"Ci lamentiamo sempre che i nostri giorni sono pochi, ed agiamo come se non ci fosse mai fine ad essi." Quanto è attuale, secondo voi, questa frase?
è una di quelle considerazioni che valgono per ogni epoca nella storia, è un richiamo ad una meditazione esistenziale che vale quanto ai tempi di Seneca quanto ai giorni nostri. Seneca poi, è estremamente attuale .
un altra frase universale e atemporale, sempre sulla riga di questo pensiero è quella di Bruce lee , che a me piace tanto.
"Se ami la vita, non perdere tempo, perché il tempo è ciò di cui è fatta la vita."
Citazione di: Aspirante Filosofo58 il Oggi alle 11:59:43 AM"Ci lamentiamo sempre che i nostri giorni sono pochi, ed agiamo come se non ci fosse mai fine ad essi." Quanto è attuale, secondo voi, questa frase?
Comunque è la società che ti costringe a consumare il tuo tempo. Quanto ne passiamo sul lavoro, che spesso troviamo pesante, addirittura insopportabile a volte? Ma si può vivere senza, se non sei nato ricco? Quanto tempo da dedicare ai figli e ai loro problemi? Quanto a litigare con la moglie o il marito perché i soldi non bastano, per i figli, per i suoceri, per i vicini, per il cane, per il cane dei vicini? Quanto tempo perso in code stradali senza fine, ossessive? Quanto poi a letto o a casa se sei malato, sofferente o vecchio ormai decrepito? La nostra società non permette di godersi la (breve) vita, se non in ritagli di tempo :un viaggetto nel weekend, le ferie estive, sempre più accorciate per l'aumento continuo dei costi, spesso, anche qui, in code senza fine sulle strade, nei ceck in, ecc. La verità è che la vita è una grande presa per il deretano. È così non resta che fare filosofia sul perché l'uomo non sa godersi la vita o mandare Seneca a fanc....
Non posso che quotare Alexander 8) . Può accadere che si perda tempo per banalità, per scopi meschini, per semplice pigrizia, ma gli uomini comuni, non gli aristocratici, sono stritolati dalla necessità che occupa gran parte del loro tempo e nel tempo libero da quello che viene spacciato per tempo libero ed è invece una necessità indotta (come le vacanze, la casa al mare, l'auto di lusso, lo shopping compulsivo). La ricerca del proprio "daimon" (perchè è di questo che parla Seneca) è un privilegio per pochi e, fra quei pochi, per quelli che riescono a sintonizzarsi con il daimon.
Grazie per le risposte. Da quando sono in pensione, seppur con i limiti che comporta avere 67 anni, in un corpo che a 364 giorni di vita ha subito una paralisi cerebrale, e a 48 anni un lieve ictus ischemico, ho riscoperto l'agire e il fare per il gusto, senza secondi fini. In altre parole, la mia vita non è stata proprio ciò che si definirebbe normale, per cui ho dovuto scegliere tra soccombere o cercare qualcosa di diverso dal normale. Le prove che ho affrontato mi hanno spinto in una direzione diversa da quella della stragrande maggioranza dei miei simili. Paradossalmente, i "divieti di accesso" per non poter fare ciò che potevano e possono i miei coetanei, mi ha spinto a cercare alternative, seguendo le quali oggi mi trovo sulla mia strada, verso la mia casa interiore. D'altronde, la mia nonna materna, quando da piccolo io facevo i capricci come tutti i miei coetanei, perché volevo ciò che loro avevano, mi rispondeva, chiedendomi: se gli altri vanno nel fosso, ci vuoi andare anche tu? ;) ;) ;)