In onda "A sua immagine" in occasione del Venerdì Santo di Pasqua.
Facce ogni tanto pentite e con relativo provvisorio imbarazzo (con questi significati: "ma noi, cosa stiamo facendo?", "pensavamo di aver cambiato, invece tutto uguale"), in particolare la presentatrice ad ogni barlume di verità non si capacitava, come cadesse dalle nuvole.
Nonostante un critico d'arte ponesse in gioco l'attualità, il nostro tempo, e nonostante un esponente del clero provasse ad elevare il discorso oltre la materialità e verso i significati simbolici, tutta la trasmissione era percorsa da alternative irrisolte:
Noi (Gesù di Nazareth e i suoi apostoli) o loro?
Antropologia o teologia?
Dolore o gioia?
A dominare il discorso immagini d'arte sacra, esempi di pittura cui accoppiati commenti poco significanti e volgari, ed esempi cinematografici, in particolare le immagini del film di Zeffirelli sull'argomento. Queste si tentava di piegarle allo scopo del programma: dimostrare che storia e libertà umane sono protagoniste nel racconto evangelico della Passione e Morte di Gesù. Senonché Zeffirelli, regista raffinato e intelligente ed anche autore di un piccolo capolavoto realista-neorealista (Un tè con Mussolini), con le sue immagini rendeva l'idea dell'irrompere di una logica altra in una storia in cui il male stava dominando. Le immagini del martirio del messia recavano il senso di un inaspettato non compiersi, in mezzo alla completa debolezza e impotenza umana, il manifestarsi, non identificarsi!, del Verbo di Dio nella azione umana. Un lavoro d'artista - anche una faticaccia lui disse - per un cinema-televisione onesto, nonostante fosse allineato alle convenzioni imperanti, in quegli anni non ancora viete o di sparute e nuove minoranze. Queste immagini - tralascio quelle dei dipinti d'autore, che in tivù non possono rendere abbastanza l'idea originale - si scontravano con la sensibilità umanistica degli autori degli interventi televisivi. L'assunto per costoro era quello di affermare una svolta umana nella storia, per quanto se ne ammettesse l'origine da Dio. Ebbene non è questa la vera dottrina cristiana, che nella "incarnazione, morte e risurrezione di Gesù" vede Dio protagonista.
Gesù Cristo è un evento non esclusivo, nessun episodio storico lo contiene per intero; e la storia del messia di Nazareth non è mai stata esemplare per tutti i cristiani, in alcuni casi l'idugio su di essa ha provocato tragedie - un esempio su tutti: lo sterminio dei campi di concentramento nazisti.
Quelle tre alternative che ho menzionato in corsivo erano fatte ostaggio da un'altra mal risolta:
Iconografia o scenografia?
La scena in cui protagonista l'ebreo e giudeo "Gesù di Nazaret", suo appellativo personale Yeshua, non ha importanza, l'importante fu ciò che veniva rappresentato in quella scena. Questo secondo, interno piano, contiene le icone: suggerite - ma senza cognizione, essendo lui di altra religione - dallo stesso Yeshua, poi ritratte da artisti religiosi o del sacro, esse non offrono vere figure storiche, le narrazioni iconografiche sono soltanto parallele ai racconti storici.
Nei grandi concili antichi la Chiesa affermò dell'uomo-Dio la distinzione delle due nature. Nessun semidio, ma un incontro tra Dio e uomo, nonostante la presentatrice, tra l'imbarazzo di chi tentava di raddrizzare le sorti della trasmissione, fingesse di avere le traveggole nell'intuirne vagamente l'esistenza.
Insomma un brutto scherzo, uno scherzo malriuscito il programma televisivo del Venerdì Santo (Rai Uno, oggi nel primissimo pomeriggio), con la prevalenza di toni cronachistici che sono alieni dalla fede cristiana.
Infatti c'era un'altra domanda alla base, rimasta completamente disattesa:
Eternità o tempo?
La salvezza cristiana non accade per mutazione: ciò che deve essere salvato deve essere conservato, se non è lo stesso è finito soltanto.
P.S.
Una buona pubblicità di un buon uovo di cioccolato e dei buoni pensieri dopo, non potrebbero mai presentare tanti inconvenienti; se non si crede resta una mangiata di cioccolato - certo le indigestioni non sono raccomandabili, ma tanto oscene mai potrebbero essere.
(Questo però non è un comizio a favore del capitalismo selvaggio.)
MAURO PASTORE