetto? Quali orizzonti dunque apre? C'è la possibilità di una ereditarietà?

Ho forti dubbi sull'eredità, perchè sennò muoiono tutti cosi giovani?

Eppure è questo il senso. Come se la morte stessa fosse l'ultima prova, o meglio la compagna fidata nel nostro percorso.

E' interessante sia da un punto di vista fenomenologico perchè porta a ripensare il transumanesimo in chiave cosmologica (a detta del prof. Alfieri c'è un allievo di Husserl che ha provato una declinazione cosmologica, peccato che sia un autore polacco) nei casi di mancata attivazione dello stesso pensiero, penso sopratutto a quello.

Ma al di là dell'oscurantismo, per chi invece vede la luce cosa significa questo?

Certamente la saggezza della bibbia è li ad aiutarci col suo giobbe.

Cosi si comportano e vivono i giusti, non c'è alcun dubbio.

Ma la vita di un intellettuale si deve giudicare al setaccio della sua lama di luce negli abissi dell'oscurità del mondo infernale-materiale?

Ma a che scopo? Per una forma di vita simbolica come nelle religioni?
Ma è una aberrazione!

In un mondo ateo dove non si può, come chi ha capito se sei nella filosofia avanzata, porre un Dio. Dove si può trovare il Dio?
Nelle forme certo, nei piaceri certo.
Ma le forme e i piaceri giacciono come pensa Hegel in un tempo che svanisce.
Ma noi se sei nella filosofia avanzata capiamo benissimo di essere fuori da tempo.
Il nostro desiderio è ciò che ci rende volitivi.
Ma svanisce nel fondo. Questo per me è di difficile comprensione.
Noi vorremmo attingere al cielo, ma la sua pioggia che ci dà vita ci spinge a terra.
La giustizia come pensavano gli antichi greci sta in terra, non nei cieli.
Le stesse forme platoniche sono in terra, dissimulate dalle ombre certo, ma in terra.
C'è chi da Aristotele giu fino a Cacciari, non intende che la forma è già di per se stessa un fenomeno, e ogni fenomeno è sulla terra.
Non è una astrazione, la giustizia è una, il bello è uno, il santo è uno.
Sono oggetti indagabili.
Fa questo l'intellettuale certo.
Ma muore nel farlo.

perchè?

quale è il fenomeno la forma che non vediamo? è questa la domanda? ai prossimi giorni.
Ti faccio un dono.;)
Come... (https://www.libraccio.it/libro/9788868338879/giulio-cesare-giacobbe/come-smettere-di-farsi-le-seghe-mentali-e-godersi-la-vita.html?)
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: green demetr il 19 Marzo 2026, 22:46:55 PM
Citazione di: Alexander il 13 Marzo 2026, 11:23:41 AMomenti in cui sono stato quasi felice sono stati quelli dove ha vissuto senza pensare troppo : una passeggiata nel bosco attento a scovare funghi ; rotolare sul tappeto o fare il cavallo con i figli piccoli in groppa, ridendo come matti. I matti sono felici, ridono di gusto. Non sanno forse perché ridono, ma ridono con tutti i denti. I miei sono sorrisi tirati. Se rido, quasi mi trattengo. Il pensiero mi incalza: non va bene ridere così, mi dice. I tuoi denti non sono perfetti, mi suggerisce.
Esatto, io non sono mai felice quando leggo, quando penso, mi sento molto meglio quando rifletto non sulle astrazioni (di cui però siamo fatti) ma sulle forme che mi accompagnano. Un passeggiata nel parco, una gallinella d'acqua, una poesia di Montale.
Un pesce, una grondaia, un sacchetto spostato dal vento, l'odore marcio di un laghetto artificiale, le sculture che imitano il barocco per il centro di milano.
i maledetti piccioni.
Sono sempre state queste le cose che mi fanno sentire tutt'uno, come nella declamazione di Ungaretti.
Ma ciò che conta è il sorriso di una ragazza, il volto saggio di un uomo.
E ancora di piu il desiderio del corpo di una donna.
Non il corpo della donna, il desiderio dello stesso.
Ma ciò cade a terra, il desiderio piu si avvicina all'oggetto, piu ne è distaccato, piu ne è terrorizzato come nella tradizione psicanalitica piu schietta.
E una volta troppo vicino lo vuole distruggere come nella tradizione psicanalitica piu schietta.

Ma il problema è ancora piu vasto, perchè se non lo distruggi tu, si distrugge lui automaticamente.
Il tempo dilegua.

Inizia cosi la filosofia, la ricostruzione del vissuto, la valorizzazione.
Etc.
Ma è una sostituzione (una sublimazione), non è la realtà.

Perchè, perchè ciò che è vero, il desiderio della forma, il voler vedere apparire (per l'esatezza, che sia una gallinella d'acqua o la figa qui poco importa) si infrange con la possibilità stessa che questo si inveri.

Sembra quasi che stiamo perdendo di vista qualcosa di piu grande.
Non è questione del transumanesimo che il piu grande è una visione della natura in sè, perchè non esiste nè natura nè transumanesimo senza un sè.
E' solo il sè che può vedere il de-siderio (cio che proviene dai cieli etimologicamente).
Oggi i cieli li abbiamo cancellati (Sloterdijk, sfere 1).
Non vogliamo piu vederli, viviamo di infinite sostituzioni, ci distruggiamo nel tentativo di comprendere la sostituzione e non la realtà.
A me pare grave.
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: green demetr il 19 Marzo 2026, 23:00:17 PM
Citazione di: iano il 13 Marzo 2026, 17:29:48 PMper cui si, è vero, non è più tanto, ma tu sei proprio sicuro di volerlo usare per aumentare la distanza?
L'ho già sentito nominare, non ho idea di chi sia questo Testa.
Ma vedi, la distanza per una psicologia onesta è la mamma.
Sono proprio sicuro di lasciare la mamma?
Dipende da come il tuo complesso edipico si è risolto.
In questa discussione non ho voglia di parlare di come si è risolto in me.

Il fatto è che a me non interessa la distanza dall'oggetto primario.
Bisogna fare un lavoro enorme su se stessi.
E si rischia la pazzia, letteralmente.
La psichiatria contemporanea addirittura cancella la possibilità di questa analisi.
Criminalizza chi la volesse fare via istituzionale.

Vedi tu mi parli di qualcosa della filosofia corso intermedio.
Ossia il rapporto difficile (ma razionalmente fattibile, non certo in questi tempi folli per certo, ma in un futuro piu maturo) tra super-io e sè.

Il buon Hegel è stato bravo ad stappare la lattina.
Ma solo Nietzche è andato oltre (in attesa di leggere lo Zibaldone, che forse è pure piu preciso, e kierkegaard, che sono leggibili, e di interpretare kafka o la tragedia antica, che sono illeggibili in sè).

La filosofia avanzata parte già dal fatto che ci si è allontanati dall'oggetto primario.

Se vuoi dai ricordi del lico, quello che Leopardi chiamo il "luogo natio".

La gente crede di liquidare Leopardi pensando che il suo problema fosse il lutto della madre (sintetizzo io velocemente e molto meglio di qualsiasi altro libro mai scritto finora).

Ma non c'è nessun problema. Vi sbagliate, non avete capito nulla.

Leopardi, Nietzche e altri grandi scrittori partono da un luogo moooolto lontano.

Lontano dall'oggetto primario.

Se la filosofia non si libera dall'ombelico del mondo, rimarrà per sempre una filosofia piccola piccola. Di cui ora che mi sto spegnendo a me interessa il giusto, ossia molto poco.

Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: green demetr il 19 Marzo 2026, 23:03:34 PM
Citazione di: Lou il 13 Marzo 2026, 18:41:02 PMTi faccio un dono.;)
Amore mio non ho tempo per i meme, sopratutto se sei una donna matura, ti prego di crescere.
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: green demetr il 19 Marzo 2026, 23:21:13 PM
La stanchezza del pensare equivale alla autodistruzione dei piu grandi intellettuali, che si finisca ammalati di cuore, ubriachi col fegato spappolato, presi da malattie autoimmuni.
Perchè?
Perchè il principale valore dell'uomo è la condivisione, come nella visione di bruno (forse, mai letto) l'educazione è una condivisione delle sublimazioni, delle sostituzini ripeto, e la verità è sempre piu in là.
Il pensiero di Bruno è sempre un passo di là (ovviamente il nostro eroico filosofo non poteva capire del perchè di questa ossessione nel dialogo, anche con il diavolo stesso, la chiesa cattolica, ma lui fuggi chiunque anche i satanisti massoni della svizzera. Non glie ne fregava niente della discussione in sè, ma la ricerca della verità, distruzione di ogni sostituzione, spostamente dell'asse, piegamento dello stesso, e infine distruzione del sistema, dagli spruzzi di sangue di ciò che era rimasto, nuove visioni De-centrate, uno dei filosofi piu pazzi mai esistiti.
Eppure nel suo delirio comico finito in tragedia ovviamente, quanta piu verità c'era rispetto ai filosofi borghesi, quelli su cui sua maestà antisemita Heidegger sputava giustamente sopra.
Ma Heidegger ha mai capito Nietzche? Direi proprio di no.
Qualsiasi studioso dell'ebraismo vede chiaramente quanto Nietzche li abbia quasi raggiunti.
Ovviamente poi Nietzche li ha superati. Ha superato anche me.

Non ricordo che però parli mai dell'oltre filosofia.
Vediamo, perchè putroppo c'è bisogna dei grandi filosofi, per poter vedere, o ambire di vedere, quello che vedevano loro.

Muoiono tutti gli intellettuali veri, perchè non si può vivere di sostituzioni, il cuore cede, siamo in una società fuori di testa.

Ti ammali, perchè vuoi resistere, non puoi far altro che indagare ciò che c'è oltra la sostituzione.
Vedi sottotraccia, sotto la pelle artificiale del mondo inteso come società ovviamente.

Accanto a loro, vorrei pensare anche io.
Oggi mi sento vuoto. Vuoto.

Mi succede quando mi occupo di cose che non mi interessano, ieri ho dovuto fare un piccola immersion nelle conferenza, per capire almeno superficialmente che diavolo sia la filosofia della tecnodestra...interessante...ma nello stesso completamente fuori fuoco rispetto a quello che vorrei studiare io.

Sono morti perchè non c'è condivisione. Perchè addirittura c'è astio.
Oggi addirittura c'è prevenzione.
Ad ogni video che guardo, c'è il video che mi vorrebbe far cambiare idea.
Che mi vuole far tornare indietro.
Anche qui nel forum, chi pensa di essere intellettuale, filosofo.
Se vuoi contribuire ben venga. Se no lascia stare no? Ringrazio i due interventi fatti sopra, quelli seri. In fin dei conti lavorare stanca, ma il lavoro è molto importante. salve ancora!
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: iano il 20 Marzo 2026, 03:15:52 AM
Citazione di: green demetr il 19 Marzo 2026, 23:00:17 PML'ho già sentito nominare, non ho idea di chi sia questo Testa.
https://youtu.be/3YUqvVj_oWk?si=oVoc3D7lBf6VHol8
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: green demetr il 20 Marzo 2026, 21:21:50 PM
Citazione di: iano il 20 Marzo 2026, 03:15:52 AMhttps://youtu.be/3YUqvVj_oWk?si=oVoc3D7lBf6VHol8
Oh almeno so ora chi è.
Nella meditazione di oggi allora mi dà modo di pensare che anzitutto in fin dei conti per chi guarda sul fondo della vita non ci sono poi cosi tante differenze.

E sono d'accordo non c'entra niente l'età, e il tempo c'è sempre (fin quando c'è vita), e per chi è democratico dentro di sè la porta è sempre aperta, ma certo.

Ma poi arriva la sentenza, la polvere di gesso che spargi per la città, che copre il pavimento della sua casa, è come prima, nessuno è entrato, nessuno ha visto i segni per la città.

E lui rimane ad ascoltare il rumore delle mattine e delle sere, il ritmo misterioso della natura.

Il pezzo si chiude qui la musica come al solito è una sorta di fortino dove coccolarsi.

Un morire giorno dopo giorno. Non c'è condivisione e la vita si spegne.

Grazie della condivisone Iano.





Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: Koba il 21 Marzo 2026, 11:55:41 AM
"[...] Quando sarà che tutte queste ombre di Dio non ci offuscheranno più?
Quando avremo del tutto sdivinazzato la natura! Quando potremo iniziare a naturalizzare noi uomini, insieme alla pura natura, nuovamente ritrovata, nuovamente redenta!"
[F. Nietzsche, "Gaia scienza", aforisma 109]

Ecco, potremmo partire da qui.
Un'ipotesi è che se il pensiero porta alla malattia e alla distruzione della vita significa che ha smesso di essere espressione della natura, cioè ha smesso di porsi come parte del gioco delle infinite metamorfosi, e si è imposto di catturare qualcosa di duraturo – le essenze delle cose che si manifestano a noi.
Il nostro modo di conoscere le cose è fermare l'infinito flusso della natura in "istantanee", appunto le forme. Ma che a supporto delle forme ci sia qualcosa che vada oltre il loro semplice essere presenti, qualcosa che poi sarebbe il fine e il senso del fenomeno stesso (e quindi per estensione, il fine della vita dell'uomo), ecco tutto questo ancora una volta è platonismo e l'effetto è pensare che la radice e il senso delle cose siano custodite in un altro mondo.
Come si sa il risultato, quando ci si arrende all'evidenza che questo mondo essenziale semplicemente non c'è, è il nichilismo.
Ma appunto, non si tratterà per caso di un errore imbarazzante?
Il nichilismo, la decadenza, la malattia come semplici errori? Anche se necessari, pur sempre dei semplici errori?
Per esempio il concetto di individuo – che è solo un errore utile, un abbozzo di schema, niente di più, niente di meno. Noi infatti siamo moltitudine in continuo assestamento e mutamento. Ogni nostro cambiamento è solo espressione di necessità interne, organiche, e di perturbazioni esterne. Un gioco insensato: nel nostro piccolo rispecchiamo il grande gioco della natura, il suo produrre senza un perché ogni cosa secondo una logica di immenso spreco.
Vorremmo trattenerci in una forma stabile e dall'altra sentiamo di doverci consumare e disperdere in cose senza un perché, per il solo motivo che siamo qui a vivere per morire e riassorbiti finalmente nei processi della natura.

A volte capita di emergere all'improvviso da una condizione di stordimento e si prende coscienza così dell'ottusità dei pensieri che ci hanno accompagnato per mesi, a volte per anni.
Dopo alcune settimane passate a leggere il romanzo che Nikos Kazantzakis ha dedicato a Francesco d'Assisi, tutto quel consumarsi nel cercare di soffrire e così mettere in riga il proprio corpo, tutte quelle scemenze senza senso come buttare della cenere nella zuppa affinché non se ne goda, ecco dopo tutti quei pensierini da bambinetti pieni di sensi di colpa, per tornare a respirare, è bastato rileggere le prime tre pagine della Lettera a Meneceo di Epicuro.
Un alieno che dovesse imbattersi in questi due documenti della civiltà umana si chiederebbe: com'è possibile? Nel giro di 1500 anni è mai possibile che l'intelligenza umana, la saggezza, lo sguardo equilibrato, che tutto questo sia stato spazzato via da... da che cosa? Malattia? Desiderio di morte? Un'immaginazione patologica che spinge a volersi solo spirito?

Suvvia, cerchiamo di realizzarla questa benedetta "grande salute" di cui parlava Nietzsche!
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: green demetr il 23 Marzo 2026, 10:34:16 AM
LETTERA A MENECEO

"Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'anima. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età. Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c'è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla."

Si parla qui di felicità.


"Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice. Prima di tutto considera l'essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità. Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità."


E qui si perde.

Per quale motivo la felicità dovrebbe essere uno stato eterno?
Chi lo dice che coincide con la divinità?
Chi lo dice che chi medita intuisce questa coincidenza?

La grande salute di Nietzche, è quel pensare grand'angolare che ingloba e non distingue la natura o il Dio.
Ma non è un panteismo, è una direzione, una volontà di pensiero.
Questa volontà è un desiderio.
E' nel desiderio che è insita la verità.
Vuoi ciò che desideri che vuoi che sia, è la freccia verso l'adilà delle forme mortuarie statali, dove risiede la vera libertà.

Il resto è solo un enorme malattia, che va distrutta a colpi di martello filosofico, genealogico.


Ora facciamo finta che il Mondo sia stato finalmente sconfitto.
Che cosa è che vuole, cosa è ciò che ci anima?
Qualsiasi cosa esso sia, ha come fondo ciò che appare.
E cosa appare se non che lo scontro, che la guerra?

Non è terrificante? Non siamo come bambini inermi sulla via?
Non è dunque il tempo di perire?
La malattia non è altro che questa infinita procrastinazione.
La guerra la sua unica applicazione.
E la resistenza l'unica modalità di esistenza.
Che si scelga la via dell'asceta o del guerriero, il destino è uguale.

Ma fin qui dove si occupa Nietzche, per come me lo sto immaginando.

Ma Nietzche dimentica completamente la cosmologia, in cui per certo esiste un Dio.

Quale è la domanda che sfugge? Quale è il momento del distacco tra Dio e il Desiderio?
Come facciamo a capirlo, a chiederlo? per induzione, certo.
Ma noi siamo esseri di senso.
E allora la domanda di base di questa discussione non è tanto la consunzione della vita umana nella sua decentrata insensatezza. (quello Koba, correggimi se sbaglio, non è forse proprio il transumanesimo? al di là del suo fine ideologico di medicalizzazione della vita, dico proprio nella sua forma piu astratta e neutra pensabile?)
A me non interessano questi modi di non pensare, a me interessa il senso, e il senso è ciò che appare durante la guerra, ma l'origine che senso ha?
Mi riesce difficile pensarlo solo da una visione soggettiva (e perciò patetica probabilmente visto i nostri mezzi limitati di comprensione del reale).
Ci deve essere qualcosa di inerente al fine.
Tu dirai la solita visione teleologica? si ma incomprensibile, perchè tutto sbatte su un fondo.
Possibile siamo solo una manciata di atomi in qualche modo uniti fra di loro?
Di certo non siamo Dio.
Per questo insisto con Hegel, l'io non è il soggetto.
Non è vero che non esiste un punto interno dentro di noi! Esiste, altrimenti non ci sarebbe alcun Dio.
Come lo faremmo a distinguere?
Noi non siamo Dio.
Questo io lo dò per scontato.
E dunque è sempre la stessa domanda: conosci te stesso!
Già ma gli uomini cadono!
In attesa di essere aiutato da altri aforismi (nietzche, leopardi, kierkegaard, non ne vedo altri all'orizzonte, forse con uno sforzo ermeneutico naturalmente anche kafka, dostoevsky, e tanti altri autori che ho lasciato per strada.

Sono tutti morti male! ???

Forse la mia pigrizia che non sia legata a quello giusto?
Perchè uno deve perire? Da dove trovavano le forze per andare avanti nello studio questi maledetti geni!
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: Koba il 26 Marzo 2026, 08:35:12 AM
Come si sa il cristallo non è materia vivente. Tuttavia, a certe condizioni, tende a inglobare l'ambiente tramite la propria espansione. È il suo modo di conoscere il mondo.
Una cosa simile avviene nella conoscenza umana: anche in essa si può notare una tendenza all'imposizione di forme. Conoscere significa imporre l'unità e l'uguaglianza là dove in realtà c'è solo somiglianza: anche tra le macromolecole infatti non è possibile trovarne due perfettamente uguali. Conoscere significa cristallizzare una natura in perpetua trasformazione attraverso un processo di proiezioni di se' all'esterno. Pensiamo per esempio agli studi di Ernst Mach sulle basi antropomorfe e teologiche della meccanica di Newton.
Quando Cartesio fonda la verità sulla chiarezza e la distinzione in sostanza sancisce che è vero ciò che è uno. Infatti come potrebbe esserci chiarezza e distinzione se le cose non fossero già uguali? Ma l'unità, lo vediamo bene, non esiste in natura. Ecco allora che con la scienza moderna, con il materialismo meccanicista, giungiamo all'esito paradossale di fare di un mondo apparente (l'apparente unità dei fenomeni in realtà soggetti ad un'eterna metamorfosi) il mondo vero.
Il mondo vero è diventato favola: così scriveva Nietzsche, traendo le conclusioni di un lungo dibattito scientifico e filosofico che ha attraverso l'Ottocento.
Ma qual'è l'origine nascosta del pensiero materialista moderno? La morale.
Perché insistere così tanto sulla chiarezza e sulla distinzione? Per il controllo.
L'impresa scientifica, lo sappiamo, procede tranquillamente anche senza tutti questi ragionamenti sul metodo.
Ora, venendo a noi: perché dovremmo ammalarci nel momento in cui pensiamo? Perché pensare da filosofi significa smontare quello che è stato raccontato come il mondo vero. Smontarlo e rendersi conto che non ci sono unità (tanto meno l'individuo, l'io, la coscienza singola, l'identità), che non ci sono cause (né quelle efficienti, tanto meno quelle finali), che la conoscenza è "appropriazione" del proprio ambiente, che il mondo degli uomini non è il mondo del pipistrello o dello squalo, che la conoscenza è la prosecuzione dell'apparato fisiologico-sensoriale, e che non c'è alcun obiettivo, nemmeno quello della mera sopravvivenza. Piuttosto c'è la vita e basta.
Il senso che cerchi, caro green, è implicito nelle tue locali interazioni, sempre scatenate da "accensioni" inconsce che appunto danno il via alle nostre avventure effimere.
Questo ci può bastare? Non lo so.
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: green demetr il 26 Marzo 2026, 10:40:20 AM
Citazione di: Koba il 26 Marzo 2026, 08:35:12 AMIl senso che cerchi, caro green, è implicito nelle tue locali interazioni, sempre scatenate da "accensioni" inconsce che appunto danno il via alle nostre avventure effimere.
Questo ci può bastare? Non lo so.
Ma l'inconscio è tutto ciò che noi abbiamo, il mio maestro ha citato un autore (forse Borges) che afferma che il mondo da svegli, è semplicemente l'amministrazione, la routine del quotidiano affinchè la vera vita sia vissuti nei sogni.

Visione affascinante che rispecchia appieno anche le scoperte freudiane.
Ciò che basta non potrà mai essere perchè la mamma non c'è piu, e non c'è nel momento stesso che veniamo alla luce.

E' abbastanza facile dunque vedere la fissazione e la proiezione che tu riassumi per futuri lettori in ricerca dell'oltre.

Penso che la nostra vita è miserabile, ciò che mi affascina sono i mostri che abitano i due cieli (come spiegato bene nella Genesi, o l'Amleto del famoso monologo).

E questi mostri sono proprio nei sogni.

Nei miei sogni compare spesso il pulman, il treno, associati a un forte senso di angoscia, fino a diventare incubo, il sogno termina sempre con il ritrovarmi in qualche avanposto, hangar, stazione di pullman.
Il desiderio è quello di tornare indietro.

E' sempre lo stesso come vedi, il voler tornare nell'intrauterino.

Ma ciò che il sogno fa è proiettare ombre, siamo sospesi tra la voglia di ritorno (istinto di morte) e desiderio di altro (istinto di eros).

Il mio altro è questo continuo senso di oppressione, di angoscia, tutto ciò che la vita cosciente introietta nell'inconscio e che viene elaborato dai simboli.

Dalle paure in particolare, io odio viaggiare.

Mi fanno paure questi hangar, qualcuno parla di fenomeni liminali.

Spazi che non dovrebbero esistere, ultimi avanposti della proiezione: superfettazione del complesso edipico e suo ribaltamento.

La vita è questo continuo maledetto sogno di angoscia.

Un inferno senza che io possa sapere da dove sia partito, dove sto andando, sono semplicemente in viaggio.

Il sogno butta giu le nostre cagatine causali, le nostre proiezioni geometriche, la nostra meschinità di imprigionare in forme, di universalizzare, per poi distruggere.
Noi stessi e la natura.
Che è poi la superfettazione del reale.

Il sogno ribalta tutto questo ciarpame, ti lascia dove sei, in un maledetto viaggio, nei paesaggi tristi, grigi, ora annebbiati ora solari della nostra maledetta penisola.

E' l'Italia stessa un luogo maledetto, pieno di sole e abitato da fantasmi horror, da ombre ancora piu spaventose, perchè il bujo arriva presto.

E i pensatori quella manciata di grandi in una distesa di scribacchini insulsi e insolenti, cosa descrivono se non questo?

Kafka, Bernhard danno la vita in cambio della condivisione dei loro sogni.

Stavo rileggendo il Processo, vedi ora è tutto diverso, da giovane capivo solo in parte.
E' come stare li a trattare sul prezzo del biglietto in questi hangar.

C'è sempre un maledetto amministratore: lo abbiamo interiorizzato.

Si vede che nessuno ha mai letto la Bibbia: e caddero i giudici! (elohim).

Solo da li riparte la via intellettuale.

Ma la Bibbia mi delude, perchè non mi spiega chi sono questi elohim?
Perchè non mi spiega come avviene l'introiettazione dei loro deliri?

E il bello è che ce l'avevo davanti: il Processo, probabilmente il Catello anche.

Esistono autori che pagano con la vita, il non voler tornare indietro.

Cristo santo i loro sogni!

Non basta niente Koba...sono in un maledetto loop, e non voglio piu riviverlo.

Ma quelle accensioni Koba di cui parli...non si tengono piu.

E' una sensazione che il tempo è veramente agli sgoccioli.

Di cosa non saprei dirti. E questo mi spaventa. Ciao
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: Phil il 26 Marzo 2026, 16:39:08 PM
Il rapporto fra pensare ed ammalarsi può essere un po' come un campo minato, in cui il pensare di giorno prepara le mine che poi deflagheranno nottetempo, quando l'inconscio le calpesterà nel dissestato mondo onirico. Se poi le esplosioni sono possenti, il loro boato sopravvivrà al risveglio del mattino, alimentando ulteriore produzione diurna di mine. Un circolo di agonismo e agonia, di lotta e disagio, da cui si può uscire forse decostruendo tale ammal(i)arsi, credendosi Leonida ma scoprendosi un po' Don Quixote un po' De Sade.
Tale mal-essere, poi somatizzato in vari modi, quanto è "malattia" e quanto è "modalità di esistenza e pensiero"? Secondo i cliché (che per l'inconscio sono pur sempre modelli, forme), un esistenzialista "in cattiva salute" dorme sonni sereni, così come un poeta "in cattiva salute" trova conforto in sillogismi e assiomatiche varie; la loro dissimulata salute sta nel restare ammal(i)ati, decentrati, cronicamente dipendenti dal gioco di "battaglia navale" con se stessi (agon e ilinx, suggerirebbe Caillois).
Il loro vero mal-essere sarebbe usare quel campo (s)minato per coltivare grano; certo, qualche buon soldato può anche diventare contadino, invecchiando, ma solo quando decide di porre davvero fine alle sue guerre, sopravvivendone.
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: green demetr il 27 Marzo 2026, 07:30:37 AM
Citazione di: Phil il 26 Marzo 2026, 16:39:08 PMSe poi le esplosioni sono possenti, il loro boato sopravvivrà al risveglio del mattino, alimentando ulteriore produzione diurna di mine. Un circolo di agonismo e agonia, di lotta e disagio, da cui si può uscire forse decostruendo tale ammal(i)arsi, credendosi Leonida ma scoprendosi un po' Don Quixote un po' De Sade.
Riflessione assolutamente centrata. Questo è però un male.
Perchè l'uomo ama nutrirsi di illusioni, si crede qualcosa che non è.
Consiglio il film Birdman.
Tu stai dicendo che questi grandi autori insomma autoindulgessero in una sorta di autodistruzione.
Io penso che però sebbene questo sia necessariamente vero, nello stesso tempo questi autori non avevano nessuna intenzione di finire l'agone.
Anzi l'agone è lo stesso inevitabile destino.
Non so se volessero disinnescare le mine, in un certo si, perchè volenti o nolenti quelle bombe erano esplose nel momento che cercavano nel sottosuolo.
E loro lo sapevano.
Quello che ammiro è questa consapevolezza, che in fin dei conti è quella che manca per resistere ad eventi annichilenti come il 2020.
Non si può vivere da bravi contadini, e nello stesso tempo essere decentrati.
I prodotti del nostro sè contadino sono commestibili? O non sono forse veleno?
Saranno commestibile allorquando riusciremo a ridiventare centrati.
Questo al giorno d'oggi è sostanzialmente anche impossibile.
Perchè siamo dentro una lavatrice sociale.
Lo erano anche i grandi autori che nel tentativo di rimanere fedeli alla loro ricerca si sono ammalati.
Ma oggi alla fine di una civiltà (che fino a qualche decennio fa era ritenuta tale) quelle spinte sono talmente forti che siamo spacciati ancor prima di muovere un passo verso il centro.
Tanto per dire, ho finalmente iniziato Horkheimer, i suoi pensieri da studente.
Tralasciando il piacere della lettura, e la dovizia di pensieri che possono solo arrichire mostrare le mille strade della resistenza.
Cosa mi succede? Che mi scoppia un allergia che praticamente mi era scomparsa da 10 anni a questa parte!!!
Secondo le stesse ricerche di Freud, o gli ultimi approdi della scienza psicologica: quando è coinvolto il naso è sempre una questione sessuale (Freud), o a livello endocrino, la costante ricerca di dopamina (distrazione) riceve una battuta d'arresto, provocando una dipendenza, e una somatizzazione.
Se nel caso di Freud si chiama Edipo (il bimbo che piange) nel secondo contemporaneo si parla di malattia (con gli esiti nefasti dell'uso di psicodroghe).
Nel primo caso la malattia è un sintomo della lotta, nel secondo caso un sintomo del pensiero (e la contemporaneità ODIA il pensiero).
Il pensiero va spento subito.
La paranoia del buon contadino, della buona novella, del tutto va bene...in questo presente storico è andato oltre la decenza.
Per questo la tua seconda riflessione, molta stoica, saggia, è naturalmente augurabile (tramite trasformazione personale, alchimia mentale), ma fattualmente puzza del suo ESATTO contrario (distruzione individuale, castrazione mentale).
Non è facile, viviamo in tempi di profondo spavento.
La gente non vuole farsi detonare.
Purtroppo prima o poi il Dio o la Storia ti presentano il conto.
Non ho idea di come si esca da questo impasse.
L'unica cosa che so è che bisogna combattere intelletualmente, spiritualmente, arricchirsi di strade alternative, comprendere come fare a stare a galla.
Stare a galla è quasi una posizione, non una prigione come invece noto in troppa gente (nella vita reale, del popolino).
Ma non funziona.
E' inutile la malattia va affrontata....guarda caso quello che diceva Nietzche in ouverture a umano troppo umano.
Per chi non ce la fa ci sono i sonniferi. La medicina oggi ci salva anche nelle situazioni più difficili.
Grazie del feedback Phil, molto bello!
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: Koba il 29 Marzo 2026, 11:32:12 AM
Green, tu hai scritto "ma abbiamo solo l'inconscio"! È la dimensione del sogno a dare consistenza alle nostre vite, il resto è solo un difendersi da poteri incomprensibili che incombono su di noi.
Eppure, ti dico, abbiamo anche le illusioni. Le pulsioni inconsce "accendono" il motore, poi però sono le illusioni a permettere che il primo movimento si trasformi in un viaggio, in un'avventura.
Mi si dirà: eh, ma le illusioni se le senti come tali non possono essere il carburante delle avventure!
Al che rispondo: come fai dire che sono illusioni? Rispetto a che cosa lo sono?
Pensiamo al prospettivismo come al modo specifico dell'uomo di interpretare il suo mondo: una produzione di forme che risponde al bisogno di vivere.
Don Chisciotte era un illuso?
Sì, quando confonde un mulino per un gigante. No, quando sceglie di leggere il suo ambiente attraverso i valori e le forze del mondo cavalleresco. In fondo se una persona vuole vivere delle avventure è giusto fare come don Chisciotte. Se invece ciò che desidera è denaro e benessere, meglio interpretare il mondo secondo la logica del profitto. Ma non c'è qualcosa come una realtà assoluta che valga tanto per l'avventuriero quanto per il capitalista (ovviamente un fiume è un fiume, per entrambi, ma l'uno penserà per esempio alla possibilità di risalirlo fino alle sue sorgenti, l'altro a costruirci un mulino che ne sfrutti la forza della sua corrente).
Perché allora usare il termine "illusione"?
Perché la verità, da un certo punto in poi, è stata confusa con onestà, con sincerità. Cioè non importa tanto che essa venga dai nostri bisogni in relazione al nostro ambiente. Ma che sia espressione di assoluta trasparenza, di "coscienza pulita".
Dopodiché questo stesso bisogno di sincerità, spingendosi sempre più avanti, ha mostrato la sua stessa impossibilità. Come faccio a essere sicuro delle mie intenzioni? Veramente faccio la cosa giusta per amor del bene o non ci saranno piuttosto motivazioni inconsce molto più prosaiche?
Così ci ritroviamo senza verità, in una civiltà cinica.
Ecco allora la malattia.
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: green demetr il 31 Marzo 2026, 17:13:07 PM
Citazione di: Koba il 29 Marzo 2026, 11:32:12 AMCosì ci ritroviamo senza verità, in una civiltà cinica.
Ecco allora la malattia.
Impressionante Koba!
Tra l'altro fai riaffiorare in me una resistenza, il don quixote, perchè tutti lo considerano un grande capolavoro?
Sai che mi sa che non sono stato, e visto questa improvvisa resistenza, non sono capace di leggerlo?
Il binomio sogno-illusione che hai evocato, non l'avevo mai visto.
E credo che sia fecondo.
Sul concetto di verità come vera illusione, e di illusione come motore del sogno.
Sogno che interpreta l'inconscio e che il canone antico chiamava verità.
Ma sai che questa cosa mi esalta?
Ma in fin dei conti è quello che dice anche Nietzche!
Come mai fino ad oggi non sono riuscito a vederlo?
Cosi a pelle, mentre scrivo, forse non è il fatto che la religione benchè sia una grandissima metafora in fin dei conti nega il reale?
L'interpretazione del sessuale in Nietzche è l'aspetto nascosto.
Che il Don Quixote lo affronti di petto?
Che vada oltre l'Ofelia?
Chi è in grado di leggere Sofocle?
Chi è in grado di scrivere un nuovo mito?
O forse immagino tu credi che il "nuovo" mito sia il "vecchio" cristianesimo?

La malattia come implosione dell'illusione nel reale...ma il reale è il falso, e ci si ammala.
Mi fai venire i brividi.
Mi stai come dicendo di fare marcia indietro, o meglio ci devo pensare su molto, probabilmente questa sensazione è solo la resistenza. Quindi qualcosa che sto confindando nell'inconscio.
Che diavolo è?
Spero di risolvere, di solito in queste cose sono molto veloce.
Ci aggiorniamo, allergia permettendo....ma che diamine, non ne esco più!
Tra l'altro è ora di riaffrontare il dentista. Vediamo se sopravvivo. Anzitutto.

Grazie tantissimo per questa lettura.
Titolo: Re: Se pensi ti ammali
Inserito da: green demetr il 09 Aprile 2026, 21:02:11 PM
Stavo ragionando.
Devo fare un importante operazione orale, da persona procrastinatrice come sono io, sono entrato in panico.
Ecco allora che vengono a galla alcune cose.
Che la resistenza Nicciana sia l'unica cosa che conta mi è sempre parso evidente.
Ma questo "contare" questo valore, in che termini poi si risolve nella mia vita?
In qualcosa di nessun valore.
E' questa l'amara verità. Ciò che tento (e dunque l'intera società malata) è di fuggire il panico.
Si tratta dunque di aspettare che la vita ci stronchi, quietamente.
Ovvero il suo esatto contrario.
Mentra scrivo mi pare dopo una nottata da pressione alta, che le cose vadano meglio, che la mente può continuare a ignorare.
Sono strani biologicamente parlando queste difese naturali, come il dolore, il panico, non servono assolutamente a niente.
Anche questo è legato a riflessioni ancora più abissali rispetto a quelle sul desiderio e il suo legame con l'Alto.
Hanno un potere maggiore, una forza eversiva maggiore.
Salve!