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LOGOS - Argomenti => Storia => Discussione aperta da: doxa il 15 Marzo 2026, 16:57:10 PM

Titolo: La notte
Inserito da: doxa il 15 Marzo 2026, 16:57:10 PM
"Tutto in una notte". Una storia insonne del Medioevo": è il tiolo del libro scritto da Beatrice Del Bo, docente di Storia economica e sociale del Medioevo nell'Università statale di Milano.

(https://m.media-amazon.com/images/I/71vX-iA85TL._SY466_.jpg)

Questo saggio  ricostruisce la notte medievale, non silenziosa né senza persone in strada.

La Del Bo ci guida in un viaggio notturno e insolito attraverso case, monasteri, botteghe, campi di battaglia e taverne.

Racconta un Medioevo insonne. Le notti sono il palcoscenico per amori segreti e letture appassionate o devote, per feste chiassose e viaggi avventurosi, furti e inganni, ubriacature e miracoli. Anche quando il sonno prende il sopravvento, la quiete è solo apparente.

Le città e i villaggi durante la notte non erano luoghi "spenti", le strade  e i cortili erano "illuminati" da lanterne; guardie, artigiani, mercanti e religiosi animavano le ore buie, queste  facevano da palcoscenico agli amori segreti, alle feste chiassose,  alle trasgressioni, ai furti e  agli inganni, alle  ubriacature e ai miracoli.

Succedeva anche in epoca romana. L'epigrammista  di origine spagnola Marco Valerio Marziale (40 circa d. C. – 104), nel 64 circa si trasferì a Roma e cominciò a scrivere i suoi noti epigrammi, che riflettevano l'essenza  della vita quotidiana e la società del suo tempo, nel I sec. d. C.. Questo scrittore narra che nell'Urbe nelle ore notturne era impossibile dormire a causa del rumore provocato dai carri che transitavano nelle strade, dalle voci e dalle risa della folla, dai mercanti e dai commercianti ambulanti. Descrive con ironia episodi come lo svuotamento degli orinatoi dalle finestre senza prima guardare se nella strada c'era gente, con conseguenti liti.

Per riposare era costretto ad andare a dormire nella sua casa in campagna.

Il libro è organizzato in 5 sezioni, procede per capitoli, con un itinerario nella notte:

"Guida alla notte": percezione del buio, ruolo della luna, iconografia, paure demoniache, animali notturni, e la decostruzione del mito dei "secoli bui".

"Cenare": ora della cena, le osterie, le mense monastiche.

"Divertirsi": giochi d'azzardo e scacchi, feste, balli, canti, ubriacature, risse.

"Lavorare": guardie, funzionari, scrivani, mercanti, pescatori veneziani, traffici clandestini.

"Sessualità": intimità coniugale, trasgressioni, amori clandestini, stupri.

Anche nei secoli medievali le attività non finivano al tramonto : cambiavano i ritmi, le forme di controllo. Permaneva la paura istintiva del buio, alimentata dalla superstizione, che faceva dell'oscurità la dimora del demonio e del peccato.

segue
Titolo: Re: La notte
Inserito da: doxa il 15 Marzo 2026, 17:00:52 PM
L'autrice restituisce alla notte medievale nelle città un tempo socialmente definito e regolato.
 
Gli statuti comunali e le ordinanze distinguevano ciò che era lecito di giorno da ciò che diventava sospetto o proibito dopo il calar del sole.
 
Un furto, un'aggressione, un danneggiamento di notte erano considerati reati più gravi: l'oscurità facilitava l'occultamento, rendeva più difficile il riconoscimento, rendeva meno agevole la possibilità di soccorso e di testimonianze. La notte aumentava l'asimmetria tra chi agiva e chi subiva, perciò le pene erano più severe,  i costi delle contravvenzioni raddoppiati.
 
La notte era considerata una categoria da governare. Nelle città non bastava che facesse buio, bisognava fissarne l'inizio e la fine, come la chiusura serale delle porte urbiche e la loro apertura al mattino, l'ora del coprifuoco nelle case, le ronde, i momenti scanditi dalle preghiere e dal suono delle campane, a cominciare dal crepuscolo, coi vespri e la compieta, per ricominciare all'alba con il mattutino e le lodi.
 
La cronologia civica scandiva i comportamenti delle persone: quando si doveva tornare a casa, chi poteva circolare oltre quell'ora e a quali condizioni.
 
Cos'era la notte per chi abitava nelle campagne ? Il rischio era elevato, regnava la vulnerabilità. Ma di solito le famiglie contadine vivevano aggregate, come nelle cascine nel nord Italia, oppure in villaggi rurali.
 
Del Bo dice che la notte non era completamente buia, l'illuminazione c'era, ma precaria e costosa. Si usavano fiaccole, torce e lanterne per l'esterno, bracieri,  candelabri e lumi ad olio per l'interno.
 
C'erano anche obblighi collettivi, come a Firenze, dove dal '300  centinaia di lumi ad olio furono collocati agli usci e agli incroci delle vie più oscure. Le corporazioni erano incaricate di controllare i quartieri.
 
Ma l'illuminazione notturna era anche fonte di pericolo, perché la maggior parte delle case venivano costruite con il legno ai lati di strette strade, i magazzini erano pieni di merci o materiali combustibili.
 
A Venezia, nella zona  commerciale di Rialto, il controllo notturno del fuoco era costante: le ronde entravano nelle botteghe per verificare  se lumi e focolari erano accesi oltre il consentito, comminavano multe ed anche sequestri di candele, lucerne, olio, stoppini. Un incendio notturno poteva significare un allarme tardivo, soccorsi in ritardo, propagazione rapida degli incendi e catastrofe per la città.
 
Titolo: Re: La notte
Inserito da: Luther Blissett il 15 Marzo 2026, 17:44:13 PM
Citazione di: doxa il Oggi alle 17:00:52 PMDel Bo dice che la notte non era completamente buia, l'illuminazione c'era, ma precaria e costosa. Si usavano fiaccole, torce e lanterne per l'esterno, bracieri,  candelabri e lumi ad olio per l'interno.
Però la luce  di quelle fiaccole, torce e lanterne era comunque troppo fioca, e quindi prevaleva una situazione di semioscurità, che forse proprio per questo invitava alla trasgressione.  Penso che anche per questo il quasi buio non scoraggiava la gente a riempire di vita ugualmente la notte anche più del giorno.