L'ascensione di Gesù di Nazaret è narrata soltanto nel Vangelo di Luca e negli Atti degli Apostoli, testo scritto dallo stesso Luca.
L'ascensione è l'ultimo episodio della vita terrena di Gesù.
Secondo le due narrazioni egli tornerà sulla Terra alla fine dei tempi, la parusia (= presenza): per la teologia cristiana egli tornerà per giudicare i vivi e i morti e instaurare il regno di Dio.
Il luogo dove avvenne l'ascensione di Gesù non è citato, ma dalla lettura degli "Atti degli Apostoli" gli studiosi propendono per il Monte degli Ulivi. (At 1, 12). La tradizione ha consacrato questo luogo come il Monte dell'Ascensione.
(https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/6f/5035-20080122-jerusalem-mt-olives-ascension-edicule.jpg/250px-5035-20080122-jerusalem-mt-olives-ascension-edicule.jpg)
Gerusalemme, Cappella dell'Ascensione, luogo di culto e di pellegrinaggio sul Monte degli Ulivi.
La piccola chiesa ha la pianta cruciforme. La tradizione cristiana identifica in questo luogo il sito nel quale avvenne l'ascensione di Gesù. All'interno c'è una lastra di pietra, sulla quale i fedeli credono siano rimaste impresse le impronte dei suoi piedi.
La prima chiesa fu fatta costruire dai crociati. Venne distrutta e ricostruita più volte. Era parte di un più grande complesso architettonico preesistente alla chiesa che si vede oggi. Si chiamava "Imbomon": parola greca che significa "sulla collina". Era un edificio a pianta circolare, con archi e portici.
La seconda chiesa, in stile bizantino, fu chiamata basilica dell'Eleona (elaion in greco significa "oliveto", come il Monte degli Ulivi nel quale è situata). Ai cristiani piace credere che questo luogo sacro sia nei pressi della grotta dove Gesù insegnò il Padre Nostro ai discepoli.
Nel passato, oltre la chiesa c'era il monastero, trasformati anche in moschea islamica.
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Ma Iesus fu assunto in cielo o ascese in cielo ? C'è differenza tra assunzione e ascensione.
Secondo l'evangelista Marco "Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro (gli apostoli), fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio" (16, 19).
Nel Vangelo di Giovanni (3,13 - 14) Gesù dice che "Nessuno è mai salito al cielo se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo. E come Mosé innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato (assunzione) il Figlio dell'uomo".
Nel suo vangelo Luca (24, 51) descrive l'ascensione con l'immagine di Gesù che fu elevato in alto: "Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo".
Negli "Atti degli Apostoli" (1, 22), Pietro definisce il tempo della missione di Gesù "fino al giorno in cui è stato in mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione".
L'uso di questi termini sottolinea il passaggio di Gesù dal mondo visibile alla presenza divina (spesso associato a una nube, segno della gloria di Dio).
Sebbene il termine "Assunzione" sia oggi utilizzato prevalentemente per la Madonna, la terminologia dell'essere "assunto" o "elevato" al cielo è presente nella narrazione lucana per descrivere il mistero dell'Ascensione di Cristo.
Quindi quale usare ? Ascensione o Assunzione ? Entrambe sono corrette: Gesù in quanto Dio, ascese al cielo da Sé; Gesù in quanto Uomo fu assunto in cielo.
Comunque si usa la parola ascensione per Gesù, e assunzione in cielo per Maria, la madre di Gesù.
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Nella simbologia cristiana e nella tradizione liturgica l'ascensione di Gesù avvenne 40 giorni dopo la sua risurrezione. Il riferimento è scritto negli "Atti degli Apostoli" (1, 3), dove si dice che Gesù, dopo essere risorto, per 40 giorni si mostrò vivo ai suoi apostoli prima di essere elevato in cielo. Perciò la collocazione liturgica dell'Ascensione è 40 giorni dopo la Pasqua.
Ma il simbolico numero 40 è presente anche nel Vecchio Testamento.
Nel Vecchio Testamento tale cifra è un simbolo ricorrente, che evoca periodi di prova da superare, la purificazione e la transizione verso Dio. Questo simbolismo si inserisce in una tradizione numerologica antica, in cui i periodi di 40 giorni o 40 anni rappresentano un tempo sufficiente per un cambiamento spirituale individuale o collettivo.
Il primo episodio biblico che evidenzia il numero 40 è il Diluvio Universale. La Genesi racconta che la pioggia cadde sulla terra per 40 giorni e 40 notti, sommergendo ogni cosa e purificando il mondo dalla corruzione e dalla malvagità: "E la pioggia cadde sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti." (Genesi 7,12).
Il Diluvio rappresenta non solo la giustizia divina nei confronti di una umanità perversa, ma anche l'opportunità di redimersi.
L'arca di Noé diventa simbolo della salvezza, mentre i 40 giorni di pioggia sanciscono la purificazione totale, che rende la terra pronta ad accogliere un'umanità rinnovata.
Un altro episodio biblico emblematico è il soggiorno di Mosè sul Monte Sinai, dove trascorse 40 giorni e 40 notti in comunione con Dio. Durante quel periodo, Mosè ricevette le Tavole della Legge, il Decalogo, che costituì la base morale e spirituale del popolo d'Israele: "Mosè rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiare pane né bere acqua" (Esodo 24,18).
Un altro noto episodio collegato al numero 40 nell'Antico Testamento è il "pellegrinaggio" del popolo d'Israele nel deserto del Sinai dopo l'uscita dall'Egitto. Quel vagare durò 40 anni: "I vostri figli saranno pastori nel deserto per quarant'anni e porteranno il peso della vostra infedeltà, finché tutti i vostri cadaveri siano consumati nel deserto" (Numeri 14,33-34).
I 40 anni nel deserto non furono solo una punizione per la ribellione e la mancanza di fede, ma un lungo cammino pedagogico, una prova di fedeltà e obbedienza a Dio, che purificò il popolo dall'idolatria e lo preparò a essere una comunità degna della Terra Promessa. Questa esperienza di sofferenza e rinnovamento formò una generazione più fedele e obbediente.
Anche il profeta Elia visse un'esperienza simbolica legata al numero 40. Dopo la vittoria sui profeti di Baal e la minaccia della regina Gezabele, Elia si rifugiò nel deserto, camminando per 40 giorni e 40 notti fino al monte Oreb: "Si alzò, mangiò e bevve; con la forza datagli da quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb." (1 Re 19,8).
Il viaggio di Elia è fuga ma anche pellegrinaggio interiore per dialogare con Dio, che incontrò al termine del cammino tramite un leggero vento di brezza, simbolo della presenza divina.
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Nel mio precedente post ho indicato alcuni esempi dal Vecchio Testamento. Adesso segnalo i simbolici 40 giorni presenti nel Nuovo Testamento.
Nel Nuovo Testamento il numero 40 evoca la Quaresima: questa parola deriva dal latino ecclesiastico "quadragesima" (= 40 giorni): nel rito ambrosiano indica il quarantesimo giorno prima della Pasqua di risurrezione di Gesù, contando dalla domenica successiva al "martedì grasso", invece nel rito romano la Quaresima viene protratta per 44 giorni, inizia il "mercoledì delle ceneri" e si conclude il "Giovedì Santo".
La Quaresima rappresenta i 40 giorni di digiuno e penitenza.
La penitenza quaresimale è una penitenza interiore, si esplica con:
- il digiuno, anche se limitato al Mercoledì delle ceneri e al Venerdì santo: un solo pasto al giorno, a scelta tra pranzo o cena; colazione frugale, con un pezzo di pane.
- l'astinenza dalle carni il venerdì: divieto di mangiare carne, brodo di carne, burro e grassi tutti i venerdì della Quaresima.
- la preghiera: la Quaresima è tempo di più assidua ed intensa preghiera;
- la carità: la Quaresima è tempo di impegno per la carità verso i bisognosi.
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In generale, il numero 40 è considerato un simbolo di attesa, del ritorno del Messia, di purificazione e rinnovamento.
Dopo essere stato battezzato da Giovanni Battista sulle rive del Giordano, Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto. Qui gli appare il demonio che per tre volte cerca di tentarlo. Le tentazioni sono particolarmente insidiose perché vertono sull'interpretazione da dare alle Sacre Scritture, con l'obiettivo di mettere in secondo piano il primato di Dio a favore, volta a volta, dei bisogni primari dell'uomo (prima tentazione), del successo e del miracolismo (seconda tentazione), del potere (terza tentazione). Gesù resiste alle lusinghe del diavolo opponendogli ogni volta una citazione dal Deuteronomio, ricostituendo così il vero significato delle Scritture e l'autentica interpretazione della Parola di Dio.
La prima tentazione riguarda il cibo; dopo il lungo digiuno, Gesù ha fame e il demonio lo provoca: "dì che queste pietre diventino pane", ma Gesù replica: "Non di solo pane vivrà l'uomo" (Deuteronomio 8,3).
La seconda tentazione mira a sollecitare l'intervento divino a fini, per così dire, personali: il diavolo conduce Gesù su una torre altissima e lo invita a lanciarsi nel vuoto, obbligando Dio a intervenire per salvarlo: "Darà ordini per te ai suoi angeli che ti sorreggano sulle braccia", ma Gesù replica: "Non tenterai il Signore Dio tuo" (Deuteronomio 6,16).
La terza volta il diavolo chiede di essere adorato in cambio del potere: "Tutte queste cose io te le darò, se prostrato a terra mi adorerai", ma Gesù replica: "Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo presterai culto" (Deuteronomio 6,13).
Alla fine il diavolo desiste e si allontana, mentre gli angeli intervengono per portare del cibo a Gesù.
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Soltanto Luca precisa che l'allontanamento del diavolo tentatore è solo provvisorio, "per un certo tempo": Satana, infatti, ricompare durante la Passione di Gesù "entrando" in Giuda Iscariota (Luca 22,3); Gesù riparlerà di lui poco prima di annunciare il rinnegamento di Pietro: "Satana ha ottenuto il permesso di passarvi al vaglio come il grano" (Luca 22,31), e infine al momento del suo arresto a proposito dell'avvento della "potenza delle tenebre".
(https://www2.edu.lascuola.it/edizioni-digitali/IlSorrisoDelCuore1/ImmaginiInterattive/tentazioni/img/single/0.jpg)
Juan de Flandes, Tentazione di Cristo, 1496-1499, olio su tavola, National Gallery of Art, Washington
Notare le corna sulla testa del diavolo che indossa il saio da frate.
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La festività dell'Ascensione è molto antica. La prima testimonianza è del vescovo e scrittore Eusebio di Cesarea (260 circa – 340 circa). Fu consigliere e biografo dell'imperatore romano Costantino I.
Nel quarto secolo anche Agostino, vescovo d'Ippona, descrisse la festa dell'ascensione come solennità diffusa.
Nel 306 durante il Concilio ad Elvira (l'attuale Granada, in Spagna) fu discussa la data in cui celebrare l'Ascensione, e si decise di non commemorarla nel giorno di Pasqua, né in quello di Pentecoste, perché, secondo il racconto degli Atti degli Apostoli, l'ascensione di Gesù avvenne 40 giorni dopo la Pasqua, che è una festa mobile, per conseguenza varia anche la data della festività dell'Ascensione, che fino a circa 50 anni fa avveniva il giovedì della sesta settimana del "tempo pasquale".
Nel passato la ricorrenza dell'Ascensione era giorno di precetto. Nei tre giorni precedenti i devoti si dedicavano alle preghiere, agli atti di penitenza, le confraternite organizzavano processioni.
Dal 1977 la festa dell'Ascensione non è più un giorno festivo di precetto. La Conferenza Episcopale Italiana ha spostato la sua celebrazione dal giovedì alla domenica successiva. Idem per la festa del Corpus Domini. Come conseguenza l'obbligo di partecipazione alla Messa è assolto la domenica.
L'ascensione è il compimento del mistero pasquale, la fine della missione di Gesù sulla terra e il suo ritorno nel mondo divino a cui appartiene come Figlio di Dio.
Alcuni teologi, tra i quali Karl Rahner e Jürgen Moltmann, ipotizzarono l'assenza degli apostoli durante la presunta ascensione, però capirono che Gesù, terminata la sua missione, era tornato a Dio.
Per il teologo evangelico tedesco Rudolf Bultmann (1884 – 1976), noto per i suoi studi dedicati alla demitologizzazione del messaggio evangelico, il racconto dell'ascensione è condizionato dalla visione mitologica dell'epoca di Gesù, che vedeva il mondo diviso in tre piani: al centro la Terra, al di sopra il cielo e al di sotto gli inferi.
Oggi il cielo, come nell'antico significato, non è più un luogo sopra di noi, in cui vive Dio e la sua corte, non esiste più, pertanto il racconto dell'ascensione non si può più prendere alla lettera come se fosse un fatto storico.
Secondo il biblista statunitense Robert Funk (1926 2005) tale narrazione fu ideata in epoca apostolica per mettere fine alle crescenti affermazioni di apparizioni di Gesù nelle comunità cristiane.
Come ho detto in un precedente post il Vangelo di Marco accenna all'ascensione, ma non racconta come avvenne. L'evento è descritto negli Atti degli Apostoli, redatti dopo i Vangeli sinottici.
L'influente e controverso teologo svizzero Hans Kung (1928 - 2021) scrisse che con il racconto degli Atti, l'evangelista Luca non voleva solo dare concretezza all'idea dell'elevazione di Gesù, ma il suo scopo principale era quello di correggere l'aspettativa dei credenti di un suo imminente ritorno sulla Terra.
Con il suo allontanamento dal mondo, Gesù delegò l'annuncio cristiano ai discepoli e pose le premesse per l'inizio della missione della Chiesa.
L'evangelista Luca ammonì i seguaci di Gesù a non guardare continuamente il cielo, ma testimoniare Gesù nel mondo.
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Nel post n. 5 ho inserito l'immagine di un dipinto del pittore fiammingo Juan de Flandes, nato nel 1450 a Gand e morto in Spagna nel 1519.
Dello stesso artista belga "offro" alla vostra visione una particolare Ascensione di Gesù, realizzata tra il 1514 e il 1519.
Juan de Flandes propone un'inquadratura sorprendente, come se uno scatto fotografico fosse avvenuto in ritardo, quando Gesù era già in volo verso il Padre.
Del Risorto si vedono soltanto i piedi. La parte superiore del corpo di Gesù è nascosta per dare maggiore rilievo alle impronte dei suoi piedi, impresse sulla cima del Monte degli Ulivi.
L'insolita immagine rivela il significato dell'episodio sul quale l'evangelista Luca si sofferma sia alla conclusione del suo vangelo (Lc 24, 51) sia all'inizio degli Atti degli Apostoli (At 1, 9 – 11).
(https://cdn.indcatholicnews.com/articles/1715207501ylFJ7XABnwmQ9Y0z8EWkTRV5xohDsb.png)
Juan de Flandes, Ascensione, pittura a olio su pannello di legno di pino, cm 110 x 84, Museo del Prado, Madrid.
Nascosto da una nuvola, Cristo ascende al cielo davanti a Maria e agli apostoli, tra i quali il barbuto San Giacomo, con il bastone e il cappello da pellegrino, collocato sulla destra guardando il dipinto.
Dalla "Via Crucis" alla "Via Lucis"
Il rito quaresimale della "Via Crucis" (= "via della croce") evoca gli ultimi giorni di vita di Gesù di Nazaret, dalla sua condanna fino alla morte sulla croce e la deposizione del suo corpo nel sepolcro.
Il rituale viene attuato con la processione dei fedeli guidati dal sacerdote il venerdì precedente la domenica di Pasqua: giorno della celebrazione della risurrezione di Cristo.
La processione serale, illuminata dalle candele accese sorrette dai fedeli, è articolata in 14 soste ("stazioni"), davanti le immagini della Via Crucis che sono nelle chiese. Durante le "fermate" si recitano preghiere, si fanno letture, meditazioni.
L'itinerario spirituale della Via Crucis è completato dalla "Via Lucis": "Per crucem ad lucem", per meditare la resurrezione di Gesù e i fatti che seguirono fino all'Ascensione e alla Pentecoste.
La "Via Lucis" (= "Via della Luce") è un rito liturgico-devozionale cattolico, durante il quale in 14 stazioni (come la Via Crucis) vengono ricordati e celebrati gli eventi dalla risurrezione di Gesù alla Pentecoste.
Durante le soste si recitano preghiere, letture di passi evangelici, ci sono commenti e meditazioni sulle apparizioni di Gesù in prospettiva della parusia (Gv 14, 26; 16, 13-15; Lc 24, 49).
La cosiddetta "Via lucis" nacque nell'estate del 1988 da un'idea scaturita nel "Movimento Testimoni del Risorto". Era la prima formulazione e realizzazione di una celebrazione incentrata sulla resurrezione.
Nell'aprile del 1990 venne celebrata a Roma, nelle catacombe di San Callisto, la prima "Via lucis", guidata dal salesiano don Egidio Viganò.
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