Per molti decenni e tuttora in molti paesi, i partiti hanno una lunga storia, che in qualche modo rappresenta la solidità dei valori che quei partiti esprimono e rappresentano. In Italia con la caduta della Prima Repubblica invece vi è stato un continuo riproporre nuove sigle, nuove correnti, nuovi partiti, che fioriscono e sfioriscono al passo delle stagioni: da PCI a Quercia, Olivo, PDS, PD, Margherita, da MSI ad AN a PDL e infine FdI. Per non parlare dei CinqueStelle, nato dal vuoto pneumatico altrui, ed oggi arriva Vannacci, mentre i veterani come Lega e Forza Italia hanno poco più di trenta anni di esperienza politica e sembrano oggi sul punto di svanire o del doversi proporre anche loro con un nome nuovo.
E' un fenomeno interessante, interpretabile in molti modi. A me pare che sia anche in questo caso una forma di colonizzazione del sistema capitalistico estremo che stiamo vivendo. Ovvero, di fronte a politiche che non mettono in discussione (nessuna) gli attuali assetti di potere, concentrati sulle mani degli amministratori delegati delle Multinazionali, il paravento fornito dalla politica deve in qualche modo mantenere desta l'attenzione e fornire qualche vaga speranza di cambiamento, proponendo nuovi nomi a vecchie formule. E' un gioco consumistico, per cui finito l'effetto sorpresa del precedente partito, se ne confeziona uno nuovo, affermando solennemente che ora sarà tutto diverso. Un gioco consumistico perfettamente sintonico con la percezione del cittadino-elettore, come consumatore della politica, che esercita esclusivamente attraverso il voto.
L'inefficacia della politica è evidente anche dal fatto che ad azioni globali del potere economico, compreso ad esempio, il flusso di migranti, non si può rispondere con altrettanti azioni globali e pertanto gli effetti locali della politica non potranno che avere effetti locali minimi, rispetto all'evidenza dei problemi locali. Sono scomparse le ideologie concorrenti al capitalismo, come quelle cristiane e quelle marxiste, e il capitalismo non sa che farsene della politica, se non usarla come paravento o direttamente per i suoi scopi di controllo.
La politica, dal suo canto, compresa la sua impotenza, o si schiera apertamente a favore del capitalismo oppure resta in una sorta di vuoto elettorale, poichè la disparità del mondo è una disparità geopolitica, che andrebbe rimodellata a livello globale. In questo panorama di impotenza politica, resta la possibilità che la politica sia innanzitutto un processo di elevazione sociale, specialmente in quella società, come quella italiana, dove l'ascensore sociale si è fermato da tempo.
E se il cambiamento è impossibile e tutto preme affinchè la politica sia uno spettacolo del "dire" e del "mostrare", allora ecco che il nome è il nome del "brand" da scegliere, finchè dopo qualche anno si scopre che il brand ti ha rifilato il solito vecchio macinino e non un prodotto davvero innovativo. E' la politica pret-a-porter.
Purtroppo sono vere le cose che dici, jacopus.
Solo che non ho capito bene perché la causa unica del problema dovrebbe essere il "capitalismo rampante". Prendiamo il caso dei cinque stelle, un comico, decisamente antisistema per I suoi trascorsi, e un informatico, si uniscono e creano il partito della protesta per eccellenza, contrario a tanti progetti di sviluppo tecnologico e che realizza un reddito minimo garantito che disincentiva i lavoratori a basso salario a lavorare.
Ma quale capitalista vorrebbe proposte tanto dannose per i suoi interessi?
Magari dietro le proposte di questi nuovi soggetti politici che si affermano ci fossero gli interessi del capitale, avremmo la garanzia di una qualche razionalità di queste proposte.
Invece troviamo solo un grande caos, estremamente dannoso per l'economia, basta vedere le condizioni dell'America di Trump a poco Piú di un anno dall'inizio della gestione di Trump.
Io comunque ho fede, le persone certo prima sperimentano il nuovo perché si sentono delusi dal vecchio, ma poi, dopo essersi fatti male, imparano a rivalutare il passato.
Guardiamo ad esempio all' ultimo referendum, nel quale ha vinto decisamente una costituzione vecchia di ottant'anni.