AL DI LÀ DEL BENE E DEL MALE
Sono un po' stanco dal lavoro, sono le sette di sera e ho voglia di tornarmene a casa. Saluto gli amici e mi dirigo verso l'auto parcheggiata di fronte al bar. Apro, mi metto al sedile e avvio l'auto. Parto lentamente, attento ai pedoni che ingombrano la strada. E' ancora chiaro, lascio i fanali di posizione spenti. Corro abbastanza spedito, poco sopra ai limiti, ho fretta di arrivare. Il semaforo al solito è rosso. Mi tocca aspettare minuti, spengo il motore. Do un'occhiata alle persone che passeggiano sotto i portici. Due donne parlano tra di loro, una ride apertamente. Le osservò un po', sono carine a vedersi. Il semaforo è finalmente verde, riparto veloce. Ho voglia di distrarmi, allungo la mano per accendere la radio. Mi accorgo che da sotto il sedile a fianco spunta una piccola scatola di metallo colorata. Sarà di caramelle. Non so come sia finita lì sotto, chi l'abbia persa. Le caramelle non mi piacciono, quel gusto dolciastro appiccicoso mi dà fastidio. Forse le avrà perse Paola. Con la mano sinistra sul volante e mirando la strada mi abbasso per raccogliere la scatola con la destra. Metto la scatola davanti a me per non distrarmi dalla guida. Si, è una scatola di caramelle. "Le pillole della felicità". Che nome assurdo. Oggi non vendono più dei cibi, ma delle medicine. Quando sono andato al lavoro, non mi ero accorto della scatola, non c'era. Non ho mai visto un contenitore simile, di sicuro non è di Paola,. Tenendola in mano apro il coperchio con il pollice. Dentro ci sono una ventina di confetti bianchi. Sono curioso, ho voglia di assaggiarne uno. Appoggio la scatola aperta sul sedile a fianco, tiro fuori una caramella, la metto in bocca tra lingua e palato e comincio a scioglierla con la saliva. Non sa di niente. La raspo con la lingua, il sapore insipido non cambia. Ormai mi dà fastidio, voglio buttarla via. Penso di gettarla dal finestrino, ma non voglio sporcare la strada, metterla sul cruscotto nemmeno, lo sporcherei di saliva. Non so come fare. Alla fine mi decido, la mando giù intera pur di liberarmene. La caramella scende facilmente. Sono contento della mia scelta. Poco dopo, all'improvviso, delle scariche di benessere invadono il mio corpo, sempre più forti, fino a riempirmi di piacere, sono in estasi.
L'Uomo alla guida dell'auto è in uno stato di felicità piena. I suoi muscoli si rilassano, tiene il volante con le mani senza imprimere alcuna direzione e il piede sull'acceleratore senza alcuna pressione, per pura gravità. Il suo volto è sereno, quasi sorridente. L'auto inizia a zigzagare, poi prende una buca e sbanda decisamente verso sinistra, contromano. Investe una donna e un bambino in pieno. L'Uomo felice vede la donna spiaccicarsi contro il parabrezza e rimbalzare di lato, mentre il bambino colpito in pieno dal paraurti, viene trascinato per alcuni metri e poi finisce stritolato da una ruota sotto la macchina. La macchina si mette di traverso e investe sul fianco un'auto che sopraggiunge e cerca di schivarla, lo scontro è violento, esplodono gli airbag, le carrozzerie si accartocciano. L'Uomo felice ha alcune costole e una gamba fratturate, sotto i vestiti lacerati escoriazioni profonde e botte. La persona alla guida dell'altra auto è morta sul colpo. Le persone presenti, dopo i primi momenti di sgomento si affollano attorno alle persone coinvolte nell'incidente e alcune si affannano a prestare i primi inutili soccorsi. Una persona apre la portiera dell'auto e chiede all'Uomo felice come si sente. L'Uomo felice non risponde, mantiene un sorriso che sembra un ghigno soddisfatto. Il soccorritore crede di intuire che l'Uomo felice sia drogato, gli grida con rabbia "bastardo, sei uno stronzo bastardo". L'Uomo felice lo guarda sorridente. La persona furente prende l'Uomo felice per la giacca, lo strattona fuori e lo sbatte contro il fianco della vettura, lo colpisce al volto con una serie di schiaffi sempre più rapidi gridandogli insulti "drogato, bastardo, figlio di puttana, stronzo". L'Uomo felice non reagisce. Una piccola folla si raggruppa attorno all'Uomo felice, alcuni tentano di trattenere la spirale di violenza, altri invece si accaniscono contro l'Uomo felice con insulti, sputi, pugni, calci. L'Uomo felice si accascia al suolo dove il pestaggio continua con colpi sempre più forti e rabbiosi sul corpo e soprattutto sulla testa, per cancellare quell'espressione beffarda. L'Uomo muore felice.
Titolo del giornale
Drogato al volante fa una strage. La folla inferocita lo lincia.