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LOGOS - Argomenti => Percorsi ed Esperienze => Discussione aperta da: PhyroSphera il 25 Marzo 2026, 16:04:21 PM

Titolo: Kant, l'ornitorinco, Eco, il ragno-violino ed altro: la bellezza tra i guai.
Inserito da: PhyroSphera il 25 Marzo 2026, 16:04:21 PM
Riparazione di un oggetto casalingo, bisogna far presto perché serve, alcuni pezzi devono essere sostituiti e gli originali non ci sono... L'operaio ha modi e faccia dispettosa e pare aver fatto una scelta arbitraria basata su supponenza (e invadenza), come se conoscesse mie esigenze e bisogni solo per aver notato un particolare e senza averlo neppure rispettato. L'oggetto è ora un po' diverso, solo piccoli svantaggi, nessun beneficio rispetto a prima. Io resto col sospetto che i pezzi sostituiti erano disponibili anche uguali o pressoché ma non me li si voleva dare per punirmi di mie comunicazioni, giudicate in eccesso - ma io non conformo la mia vita all'etica delle criminalità organizzate o a un surrogato di esse (fosse pure raccomandato da soggetti in divisa). Educazione fascista o omologazione comunista? Questa la domanda che mi veniva in mente, dato che l'indisponenza aveva qualcosa di politico o suppergiù. Non pareva la punizione di delinquenti danneggiati nei propri interessi illeciti, mentre io dichiaravo il dispiacere nel vedere l'oggetto diversamente combinato. Mi consolavo pensando che la riparazione poteva restare solo provvisoria, essendo nel frattempo l'uso possibile - anche se non proprio identico né parimenti soddisfacente. 'Anche tu hai provato dispiacere, te l'ho visto in faccia', concludevo laconicamente.

Non è cosa tanto semplice da capire quanto fosse tesa la situazione ai miei dubbi e perplessità non solo sull'onestà del lavorante, ma proprio sui suoi scopi, temendone io alcuni aggiunti del tutto inaccettabili. Il sospettato, artista oltre che dedito a vari lavoretti, mi richiamava in mente coi suoi modi il tentativo di cancellare un'intera concezione dell'arte in nome della soggettività del gusto, cui molti fanno seguire un ritorno alla bellezza classica ma intromettendo un altro mondo estetico. Definita postmoderna, questa impresa invece non reca della omonima ideologia il rispetto verso le differenze, che ha per conseguenza che l'Età del postmoderno sia solo uno dei tanti tempi possibili, proponibili.
Per alcuni c'è troppa insensibilità e distanza dal valore delle opere d'arte tradizionali, ma genericamente dall'arte, per capire che non si tratta solo di una questione di gusto; per altri c'è voglia di abolirle queste opere, non solo quelle passate e presenti, pur comprendendone l'esistenza; per altri ancora si tratta di far finire un intero mondo che non si ha voluto capire nelle sue motivazioni oltre che nelle sue esternazioni. Lo stesso sospettato, che lavora anche nella sanità, pareva rivelare i fatti con la sua sorpresa e meraviglia rispetto a mie condizioni fisiche che raccontavano di un altro mondo ancora. Alla fine mi parve che la sua faccia destasse tanti dubbi solo per questo, perché dove lui lavorava per aiutare malati, infermi e deboli i suoi colleghi non pensavano nulla di buono circa alcune sopravvivenze, a loro giudizio impossibili, soltanto fantasiose o proprio irreali. Mi fissò, come se avessi trasgredito un dogma con l'essergli vivo di fronte e in condizioni di fare tutto. 'Il mio destino non incontra il gusto di operatori prepotenti e ignoranti, molto illusi': questo ne concludevo, senza che fosse novità per me il fattaccio. Se per certe interpretazioni falsate della scienza un soggetto dato per morto lo si trova per le strade a fare quel che faceva prima, nessuna allegria degli illusi, semmai l'inganno, da parte e per parte loro, che si tratti di un alieno.
Alienisti che vivendo solo pathos tanto normali non accettano il fenomeno della follia, ancor meno nella forma inautentica della malattia, inautentica perché il disagio della malattia non può mai consentire una vera caduta nell'assurdità; e alienati che sono tali perché negli alieni ci vogliono credere, perché si convincono di inesistenti previsioni fisiologiche, neurologiche oltre che psicologiche. Quanto a previsioni, il neurologo dice che gli stati che lui studia o ci sono o non ci sono e se c'è uno stato di decadenza lui può dare stima della forza del decadere; eppure i positivisti scordano che questo decadere può anche sparire. Lo psicologo dice che il fine a cui tende la vita psichica, la realizzazione del Sé, è sconosciuto nella sua direzione e contenuti allo scienziato, conosciuto compiutamente solo a sé stessi; ma i positivisti scambiano la descrizione scientifica del Sé per un indizio atto a far superare questi limiti invalicabili. I fisiologi sanno di non essere fisici e che la loro scienza è caratterizzata proprio dalla impossibilità di definire un quadro stabile. Se il quadro resta stabile... quanto al quadro stabile (e solo quanto a questo): frasi che indicano che lo stato fisiologico di una persona è solo quello presente, che definirne di futuri è antiscientifico perché il fisico va secondo le regole della fisica ma fisio è cosa di meno. Il fisico può cambiare, cambia; e lo scienziato fisico che valuta dati sui corpi organici, biologici, si trova alle prese con una cronaca di discontinuità... a volte complete! Ma il positivista prega su tabelle statistiche, crede nelle convenzioni, si convince che andrà solo nel modo che a lui pare plausibile. La parola "plausibile" viene dall'altra "plauso", che significa anche piacere e approvazione manifesta, il che è anche un accadimento di ordine estetico. Quando il plauso? Per puro piacere del gusto? Un uomo ridotto male fisicamente, viene ritenuto morituro perché il suo stato fisiologico non incontra il gusto estetico dei cosiddetti medici? Forse nel senso che sono inorriditi al pensiero di tante sciagure, per esempio di animali terribili e aggressivi, o di catastrofi piccole o grandi? Perché non hanno voglia di capire che l'umanità al mondo non sta per le garanzie che essi credono?

Umberto Eco tanti anni fa' si diffuse a pensare su argomento bizzarro: Kant e l'ornitorinco. Dico io: che senso hanno le categorie, anche quelle kantiane tanto criticate ma salvate dalla distruzione da chi le indicava per convenzionali e culturali, a fronte di un fenomeno inusitato, strano e sorprendente? L'ornitorinco sin dai primi tempi dello sbarco anglosassone in Australia ha sempre suscitato antipatie e simpatie, scandalo intellettuale che denunciava passione incontrollata per gli schemi o incontro liberatorio che gli schemi li mostrava angusti e limitati. Ancora oggi molti zoologi sono in terribile imbarazzo al cospetto di questo animale, la cui attuale classificazione ancora adesso non fa funzionare le altre o viceversa. Come risolvere la questione? Lo scienziato semiotico mostra, per l'occasione, l'ambivalenza del segno, tra schemi desunti dai sensi e interpretazioni suscitate dall'esperienza. Lo zoologo ha da dire che il mondo da lui studiato gli sfugge sempre un poco, per cui le classificazioni contrarie possono coesistere, dato che non si tratta di ritratti biologici... Io, dopo un guaio appresso all'altro, sopravvissuto a un litigio con un ragno-violino e a invasioni di insetti radioattivi ero un'anomalia etnica troppo grossa e un controsenso antropologico... Ma a generare il rifiuto non la zona destinata a rimanere oscura per queste scienze circa un caso come il mio, semmai le facce spaventate degli scienziati in presenza di una malasanità che vuole sopravvivere a errori e distrazioni praticando un sinistro diletto. Diletto è anche scelta oltre che piacere. Se un caso è troppo estremo e ricorda un evento troppo differente per piacere a dei civili troppo civili per un futuro certo o degno, ecco che essi fingono che è quello a loro noto e gradito o che è un altro sempre e a chiunque inintelligibile, fino al punto da credere di avere di fronte una creatura diversa. I segni della sopravvivenza, in entrambi i casi risultano a questi sognatori spiacevoli fino ad inverosimile. Se pensano alle loro bestie, alle circostanze loro possibili, essi si convincono di un soggetto debole e quindi vivo inspiegabilmente; oppure pensano a tutt'altro di certamente letale, allora non si spiegano come un morto non sia veramente tale. Ci sono anche gli istanti in cui il ritenuto alieno, raggiunto dalla rabbia e frustrazione razzista dei curiosi persecutori, viene colto da un "non è uomo" - in versione inconsapevolmente cristianofobica: "è non vero uomo".
Ma Kant, Eco, gli ornitorinchi? Forse il segno è sempre abbastanza certo antropologicamente? Forse le kantiane Critiche della ragione e del giudizio erano anche altro? Non bisogna eleggere questi sistemi a base di comprensione. La bellezza si manifesta alla ragione tramite il gusto; e chi studia ragionevolissimamente medicina, infermeria, assistenza per il gusto di aiutare chi simpatico, ben accetto, non trova bellezza se una presenza gli è sgradita, neanche giudica che sia bello che lui viva ancora.

In verità la bellezza è oggettiva, non solo soggettiva, per la sfera irrazionale dell'essere, alle emozioni, sentimenti. Questi hanno un proprio principio di realtà, non solo soggettivo; ma il semplice raziocinio non sa gestirne e valutarne! Che la bellezza esista anche oggettivamente, dalle critiche kantiane trapela! Ma il senso critico che si chiude in sé stesso può degenerare in richieste di vivisezione o proprio estinzione della vita se un fatto 'è inquietante assai, troppo, davvero troppo'!
Presentatosi con forma di violino, lo stesso animaletto guerriero - da me conosciuto anche quand'ero piccolo e con estrema attenzione non escluso dal diritto di stare in giardino - forse può imitare un'intera orchestra, presentarsi in diverse vesti? Gli insetti radioattivi diventare solo scherzevoli, rispettosi del parco naturale? Sarebbe peggio un'evenienza più complessa, sarebbe come diventare tanti alieni, peggio se rappresentati in una sola persona, quando l'umanità accanto non vuole sapere sé stessa, non cerca il modo per sapersi.
A me fa meraviglia di essere passato attraverso l'interessamento di chi con possibilità e ignoranze tanto diverse dalle mie, non mi ha lasciato allibito la lotta per sfuggire alle insidie teriomorfe. Finito in ospedale per evitare strade invase ed arrivi socialmente non gestibili da me, io sopravvivendo illustravo modo per trattarmi. Ma nel frattempo mi si parava uno spettacolo di morte e idiozia. Un altro "paziente", dall'India "sconosciuta" si faceva capace del mio racconto; aggiungevo la memoria dello sbarco degli Achei sulle attuali coste della Puglia - a quel punto chi voleva curiosare per semplice gusto non poteva più. A uno le mie parole, troppo differenti dal suo parlare, sulla sua bocca gli provocarono uno svenimento ostinato, convinto com'era di una umanità sempre uguale. Ragazzi in vena di filosofia li avevo messi a fare i necrologi: 'lo stipite di una porta non è un osso, le cose di fuori non sono di dentro, la morte non è vita'. Non mancò che qualche esperto dall'obitorio, professionista del settore insomma, ribadisse agli intrusi: "quello è un oggetto esterno al corpo, allora non è buono". C'era infatti anche il perdurante tentativo di plastificarmi a causa della antipatia suscitata dalla mia ostinazione a vivere. Specie di interrogatorio fattomi subire, su miei recenti studi, provocò un interessamento di troppo: "anche noi sappiamo che c'è altro". Ma io obiettavo: 'voi medici non valutate dall'esterno la psicoanalisi; lo psicoanalista dicendo di alterità può intender qualsiasi cosa'. L'intruso, intenzionato a negare mentre faceva il prepotente, si disorientava fino a perdere coordinazioni; per questo il parere della necrologa, modellato sul mio consiglio - anche consulenza - gli suonava di scampo: 'se lei pensa a qualsiasi cosa, quando pensa all'altro, non la finirà mai di confondersi. Se lei è in difficoltà, non trova scampo in qualsiasi cosa.'
Probabilmente questo uso della necrologia era una novità quanto i condizionatori di tipo militare. Alle finestre chiuse, a volte insetti dispettosi e magici si ponevano a dare sensazioni lisergiche. Una malata di cancro sentendo miei resoconti del Nord otteneva guarigioni inspiegabili, ogni volta disperatamente rimproverata dagli addetti che si sentivano celiati dall'imprevisto... solo perché non rientrava nel quadro tecnoscientifico. Al contrario di quello scientifico-tecnico, esso non può essere aggiornato.
"That world, has gone away", questo il mio resoconto dal limitare dell'inferno; e una signora si ritrovava senza inganni, a guarire da sola. Un'idea questa salutata dagli oppressori con lutto: "e noi, restiamo nei guai??". A pensare che la bellezza non esiste, che è solo un piacere soggettivo, in tali momenti nessun guaio può manifestare il suo lato affascinante. Senza i guai a volte si muore di morte ignota e anticipata.

Questi cattivi "sanitari" aveva in mente l'operaio che mi guardava fisso nel volto, indisponente ma meravigliato e sorpreso? O era uno di loro?
Gli oggetti che ha riparato sono diventati strani e non piacevoli, ma i malvagi direbbero che mi ci devo abituare, perché tanta vitalità non conviene. Poiché non hanno gusto per la vita e la bellezza insita nell'universo non la vogliono mirare, presi dall'idea di essere i creatori unici di ciò che è veramente bello. Sono gli effetti spossanti di questo loro delirio che sul mio corpo hanno lasciato impressioni che danno sgomento.


MAURO PASTORE