LOGOS

LOGOS - Altri argomenti => Racconti Inediti => Discussione aperta da: baylham il 24 Marzo 2026, 09:51:22 AM

Titolo: La riconversione
Inserito da: baylham il 24 Marzo 2026, 09:51:22 AM
LA RICONVERSIONE
 
Dante sta dirigendo l'auto verso casa. Ha da poco lasciato gli amici del gruppo locale Cinquestelle. La riunione è stata proficua, è soddisfatto. Per sabato prossimo il gruppo organizzerà un banchetto per la raccolta di firme contro il progetto di edificazione di un nuovo palazzo sopra l'ultima area verde del quartiere Asia, l'ennesima cementificazione della città. L'accordo del gruppo è totale, la discussione si è concentrata sugli aspetti pratici, la distribuzione dei compiti.
La serata di fine inverno è umida e fredda, piove leggermente. I finestrini sono leggermente appannati, l'impianto di riscaldamento dell'auto non funziona a dovere.
Dante ha trentaquattro anni, è insegnante di ragioneria nell'istituto professionale della sua città natale. La sua materia lo appassiona, sia per il rigore della logica del sistema contabile che per l'intrinseca indeterminatezza e convenzionalità dei risultati. Si diverte ad insegnare la teoria e la tecnica agli studenti applicandole alle grandi operazioni di cui si occupano le pagine economiche dei giornali. E' particolarmente attratto dai trucchi contabili con cui i manager falsificano i bilanci per camuffare gli affari truffaldini. Purtroppo la sua passione ed i suoi sforzi non sono ricambiati dagli studenti, che sebbene lo rispettino, riconoscendone la capacità e preparazione, rimangono svogliati. La materia è troppo arida, poco stimolante per degli adolescenti con gli ormoni sessuali all'acme.
Già, le donne. Ha avuto molti amori, finiti con molta reciproca delusione. Sembra che la maggior parte delle donne cerchi la bellezza o la ricchezza degli uomini cosicché i legami amorosi risultano poco profondi, innaturali. Tuttavia il desiderio sessuale rinasceva prepotente e Dante lo assecondava.
Dalla politica si era tenuto alla larga, per molti anni aveva disertato le urne elettorali. I politici miravano esclusivamente al loro particolare, non tenevano in conto il bene del popolo. Le ideologie politiche erano droghe per il popolo, la divisione tra destra e sinistra fumo negli occhi dei cittadini, che finivano costantemente raggirati e umiliati. Per Dante l'onestà e il merito erano i soli metri di giudizio validi per scegliere gli uomini e per prendere le giuste decisioni.
Era veramente schifato dagli scandali, dalla corruzione dilagante della politica. Per colpa di questa le tasse erano ormai un peso insopportabile in cambio di servizi pubblici indecenti. Si sentiva oppresso come uno schiavo sotto il faraone dell'antico Egitto o un servo della gleba sotto il feudatario dell'Europa medioevale. Voleva ribellarsi a questo stato di schiavitù.
Aveva accolto con entusiasmo l'apparizione di Grillo e il lancio del movimento Cinquestelle. Finalmente qualcuno che metteva al centro il radicale rinnovamento della politica, che restituiva il potere ai cittadini, organizzati democraticamente attraverso la rete. Bisognava fare pulizia degli zombi, di una classe politica corrotta, imbalsamata. Il Vaffanculo Day a Roma a cui aveva partecipato, la sua prima manifestazione politica, era stato memorabile, entusiasmante, liberatorio.
In seguito aveva aderito al meetup locale del movimento, impegnandosi assiduamente. Per il suo rigore morale e la sua competenza aveva raggiunto un grande prestigio tra gli amici del gruppo.  Infatti nelle elezioni comunali, candidato a Sindaco, era diventato il primo e unico consigliere comunale del movimento nella sua città.
Acquistò una effimera notorietà nazionale con una iniziativa esemplare, a cui tutti i giornali e televisioni dedicarono almeno un servizio. Appena eletto consigliere aveva pubblicato sul suo blog tutti i documenti riguardanti la sua condizione patrimoniale ed economica: le dichiarazioni dei redditi, i dati catastali dell'unica proprietà immobiliari, la sua casa, il contratto di mutuo ipotecario, gli estratti conto bancari e le buste paga aggiornati periodicamente. Non aveva nulla da nascondere. La risonanza fu tale che lo soprannominarono Diamante, il nome del cristallo famoso per la  trasparenza e la purezza che includeva il suo nome proprio.
L'auto sta scendendo il cavalcaferrovia, riprendendo velocità, dopo aver rallentato per il limite di 30 Km orari. La strada è male illuminata. Fa la curva a velocità costante.
Improvvisamente e inaspettatamente, una donna anziana in abiti scuri e con l'ombrello aperto si materializza a fianco dell'auto sulla sinistra, in mezzo alla carreggiata. La donna blocca il suo passo e l'auto la sfiora. Dante sbianca completamente in un decimo di secondo per l'orrore, stava per uccidere o ferire gravemente la donna. Respira profondamente, è annichilito, la vita della donna e la sua sarebbero state tragicamente ed irreversibilmente stravolte. Adesso ricorda che lì ci sono le strisce pedonale. Ha fatto questo percorso migliaia di volte per anni e mai ha incrociato un pedone sulle strisce. Per questo la sorpresa della donna è stata totalmente imprevista. Solo il caso, la fortuna ha evitato che diventasse un omicida.
Arriva a casa, entra in cucina, dove beve un bicchiere d'acqua. Và in camera, si toglie la giacca e le scarpe e si butta supino sul letto. Sente il bisogno di pensare, riflettere sul fattaccio. Avverte che la sua vita è ad un bivio, che non sarà più come prima.
Come è potuto accadere? Era buio, i vetri erano appannati, piovigginava, la visibilità era scarsa, la donna era vestita di scuro. Sono tutte scuse, attenuanti, la sua responsabilità, la sua colpa rimane. Non doveva guidare con i vetri appannati, doveva riscaldare l'abitacolo prima di mettersi in marcia, stare attento alla segnaletica, alle strisce, non distrarsi, ridurre la velocità, al limite fermarsi. Insomma non doveva mettersi in condizione di ringraziare il destino. Non riesce a liberarsi del pensiero di essere un potenziale criminale: anche se nessuno lo avrebbe mai accusato, è colpevole, colpevole di un mancato omicidio colposo.
Per rispettare la regola che il movimento si era dato Dante pensa a dimettersi dalla carica di consigliere comunale. Ecco, domani mattina sarebbe andato in municipio a presentare la lettera di dimissioni. Gli amici del movimento Cinquestelle avrebbero compreso e apprezzato il suo gesto, il suo prestigio  ne sarebbe rafforzato.
Tuttavia questo proposito non basta a sedare il suo animo tormentato. Se è incapace o indegno di rappresentare i cittadini, come può continuare tranquillo a fare politica come se nulla fosse, a partecipare e a influenzare le scelte collettive, magari a determinarle con il suo voto. Il suo rigore morale gli impedisce ogni compromesso, la sua minorità politica lo costringe a lasciare la politica definitivamente. Ogni speranza per il futuro è annullata, ogni progetto è perduto. Gli errori, gli sbagli sono irrimediabili, restano per l'eternità.
L'angoscia aumenta, il pensiero del suicidio si insinua nella sua mente. La riflessione ritorna più volte su questi punti, in un circolo vizioso. Alla fine la stanchezza si fa sentire, sfinito dall'insonnia, Dante si addormenta per poche ore.
E' l'alba, si sveglia e si alza per fare una doccia. Il calore dell'acqua che massaggia la sua pelle scioglie pian piano le sue ansie. Si veste e fa colazione lentamente. Ascolta dal giardino provenire un coro di uccelli diversi. La vita scorre, fluisce incessante, la voglia di vivere è più potente. I pensieri cupi della notte sono dissolti. Come aveva potuto precipitare in un vortice così assurdo, come aveva fatto a fare propria una regola così irrazionale. Dante sorride, sardonico. Che stupido. Si, quella mattina avrebbe confermato le sue dimissioni da consigliere, ma non per incapacità o indegnità, ma per ricominciare dal principio.
Per un poco Dante senti l'ebbrezza della libertà.